mercoledì 10 maggio 2017

"FORZA NUOVA, IL TG 1 HA OFFESO LA BARBAGIA".


Nei giorni scorsi, in un servizio del Tg1 Rai delle 20 sui "luoghi del Giro", quello che doveva essere un reportage sui comuni ospitanti si è trasformato in un attacco diretto contro la Barbagia: a Orune, le telecamere hanno indugiato a lungo (ed incomprensibilmente) su un cartello stradale sforacchiato, mentre il giornalista ha accuratamente evitato di citare i tanti personaggi celebri del paese (tra i quali il famoso giurista Antonio Pigliaru, padre dell'attuale Presidente delle Regione) o i siti archeologici e di interesse ambientale,  ma in compenso si è soffermato sull'omicidio avvenuto lo scorso anno, parlandone a lungo. Le ovvie polemiche successive sono state la giusta reazione alla raffica di pregiudizi che emergono ogni qualvolta si parla di Barbagia.
"Un servizio incommentabile" - attacca Mauro Deledda, responsabile di Forza Nuova per la provincia di Nuoro, che continua - "è davvero stomachevole che simili volgarità e ridicole generalizzazioni di questo genere vengano trasmesse dal servizio pubblico, pagato anche coi soldi dei barbaricini. Non contento di trattare argomenti lontanissimi dal contesto sportivo, il giornalista in questione, tale Alessio Zucchini, per completare l'opera ha addirittura pensato di includere nella sua filippica anche Orgosolo, paese nel quale il giro non sarebbe nemmeno passato: è stato dunque evidente l'intento discriminatorio e la premeditazione alla base di tutto il servizio."
"A questo punto" - continua Mauro Deledda - "dovremmo aspettarci un'analoga solerzia nel ricordare fatti di sangue qualora il Giro coinvolgesse i paesi di Erba, Novi Ligure, Alatri, Avetrana (e chissà quanti altri, sparsi per l'Italia e tutti coinvolti in tragedie più o meno recenti). Ma non accadrà. Nello stesso tempo, comunque, emerge l'inadeguatezza di una Giunta regionale che, da un lato, si è prodigata per portare a tutti i costi il giro in Sardegna (spendendo ben 4,5 milioni di euro), e nel contempo è rimasta sorpresa ed inerte, nel proprio assordante silenzio. Pigliaru è orunese per parte di padre, ma sembra essersene dimenticato."
In conclusione: "Al di là delle scuse ufficiali (che prima o poi arriverranno) e delle stucchevoli promesse di servizi riparatori (già arrivate), in un paese normale il direttore del Tg 1 avrebbe già rassegnato le proprie dimissioni, mentre in Italia i giornalisti della tv di Stato possono concedersi la libertà di offendere coloro che ne pagano gli stipendi".

A cura dell'Ufficio Stampa - Coordinamento Regionale Forza Nuova Sardegna.

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