giovedì 23 febbraio 2017

“SASSARI, UNA CITTA’ ORMAI SENZA IDENTITA'”.


Da sempre le caratteristiche peculiari e la fisionomia delle città hanno coinciso con il centro storico ed i suoi abitanti.
Questo ormai non si può più dire di Sassari, il cui cuore storico ha subito in pochi decenni un’emorragia demografica ed economica così forte da averne minato, forse per sempre, l’aspetto. 
Basti dire che i residenti sono passati da 60 mila a circa 9.000 (di cui qualche migliaio extracomunitario) e che quelle che un tempo erano botteghe caratteristiche si sono trasformate in locali abbandonati, empori cinesi, rivendite di kebab o distributori automatici. 
Questo fenomeno di snaturalizzazione è stato accentuato dalle politiche miopi, inefficaci ed inadeguate delle varie amministrazioni cittadine, che hanno preferito favorire la nascita di centri commerciali in periferia o utilizzare i pochi finanziamenti disponibili per la realizzazione di opere inutili. Da alcuni anni, inoltre, le strade della Sassari storica, che un tempo brulicavano di vita quotidiana, sono state racchiuse in una ZTL da sempre contestata, se non odiata, da commercianti e residenti, che si sono ritrovati quasi subito in un ghetto deserto. 
Anche l’amministrazione guidata da Nicola Sanna, da quando si è insediata, ha fatto ben poco per rimediare agli errori del passato, limitandosi a finanziare solo qualche sporadica manifestazione culturale o abbellimento estetico, che non sono riusciti ad invertire il declino del centro storico. Questo nonostante le periodiche rivendicazioni di un ruolo guida per il rilancio del nord Sardegna. Evidentemente il sindaco ed i suoi assessori non si rendono conto o non capiscono che se una città perde la propria impronta originaria non può sperare di rivestire un ruolo di primo piano per il territorio circostante, per il semplice fatto che un’azione efficace e duratura nel tempo non può prescindere dalla difesa di quelle che sono le peculiarità economiche e sociali locali. 
Si crea così un circolo vizioso dal quale è sempre più difficile uscire e che vede come uniche vittime non solo quei pochi coraggiosi che ancora cercano di rimanere attaccati alle proprie radici, ma l’intera città ed il suo circondario.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
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lunedì 20 febbraio 2017

“SANITA' UGUALE PER TUTTI. O FORSE NO?”.

Con la riforma della Sanità, passando dalle otto ASL alla “ASL Unica” (ATS, Azienda per la Tutela della Sanità), l'obbiettivo dell'assessore alla sanità Arru era quello di risparmiare, ed è quello che è successo, anche se nei settori, invece, da salvaguardare.
Nelle scuole, come a casa, ma anche nelle strutture pubbliche, esiste un piccolo “esercito” di persone che hanno scelto di lavorare con bambini, ragazzi, adulti ed anziani “problematici”, con tutte quelle persone che presentano patologie, sia fisiche che psichiche, invalidanti e di conseguenza che non consentono di affrontare la quotidianità senza l'aiuto proprio di questi specialisti.
Questo “esercito” è formato da medici, educatori, insegnanti di sostegno, fisiatri; alcuni sono dipendenti pubblici, ma la maggior parte sono dipendenti di cooperative che lavorano in appalto per l'ATS.
Il lavoro svolto da queste persone è molto importante sia per gli assistiti che per le loro famiglie, che si sentono spesso disorientate dalla troppa burocrazia ed abbandonate dai funzionari pubblici, obbligandole a districarsi in un sistema farraginoso ed a volte proprio sconosciuto.
Per gli operatori, superato l'impatto del decreto “Buona Scuola”, che ha riorganizzato il servizio educativo negli istituti scolastici di ogni grado, senza tenere conto delle esigenze reali sia degli assistiti che degli operatori, ecco arrivare una nuova tegola: con la riforma regionale, ci si è “dimenticati” di queste figure educative, arrivando alla negazione e quindi alla mancata retribuzione dei diritti contrattuali, come, ad esempio, le ferie o i permessi.
Non riconoscendo agli operatori sociali i loro diritti, si mette a rischio il normale svolgimento delle attività e come se non bastasse, l'assessore Arru non rileva alcun problema e non riconosce l'importanza delle motivazioni della protesta degli operatori sociali.
Ancora una volta l'amministrazione pubblica si è dimenticata di una parte di cittadini, proprio dei più deboli, di quelli che non possono alzare la voce.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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