mercoledì 19 ottobre 2016

“L'ORGOGLIO SARDO NON MUORE MAI”.


In questo periodo la nostra Isola è attraversata da un sentimento di protesta che nasce dalle persone comuni, stanche dei continui soprusi subiti per decenni ed imposti dai politici, sia nazionali che locali.
Partendo dai più giovani, che hanno dato vita a giorni di proteste per le condizioni degli istituti scolastici e che denunciavano, insieme ai professori, lo scempio dell'ultima riforma della suola.
Gli ultimi due mesi sono stati “caldi” sul versante dei malumori popolari, come a Monastir, con i cittadini che hanno spontaneamente dato vita ad un comitato contro l'arrivo di immigrati, imposto dal governo Renzi, senza tenere conto delle autorità locali e soprattutto degli abitanti della zona.
Esiste, però, un risentimento vecchio di decenni: la militarizzazione dell'Isola da parte della NATO. In territorio sardo sono, infatti, presenti tre quarti delle basi nazionali e tutti i poligoni di tiro delle forze armate nazionali ed internazionali, nonché il poligono di tiro aereo più grande d'Europa.
Da quest'ultimo partono tutte le esercitazioni di guerra dei Pesi NATO presenti in Italia, i così detti “giochi di guerra”, che periodicamente vengono organizzati nelle aree interdette totalmente ad ogni occhio indiscreto.
Ecco il motivo che ha spinto centinaia di pescatori dell'oristanese a spingersi fino ai confini dell'area “off limits” per rivendicare il proprio diritto al lavoro e chiedere una revisione delle limitazioni a cui sono sottoposte le aree, in alternativa chiedono un adeguato indennizzo per il mancato guadagno dell'area dove non possono lavorare.
Alcuni pescatori spiegano che, se per sbaglio oltrepassano il limite prefissato, immediatamente arrivano in tutta fretta le vedette della capitaneria o della guardia di finanza ed il rischio è, oltre alla multa di diverse migliaia di euro, il ritiro della licenza di pesca.
Parallelamente, nella terra ferma altri pescatori con le loro famiglie ed alcuni sindaci dei comuni interessati organizzano presidi di protesta all'ingresso dei poligoni e l'attenzione si sposta su un altro tema altrettanto importante: l'inquinamento.
Nell'area di Capo Frasca, ad esempio, più volte è stato denunciato lo scempio dell'inquinamento provocato dai bombardamenti delle forze armate, inquinamento provocato quindi dallo Stato che non ha mai provveduto realmente alla bonifica, fino a qualche mese fa quando si sono viste le prime ruspe in azione, che hanno portato alla luce ogni genere di rifiuti, soprattutto pericolosi.
Comune, provincia, regione erano all'oscuro di questo intervento, se non con una comunicazione all'ultimo momento da parte della NSPA (Nato Support Procurement Agenzy), agenzia di supporto ed approvvigionamento della NATO con sede in Lussemburgo.
Il deputato Mauro Pili ha giustamente denunciato più volte il problema e ha ottenuto l'istituzione di una commissione parlamentare che, fra la curiosità della popolazione e l'imbarazzo dei capi di stato maggiore e del ministero della difesa, è riuscita ad entrare nelle basi e nei poligoni incriminati e verificare lo stato delle bonifiche, laddove vengono fatte.
Secondo la commissione d'inchiesta, infatti, le bonifiche sarebbero state eseguite a metà o addirittura non sarebbero state fatte, proprio perché loro stessi hanno visto e fotografato centinaia di residui bellici di non precisata natura, lasciati a corrodersi in aree protette, al cui interno si trovano anche reperti storici, come i piccoli nuraghe, utilizzati come trincea e poi demoliti con le ruspe, forse nel goffo tentativo di nascondere la gravità dell'atto.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia e soprattutto la Sardegna sono diventate una sede staccata delle forze armate USA, che godono addirittura di intere aree di suolo italiano di loro esclusivo utilizzo, nel quale nessun italiano è autorizzato ad entrare.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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