giovedì 27 ottobre 2016

“BYE BYE, NORD SARDEGNA”.


Alla fine sta succedendo quello che gli operatori economici e le istituzioni del nord Sardegna temevano da mesi: Ryanair sta dando seguito alle dichiarazioni dei mesi precedenti e, a partire dalla prossima settimana, chiuderà la propria base di Alghero e sceglierà come proprio aeroporto di punta Olbia.
La scelta è maturata dopo mesi di tira e molla con l’amministrazione regionale, paralizzata da problemi politici interni e dalla mancanza di una qualunque strategia in materia di trasporto aereo e continuità territoriale.
La Confartigianato ha già stimato che il calo dei passeggeri provocherà una perdita secca di svariati milioni di euro, che si ripercuoterà anche sull’attività dei numerosi agriturismo del nord Sardegna, con buona pace degli investimenti affrontati dalle aziende nel corso degli anni.
La richiesta della compagnia irlandese, per mantenere la propria presenza nella Riviera del Corallo e potenziare gli investimenti, era quella di realizzare la privatizzazione della SO.GE.A.AL., la società di gestione dello scalo di Alghero controllata dalla Regione e di cui fanno parte alcuni enti territoriali quali Camera di Commercio e Comuni di Sassari e Alghero.
L’esempio da seguire per soddisfare le richieste di Ryanair sarebbe stato quello di Pescara o Bari, le cui società di gestione sono state o privatizzate (Pescara) o rilanciate dalla Regione (Bari), seguendo la filosofia dell’investitore pubblico in un’economia di mercato, che rispetta le rigide regole europee in materia di aiuti di Stato.
Il Governatore Pigliaru e l'Assessore Deiana, strateghi in crisi del sistema dei trasporti isolanio hanno deciso di tentare la privatizzazione: peccato che senza una ricapitalizzazione sostanziosa della SO.GE.A.AL. il bando andrà deserto e ciò significherà la morte economica, sociale e turistica di una vastissima aerea, che va da Castelsardo a Bosa, passando per Stintino, Porto Torres e Sassari.
In tutto una ventina di comuni che gravitano sullo scalo algherese per la promozione delle loro attività turistiche e lo smercio delle loro eccellenze enogastronomiche ed artigianali.
Finora la Giunta Regionale ha deciso di seguire la propria strada senza sentire né i rappresentanti del territorio né quelli sindacali, entrambi sistematicamente esclusi dal confronto: si tratta di una strategia chiaramente suicida che provoca ulteriori scollamenti tra i cittadini ed il governo regionale e la definitiva morte economica della Sardegna di nord ovest, già falcidiata dalla chiusura di numerose imprese e dalla fuga dei giovani, costretti a cercare un futuro migliore o nella penisola o addirittura all’estero, entrambe realtà sicuramente più appetibili del magro futuro che gli può offrire una regione ormai decisamente matrigna.  

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
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mercoledì 19 ottobre 2016

“L'ORGOGLIO SARDO NON MUORE MAI”.


In questo periodo la nostra Isola è attraversata da un sentimento di protesta che nasce dalle persone comuni, stanche dei continui soprusi subiti per decenni ed imposti dai politici, sia nazionali che locali.
Partendo dai più giovani, che hanno dato vita a giorni di proteste per le condizioni degli istituti scolastici e che denunciavano, insieme ai professori, lo scempio dell'ultima riforma della suola.
Gli ultimi due mesi sono stati “caldi” sul versante dei malumori popolari, come a Monastir, con i cittadini che hanno spontaneamente dato vita ad un comitato contro l'arrivo di immigrati, imposto dal governo Renzi, senza tenere conto delle autorità locali e soprattutto degli abitanti della zona.
Esiste, però, un risentimento vecchio di decenni: la militarizzazione dell'Isola da parte della NATO. In territorio sardo sono, infatti, presenti tre quarti delle basi nazionali e tutti i poligoni di tiro delle forze armate nazionali ed internazionali, nonché il poligono di tiro aereo più grande d'Europa.
Da quest'ultimo partono tutte le esercitazioni di guerra dei Pesi NATO presenti in Italia, i così detti “giochi di guerra”, che periodicamente vengono organizzati nelle aree interdette totalmente ad ogni occhio indiscreto.
Ecco il motivo che ha spinto centinaia di pescatori dell'oristanese a spingersi fino ai confini dell'area “off limits” per rivendicare il proprio diritto al lavoro e chiedere una revisione delle limitazioni a cui sono sottoposte le aree, in alternativa chiedono un adeguato indennizzo per il mancato guadagno dell'area dove non possono lavorare.
Alcuni pescatori spiegano che, se per sbaglio oltrepassano il limite prefissato, immediatamente arrivano in tutta fretta le vedette della capitaneria o della guardia di finanza ed il rischio è, oltre alla multa di diverse migliaia di euro, il ritiro della licenza di pesca.
Parallelamente, nella terra ferma altri pescatori con le loro famiglie ed alcuni sindaci dei comuni interessati organizzano presidi di protesta all'ingresso dei poligoni e l'attenzione si sposta su un altro tema altrettanto importante: l'inquinamento.
Nell'area di Capo Frasca, ad esempio, più volte è stato denunciato lo scempio dell'inquinamento provocato dai bombardamenti delle forze armate, inquinamento provocato quindi dallo Stato che non ha mai provveduto realmente alla bonifica, fino a qualche mese fa quando si sono viste le prime ruspe in azione, che hanno portato alla luce ogni genere di rifiuti, soprattutto pericolosi.
Comune, provincia, regione erano all'oscuro di questo intervento, se non con una comunicazione all'ultimo momento da parte della NSPA (Nato Support Procurement Agenzy), agenzia di supporto ed approvvigionamento della NATO con sede in Lussemburgo.
Il deputato Mauro Pili ha giustamente denunciato più volte il problema e ha ottenuto l'istituzione di una commissione parlamentare che, fra la curiosità della popolazione e l'imbarazzo dei capi di stato maggiore e del ministero della difesa, è riuscita ad entrare nelle basi e nei poligoni incriminati e verificare lo stato delle bonifiche, laddove vengono fatte.
Secondo la commissione d'inchiesta, infatti, le bonifiche sarebbero state eseguite a metà o addirittura non sarebbero state fatte, proprio perché loro stessi hanno visto e fotografato centinaia di residui bellici di non precisata natura, lasciati a corrodersi in aree protette, al cui interno si trovano anche reperti storici, come i piccoli nuraghe, utilizzati come trincea e poi demoliti con le ruspe, forse nel goffo tentativo di nascondere la gravità dell'atto.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia e soprattutto la Sardegna sono diventate una sede staccata delle forze armate USA, che godono addirittura di intere aree di suolo italiano di loro esclusivo utilizzo, nel quale nessun italiano è autorizzato ad entrare.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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lunedì 3 ottobre 2016

“QUALE FUTURO PER LA BIBLIOTECA SATTA?”.


La questione della biblioteca Satta è di nuovo al centro del dibattito politico nuorese. Il motivo? E' venuto a mancare lo stanziamento annuale di 300.000 euro, che doveva essere approvato dalla Regione diversi mesi fa.
La questione verte su quale ente, tra Regione e Comune, debba versare il denaro mancante. Andrea Soddu, sindaco di Nuoro, ha sostenuto che essendo passata la struttura alla Regione, quest'ultima non può pretendere che Nuoro continui a erogare gli emolumenti, come ha fatto sino a fine 2015.
Le conseguenze più gravi potrebbero essere l'interruzione dei servizi ed il licenziamento del personale: attualmente, i dipendenti della biblioteca sono 16, certo non pochi.
Il sindaco ha rinfocolato la polemica ricordando di essersi recato per ben quattro volte a Cagliari, previo appuntamento con l'assessore alla Cultura Firino, con l'intento di definire la questione. Ma gli incontri sarebbero sempre saltati all'ultimo momento.
Se è tutto vero, il fatto è di una gravità sconcertante.
Il 4 agosto scorso, finalmente, in un nuovo incontro a Nuoro, la Regione aveva assicurato lo stanziamento. Ma nel frattempo gli impegni sono stati disattesi.
Il sindaco barbaricino ha deciso di non pagare già da quest'anno, e ciò ha causato un'ulteriore contrapposizione con l'opposizione in Consiglio comunale: taluni hanno ricordato che, diversamente dal Comune, la Provincia, pur non obbligata, ha pagato comunque. Quello che è realmente importante è il bene della città. Nuoro è e rimane l'Atene sarda ed il centro culturale più importante della Sardegna: è a Nuoro, e non altrove, che sono nati molti dei principali pensatori e artisti sardi, e tutto ciò rende questa situazione vieppiù odiosa e insensata.
Sarebbe infatti uno scandalo se la biblioteca più importante della città venisse chiusa. La Regione, se non vuole incappare nell'ennesima figuraccia, deve mettere fine a questa diatriba erogando i finanziamenti previsti.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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