venerdì 26 agosto 2016

“L’EUROPA DELL’ANTITRADIZIONE” .


Sardegna: sole, mare, natura e… sagre popolari.
Questo da sempre, ma da oggi con ulteriori difficoltà, per colpa di quello che ormai sta diventando un incubo per i cittadini: l’Unione Europea.
Un demenziale regolamento europeo, il numero 852/2004 da poco sconsideratamente recepito dal governo italiano, infatti, equipara manifestazioni enogastronomiche temporanee come le sagre a esercizi pubblici, che preparano e vendono prodotti alimentari confezionati.
Questo comporta l’obbligo di rispettare stringenti norme igieniche che, seppure giuste in linea teorica, applicate alle numerose sagre di cui è farcita l’estate sarda, rischiano di costituire un vero e proprio incubo sia per gli organizzatori che per gli operatori i quali, soprattutto nei centri più piccoli, partecipano a titolo gratuito, ricompensati solo dalla presenza del pubblico, sempre numeroso in queste occasioni.
Tanto per farsi un’idea della follia che si sta abbattendo sulle tante tradizioni di piazza e di quartiere sardi, si può citare il fatto che le norme, e le conseguenti linee guida su cui sono chiamate a vigilare le ASL, prevedono in tutti gli eventi in cui si cucinino pietanze di qualsiasi tipo l’utilizzo di lavandini con acqua corrente, piani di calpestio lavabili, spogliatoi e abiti di ricambio, cappe per limitare il fumo (o meglio il profumo) proveniente da maialetti, agnellini, pesce e tutto l’altro ben di Dio che la fantasia gastronomica sarda offre ai cittadini e soprattutto ai turisti.
Il mancato rispetto o la violazione di questo regolamento fa scattare multe, che possono partire da 500 euro per violazioni generiche a 9000 euro per eventi che non siano stati preventivamente autorizzati.
Alcune ASL sarde si sono mosse in ordine sparso a cominciare dal 2013, ma per quella di Sassari l’introduzione del regolamento igienico è una novità e come al solito è capitata nel momento “peggiore” dell’anno, quello di maggior concentrazione di eventi e di afflusso di pubblico.
Il rischio è che gli ufficiali sanitari approfittino della comprensibile impreparazione degli operatori per elevare sanzioni pesantissime che rovinerebbero definitivamente ambulanti e arrostitori (spesso semplici volontari delle Pro Loco) e metterebbero autentiche pietre tombali su decine di eventi, ormai diventati appuntamenti fissi del calendario estivo sardo.
Un altro possibile rischio potrebbe essere quello di far diventare le sagre appannaggio di ditte specializzate, che non solo farebbero perdere alle manifestazioni la loro genuinità, ma inevitabilmente ne farebbero lievitare i costi di organizzazione, con ovvie ricadute su Comuni e pubblico di appassionati e turisti.
In ogni caso un’applicazione troppo rigida e senza buonsenso delle nuove norme igieniche sarebbe il colpo di grazia per l’Isola e la sua stagione turistica, compromessa quest’anno dal clima e dalle scellerate politiche dell'assessore Massimo Deiana, che non ha fatto nulla contro il caro traghetti, si è lasciato scappare per mesi Ryanair e non sa che pesci prendere per assicurare una decente mobilità all’interno della Sardegna.
Non meno colpevole è il presidente Francesco Pigliaru, che pur essendo un economista (un “tecnico” come va di moda dire adesso) finora non è riuscito ad andare oltre vuoti annunci a cui non sono seguiti né fatti né cambi di rotta significativi in grado di far ricordare ai sardi il suo esecutivo per una qualsiasi cosa.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
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