venerdì 22 luglio 2016

“ABBANOA: CAOS NEL NORD SARDEGNA”.

Anche se l’estate di quest’anno, piuttosto mite rispetto a quelle a cui siamo abituati, non ha ancora fatto registrare allarmi d’imminente siccità, il problema della penuria di acqua per migliaia di sardi e di turisti non si può dire scongiurato.
Il motivo di preoccupazione e di continue rimostranze da parte dei cittadini è dato dalle continue inefficienze di Abbanoa, gestore pressoché monopolista delle acque sarde.
Da quando è stata istituita, la società non è mai riuscita a dare un servizio efficiente ed economico, con la scusa di aver ricevuto in dotazione tubature colabrodo e vecchi crediti difficilmente esigibili. Per rimediare a questa situazione, diventata sempre più insostenibile, la società ha dato avvio ad una serie di lavori per la sostituzione delle condotte e ad una politica di “tolleranza zero” nei confronti di migliaia di utenti morosi.
Peccato però che tutto questo attivismo abbia dimostrato di avere anche molteplici aspetti negativi, che non possono passare inosservati, nonostante la recente approvazione del bilancio, che ha registrato incassi totali per 329 milioni di euro (più 8% rispetto al 2014).
Per quanto riguarda le condotte, infatti, i lavori di sostituzione sono stati spesso appaltati a ditte inadeguate, che hanno sospeso i lavori subito dopo aver sventrato intere vie, lasciando a secco centinaia di famiglie, costrette a spendere centinaia di euro per approvvigionarsi dalle autobotti o al supermercato. 
È questo il caso di Sassari, dove i lavori hanno reso l’acqua non potabile e lasciato all’asciutto per parecchi giorni molti residenti dei quartieri alti della città.
Per quanto riguarda gli slacci delle utenze morose, questo ha spesso colpito o famiglie indigenti o utenti che in buona fede si sono trovati nell’impossibilità di dimostrare i consumi effettivi o i pagamenti effettuati. 
Alle utenze private morose si sono sommate anche quelle di alberghi e residence e ciò sta avendo pesanti ripercussioni sul flusso turistico, già abbondantemente compromesso dalle scellerate politiche nazionali e regionali, che hanno fatto crollare di parecchi punti percentuali il numero di passeggeri sbarcati a Porto Torres, Alghero ed Olbia.
L’unica soluzione a questa situazione è quella di realizzare quanto prima un sostanzioso passaggio dei poteri di controllo e gestione della società dalla Regione, attuale azionista di maggioranza, ai Comuni; in questo modo i sardi si sentirebbero finalmente più proprietari che semplici consumatori da tartassare e spennare con il recapito di bollette “pazze” spesso illegittime.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
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venerdì 15 luglio 2016

“IMMIGRAZIONE, L'ETERNA EMERGENZA DIVENTATA REGOLA”.


E' sempre più attuale la questione immigrazione in Europa, ora anche in Sardegna.
Dopo il bando della Prefettura per la ricerca di posti letto (fallito per metà), dopo politici, sindacalisti e professori che chiedono più immigrati per ripopolare l'isola, anche la chiesa dice la sua e lo fa per bocca dell'ormai noto don Marco Lai, responsabile della Caritas diocesana.
In occasione dell'ultima giornata mondiale del rifugiato, don Lai ha sottolineato un problema che investe l'isola ormai da anni: l'indice negativo della crescita demografica ed il quasi nullo indice di natalità: ultimi in Italia, che a sua volta è ultima in Europa.
Si potrebbero fare serie politiche di ripopolamento dei territori con incentivi, agevolazioni e sussidi alle famiglie, dal momento che la comunità sarda è per lo più rurale ed anziana, quindi ha bisogno di manodopera e di giovani a sostegno dei nonni.
Ma a parere di don Lai, che già si è speso per trovare le case ai Rom, la soluzione non sono gli italiani, non sono i sardi, ma un esercito di 100 mila immigrati.
“La quota riservata all'isola è del 3%, vale a dire 5 mila persone, a malapena arriviamo a 3 mila” dice con rammarico il prete, che resta della ferma convinzione che le famiglie abbiano bisogno di badanti e che servano tanti uomini per coltivare i 40 mila ettari dedicati alla coltura del grano.
E dove andare a cercarli se non tra coloro che alcuni vorrebbero far diventare i “nuovi sardi”? Probabilmente si potrebbero trovare fra le migliaia di ragazzi e ragazze della nostra regione, che pur avendo un titolo di studio, non trovano lavoro.
In questo modo, si riporterebbero i giovani alla vita più sana della campagna e si riporterebbero gli stessi giovani nei piccoli centri, da dove oggi fuggono in cerca di un futuro migliore: così si valorizzerebbe la storia centenaria della cultura e della tradizione locale.
A guadagnare da questa situazione non sono certo gli immigrati, che non vogliono stare in Italia, tanto meno in Sardegna.
Non sono sicuramente i cittadini, che vedono aumentare degrado ed insicurezza, per l'aumento esponenziale del numero degli immigrati, destinati a sopravvivere senza nessuna reale possibilità di integrazione in una regione in crisi nera.
Non sono neanche le amministrazioni locali, che si trovano a far fronte a spese impreviste per garantire l'accoglienza e sanare gravi situazioni di allarme sanitario e di sicurezza, come sta accadendo a Cagliari, dove vie e piazze del centro sono diventati dormitori a cielo aperto per gli immigrati.
Questa “emergenza” sta bene a chi gestisce le cooperative che prendono in custodia gli stranieri (in alcuni casi coinvolte in indagini giudiziarie per mafia e speculazioni varie).
Ma a guadagnarci di più ed in modo peggiore sono i trafficanti di uomini ed i terroristi islamici, che utilizzano la tratta degli esseri umani per finanziarsi ed armarsi contro quello che viene definito “l'occidente cristiano”.
La Sardegna ed i sardi non possono sopportare a lungo questa “emergenza” infinita e tanto meno accetteranno le scelte scellerate del Governo e dell'Unione Europea, con la complicità dei governanti regionali, in materia di immigrazione.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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