mercoledì 27 aprile 2016

"MILIONI DI EURO IN ACQUE STAGNANTI".


L’attuale amministrazione regionale a guida centro sinistra, oltre a non sapere o voler risolvere le numerose vertenze occupazionali aperte (Vinyl, Sindial, Euroallumina, Meridiana sono solo le principali) si dimostra anche del tutto incapace di rendere produttive le iniziative imprenditoriali sui quali ha investito milioni di euro dei sardi.
È il caso, ad esempio, dell’impianto destinato alla pesca allestito nel canale di comunicazione tra lo stagno del Calik, alla periferia di Alghero, e il mare.
La sua funzione avrebbe dovuto essere quella di consentire l’ingresso del novellame nello stagno e, una volta raggiunta la crescita ottimale, impedirne il ritorno al mare: il risultato di questo processo lavorativo, in genere, è quello di favorire l’attività di pesca, la selezione del pesce e infine la sua commercializzazione.
La Regione Sardegna, ormai più di dieci anni fa, vi aveva investito attraverso il Consorzio di Bonifica della Nurra, diversi milioni di euro provenienti dai fondi europei, ma dopo la costruzione ed il collaudo non ne ha mai assegnato la gestione a causa del solito gigantesco inghippo creato dal mostro italico chiamato burocrazia. 
La struttura non è mai entrata in funzione, pur essendo in possesso di enormi potenzialità sia per quanto riguarda l’attività ittica che per le ricadute di tipo economico e occupazionale. 
La struttura, infatti, potrebbe essere affidata ad una cooperativa di pescatori, che potrebbe utilizzarla per la propria attività, aumentare la produzione e molto probabilmente anche i posti di lavoro.
Stupisce che dopo oltre un decennio a nessuna istituzione pubblica sia mai venuto in mente di chiedere che fine abbiano fatto i miliardi spesi per l’impianto ittico dello stagno del Calik, non stupisce invece l’inattività della Regione perché è l’ennesima dimostrazione di come l’attuale giunta sia priva di qualunque strategia in materia di occupazione e non riesca ad andare al di là di semplici e ormai trite dichiarazioni di principio o delle solite passerelle elettorali e propagandistiche prive di effetti reali.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari. 

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lunedì 18 aprile 2016

“CAGLIARI CITTA' CAPITALE. DEL CAOS METROPOLITANO”.


Da quando cinque anni fa si è insediata la giunta guidata da Massimo Zedda (SEL), Cagliari sembra veramente governata più dagli episodi che dalla programmazione ed è aumentata la sensazione di abbandono tra i cittadini da parte del proprio comune.
L'amministrazione ha, infatti, concentrato l'attenzione (e gli sforzi) su ben altro, come il progetto “Cagliari capitale della cultura”, perdente sin dall'inizio perché interpretato male.
Tante risorse economiche comunali sono state spese per finanziare progetti di integrazione a favore degli stranieri.
Allo stesso tempo, finanziamenti sono stati tolti alla sagra più importante della Sardegna, Sant'Efisio, portatrice di identità e cultura con più di tre secoli di storia alle spalle.
Così come i “tagli” non hanno risparmiato il tradizionale carnevale cagliaritano.
Proprio una degna presentazione e rilancio dell'evento del 1° Maggio legato a Sant'Efisio sarebbe stata un'ottima carta da giocare, non solo per il concorso “Cagliari capitale della cultura”, ma come biglietto da visita per il turismo e l'economia della città.
Invece, abbiamo immigrati senza meta che vagano per tutta la città e che si accampano nelle centralissime piazza Matteotti e via Roma.
Non esattamente la migliore delle vetrine per i turisti, visti anche i disagi che hanno subito al momento dello sbarco per la mancanza di adeguato servizi di accoglienza.
Turisti spesso in parte delusi dall'ospitalità della città, che più volte gli ha fatto trovare il centro costantemente impegnato dai lavori in corso (stranamente aumentati con l'avvicinarsi della data del voto).
Anche i commercianti si sono più volte lamentati delle scelte azzardate dal comune, come ad esempio, la chiusura della via Garibaldi (proprio nel periodo Natalizio e dei saldi) e la chiusura del bastione di Saint Remy (all'inizio dell'estate), creando non pochi problemi e perdite agli esercizi della zona.
Molti sono stati i cagliaritani delusi dalla querelle infinita sullo stadio del Cagliari Calcio, che solo pochi giorni fa' avrebbe - forse - trovato una soluzione, ma ancora sono molte le incertezze su questo progetto.
Così come tanti cagliaritani hanno storto il naso quando l'amministrazione decise, proprio all'inizio dell'estate, di “chiudere” la spiaggia del Poetto e demolire/far ricostruire tutti i chioschi, per iniziare i lavori del nuovo lungo mare.
Ed ora che Zedda è il sindaco anche della “città metropolitana”, forse lo stesso destino spetterà ai vari comuni che ne fanno parte.
Ma forse con le prossime elezioni l'amministrazione cambierà e con lei il destino della capitale della Sardegna.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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venerdì 8 aprile 2016

"PERCHE' VOTARE SI' AL REFERENDUM DEL 17 APRILE CONTRO LE TRIVELLE SELVAGGE".


Forza Nuova è nata per difendere anche il nostro territorio, il nostro mare, la nostra agricoltura, i nostri bei paesaggi e colline, modellati dal duro lavoro e dal sacrificio di generazioni di uomini e donne. 
Le trivellazioni necessitano, invece, di enormi quantitativi di risorse idriche e implicano l’uso di prodotti cancerogeni e radioattivi. 
La raffinazione comporta emissioni nell' atmosfera di particelle combuste altamente inquinanti. 
Il trasporto degli idrocarburi è legato all’inevitabile sfregio del nostro suolo, attraversato da tubazioni che le società petrolifere, una volta avvenuto lo sfruttamento, non si premurano di rimuovere.
Inevitabili, come rilevano alcuni studi e analisi effettuati nei siti interessati, sono, inoltre, la compromissione delle falde acquifere e l’inquinamento atmosferico, con tutte le conseguenze connesse all’economia rurale già gravemente compromessa, e il rischio terremoti.
Infine, ma non certo in ordine di importanza, siamo contro le trivelle selvagge e lo sfruttamento del territorio nazionale perché operato da società petrolifere straniere che, in cambio di ritorni irrisori per le amministrazioni locali e per le casse dello Stato, hanno come unico scopo la rapina economica dei nostri territori. 
Da sempre chiediamo, infatti, che si dia vita, finalmente, ad una vera politica energetica nazionale, necessaria all’intero sistema produttivo italiano e indispensabile per l'esercizio di un'autentica sovranità.
Un sistema energetico integrato sostenibile (fonti rinnovabili+idrocarburi) secondo noi è possibile, basterebbe nazionalizzare lo sfruttamento delle nostre risorse, vincolandolo alla produzione nazionale e destinandolo ai settori vitali e strategici per l’economia italiana.

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