mercoledì 30 marzo 2016

“L'AVVENIRE DI NUORO DOPO EQUITALIA”.


E' fatta, dunque: il Comune di Nuoro ha ufficialmente rinunciato alla riscossione mediante la società Equitalia ed opterà, d'ora in avanti, per la figura dell'Ufficiale di riscossione, che sarà selezionato nei prossimi giorni.
Un sistema meno rigido e più flessibile? In teoria, la finalità è questa.
Assieme alla vendita dei beni immobili comunali, ideata per racimolare fondi a beneficio di un Comune, quello di Nuoro, pesantemente indebitato (come gran parte dei Comuni italiani), è la notizia più rilevante degli ultimi tempi.
Di certo, salutare Equitalia significa liberarsi di un inutile carrozzone pubblico, e mettere la parola fine all'usura legalizzata, alle “cartelle pazze”, ai destinatari sbagliati, alle spese aggiuntive e agli aggi che vanno a sommarsi ai debiti , e così via.
E' però necessario frenare i facili entusiasmi: non avrebbe senso passare dalla padella nella brace affidando il proprio destino ad un soggetto incompetente.
Soggetto che, è bene chiarirlo, andrà ricercato all'esterno: la Giunta Soddu ha candidamente ammesso di non disporre di una figura altamente specializzata per la riscossione diretta delle proprie entrate. Fatte queste doverose premesse, è palese che si tratta di una scelta delicatissima, che potrebbe condizionare la carriera politica del sindaco Soddu.
Tirando le somme, va certamente fatto un plauso per la scelta coraggiosa ed originale (Nuoro sarebbe il primo Comune sardo a sganciarsi da Equitalia), ma d'ora in poi il sindaco dovrà muoversi con molta, molta cautela.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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mercoledì 23 marzo 2016

“IL FUTURO “DESERTICO” DEL NORD SARDEGNA”.


Continua la politica di desertificazione e di abbandono del nord Sardegna (questa volta Logudoro e Goceano), operata dal governo nazionale nell'indifferenza delle istituzioni regionali.
Il primo caso, non molti mesi fa, è stato quello della vociferata riduzione del distaccamento di Polizia Stradale di Ozieri e del suo accorpamento con quello di Tempio, che si è sommata ad una forte riduzione della presenza dell’Arma dei Carabinieri in zone ancora con gravi problemi di criminalità.
L’ultimo caso, invece, è quello della chiusura della Scuola di polizia a cavallo di Burgos, penalizzata dalla revisione della spesa operata dal Ministero dell’Interno a favore della struttura gemella di Ladispoli.
Di fronte a questa decisione, che circolava ormai da mesi, ci si sarebbe aspettato un minimo accenno di intervento o almeno un certo interessamento da parte della Regione, che solo qualche tempo fa aveva dato ampie rassicurazioni ai rappresentanti del Goceano in merito alla volontà di voler scongiurare la soppressione di una istituzione nata anni fa sotto i migliori auspici, che doveva essere fonte di sviluppo, lavoro e, soprattutto, sicurezza.
Risultato: molte parole al vento ed ennesimo colpo di scure di una spending review, che solo in Sardegna non conosce quelle deroghe o dilazioni spesso accordate ad altri amministratori/elettori.
L‘assessore regionale alla Programmazione, Raffaele Paci, si è limitato a discutere con gli amministratori goceanini di una possibile riqualificazione della struttura con un eventuale interessamento dei privati nella gestione, ma si tratta ovviamente dell’ennesima presa in giro per i cittadini e di un ulteriore arretramento dello Stato nel presidio del territorio: gli unici che beneficeranno di tutto questo saranno gli speculatori, ansiosi di sfruttare un complesso edilizio in ottimo stato, e i criminali, che potranno godere di una maggiore impunità.
Il tutto con buona pace degli onesti e di quelle decine di disoccupati locali che, con l’apertura della scuola di polizia, speravano di poter evitare di ingrossare le fila dell’emigrazione. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari. 

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sabato 12 marzo 2016

“IS LESBICAS CONTENDESI', TRA VERITA' E BUGIE”.


Il dibattito politico e culturale sardo in questi giorni è stato in parte occupato dalle polemiche sorte intorno all'evento dal titolo “Le lesbiche si raccontano - Is lesbicas contendesì”, un laboratorio di tre giorni destinato ai bambini ed allestito nei locali del Lazzareto di Cagliari.
Critiche e contro-critiche hanno però deviato la discussione pubblica su aspetti marginali o dai presupposti scorretti: la manifestazione (promossa da ARCI, Associazione Famiglie Arcobaleno e dalle psicologhe dello studio Psynerghia) non si svolge all'interno di una scuola durante l'orario di lezione obbligatorio, ma la partecipazione è una libera scelta dei genitori, che intendono iscrivere i propri figli al corso; così come il patrocinio alla manifestazione delle istituzioni locali, almeno formalmente, non risulta.
Ciò che avrebbe dovuto attirare l'attenzione degli osservatori è comprendere la finalità della tre giorni di laboratorio.
Dal manifesto programmatico dell'evento, dopo un'introduzione sull'importanza del gioco per i bambini, si legge che “con l'ausilio di una storia sarà affrontato il tema degli stereotipi di genere legati alle professioni e all'abbigliamento. Delle grandi ceste piene di vestiti e accessori di vario tipo permetteranno alle bambine e ai bambini di sperimentare diversi travestimenti alla scoperta di sé e degli altri”.
La domanda sorge più che spontanea: che senso ha?
Oggi abbiamo donne che lavorano nelle forze dell'ordine e nell'esercito, donne che sono giudici, avvocatesse, manager, dirigenti pubbliche ed imprenditrici, vestite con divise (ed armate) o con abiti professionali, in ambienti prima quasi esclusivamente maschili.
Altresì, abbiamo uomini che fanno i badanti per anziani e malati, i colf, uomini che si occupano di profumeria, di cosmesi, di trucco, di acconciature, di sartoria e di cucina e di altre mansioni prima tipicamente femminili. Ed anche in questo caso, indossano gli indumenti consoni al loro mestiere.
Così come abbiamo quei settori dove uomini e donne portano la stessa uniforme e sono “uguali”, perché lo richiede la propria professione (commessi, addetti della grande distribuzione, infermieri, medici, etc).
Queste persone sono madri, padri, fratelli, sorelle. zii, amici degli stessi bambini, che quindi conoscono e riconoscono tale realtà e non hanno alcun stereotipo di genere.
Allora, qual'è lo scopo di questo laboratorio, che si rivolge a bambini molto piccoli (dai 4 agli 8 anni)?
Per sintetizzare, pensiamo che il messaggio indirizzato ai bambini sia, in realtà, di vestirsi come gli pare, in base a ciò che si sentono di fare o di essere, indipendentemente dalla loro identità e natura maschile o femminile: la fantomatica Teoria Gender.
Per antonomasia, i bambini sono l'espressione dell'innocenza, della verità e della naturalezza: se un bambino non riconosce la figura o sorride davanti ad un uomo barbuto vestito da donna, perché devono intervenire gli adulti, con le costruzioni mentali tipiche dell'adulto, per plagiarlo e convincerlo del contrario, senza considerare la mancanza di malizia e di cattiveria del suo gesto, così come lo stato della maturità dello stesso bambino?
In una società giusta o quantomeno civile, i bambini dovrebbero essere la prima categoria privilegiata e rispettata, perché rappresentano il futuro di una nazione.
Siamo ben lontani da una realtà del genere, ma almeno il mondo dei bambini, i loro giochi e la loro innocenza non dovrebbero essere inquinati dalle sovrastrutture degli adulti.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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martedì 1 marzo 2016

“IMMIGRAZIONE, I PROBLEMI CONTINUANO”.


Un'altra, ennesima rissa nei cosiddetti “centri di accoglienza” della Provincia di Nuoro.
Stavolta accade a Olzai, in piena Barbagia: un nigeriano è stato malmenato da tre connazionali, a suon di calci, pugni e bastonate. Anche stavolta, come tutte le altre volte, il motivo sembra alquanto futile e sarebbe legato al rispetto della fila durante la distribuzione dei pasti.
Negli ultimi mesi gli episodi di violenza sono diventati un'inquietante consuetudine (è il secondo nel solo mese di Febbraio): Sadali, Ilbono, Tonara, Sarule, ora Olzai.
Dal pocket money all'utilizzo del wi-fi, dalla protesta per la lontananza da grossi centri urbani al predetto litigio per i pasti, un banale pretesto diventa la miccia per scatenare risse furiose, con sviluppi anche molto gravi, basti ricordare il sequestro dell'operatrice del centro di Sarule.
Questi fatti fanno supporre che i migranti arrivati siano piuttosto turbolenti e di certo sballottarli da un centro all'altro può solo peggiorare la situazione.
Il diffuso allarmismo è tutt'altro che ingiustificato: la Provincia di Nuoro è povera, spopolata e non avvezza alla convivenza con gli stranieri, che fino ai recenti, massicci arrivi sono sempre stati pochissimi. L'immigrazione non è certo solo un problema di ordine pubblico, ma se un Paese non è capace nemmeno di fare rigare dritto i nuovi arrivati, è oramai un Paese allo sbando.
Insomma, nel Nuorese lo Stato continua a essere assente: in compenso, dopo i tanti, pericolosi capimafia arrivati a Badu 'e Carros, ora è la volta di un esercito di disperati.
I nuoresi sentitamente ringraziano.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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