sabato 20 febbraio 2016

“CARITA' E COMMERCIO”.


Inizia tutto subito dopo le feste, quando il Corpo Forestale, durante un controllo al porto di Cagliari, sequestra un rimorchio.
È un sequestro anomalo, perché non riguarda droga, animali o merce rubata, ma abbigliamento: si parla di vestiario che i cittadini con spirito di carità hanno donato alla CARITAS, appunto.
L'indagine non riguarda direttamente la CARITAS, ma le aziende che si occupano della raccolta e dello smistamento dello stesso abbigliamento.
Queste società che entravano in possesso dei vestiti avrebbero dovuto destinarle a scopo umanitario , invece la gran parte veniva commercializzata abusivamente nei mercatini campani.
Una situazione vergognosa, ma la domanda è: la CARITAS diocesana era veramente all'oscuro di tutto?
Dopo quasi un mese di silenzio, Don Marco Lai, responsabile della CARITAS diocesana cagliaritana dichiara di essere sempre stato all'oscuro degli illeciti compiuti dalle società a cui, lui, dava mandato di occuparsi della gestione dell'abbigliamento, trattandosi di donazioni che dovevano essere date ai poveri.
Don Lai non è nuovo a scandali che riguardano la gestione della CARITAS diocesana, già nel 2012, quando si occupò dei Rom del capoluogo, fu duramente criticato per aver fatto da intermediario per la loro sistemazione.
Dopo questa presa di posizione, ora serve che il “capo” della diocesi Cagliaritana, Monsignor Miglio, prenda in mano la situazione, valutando se l'operato di Don Marco Lai sia adeguato al ruolo che ricopre, prendendo in considerazione anche l'opportunità di sostituirlo con una figura che ispiri più fiducia.
Magari più competente e vicina a Cagliari ed ai cagliaritani.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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