giovedì 25 febbraio 2016

“MARE - NON PIU’ - NOSTRUM”.



Dopo aver sacrificato senza tanti complimenti risparmiatori, esodati e pensionati, Renzi ora sacrifica anche i confini d’Italia, cedendo alla Francia molti chilometri quadrati di acque territoriali.
Lo spazio di mare interessato da questo mercanteggiamento, di cui si è scoperto solo recentemente grazie al deputato Mauro Pili e ad alcuni pescatori fermati dai francesi, è quello della Liguria e di un ampio tratto di mare sardo al largo della Corsica.
Il cambio di confini, declassato a semplice “rettifica” da parte dell’invisibile ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, non avrebbe suscitato tante polemiche se non si trattasse di zone estremamente pescose per le marinerie liguri e sarde.
C’è da dire, inoltre, che le regioni interessate non sono state minimamente coinvolte nelle trattative con i francesi.
Per la Sardegna si tratta dell’ennesimo schiaffo che subisce non solo alla sua tanto sbandierata autonomia e sovranità, ma anche alla sua economia ittica, visto che le zone di mare passate alla Francia sono tra le più pescose.
L’amministrazione regionale, finora, non ha rilasciato nessuna dichiarazione in merito a quanto avvenuto al largo delle nostre coste, non ha attivato nessun canale istituzionale per chiedere spiegazioni o pretendere risarcimenti economici da un governo spacciato per “amico”, ma che finora ha dimostrato di essere solo approssimativo e dilettantesco del tutto nemico dei sardi.
La giunta Pigliaru dimostra ancora una volta di essere un’amministrazione inadeguata, sbeffeggiata e ignorata dal governo nazionale, sempre più incapace di perseguire gli interessi dei sardi.
Gli abitanti del nord Sardegna stanno ricevendo sempre meno tutele da parte di una Regione, vista ogni giorno di più come una lontana matrigna e questo non fa altro che aumentare il divario tra il nord e il sud dell‘Isola: la moria di vaste aree un tempo tra le più produttive e l‘emorragia di forza lavoro, costretta ad emigrare all?estero per poter sopravvivere.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari. 

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sabato 20 febbraio 2016

“CARITA' E COMMERCIO”.


Inizia tutto subito dopo le feste, quando il Corpo Forestale, durante un controllo al porto di Cagliari, sequestra un rimorchio.
È un sequestro anomalo, perché non riguarda droga, animali o merce rubata, ma abbigliamento: si parla di vestiario che i cittadini con spirito di carità hanno donato alla CARITAS, appunto.
L'indagine non riguarda direttamente la CARITAS, ma le aziende che si occupano della raccolta e dello smistamento dello stesso abbigliamento.
Queste società che entravano in possesso dei vestiti avrebbero dovuto destinarle a scopo umanitario , invece la gran parte veniva commercializzata abusivamente nei mercatini campani.
Una situazione vergognosa, ma la domanda è: la CARITAS diocesana era veramente all'oscuro di tutto?
Dopo quasi un mese di silenzio, Don Marco Lai, responsabile della CARITAS diocesana cagliaritana dichiara di essere sempre stato all'oscuro degli illeciti compiuti dalle società a cui, lui, dava mandato di occuparsi della gestione dell'abbigliamento, trattandosi di donazioni che dovevano essere date ai poveri.
Don Lai non è nuovo a scandali che riguardano la gestione della CARITAS diocesana, già nel 2012, quando si occupò dei Rom del capoluogo, fu duramente criticato per aver fatto da intermediario per la loro sistemazione.
Dopo questa presa di posizione, ora serve che il “capo” della diocesi Cagliaritana, Monsignor Miglio, prenda in mano la situazione, valutando se l'operato di Don Marco Lai sia adeguato al ruolo che ricopre, prendendo in considerazione anche l'opportunità di sostituirlo con una figura che ispiri più fiducia.
Magari più competente e vicina a Cagliari ed ai cagliaritani.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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martedì 2 febbraio 2016

“NO AGLI IMMIGRATI NELLA CASERMA DI PRATO SARDO”.


La caserma di Prato Sardo, nella zona industriale di Nuoro, torna a riaccendere le polemiche.
In prossimità dell'ormai teorica inaugurazione, è giunta una notizia a dir poco sorprendente: a quanto pare, la caserma non ospiterà i militari della Brigata Sassari, ma imprecisati “migranti”, provenienti da luoghi indefiniti. Altrettanto indefinito è il loro numero.
Il tutto, dopo una riunione del “Tavolo di coordinamento regionale sui flussi migratori non programmati”, che sostanzialmente si occupa di sparpagliare i migranti qua e là, in vari punti dell'Isola.
A questo punto, si prevede un cambio di destinazione d'uso, analogamente a quanto è avvenuto con l'ex Artiglieria (la vecchia caserma), che, a seconda del colore politico della Giunta, avrebbe dovuto ospitare il Campus universitario e, cpaltatrice hanno fatto il resto. La nuova struttura, completata negli ultimi anni, consta di 27 mila metri cubi e avrebbe accolto, secondo le previsioni, oltre 250 soldati, più un centinaio di civili.
Ma ora, oltre ai possibili problemi di ordine pubblico (già creati dagli immigrati praticamente in tutti i Centri di Permanenza della Sardegna), ciò che preoccupa maggiormente è il danno economico: al di là della sgradita presenza delle forze Nato, i militari avrebbero comunque garantito un aumento dei consumi (con un sicuro indotto a beneficio della città).
Tenendo conto che lo Stato continua a chiudere tutti i presidi pubblici del Nuorese, questa decisione, se venisse confermata, avrebbe il sapore della beffa.
E le sinistre? Storicamente ostili alla presenza di questa caserma, in passato hanno organizzato mobilitazioni, deplorando (non a torto, a onor del vero) l'eccessiva militarizzazione del territorio: ora però cambia tutto.
Con l'arrivo degli immigrati, questa caserma potrebbe perfino diventare “simpatica”.


A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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