mercoledì 28 dicembre 2016

“NUORO E L'ISOLAMENTO FERROVIARIO”.



Una vera linea ferroviaria, a Nuoro, non c'è mai stata. Ma adesso, con la chiusura (per ora definitiva) della tratta Macomer-Nuoro, i treni vengono soppressi anche in maniera ufficiale.
Al di là dello scarso impatto pratico della decisione (la stragrande maggioranza dei trasporti della zona avveniva su gomma), si tratta di un atto che dal punto di vista politico peserà enormemente. Ma a pesare ancora di più è l'inquietante silenzio della Giunta regionale, ormai da tempo allo sbando ed in palese stato confusionale.
In concreto, è stata data attuazione ad una misura del Ministero dei Trasporti, in base alla quale la presenza di un secondo macchinista e dei casellanti in prossimità dei passaggi a livello diviene obbligatoria: le linee che non soddisfano tali requisiti vengono soppresse, con tagli insensati e neo-giacobini, in nome di un centralismo fallimentare e storicamente avulso dalle realtà locali.
Nuoro diventa così l'unica provincia italiana ad essere priva di una rete ferroviaria, e il primato solitario, in questo caso, non è certo invidiabile.
I sindaci di Nuoro e Macomer hanno immediatamente protestato, facendo pressione affinché i criteri venissero rivisti. Il Sindaco nuorese Soddu, in particolare, ha sottolineato la necessità di una linea che colleghi Macomer e Abbasanta con la Gallura: in questo modo, Nuoro sarebbe uno snodo strategico e logisticamente centrale. Ma Pigliaru, come suo solito, farà orecchie da mercante, rivelandosi per quello che è sempre stato: una pedina di Renzi (si è distinto nella sua vergognosa ma infruttuosa campagna per il Sì al referendum) e un servile esecutore dei diktat dei palazzi romani.

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martedì 20 dicembre 2016

"UN NATALE CON POCHE LUCI E MOLTE OMBRE".


Ormai il Natale è alle porte e, come da tradizione, il clima della festa dovrebbe essere rallegrato anche dai colori delle luminarie nelle vie del centro.
Questa era l’immagine tipica anche delle strade di Sassari, ma quest’anno non c’è traccia di colore: le vetrine degli esercizi commerciali, che ancora lottano per non abbassare le saracinesche, sono sobrie e dignitose, eufemismo per dire che sono ben lontane dalle luci sfavillanti che li caratterizzavano fino a qualche anno fa.
Le strade del centro non fanno eccezione e le poche luminarie presenti non riescono a rallegrare le poche settimane che precedono l’arrivo della Befana, che oltre a tutte le feste si porterà via anche le poche speranze dei negozianti di fare buoni affari in una città ormai apatica e disillusa sul proprio futuro.
L’amministrazione guidata da Nicola Sanna, a Palazzo Ducale ormai da un sufficiente lasso di tempo per poter essere giudicata con cognizione di causa, non è riuscita ad invertire la situazione di degrado, abbandono e crisi che si percepisce girando in una qualunque strada di quello che per anni è stato spacciato come un “centro commerciale naturale”: bar, pizzerie e locali di successo in non più di un paio di vie, negozi storici che ormai si possono contare sulle dita di una mano, altri esercizi aperti ma disertati dai clienti.
Non parliamo poi del centro storico: quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della storia e del commercio cittadino ormai è un autentico monumento al degrado e all'abbandono. 
Vie un tempo famose e ricche di storia sono diventate terra di nessuno, o meglio regno di stranieri che hanno aperto piccoli market e rivendite di kebab, che, rimanendo aperte quasi tutta la notte, si sono trasformate velocemente in bivacco di gente poco raccomandabile che hanno allontanato residenti storici e giovani.
Le poche proposte di rilancio e rivitalizzazione formulate dal sindaco sono rimaste tutte sulla carta o sono state snobbate da operatori economici ed altre istituzioni, come ad esempio l’idea di creare un campus universitario nel cuore della città antica, utilizzando un’ex caserma o un vecchio albergo da decenni regno di drogati e senzatetto, che non ha avuto nessun riscontro da parte di Università ed ERSU, oltre ad essere criticata dagli stessi studenti. 
La situazione del capoluogo è lo specchio di una politica senza idee e contenuti, che si occupa solo di sopravvivere, invece di farsi promotrice di un rinnovamento che avrebbe inevitabili ricadute anche sul territorio circostante. 

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giovedì 15 dicembre 2016

“GIUNTA PIGLIARU E FAMIGLIE NUMEROSE”.


La Sardegna è una terra a vocazione agricola e seppure stia vivendo da tempo l'esodo dalle campagne alle città, una buona parte delle famiglie ha ancora un pezzo di terra da accudire ed anche per questo le famiglie sarde sono numerose.
In Sardegna sono più 2100 in nuclei famigliari con quattro figli a carico di età compresa fra 0 e 25 anni e circa 200 quelli con più di cinque figli a carico.
Nonostante questi numeri, l'allarme spopolamento, lanciato spesso dai sindaci, risuona ciclicamente e la Regione Sardegna ha le sue colpe, non facendo nulla di concreto per invertire questa tendenza.
La Giunta Pigliaru ha tagliato in fondi per le famiglie che hanno quattro figli, non certo in nome del risparmio dei soldi pubblici, dal momento che parte dei fondi tolti alle famiglie sarde sono stati dirottati alle spese di accoglienza dei minori non accompagnati, che ancora continuano ad arrivare nella nostra Isola.
Purtroppo, la crisi economica e del lavoro, che attanagliano l'Italia ed in particolare la Sardegna, costringono le famiglie a mortificare alcuni diritti (in primis, salute ed istruzione), che stanno diventando sempre più irraggiungibili a causa dei costi elevati.
I fondi tagliati, infatti, servivano alle famiglie per far fronte principalmente alle spese scolastiche ed ai costi legati alla presenza di un figlio con disabilità: ora sarà ancora più difficile garantire il diritto allo studio (in una regione con una dispersione scolastica preoccupante) ed offrire servizi medici ed assistenziali adeguati (dopo i tagli spregiudicati nel settore della sanità).
La famiglia costituisce la prima società umana, per questo motivo deve essere protetta ed aiutata dalle istituzioni, che hanno il compito-dovere di attenersi al “principio di sussidiarietà”, che implica uno sostentamento reale verso le famiglie in ogni ambito. Compreso quello economico.

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venerdì 2 dicembre 2016

“ELISOCCORSO, NUORO ESCLUSA”.


La Giunta Pigliaru persiste nel danneggiare il Nuorese e le zone interne.
Le basi per il servizio di elisoccorso, di cui si parla da anni, saranno a Cagliari, Olbia ed Alghero.
E sebbene l'assessore alla Sanità, il nuorese Luigi Arru, abbia tentato un'improbabile arrampicata sugli specchi, asserendo che a Nuoro una base dell'elisoccorso avrebbe “creato problemi ai cittadini che abitano in prossimità dell'elibase”, lo schiaffo all'entroterra sardo è di tutta evidenza.
Dopo l'accorpamento della Camera di Commercio nuorese ed i tagli alla Sanità in ospedali già privi di alcuni reparti (a Sorgono manca ostetricia, ed un anno fa una donna di Ovodda fu costretta ad abortire perché gli ospedali erano tutti troppo lontani), la Regione, invece di puntare, quantomeno, sul potenziamento dei collegamenti (che nel Nuorese sarebbero la vera ed unica àncora di salvezza), sceglie una strategia opposta, isolando l'entroterra e condannandolo allo spopolamento ed all'abbandono.
Molti esponenti politici nuoresi (dal sindaco Soddu a Roberto Capelli, Ncd) hanno sottolineato l'assurdità della scelta, facendo notare che proprio la centralità geografica di Nuoro avrebbe potuto assicurare voli molto più celeri e tempestivi.
Ma del resto la Barbagia, politicamente, conta meno delle aree costiere.
E continua a perdere abitanti.
In realtà Pigliaru non fa altro che perpetuare i diabolici piani di altri tecnocrati, quelli di Bruxelles, che cercano in ogni modo di sopprimere identità e localismi, aprendo le porte ad allogeni di ogni angolo del Globo, concentrandoli nelle grandi città, ormai divenute ambienti promiscui, inquinati e meticci (oltre che insicuri).
Mentre i piccoli paesi, scomodi anche da un punto di vista politico/elettorale (Trump docet), oltre a venire svuotati, subiscono una propaganda infame e mortificante, che li tratta alla stregua di folklore esotico.
I Sardi prendano atto che la riscossa della nostra terra passa inevitabilmente dalla tutela delle zone interne, depositarie della Tradizione e custodi dell'Identità.
E chi colpisce Nuoro, colpisce la Sardegna.

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giovedì 24 novembre 2016

“LA PROVA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO”.

Per chi ancora avesse dubbi sul fallimento della politica immigrazionista seguita dal governo Renzi e dal ministro degli Interni Alfano, basterebbe recarsi nel quartiere sassarese di Monte Rosello: lì troverebbe una dozzina di persone che dormono sotto la tettoia della chiesa del Buon Pastore.
Si tratta di giovani somali, a cui è stato ufficialmente riconosciuto lo status di rifugiati e, in quanto tali, non hanno più il “diritto” o, per meglio dire, il “privilegio” di vivere negli ormai numerosi centri di accoglienza, che cooperative più o meno serie hanno aperto in ogni angolo disponibile.
La quasi totalità delle somme destinate dall’Unione Europea e dal governo alla gestione del flusso continuo degli immigrati è riservato alla prima fase, quella dell’accoglienza nei centri, che ha fatto fiorire un deprecabile business e ha spinto ovunque i cittadini e le amministrazioni locali a protestare contro le Prefetture, che continuano ad inviare sempre nuove persone, che si rivelano un affare solo fino a quando il loro status giuridico non viene definito.
Una volta stabilita la loro condizione di profughi, la risposta delle varie associazioni di volontariato e dello Stato è “Arrangiatevi!”.
Alle prime non servono più per avere soldi facili ed il secondo non sa cosa farsene di loro, visto che ufficialmente i rifugiati sono liberi di andare dove vogliono e quindi, si spera, abbandonino il suolo italiano per raggiungere i propri parenti sparsi negli altri Paesi europei.
Gli unici a rimanere fregati, tanto per cambiare, sono le amministrazioni locali e i loro cittadini, che prima non possono dire niente di fronte alle decisioni imperative dello Stato e dopo vengono lasciati ancora più soli nella gestione dei profughi ufficiali.
Il risultato è quello di avere i centri delle città sempre pieni di stranieri che bivaccano sotto portici e dentro le piazze oppure gli angoli delle strade, ridotti in accattoni che chiedono l’elemosina ai passanti ed agli automobilisti.
Se i governi che abbiamo avuto la sfortuna di avere, avessero adottato una politica meno pietistica e più razionale, ora questo fenomeno di degrado, se non inesistente, sarebbe di certo più attenuato e forse si sarebbe potuta pensare e realizzare una vera strategia di accoglienza ed integrazione di coloro che fuggono dall’Africa e dalle sue mille guerre (molte delle quali create dagli interessi politici ed economici degli stessi Paesi che ora si trovano sommersi dal flusso migratorio, come Francia e Gran Bretagna). 

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mercoledì 16 novembre 2016

“LA CASA NON SI TOCCA”.

Nell'interminabile guerra dei diritti, la battaglia fra banche e cittadini è sempre la più agguerrita.
La storia di Sandro inizia dieci anni fa, quando decide di realizzare il sogno di ogni persona: avere una casa dove metter su famiglia, ma per farlo si deve rivolgere ad una banca.Sandro era un pescatore di Terralba, era fino a quando la malattia lo obbliga a lasciare il suo lavoro, che svolgeva ogni giorno con passione.
La stessa malattia che lo ha portato, a causa della perdita del lavoro, a non essere più in grado di onorare l'impegno con la banca.
Questo impegno è un mutuo di 100 mila euro, pagato per i primi anni, ma poi sospeso dalla banca stessa su richiesta di Sandro per circa un anno, salvo poi tornare alla carica a suon di notifiche di sfratti.
Sandro aveva anche stipulato una polizza assicurativa, che avrebbe dovuto coprire la sua mancanza, polizza accettata dalla banca al momento della firma, ma non presa in considerazione al momento della necessità.
Dopo il brutto e triste periodo di metabolizzazione della malattia, Sandro ha ripreso in mano la sua vita e ritrova il coraggio per andare avanti.
Ma iniziano le notifiche e le visite dell'ufficiale giudiziario, al quale Sandro propone un piano di rientro per saldare il debito rifiutando lo sfratto, perché Sandro ora può e vuole pagare, ma la banca respinge ogni sua proposta ed avanza pretese sull'immobile.
Giovedì 10 Novembre la svolta, con la visita dell'ufficiale giudiziario affiancato dalle forze dell'ordine, per eseguire l'ennesima notifica di sfratto, questa volta non intimato e “volontario”, ma esecutivo, ciò significa che al rifiuto di Sandro le forze dell'ordine sarebbero state legittimate ad agire con la forza.Ma Sandro non era solo, ha trovato il sostegno e la solidarietà di tanta gente comune e di gruppi organizzati, come noi di Forza Nuova, che abbiamo dato il nostro contributo a bloccare lo sfratto, mentre il sindaco di Terralba si trovava ad Oristano a trattare col giudice per scongiurare l'allontanamento con la forza di Sandro.In attesa della decisione del tribunale, che si pronuncerà a Febbraio per decidere se la banca per recuperare il debito dovrà rivolgersi a Sandro (come sta già facendo) o all'assicurazione (stipulata e pagata a tale scopo), l'ex pescatore di Terralba rimane nella sua casa in attesa che la banca valuti il piano proposto per sanare il debito, una piccola vittoria per Sandro e per tutti coloro che l'hanno sostenuto.
In questo girone infernale di braccio di ferro fra le banche ed i cittadini, il Governo Renzi ha deciso da che parte stare varando una legge chiamata “Salva Banche”.
Con questa legge il governo centrale abolisce ogni diritto e garanzia a tutela del cittadino e permette alle banche di eseguire lo fratto forzoso senza passare per l'ufficiale giudiziario (dipendente pubblico), ma affidando la notifica e lo sfratto a liberi professionisti (privati) che hanno tutto l'interesse a concludere in tempi brevi per incassare la parcella.

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venerdì 4 novembre 2016

“NUORO, RISCHIO DEFAULT”.


Nuovi problemi per il Comune di Nuoro: i debiti complessivi sono tali da far paventare il default.
Il sindaco Soddu, già al centro di polemiche per la querelle sulla Biblioteca Satta e le tante promesse elettorali non mantenute (come la realizzazione di un parco urbano in Viale Sardegna, nel luogo della storica Artiglieria), si trova ora ad affrontare una grana peggiore delle altre, e che a onor del vero non è nemmeno imputabile alla sua Giunta (già al tempo del suo insediamento, circa un anno e mezzo fa, l'allora neosindaco aveva pubblicamente evidenziato il “buco”).
A quanto risulta, la somma ammonterebbe a circa cinquanta milioni di euro: un debito inferiore a quello di altri Comuni, ma sufficientemente ingente da mettere a repentaglio l'erogazione dei servizi pubblici essenziali (attualmente a rischio, a detta dello stesso Soddu).
In un recente consesso, cui hanno partecipato parlamentari e consiglieri regionali del territorio, il primo cittadino nuorese ha esplicitamente sollecitato un'azione della Regione e del Governo centrale, invocando misure straordinarie, come allungamento dei debiti ed interventi sull'economia del territorio.
Interventi che ovviamente Renzi, da sempre asservito alle politiche di tagli e austerità decise nell'Euro-zona, non attuerà mai.
Fa però riflettere il fatto che Soddu, pur conscio dell'indebitamento, abbia comunque sbandierato, anche di recente, progetti mirabolanti quanto impossibili da realizzare (data la penuria di fondi).
Un atteggiamento poco serio, che i nuoresi terranno a mente alle prossime elezioni.
Intanto, si naviga a vista.

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giovedì 27 ottobre 2016

“BYE BYE, NORD SARDEGNA”.


Alla fine sta succedendo quello che gli operatori economici e le istituzioni del nord Sardegna temevano da mesi: Ryanair sta dando seguito alle dichiarazioni dei mesi precedenti e, a partire dalla prossima settimana, chiuderà la propria base di Alghero e sceglierà come proprio aeroporto di punta Olbia.
La scelta è maturata dopo mesi di tira e molla con l’amministrazione regionale, paralizzata da problemi politici interni e dalla mancanza di una qualunque strategia in materia di trasporto aereo e continuità territoriale.
La Confartigianato ha già stimato che il calo dei passeggeri provocherà una perdita secca di svariati milioni di euro, che si ripercuoterà anche sull’attività dei numerosi agriturismo del nord Sardegna, con buona pace degli investimenti affrontati dalle aziende nel corso degli anni.
La richiesta della compagnia irlandese, per mantenere la propria presenza nella Riviera del Corallo e potenziare gli investimenti, era quella di realizzare la privatizzazione della SO.GE.A.AL., la società di gestione dello scalo di Alghero controllata dalla Regione e di cui fanno parte alcuni enti territoriali quali Camera di Commercio e Comuni di Sassari e Alghero.
L’esempio da seguire per soddisfare le richieste di Ryanair sarebbe stato quello di Pescara o Bari, le cui società di gestione sono state o privatizzate (Pescara) o rilanciate dalla Regione (Bari), seguendo la filosofia dell’investitore pubblico in un’economia di mercato, che rispetta le rigide regole europee in materia di aiuti di Stato.
Il Governatore Pigliaru e l'Assessore Deiana, strateghi in crisi del sistema dei trasporti isolanio hanno deciso di tentare la privatizzazione: peccato che senza una ricapitalizzazione sostanziosa della SO.GE.A.AL. il bando andrà deserto e ciò significherà la morte economica, sociale e turistica di una vastissima aerea, che va da Castelsardo a Bosa, passando per Stintino, Porto Torres e Sassari.
In tutto una ventina di comuni che gravitano sullo scalo algherese per la promozione delle loro attività turistiche e lo smercio delle loro eccellenze enogastronomiche ed artigianali.
Finora la Giunta Regionale ha deciso di seguire la propria strada senza sentire né i rappresentanti del territorio né quelli sindacali, entrambi sistematicamente esclusi dal confronto: si tratta di una strategia chiaramente suicida che provoca ulteriori scollamenti tra i cittadini ed il governo regionale e la definitiva morte economica della Sardegna di nord ovest, già falcidiata dalla chiusura di numerose imprese e dalla fuga dei giovani, costretti a cercare un futuro migliore o nella penisola o addirittura all’estero, entrambe realtà sicuramente più appetibili del magro futuro che gli può offrire una regione ormai decisamente matrigna.  

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mercoledì 19 ottobre 2016

“L'ORGOGLIO SARDO NON MUORE MAI”.


In questo periodo la nostra Isola è attraversata da un sentimento di protesta che nasce dalle persone comuni, stanche dei continui soprusi subiti per decenni ed imposti dai politici, sia nazionali che locali.
Partendo dai più giovani, che hanno dato vita a giorni di proteste per le condizioni degli istituti scolastici e che denunciavano, insieme ai professori, lo scempio dell'ultima riforma della suola.
Gli ultimi due mesi sono stati “caldi” sul versante dei malumori popolari, come a Monastir, con i cittadini che hanno spontaneamente dato vita ad un comitato contro l'arrivo di immigrati, imposto dal governo Renzi, senza tenere conto delle autorità locali e soprattutto degli abitanti della zona.
Esiste, però, un risentimento vecchio di decenni: la militarizzazione dell'Isola da parte della NATO. In territorio sardo sono, infatti, presenti tre quarti delle basi nazionali e tutti i poligoni di tiro delle forze armate nazionali ed internazionali, nonché il poligono di tiro aereo più grande d'Europa.
Da quest'ultimo partono tutte le esercitazioni di guerra dei Pesi NATO presenti in Italia, i così detti “giochi di guerra”, che periodicamente vengono organizzati nelle aree interdette totalmente ad ogni occhio indiscreto.
Ecco il motivo che ha spinto centinaia di pescatori dell'oristanese a spingersi fino ai confini dell'area “off limits” per rivendicare il proprio diritto al lavoro e chiedere una revisione delle limitazioni a cui sono sottoposte le aree, in alternativa chiedono un adeguato indennizzo per il mancato guadagno dell'area dove non possono lavorare.
Alcuni pescatori spiegano che, se per sbaglio oltrepassano il limite prefissato, immediatamente arrivano in tutta fretta le vedette della capitaneria o della guardia di finanza ed il rischio è, oltre alla multa di diverse migliaia di euro, il ritiro della licenza di pesca.
Parallelamente, nella terra ferma altri pescatori con le loro famiglie ed alcuni sindaci dei comuni interessati organizzano presidi di protesta all'ingresso dei poligoni e l'attenzione si sposta su un altro tema altrettanto importante: l'inquinamento.
Nell'area di Capo Frasca, ad esempio, più volte è stato denunciato lo scempio dell'inquinamento provocato dai bombardamenti delle forze armate, inquinamento provocato quindi dallo Stato che non ha mai provveduto realmente alla bonifica, fino a qualche mese fa quando si sono viste le prime ruspe in azione, che hanno portato alla luce ogni genere di rifiuti, soprattutto pericolosi.
Comune, provincia, regione erano all'oscuro di questo intervento, se non con una comunicazione all'ultimo momento da parte della NSPA (Nato Support Procurement Agenzy), agenzia di supporto ed approvvigionamento della NATO con sede in Lussemburgo.
Il deputato Mauro Pili ha giustamente denunciato più volte il problema e ha ottenuto l'istituzione di una commissione parlamentare che, fra la curiosità della popolazione e l'imbarazzo dei capi di stato maggiore e del ministero della difesa, è riuscita ad entrare nelle basi e nei poligoni incriminati e verificare lo stato delle bonifiche, laddove vengono fatte.
Secondo la commissione d'inchiesta, infatti, le bonifiche sarebbero state eseguite a metà o addirittura non sarebbero state fatte, proprio perché loro stessi hanno visto e fotografato centinaia di residui bellici di non precisata natura, lasciati a corrodersi in aree protette, al cui interno si trovano anche reperti storici, come i piccoli nuraghe, utilizzati come trincea e poi demoliti con le ruspe, forse nel goffo tentativo di nascondere la gravità dell'atto.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia e soprattutto la Sardegna sono diventate una sede staccata delle forze armate USA, che godono addirittura di intere aree di suolo italiano di loro esclusivo utilizzo, nel quale nessun italiano è autorizzato ad entrare.

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lunedì 3 ottobre 2016

“QUALE FUTURO PER LA BIBLIOTECA SATTA?”.


La questione della biblioteca Satta è di nuovo al centro del dibattito politico nuorese. Il motivo? E' venuto a mancare lo stanziamento annuale di 300.000 euro, che doveva essere approvato dalla Regione diversi mesi fa.
La questione verte su quale ente, tra Regione e Comune, debba versare il denaro mancante. Andrea Soddu, sindaco di Nuoro, ha sostenuto che essendo passata la struttura alla Regione, quest'ultima non può pretendere che Nuoro continui a erogare gli emolumenti, come ha fatto sino a fine 2015.
Le conseguenze più gravi potrebbero essere l'interruzione dei servizi ed il licenziamento del personale: attualmente, i dipendenti della biblioteca sono 16, certo non pochi.
Il sindaco ha rinfocolato la polemica ricordando di essersi recato per ben quattro volte a Cagliari, previo appuntamento con l'assessore alla Cultura Firino, con l'intento di definire la questione. Ma gli incontri sarebbero sempre saltati all'ultimo momento.
Se è tutto vero, il fatto è di una gravità sconcertante.
Il 4 agosto scorso, finalmente, in un nuovo incontro a Nuoro, la Regione aveva assicurato lo stanziamento. Ma nel frattempo gli impegni sono stati disattesi.
Il sindaco barbaricino ha deciso di non pagare già da quest'anno, e ciò ha causato un'ulteriore contrapposizione con l'opposizione in Consiglio comunale: taluni hanno ricordato che, diversamente dal Comune, la Provincia, pur non obbligata, ha pagato comunque. Quello che è realmente importante è il bene della città. Nuoro è e rimane l'Atene sarda ed il centro culturale più importante della Sardegna: è a Nuoro, e non altrove, che sono nati molti dei principali pensatori e artisti sardi, e tutto ciò rende questa situazione vieppiù odiosa e insensata.
Sarebbe infatti uno scandalo se la biblioteca più importante della città venisse chiusa. La Regione, se non vuole incappare nell'ennesima figuraccia, deve mettere fine a questa diatriba erogando i finanziamenti previsti.

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martedì 27 settembre 2016

“BUONA SCUOLA … MA CHIUSA”.


La “buona scuola” tanto sbandierata dal governo di Matteo Renzi, dopo il caos legato all’assunzione degli insegnanti, nel nord Sardegna registra anche il fenomeno di corsi che non partono e costringono studenti già iscritti a rimanere a casa.
È il caso dell’Istituto Tecnico “Enrico Fermi” di Ozieri, che quest’anno avrebbe dovuto far partire una serie di corsi finalizzati alla creazione di nuove professionalità legate al mondo agricolo, dalla manutenzione del verde alla conduzione di oliveti, lavorazione della pietra e realizzazione di edifici con materiali eco-compatibili.
Le iscrizioni, come per tutti i corsi scolastici, sono state effettuate ben otto mesi fa e vista l’offerta formativa elaborata dalla scuola sembrava ci fossero ottime probabilità di iniziare le elezioni.
Purtroppo tutto si è fermato ad un passo dal traguardo e decine di giovani, che pensavano di poter frequentare corsi di specializzazione a pochi passi da casa, senza doversi sobbarcare i costi del pendolarismo, adesso devono frettolosamente ripensare al loro futuro scolastico.
Lo stop è stato decretato senza tante spiegazioni dal dirigente scolastico, nonostante sia stato superato il numero minimo per lo svolgimento delle lezioni: ciò non solo ha deluso i potenziali utenti, ma ha creato un grosso danno anche ad un’ampia zona del nord Sardegna, dal momento che nella scuola di Ozieri si sarebbero riversati non solo studenti del Logudoro, ma anche quelli del Goceano e del Monteacuto, zone un tempo tra le più produttive della Sardegna.
Si tratta dell’ennesima occasione persa di creare occupazione giovanile specializzata e giocare un ruolo attivo nel rilancio di un vasto territorio, che ha fatto per decenni dell’agricoltura e delle produzioni di qualità il volano della propria economia.
La cosa peggiore, però, è che tutto ciò avviene nell’indifferenza e nel disinteresse degli amministratori locali, sempre pronti a “piangere miseria” per coprire le loro inefficienze, senza muovere un dito per difendere iniziative che potrebbero diventare delle eccellenze per i loro territori e, soprattutto, per giovani altrimenti costretti all’emigrazione.

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venerdì 16 settembre 2016

“QUANDO LA SCUOLA NON E' POI COSI' TANTO BUONA”.

Uno degli effetti collaterali dell'insistente crisi economica che sta attraversando l'Italia sono i “neet” (not engaged in aducation, employment or training), in pratica tutti quei ragazzi fra i 15 ed i 29 anni che non affrontano un percorso formativo, né lavorativo, che in Sardegna sono in numero preoccupante (circa 81 mila), vuol dire che un ragazzo su tre si è arreso, non cerca lavoro “tanto non ce n'è” e non studia “tanto è inutile”.
La Regione Sardegna, a modo suo, cerca di migliorare la situazione con corsi di formazione, che, però, spesso, rimangono a metà per mancanza di fondi.
L'aiuto maggiore dovrebbe, però, arrivare dal Governo nazionale, che deve essere il primo a garantire un'istruzione adeguata, ma, come si sta accadendo in questi giorni, la scuola è ormai lasciata allo sbando.
Infatti, è appena suonata in tutta Italia la prima campanella e già divampano le polemiche che, a dire la verità, sono iniziate ancora prima.
Con la nuova riforma, il Governo Renzi non ha fatto altro che gettare nel caos l'intero sistema scolastico: in Sardegna, ad esempio, circa 500 professori hanno appreso solo 24 ore prima del suono inaugurale dell'anno scolastico, quale sarebbe stato il loro “ambito territoriale”, la zona a cui sono stati assegnati (10 in Sardegna).
Il secondo passo, a carico degli insegnanti, è mettere il proprio curriculum in un'apposita sezione del sito del Ministero dell'Istruzione, da cui i Presidi (in autonomia secondo la nuova riforma) dovranno andare a pescare i docenti, che ritengano più adatti al proprio istituto. Ciò ne deriva che molte classi inizieranno l'anno senza professori o con professori di passaggio.
Questa riforma ha sollevato forti polemiche fra i docenti, che si vedono presentate proposte inaccettabili con la formula “prendere o lasciare”.
Un altro aspetto del problema sono gli insegnanti di sostegno, che vengono nominati al termine dell'assegnazione delle cattedre e che spesso sono una sorta di ripiego, per quanto mettano a disposizione impegno e professionalità.
Fanno la loro parte anche le istituzioni locali, con la Regione che accorpa e chiude scuole elementari e medie, come è accaduto a Goni, dove i genitori si sono visti obbligati ad improvvisarsi insegnanti, bidelli ed amministrativi per non costringere i loro figli a viaggi da un paese ad un altro.
Anche il capoluogo Cagliari non fa eccezione: i casi più gravi sono rappresentati dal liceo “Foiso Fois” e dall'istituto “Pertini” dove ci sono le classi, ma non le aule.
Insorgono tutti: presidi, professori, studenti. Queste scuole hanno avuto una notevole crescita degli iscritti negli anni, ma non sembra interessare a nessuno, tanto che alcune classi venivano ospitate in altri Istituti, che, però, ora necessitano di quelli spazi, quindi decine di studenti devono essere dislocati in altre sedi con non pochi problemi per tutti.
Insomma, questo è il caos della scuola che il Ministro dell'Istruzione Giannini (PD), il Governatore della Regione Sardegna Pigliaru (PD) ed il Sindaco della Città Metropolitana Massimo Zedda (SEL) definiscono “buona”!

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domenica 4 settembre 2016

“PIGLIARU, CONFUSIONE TOTALE”.


Caos totale. Non ci sono parole più adatte per definire la nomina del cosiddetto super-manager che guiderà la Sanità sarda. Una situazione ormai stagnante e poco chiara. 
Dopo che nei giorni scorsi la Giunta si è spaccata per l'ennesima volta sul nome decisivo, i giochi sembravano fatti, con la scelta del marchigiano Zavattaro. Del quale, invece, devono ora essere “verificate le competenze”. Tutto da rifare, con la Giunta alle prese con ritardi, malumori e polemiche interne. 
Tenendo conto che l'elenco dei candidati idonei (più di cento) è stato pubblicato da un mese e mezzo e che finora i potenziali favoriti sono sempre stati scartati, la Giunta Pigliaru colleziona una figuraccia dietro l'altra. Nel frattempo, i Commissari delle aziende sanitarie rimarranno al proprio posto, in regime di “prorogatio”.
In mezzo a tutto ciò, Nuoro ed il Centro Sardegna appaiono tagliati fuori, come sempre, dalla solita  spartizione di potere tra Nord e Sud Sardegna: con Cagliari città metropolitana e Sassari sede della Asl, Nuoro si dovrà accontentare di ospitare la sede dell'Areus, l'Azienda regionale per le emergenze-urgenze. 
Un contentino per compensare la chiusura di svariati presìdi nell'entroterra, in ossequio alle sforbiciate di Del Rio.
Pigliaru, come si evince dal cognome, ha origini barbaricine, ma finora ha indubbiamente agito a vantaggio di aree politicamente ed elettoralmente più “pesanti”.

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venerdì 26 agosto 2016

“L’EUROPA DELL’ANTITRADIZIONE” .


Sardegna: sole, mare, natura e… sagre popolari.
Questo da sempre, ma da oggi con ulteriori difficoltà, per colpa di quello che ormai sta diventando un incubo per i cittadini: l’Unione Europea.
Un demenziale regolamento europeo, il numero 852/2004 da poco sconsideratamente recepito dal governo italiano, infatti, equipara manifestazioni enogastronomiche temporanee come le sagre a esercizi pubblici, che preparano e vendono prodotti alimentari confezionati.
Questo comporta l’obbligo di rispettare stringenti norme igieniche che, seppure giuste in linea teorica, applicate alle numerose sagre di cui è farcita l’estate sarda, rischiano di costituire un vero e proprio incubo sia per gli organizzatori che per gli operatori i quali, soprattutto nei centri più piccoli, partecipano a titolo gratuito, ricompensati solo dalla presenza del pubblico, sempre numeroso in queste occasioni.
Tanto per farsi un’idea della follia che si sta abbattendo sulle tante tradizioni di piazza e di quartiere sardi, si può citare il fatto che le norme, e le conseguenti linee guida su cui sono chiamate a vigilare le ASL, prevedono in tutti gli eventi in cui si cucinino pietanze di qualsiasi tipo l’utilizzo di lavandini con acqua corrente, piani di calpestio lavabili, spogliatoi e abiti di ricambio, cappe per limitare il fumo (o meglio il profumo) proveniente da maialetti, agnellini, pesce e tutto l’altro ben di Dio che la fantasia gastronomica sarda offre ai cittadini e soprattutto ai turisti.
Il mancato rispetto o la violazione di questo regolamento fa scattare multe, che possono partire da 500 euro per violazioni generiche a 9000 euro per eventi che non siano stati preventivamente autorizzati.
Alcune ASL sarde si sono mosse in ordine sparso a cominciare dal 2013, ma per quella di Sassari l’introduzione del regolamento igienico è una novità e come al solito è capitata nel momento “peggiore” dell’anno, quello di maggior concentrazione di eventi e di afflusso di pubblico.
Il rischio è che gli ufficiali sanitari approfittino della comprensibile impreparazione degli operatori per elevare sanzioni pesantissime che rovinerebbero definitivamente ambulanti e arrostitori (spesso semplici volontari delle Pro Loco) e metterebbero autentiche pietre tombali su decine di eventi, ormai diventati appuntamenti fissi del calendario estivo sardo.
Un altro possibile rischio potrebbe essere quello di far diventare le sagre appannaggio di ditte specializzate, che non solo farebbero perdere alle manifestazioni la loro genuinità, ma inevitabilmente ne farebbero lievitare i costi di organizzazione, con ovvie ricadute su Comuni e pubblico di appassionati e turisti.
In ogni caso un’applicazione troppo rigida e senza buonsenso delle nuove norme igieniche sarebbe il colpo di grazia per l’Isola e la sua stagione turistica, compromessa quest’anno dal clima e dalle scellerate politiche dell'assessore Massimo Deiana, che non ha fatto nulla contro il caro traghetti, si è lasciato scappare per mesi Ryanair e non sa che pesci prendere per assicurare una decente mobilità all’interno della Sardegna.
Non meno colpevole è il presidente Francesco Pigliaru, che pur essendo un economista (un “tecnico” come va di moda dire adesso) finora non è riuscito ad andare oltre vuoti annunci a cui non sono seguiti né fatti né cambi di rotta significativi in grado di far ricordare ai sardi il suo esecutivo per una qualsiasi cosa.

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venerdì 19 agosto 2016

“CAOS AFFITTI A CAGLIARI”.


Risale ad un anno fa il triste primato del comune di Cagliari, l'amministrazione con la TARI più alta d'Italia.
Tanti soldi entrati nelle casse comunali, che avrebbero dovuto fornire maggiori e quanto meno migliori servizi.
Avrebbe, appunto, perché i cagliaritani, dei vanti che Zedda fa dei sui servizi, non ne vedono nemmeno l'ombra.
Sporcizia e degrado della città sono purtroppo evidenti in ogni strada, sicuramente a causa dell'inciviltà di alcuni (basterebbero più controlli), ma grandi sono le responsabilità del comune.
Dopo il governo Monti, le amministrazioni hanno costantemente dei problemi nella gestione del territorio, perché sono obbligate a rispettare il famigerato “patto di stabilità”, quindi non possono utilizzare liberamente i soldi delle proprie casse.
Per recuperare un po' di fondi, uno degli ultimi atti della passata giunta Zedda è stato quello di mettere in vendita all'asta alcuni immobili di proprietà comunale: un vero fallimento, che ha messo alla luce un altro problema della città.
Il comune di Cagliari è proprietario di più di dieci mila immobili, fra alloggi pubblici, scuole e locali commerciali, ma solo 500 o poco più sono quelli “in attivo”, che portano soldi nelle casse comunali.
Il gran caos degli affitti è dovuto soprattutto al fatto che non esiste un ufficio dedicato alla questione, ma gli immobili sono sparsi e divisi fra i vari assessorati e uffici.
La maggior parte degli stabili avrebbero bisogno di manutenzione straordinaria (a carico del proprietario, quindi a spese del comune), per questo alcuni, un po' per protesta un po' per furbizia, non pagano tutte le mensilità o addirittura non versano nemmeno un centesimo alle casse pubbliche, complice anche la latitanza dell'amministrazione, che non da ascolto a chi si rivolge agli uffici per esporre i problemi.
Molte di queste strutture sono praticamente “immobili fantasma”, perché sono utilizzati a titolo gratuito da associazioni ed enti privati, senza che nessuno abbia mai ufficialmente autorizzato l'utilizzo, altri ancora sono stati occupati, senza che l'amministrazione dica o faccia nulla.
Ora Zedda e la sua amministrazione stanno pensando di mandare le lettere di sfratto a tutti, indistintamente a tutti: esercizi commerciali, abusivi e famiglie.
Una decisione scellerata, che rischia di lasciare in strada decine di famiglie, a causa di una mala gestione del tema casa a Cagliari.
Sarebbe molto più sensato occuparsi degli immobili in lotti, in modo da renderli vivibili o comunque praticabili, liberare tutti quelli immobili occupati senza titolo, per valorizzarli e magari adattarli a fornire spazi e servizi che mancano ora ai cittadini.
Per organizzare questo progetto e recuperare gli anni perduti, il comune deve creare un unico ufficio e sportello ad hoc, che prendano in carico tutte le strutture e valuti, caso per caso, come agire per non rischiare di trattare alla stessa maniera una famiglia o una giovane coppia in difficoltà come abusivi o esercizi commerciali.

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martedì 2 agosto 2016

“FERMIAMO LA TRUFFA DEL PECORINO STRANIERO”.


Continua la truffa del formaggio tarocco: secondo la Coldiretti, nel 2015 c'è stato un aumento del 181% delle importazioni di pecorino straniero.
I pastori sardi si sono mobilitati, manifestando a Cagliari, ma tutto questo servirà a poco, senza l'intervento necessario e dirimente dei politici che “pesano” veramente.
Osservando nel dettaglio, talvolta si tratta di formaggio palesemente “farlocco” sin dalla busta (che sovente raffigura una mucca e dunque non ha nulla a che vedere col vero formaggio pecorino).
Più di tre quarti delle forme “fasulle” arrivano dall'Est Europa, specie da Repubblica Ceca e Romania, ma anche da Cina e Stati Uniti.
Infatti, dopo le balzane regole dell'UE sulla famigerata “libera circolazione” (uno dei pilastri storici dell'Unione), ora il Trattato TTIP (in via di definizione) sul libero commercio tra Usa e Unione consentirà anche al formaggio statunitense di invadere i nostri supermercati.
La situazione, dunque, sarà questa: imitazioni, truffe, e soprattutto prodotti malsani e provenienti da Paesi con scarsa tradizione igienica e culinaria che verranno (e vengono già) spacciati per leccornie autoctone.
Nel contempo, come conferma il Presidente della Coldiretti Moncalvo, all'aumento delle importazioni si affianca la tendenza a disdire i contratti ed abbassare i compensi globali dei pastori, con la trita e vecchia scusa della sovrapproduzione.
In pratica, parte del formaggio che presenta la dicitura di “Pecorino sardo” non solo non è sardo, ma spesso nemmeno si tratta di formaggio di pecora.
Bon appetit.

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venerdì 22 luglio 2016

“ABBANOA: CAOS NEL NORD SARDEGNA”.

Anche se l’estate di quest’anno, piuttosto mite rispetto a quelle a cui siamo abituati, non ha ancora fatto registrare allarmi d’imminente siccità, il problema della penuria di acqua per migliaia di sardi e di turisti non si può dire scongiurato.
Il motivo di preoccupazione e di continue rimostranze da parte dei cittadini è dato dalle continue inefficienze di Abbanoa, gestore pressoché monopolista delle acque sarde.
Da quando è stata istituita, la società non è mai riuscita a dare un servizio efficiente ed economico, con la scusa di aver ricevuto in dotazione tubature colabrodo e vecchi crediti difficilmente esigibili. Per rimediare a questa situazione, diventata sempre più insostenibile, la società ha dato avvio ad una serie di lavori per la sostituzione delle condotte e ad una politica di “tolleranza zero” nei confronti di migliaia di utenti morosi.
Peccato però che tutto questo attivismo abbia dimostrato di avere anche molteplici aspetti negativi, che non possono passare inosservati, nonostante la recente approvazione del bilancio, che ha registrato incassi totali per 329 milioni di euro (più 8% rispetto al 2014).
Per quanto riguarda le condotte, infatti, i lavori di sostituzione sono stati spesso appaltati a ditte inadeguate, che hanno sospeso i lavori subito dopo aver sventrato intere vie, lasciando a secco centinaia di famiglie, costrette a spendere centinaia di euro per approvvigionarsi dalle autobotti o al supermercato. 
È questo il caso di Sassari, dove i lavori hanno reso l’acqua non potabile e lasciato all’asciutto per parecchi giorni molti residenti dei quartieri alti della città.
Per quanto riguarda gli slacci delle utenze morose, questo ha spesso colpito o famiglie indigenti o utenti che in buona fede si sono trovati nell’impossibilità di dimostrare i consumi effettivi o i pagamenti effettuati. 
Alle utenze private morose si sono sommate anche quelle di alberghi e residence e ciò sta avendo pesanti ripercussioni sul flusso turistico, già abbondantemente compromesso dalle scellerate politiche nazionali e regionali, che hanno fatto crollare di parecchi punti percentuali il numero di passeggeri sbarcati a Porto Torres, Alghero ed Olbia.
L’unica soluzione a questa situazione è quella di realizzare quanto prima un sostanzioso passaggio dei poteri di controllo e gestione della società dalla Regione, attuale azionista di maggioranza, ai Comuni; in questo modo i sardi si sentirebbero finalmente più proprietari che semplici consumatori da tartassare e spennare con il recapito di bollette “pazze” spesso illegittime.

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venerdì 15 luglio 2016

“IMMIGRAZIONE, L'ETERNA EMERGENZA DIVENTATA REGOLA”.


E' sempre più attuale la questione immigrazione in Europa, ora anche in Sardegna.
Dopo il bando della Prefettura per la ricerca di posti letto (fallito per metà), dopo politici, sindacalisti e professori che chiedono più immigrati per ripopolare l'isola, anche la chiesa dice la sua e lo fa per bocca dell'ormai noto don Marco Lai, responsabile della Caritas diocesana.
In occasione dell'ultima giornata mondiale del rifugiato, don Lai ha sottolineato un problema che investe l'isola ormai da anni: l'indice negativo della crescita demografica ed il quasi nullo indice di natalità: ultimi in Italia, che a sua volta è ultima in Europa.
Si potrebbero fare serie politiche di ripopolamento dei territori con incentivi, agevolazioni e sussidi alle famiglie, dal momento che la comunità sarda è per lo più rurale ed anziana, quindi ha bisogno di manodopera e di giovani a sostegno dei nonni.
Ma a parere di don Lai, che già si è speso per trovare le case ai Rom, la soluzione non sono gli italiani, non sono i sardi, ma un esercito di 100 mila immigrati.
“La quota riservata all'isola è del 3%, vale a dire 5 mila persone, a malapena arriviamo a 3 mila” dice con rammarico il prete, che resta della ferma convinzione che le famiglie abbiano bisogno di badanti e che servano tanti uomini per coltivare i 40 mila ettari dedicati alla coltura del grano.
E dove andare a cercarli se non tra coloro che alcuni vorrebbero far diventare i “nuovi sardi”? Probabilmente si potrebbero trovare fra le migliaia di ragazzi e ragazze della nostra regione, che pur avendo un titolo di studio, non trovano lavoro.
In questo modo, si riporterebbero i giovani alla vita più sana della campagna e si riporterebbero gli stessi giovani nei piccoli centri, da dove oggi fuggono in cerca di un futuro migliore: così si valorizzerebbe la storia centenaria della cultura e della tradizione locale.
A guadagnare da questa situazione non sono certo gli immigrati, che non vogliono stare in Italia, tanto meno in Sardegna.
Non sono sicuramente i cittadini, che vedono aumentare degrado ed insicurezza, per l'aumento esponenziale del numero degli immigrati, destinati a sopravvivere senza nessuna reale possibilità di integrazione in una regione in crisi nera.
Non sono neanche le amministrazioni locali, che si trovano a far fronte a spese impreviste per garantire l'accoglienza e sanare gravi situazioni di allarme sanitario e di sicurezza, come sta accadendo a Cagliari, dove vie e piazze del centro sono diventati dormitori a cielo aperto per gli immigrati.
Questa “emergenza” sta bene a chi gestisce le cooperative che prendono in custodia gli stranieri (in alcuni casi coinvolte in indagini giudiziarie per mafia e speculazioni varie).
Ma a guadagnarci di più ed in modo peggiore sono i trafficanti di uomini ed i terroristi islamici, che utilizzano la tratta degli esseri umani per finanziarsi ed armarsi contro quello che viene definito “l'occidente cristiano”.
La Sardegna ed i sardi non possono sopportare a lungo questa “emergenza” infinita e tanto meno accetteranno le scelte scellerate del Governo e dell'Unione Europea, con la complicità dei governanti regionali, in materia di immigrazione.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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