lunedì 21 dicembre 2015

“F.S. = FREGATURA PER I SARDI”.



F.S” ufficialmente è la sigla di Ferrovie dello Stato, ma da quando si è insediata la giunta guidata da Francesco Pigliaru ,si è trasformata ancora di più in “Fregatura per i Sardi”.
Da quando si è insediata, infatti, la nuova amministrazione ha impostato tutta la sua azione in materia di trasporti puntando tutto sul trasporto ferroviario.
La decisione, ufficialmente, è stata presentata come un grande risparmio per le casse regionali e una riduzione del traffico su gomma: per indorare la pillola ai tanti pendolari che ogni giorno devono recarsi nel capoluogo per lavoro, Massimo Deiana, professore universitario indegnamente prestato all’Assessorato ai Trasporti, ha promesso l’entrata in funzione di nuovi treni, i cosiddetti “Pendolini”, che avrebbero dovuto collegare le città principali della Sardegna (Sassari e Olbia soprattutto) in tempi ragionevoli.
Peccato che il tutto sia solo una gigantesca campagna propagandistica, che per i pendolari non ha portato nessun beneficio, anzi solo disagi.
La scelta di puntare tutto su un unico mezzo di trasporto, infatti, si è tradotta nella cancellazione di tutte le linee ARST che raggiungevano le stesse destinazioni dei treni (tra queste la navetta per l’aeroporto): il risultato è che se un turista vuole raggiungere Cagliari o un sardo deve recarsi ad Elmas in un orario nel quale non partono treni ha come unica alternativa quello di servirsi del taxi al “modico” prezzo di 18-20 euro.
Altro aspetto negativo, che sarebbe stato facile prevedere, è quello che si è verificato un paio di settimane fa, quando c’è stato uno sciopero del personale viaggiante di Trenitalia: le città della Sardegna ed i suoi cittadini isolati e messi nell’impossibilità totale di muoversi per andare a scuola, a lavoro o negli ospedali. Ci fosse stata una pluralità di mezzi di trasporto tutto ciò sarebbe stato meno gravoso.
Sordo alle numerose proteste, l’assessore ai Trasporti ha continuato per mesi a ripetere ai sardi quanto sarebbe stata rivoluzionaria l’entrata in vigore dei nuovi treni spagnoli acquistati anni fa dalla giunta Soru e mai arrivati prima in Sardegna: peccato che solo Deiana e Pigliaru li vedano sfrecciare nei loro sogni al massimo della velocità, pendolando allegramente da un capo all’altro dell’Isola.
Chi ci viaggia sopra per lavoro o necessità, invece, ha fatto da subito i conti con la cruda realtà: lo stato della rete ferroviaria sarda non permette ai nuovi convogli di raggiungere la velocità massima e pertanto il tempo che si acquisterà sarà contenuto in pochi insignificanti minuti e l’ammodernamento delle reti non sarà mai effettuato, visto che le Ferrovie dello Stato non hanno nessun interesse a fare l’investimento e la Regione ha fin troppi problemi con il debito sanitario per poterci mettere sopra anche solo poche migliaia di euro.
Il risultato di tutto questo dilettantismo allo sbaraglio e di questa pessima politica dei risparmi senza criterio, è quello che a soffrire disagi e perdite di tempo sono sempre le fasce deboli della società: in primis i pendolari, costretti a muoversi giornalmente su convogli antiquati, sporchi e perennemente in ritardo.
La mancanza di un sistema di trasporti degno di questo nome, però, non ha conseguenze negative solo sulla quotidianità dei sardi, ma anche sul settore turistico, già penalizzato dalla bocciatura del sistema di continuità territoriale, dalla riduzione delle rotte attuata da Ryanair e dal monopolio navale messo in piedi dall’armatore Vincenzo Onorato, padrone della Grimaldi e della Tirrenia.
La Sardegna, in definitiva, si avvia ad essere una meravigliosa Alcatraz al centro del Mediterraneo.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari. 

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