lunedì 28 dicembre 2015

“TRASPORTI, LA VERGOGNA”.


Come se non bastassero le buche e i lavori in corso sulla S.S. 131, i pullman scassati e in ritardo e mille altri inconvenienti, sul fronte dei trasporti sardi emerge un ennesimo, ulteriore problema: la sicurezza. Di recente, sulla tratta ferroviaria Nuoro-Macomer, si è sfiorata la tragedia: solo la pronta frenata di un macchinista ha impedito l'impatto di un treno con un'auto, dopo che sia le sbarre del passaggio a livello, sia il segnale luminoso erano andati temporaneamente in tilt.
Il settore interessato è dunque quello delle ferrovie, che proprio nel Nuorese sono praticamente inesistenti.
Nell'autovettura viaggiava un consigliere comunale di Bolotana, e questo potrebbe garantire alla vicenda una certa eco, ma di certo non paragonabile a quella che si sarebbe avuta se lo sventurato protagonista fosse stato un membro della Giunta Regionale.
La sede dell'Arst, con la solita approssimazione, ha liquidato l'accaduto come un ”piccolo inconveniente tecnico”.
Se teniamo conto che esattamente tre mesi orsono è avvenuto un incidente quasi analogo, sembra che si tratti di “inconvenienti” piuttosto frequenti.
La verità è che la Regione ha deliberatamente abbandonato la Provincia di Nuoro.
E' sempre stato così, ma la situazione attuale sembra la peggiore di sempre: negli ultimi anni il Nuorese è stato privato di Banca d'Italia e Tesoreria Provinciale, e ben presto, come sappiamo, sarà la volta della Motorizzazione Civile, della Camera di Commercio e dell'Archivio di Stato.
Una politica vergognosa e giacobina, fatta di accentramento (a Cagliari) e tagli, di spending review e servilismo assoluto nei confronti delle prepotenze di Roma.
L'alternativa alla malapolitica c'è, ed è quella di mandare in soffitta i grandi partiti, in primis l'attuale Giunta Pigliaru, che offende la nostra terra e calpesta la nostra dignità.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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lunedì 21 dicembre 2015

“F.S. = FREGATURA PER I SARDI”.



F.S” ufficialmente è la sigla di Ferrovie dello Stato, ma da quando si è insediata la giunta guidata da Francesco Pigliaru ,si è trasformata ancora di più in “Fregatura per i Sardi”.
Da quando si è insediata, infatti, la nuova amministrazione ha impostato tutta la sua azione in materia di trasporti puntando tutto sul trasporto ferroviario.
La decisione, ufficialmente, è stata presentata come un grande risparmio per le casse regionali e una riduzione del traffico su gomma: per indorare la pillola ai tanti pendolari che ogni giorno devono recarsi nel capoluogo per lavoro, Massimo Deiana, professore universitario indegnamente prestato all’Assessorato ai Trasporti, ha promesso l’entrata in funzione di nuovi treni, i cosiddetti “Pendolini”, che avrebbero dovuto collegare le città principali della Sardegna (Sassari e Olbia soprattutto) in tempi ragionevoli.
Peccato che il tutto sia solo una gigantesca campagna propagandistica, che per i pendolari non ha portato nessun beneficio, anzi solo disagi.
La scelta di puntare tutto su un unico mezzo di trasporto, infatti, si è tradotta nella cancellazione di tutte le linee ARST che raggiungevano le stesse destinazioni dei treni (tra queste la navetta per l’aeroporto): il risultato è che se un turista vuole raggiungere Cagliari o un sardo deve recarsi ad Elmas in un orario nel quale non partono treni ha come unica alternativa quello di servirsi del taxi al “modico” prezzo di 18-20 euro.
Altro aspetto negativo, che sarebbe stato facile prevedere, è quello che si è verificato un paio di settimane fa, quando c’è stato uno sciopero del personale viaggiante di Trenitalia: le città della Sardegna ed i suoi cittadini isolati e messi nell’impossibilità totale di muoversi per andare a scuola, a lavoro o negli ospedali. Ci fosse stata una pluralità di mezzi di trasporto tutto ciò sarebbe stato meno gravoso.
Sordo alle numerose proteste, l’assessore ai Trasporti ha continuato per mesi a ripetere ai sardi quanto sarebbe stata rivoluzionaria l’entrata in vigore dei nuovi treni spagnoli acquistati anni fa dalla giunta Soru e mai arrivati prima in Sardegna: peccato che solo Deiana e Pigliaru li vedano sfrecciare nei loro sogni al massimo della velocità, pendolando allegramente da un capo all’altro dell’Isola.
Chi ci viaggia sopra per lavoro o necessità, invece, ha fatto da subito i conti con la cruda realtà: lo stato della rete ferroviaria sarda non permette ai nuovi convogli di raggiungere la velocità massima e pertanto il tempo che si acquisterà sarà contenuto in pochi insignificanti minuti e l’ammodernamento delle reti non sarà mai effettuato, visto che le Ferrovie dello Stato non hanno nessun interesse a fare l’investimento e la Regione ha fin troppi problemi con il debito sanitario per poterci mettere sopra anche solo poche migliaia di euro.
Il risultato di tutto questo dilettantismo allo sbaraglio e di questa pessima politica dei risparmi senza criterio, è quello che a soffrire disagi e perdite di tempo sono sempre le fasce deboli della società: in primis i pendolari, costretti a muoversi giornalmente su convogli antiquati, sporchi e perennemente in ritardo.
La mancanza di un sistema di trasporti degno di questo nome, però, non ha conseguenze negative solo sulla quotidianità dei sardi, ma anche sul settore turistico, già penalizzato dalla bocciatura del sistema di continuità territoriale, dalla riduzione delle rotte attuata da Ryanair e dal monopolio navale messo in piedi dall’armatore Vincenzo Onorato, padrone della Grimaldi e della Tirrenia.
La Sardegna, in definitiva, si avvia ad essere una meravigliosa Alcatraz al centro del Mediterraneo.

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venerdì 18 dicembre 2015

“SARDEGNA E LA MOBILITA'... IMMOBILE!”.


Col decreto “salva banche” il governo italiano si mostra nuovamente amico di pochi e la maggioranza degli italiani non ha la fortuna di esser fra questi, soprattutto se sardi.
La Sardegna è un'isola bellissima, ma poco raggiungibile sia per i turisti che per gli stessi abitanti, i prezzi dei trasporti (nave ed aereo) sono proibitivi.
Per fronteggiare l'isolamento naturale e contenere le spese di trasporto, è stata pensata la famosa “continuità territoriale”. Ma le risorse economiche per finanziare questo piano si sono prosciugate progressivamente: solo quest'anno, infatti, la continuità territoriale è stata finanziata e bloccata più volte per mancanza di fondi - che si trovano, però, facilmente per le banche “amiche” - fino al punto di portare le compagnie, soprattutto quelle aeree, a tagliare le tratte da e per la Sardegna.
Di fronte a questa fuga dalla Sardegna dei vettori turistici, appare scandaloso anche il silenzio connivente di una parte della politica locale, come l'amministrazione comunale di Cagliari, che sostiene nei suoi proclami di voler trasformare il capoluogo in una capitale turistica del Mediterraneo, ma con i collegamenti dimezzati e i trasporti interni nel caos, l'obbiettivo ora appare molto difficile, se non impossibile.
Segnali positivi sembrano arrivare dalla conclusione della “Leopolda”, da dove il premier Renzi afferma, assieme al governatore Pigliaru, di aver risolto il problema dei trasporti in Sardegna, anche se nessun sardo si è accorto di nulla.
Altre promesse arrivano dall'armatore Onorato (Tirrenia), che annuncia tratte da 14€ tasse e diritti esclusi, che costituiscono la maggior parte del biglietto.
Ma guardando bene l'offerta si nota che non tutte le tratte sarde sono comprese: Cagliari - Civitavechia, infatti, è fuori dall'offerta, eppure è la tratta più importante che “collega” l'isola con il centro Italia via mare.
Per beneficiare dello sconto è allora necessario spostarsi ad Olbia o Arbatax, affrontando gli eterni cantieri delle strade statali 131 e 554, per chi si sposta con mezzo proprio, o i tagli delle tratte ARST ed i continui disagi della rete ferroviaria isolana.
Insomma, un vero calvario per chi vuole venire in vacanza in Sardegna e per i sardi che desiderano o hanno necessità di viaggiare.
In tutto questo via vai di tante parole e pochi fatti, la politica si allontana sempre di più dai cittadini e dai loro interessi, a vantaggio di lobby che, a loro volta, si tengono ben distanti dai cittadini e pensano solo ad i propri interessi.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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mercoledì 2 dicembre 2015

"IMMIGRATI IN SARDEGNA? NO, GRAZIE!".


Nel bel mezzo del freddo di Novembre e di eventi di rilievo sul piano internazionale, è ritornato in auge un tema che speravamo non fosse più proposto: il ripopolamento dell'entroterra sardo con l'arrivo di immigrati (profughi e non, pare che stavolta la distinzione non sia importante).
Anni fa, a lanciare quella che sembrava poco più di una boutade era stato un sindaco ogliastrino, bissato da personaggi, purtroppo, ben più noti e influenti. Per esempio, il professor Giuseppe Pulina (Università di Sassari), commissario dell'Ente Foreste: nel 2012 elaborò la bislacca idea di accogliere 15 mila(!) coppie di immigrati per “scongiurare un'implosione demografica”. 
A seguire, l'europarlamentare ed ex Presidente Renato Soru (evidentemente non contento di essere ricordato come colui che ha portato qua la spazzatura di Napoli), recentemente copiato da un altro politico( sempre del Pd), il Presidente del Consiglio Regionale Gianfranco Ganau. 
L'ultimo in ordine di tempo è il giornalista Beppe Severgnini, uno che si autodefiniva, tanto per intenderci, un “amico della Sardegna”.
Il suo articolo è comparso nientemeno che sul New York Times: il succo è che, secondo Severgnini, le terre incolte della Sardegna (ma anche di altre Regioni) dovrebbero essere affidate a generici “migranti”. 
Non sapendo però che quei suoli sono totalmente inadatti alla coltivazione (se sono stati abbandonati, un motivo ci sarà...).
Al dil là dell'assurdità di tutte queste proposte, colpisce che la Sinistra si mobiliti anche tramite personaggi pubblici molto noti, come Severgnini. 
Anche l'intervento di Renato Soru( forse il politico nostrano più conosciuto, sia in Sardegna che al di fuori dell'isola) è tutt'altro che casuale. 
E lo stesso Ganau è un pezzo da novanta del Pd sardo( nonché uno dei più “presenzialisti” sul piano mediatico).
La sensazione è che gli atlantisti italici abbiano accettato di buon grado le politiche dell'Eurozona, in base alle quali i Paesi più potenti hanno “scelto” i rifugiati più istruiti e meno problematici, lasciando i migranti indesiderati ai Paesi di seconda fascia, come l'Italia. Ecco spiegata la deriva immigrazionista del Pd.
I Sardi reagiscano.

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