martedì 27 ottobre 2015

“RIFORME ISTITUZIONALI, LA REGIONE SNOBBA IL NUORESE”.

Nell'incontro organizzato dal Comune di Nuoro per discutere la riforma degli Enti locali, il dibattito è stato acceso. Tra i partecipanti, l'assessore agli Enti locali Cristiano Erriu, il costituzionalista Omar Chessa (Università di Sassari) e ovviamente il Sindaco di Nuoro Andrea Soddu, oltre ad altri Sindaci e politici locali. Erriu, tanto per intenderci, è colui che ha partorito questa riforma, in conformità a quanto deciso da Del Rio a livello nazionale. Verranno ripristinate le vecchie province e ci sarà un'unica Città metropolitana (Cagliari), che per Erriu è l'unica ad avere i requisiti (soprattutto demografici) per diventare tale.
Ma, come sottolineato da Chessa, la contraddittoria creazione di un'unica Città metropolitana porterà a concentrare tutte le risorse nel solo capoluogo regionale, come d'altronde è stato fatto fino ad oggi. Per Chessa, l'ideale sarebbe stato istituirne almeno due-tre, seguendo il modello siciliano. Tra l'altro, con la riforma di Erriu non ci saranno i presupposti per il superamento dell'istituzione-Provincia, dato che il territorio delle suddette Città metropolitane coinciderà grossomodo proprio con quello delle vecchie Province.
In più, lo stipendio dei precari, dipendenti e lavoratori delle società in house verrà garantito solo fino al 31 dicembre: dopo questa data, non c'è niente di certo, poiché, come ha ricordato lo stesso Erriu, tutte le Province hanno sforato il patto di stabilità. Lo stesso Roberto Capelli, politico nuorese, pur non essendo ostile alla riforma, ha ammesso l'inutilità di realizzarla, vista la storica mancanza di decentramento amministrativo in Sardegna.
La Giunta Pigliaru, insomma, nonostante la propaganda e le belle parole, si ostina a perpetuare il trend negativo delle vecchie Amministrazioni regionali: accentramento di tutti i servizi a Cagliari (in barba al principio di sussidiarietà) e relegamento dell'entroterra in una posizione defilata, anche dal punto di vista politico.
L'immediato futuro è prevedibile: l'entroterra, base etno-storica e culturale della Sardegna, sarà condannato allo spopolamento ed all'isolamento.


A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
  
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lunedì 19 ottobre 2015

“PORTO TORRES (SS): DALLA PROTEZIONE DEL TERRITORIO NUOVE OCCASIONI OCCUPAZIONALI”.


La seconda alluvione che all’inizio di ottobre, a meno di due anni dalla precedente, ha messo in ginocchio la Gallura e soprattutto Olbia, ha riacceso l’attenzione sul dissesto idrogeologico di cui soffre il territorio sardo e sulla mancanza di piani adeguati di prevenzione.
Il problema non riguarda soltanto la parte nord orientale della Sardegna, ma anche quella nord occidentale: qui, una delle aree più a rischio è quella di Porto Torres, il cui territorio è attraversato dal Riu Mannu, un fiume che, pur non essendo tombato come i corsi d’acqua olbiesi, scorre in una zona delicata sia dal punto di vista naturalistico sia da quello archeologico. Il corso del fiume, infatti, scorre in una zona suggestiva, ma anche drammaticamente abbandonata a se stessa, poco distante dall’ingresso del porto commerciale e dalla vasta area archeologica di Turris Libisonis dominata dall’imponente Ponte Romano. 
L’area dovrebbe essere tutelata dal cosiddetto P.I.T. Fluviale, un progetto integrato di riqualificazione del territorio su cui ricade il Rio Mannu che, nonostante sia stato finanziato con più di 6 milioni di euro, è bloccato da una dozzina d’anni nelle maglie della burocrazia e del disinteresse degli amministratori comunali che si sono succeduti nel corso degli anni. Anche l’amministrazione "grillina", che si è installata in Municipio con le elezioni della primavera scorsa sembra, ignorare completamente il problema della tutela del territorio e della prevenzione. Eppure il progetto di riqualificazione del Rio Mannu potrebbe essere, oltre che uno strumento efficace per evitare i disastri provocati da eventi meteo sempre più violenti e imprevedibili, anche un volano per lo sviluppo di una città devastata dalla crisi economica e sociale provocata dalla dismissione industriale e dall’inquinamento causato dalla centrale idroelettrica di Fiume Santo.
Il piano integrato messo a punto dagli esperti prevede, infatti, una serie di interventi che, oltre a migliorare il deflusso del Rio Mannu soprattutto sotto le arcate del Ponte Romano, prevede la messa in sicurezza della foce e l’ampliamento del suo alveo, per consentirne la navigabilità nell’ultima parte del corso d’acqua. Oltre a questi lavori è prevista anche la realizzazione di opere idrauliche e di protezione delle strutture esistenti. Come è facile intuire, si tratta di interventi che oltre a mettere in sicurezza un territorio sempre più fragile, potrebbero rappresentare una fonte di sviluppo turistico per Porto Torres, in quanto i lavori potrebbero riportare alla luce ulteriori reperti archeologici e, inoltre, sarebbe messa in risalto una parte importante del territorio, che permetterebbe di far risaltare la bellezza di luoghi che fanno parte della storia più antica della città, importante colonia romana.
Per arrivare a questo risultato, però, è necessario che la politica locale e soprattutto i cittadini si attivino sia per far iniziare i lavori al più presto, sia per vigilare sulla buona realizzazione di un progetto che, visti i continui scandali che colpiscono gli appalti pubblici, potrebbe essere un’ennesima incompiuta, che oltre a mettere in pericolo il territorio darebbe il colpo di grazia all’economia di una città che non riesce a puntare concretamente su uno sviluppo turistico duraturo. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari. 

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mercoledì 14 ottobre 2015

"LA SCUOLA DI RENZI&CO NON E' POI COSI' BUONA".

Ha fatto molto discutere e proprio non piace una delle ultime riforme del governo Renzi in materia di scuola, attirando a sé l'ira di studenti e professori.
Nel decreto ci sono anche riferimenti alla teoria “gender”, quel pensiero secondo cui sono normali e naturali tutti gli orientamenti sessuali e tutti i “generi sessuali” (trans, gay, lesbiche e... pedofili?) e si pretende così di insegnare ai bambini fin dalle elementari che “omo-” è uguale a “etero-”.
Si legge, infatti, che nelle scuole di ogni ordine e grado verrà promossa l'educazione alla parità dei sessi (due per natura) e la prevenzione della violenza di genere (quanti?) e di tutte le discriminazioni.
I nostri cari amministratori si sono, forse, dimenticati di promuovere il valore ed il rispetto della Vita e di combattere con ogni mezzo le droghe e chi le droghe le porta nelle scuole.
Ma questo diligente governo non ha pensato che una famiglia spende, per un figlio alle superiori,  circa 1.500€ per 5 anni scolastici e la spesa maggiore è data dai testi di studio: ogni anno è necessario acquistare i libri e ogni anno è obbligatorio acquistarli nuovi, eppure la Grande Guerra in Italia è iniziata sempre nel 1915 ed è finita sempre nel 1918.
Leggendo ancora il testo della legge si evince quanto il governo sia pronto ad elargire fondi per progetti discutibili o inutili, come la distribuzione di libriccini ai bambini delle elementari per raccontare la storia di due pinguini omosessuali e del loro foglio (avuto come?),  ma è meno disposto a stanziare i fondi necessari per l'edilizia scolastica.
Sono passati solo due anni da quando un docente e due studenti sono finiti in ospedale per il crollo del soffitto in un'aula del liceo classico “Dettori” di Cagliari e la storia evidentemente non insegna nulla, dal momento che un'altra storica scuola cagliaritana, l'istituto tecnico “Martini”, è  stato chiuso per rischio di crolli: studenti e personale sono stati divisi fra le varie scuole cittadine.
Tutto questo a solo un mese dal suono della prima campanella.
Lo stato attraverso gli organi intermedi (regione e provincia) deve occuparsi urgentemente di quel 80% di scuole italiane, che hanno ormai più di mezzo secolo di vita, con interventi risolutivi per rendere gli istituti sicuri ed adeguati alle esigenze dei giovani studenti.
Solo in questo modo potremo dire di avere una scuola quantomeno sicura, prima che “buona”.
 
 A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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giovedì 1 ottobre 2015

“NUORO, LA CITTA' CHE VIENE ABBANDONATA”.

E' di questi giorni la notizia dell'ormai certa chiusura della Camera di Commercio di Nuoro.
Dopo i tagli della Regione sulla Sanità (che colpiranno soprattutto l'entroterra), arrivano le sforbiciate dello Stato contro le imprese.
Quello che colpisce maggiormente, però, è il vergognoso immobilismo dei consiglieri regionali.
Qualche politico, nonostante tutto, si è fatto sentire: Luigi Crisponi, che è egli stesso consigliere regionale, ha dichiarato che l'attuale esecutivo della Regione non ha mostrato alcun interesse per la Camera di Commercio nuorese e le imprese del Centro Sardegna.
Un altro politico che si è mosso è il senatore sardo Giuseppe Luigi Cucca, il quale ha presentato un emendamento, tentando di inserire alcune deroghe per quei territori, come il Nuorese, caratterizzati da isolamento territoriale e spopolamento.
Anche i rappresentanti di Confcommercio, Confindustria e gli stessi sindacati hanno contestato duramente la scelta del Governo, sottolineando anch'essi la specificità del territorio. In particolare, Confartigianato ha sollecitato l'intervento del Presidente Pigliaru.
Ma l'inerzia e l'atteggiamento filogovernativo mostrato sinora dalla Giunta sarda non lascia presagire nulla di buono.
Nuoro è ormai la città della dismissione: dagli esercizi commerciali ai pub, dalla Banca d'Italia alla segreteria studenti dell'Università (trasferita a Sassari, non proprio dietro l'angolo), tutto viene chiuso o dislocato altrove. I summenzionati tagli sulla Sanità metteranno a rischio altri posti di lavoro.
La riforma del Governo Renzi (che taglia solo dove e quando gli pare) prevederebbe una drastica riduzione delle Camere di Commercio, con l'abolizione di tutte quelle che non raggiungano le 80 mila imprese iscritte. In concreto, sul territorio nazionale ci sarebbe una diminuzione da 105 a 60 Camere di Commercio.
I nuoresi attendono, ma con nuoresissimo pessimismo.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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