martedì 27 gennaio 2015

"LE MACERIE DELL’ELDORADO SARDO"

Il fine settimana appena trascorso ha visto il ritorno, nella zona di Arborea, del dramma dello sgombero di alcune aziende agricole finite all’asta in seguito ai pignoramenti effettuati sia dalle banche creditrici dei proprietari che dalla famigerata e sempre più odiata Equitalia.
Il dramma economico e sociale, purtroppo, non è circoscritto alla sola Arborea, ma riguarda in generale tutta la Sardegna, compresa la Gallura, un ex Eldorado che fino a pochi anni fa, tra mare e turismo, offriva migliaia di posti di lavoro e sogni di gloria ad affaristi e imprenditori. Questo paradiso, a partire dal 2009 non esiste più e tutto ciò che rimane dei mille brulicanti cantieri che ne punteggiavano il paesaggio è una serie di rovinosi crac finanziari e imprenditoriali.
Il quadro di questa situazione si può osservare ogni volta che nelle aule del tribunale di Tempio vengono battute all’asta ville, modeste abitazioni e locali commerciali. E questa non è che la punta dell’iceberg, di quella montagna di sofferenza economica e umana che diventa sempre più alta ed evidente.
Meno evidenti, ma non per questo meno drammatici, sono gli ormai quotidiani pignoramenti mobiliari, quelli che stanno cancellando per debiti il tessuto socio-economico, artigianale e della media e piccola industria del nord Sardegna. Ad esempio, il crollo verticale delle commesse ha già da tempo messo ko un comparto come quello del sughero, che nella sola zona di Calangianus dava lavoro a migliaia di persone e vedeva, tra produzione diretta e indotto, oltre un centinaio di piccoli e grandi imprenditori. Ora, il numero si è ridotto a poche decine di unità e la maggior parte di loro continua a sopravvivere spesso solo con l’aiuto dei propri familiari, dopo aver eroso i risparmi accumulati in anni di duro lavoro a causa delle tasse e di banche sempre più implacabili nei confronti dei propri clienti.
A Olbia decine di commercianti, esercenti e ristoratori abbassano le serrande e consegnano le chiavi delle loro attività ai curatori fallimentari o agli incaricati del tribunale gallurese, dove sono iscritte migliaia di cause avviate dopo l‘atto iniziale dei creditori, il pignoramento.
Le richieste d’intervento giudiziario da parte degli istituti di credito, dell’Agenzia delle Entrate, di Equitalia e dei privati, prima esigue, si sono moltiplicate a dismisura negli ultimi anni. Colpa in primo luogo della crisi economica, che ha paralizzato la maggior parte dei cantieri aperti lungo tutta la fascia costiera, dove ormai sono in attività soltanto piccoli artigiani impegnati in lavori di manutenzione ordinaria, e ha affossato colossi del turismo come Valtour o del trasporto aereo come Meridiana, i cui dipendenti stanno incrementando in questo periodo il già consistente numero di cassintegrati del settore edilizio, sugheriero, artigianale e, da ultimo, sanitario, con la chiusura di cliniche private e dell’ex ospedale San Raffaele, venduto agli emiri del Qatar dopo il fallimento dell’ex big della sanità milanese don Verzé.
Crollato l’Eldorado, restano solo le macerie sulle quali si fiondano i soliti squali attratti dalla prospettiva di affari facili sulla pelle della povera gente. L’attività più redditizia oggi in Gallura, infatti, è quella delle esecuzioni immobiliari, nelle quali gli speculatori si fiondano, quasi sempre per conto terzi, arrivando a fatturare ogni anno decine e decine di milioni di euro. In vendita si trova di tutto, dall’albergo a cinque stelle di qualche ex miliardario allo stazzo del povero allevatore, che viene rilevato a pochissimo prezzo per essere trasformato, magari con qualche legge o permesso ad hoc, nel nuovo fiore all’occhiello del pescecane senza scrupoli di turno fiondatosi su quella che prima era la miniera d’oro del nord Sardegna.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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