lunedì 28 dicembre 2015

“TRASPORTI, LA VERGOGNA”.


Come se non bastassero le buche e i lavori in corso sulla S.S. 131, i pullman scassati e in ritardo e mille altri inconvenienti, sul fronte dei trasporti sardi emerge un ennesimo, ulteriore problema: la sicurezza. Di recente, sulla tratta ferroviaria Nuoro-Macomer, si è sfiorata la tragedia: solo la pronta frenata di un macchinista ha impedito l'impatto di un treno con un'auto, dopo che sia le sbarre del passaggio a livello, sia il segnale luminoso erano andati temporaneamente in tilt.
Il settore interessato è dunque quello delle ferrovie, che proprio nel Nuorese sono praticamente inesistenti.
Nell'autovettura viaggiava un consigliere comunale di Bolotana, e questo potrebbe garantire alla vicenda una certa eco, ma di certo non paragonabile a quella che si sarebbe avuta se lo sventurato protagonista fosse stato un membro della Giunta Regionale.
La sede dell'Arst, con la solita approssimazione, ha liquidato l'accaduto come un ”piccolo inconveniente tecnico”.
Se teniamo conto che esattamente tre mesi orsono è avvenuto un incidente quasi analogo, sembra che si tratti di “inconvenienti” piuttosto frequenti.
La verità è che la Regione ha deliberatamente abbandonato la Provincia di Nuoro.
E' sempre stato così, ma la situazione attuale sembra la peggiore di sempre: negli ultimi anni il Nuorese è stato privato di Banca d'Italia e Tesoreria Provinciale, e ben presto, come sappiamo, sarà la volta della Motorizzazione Civile, della Camera di Commercio e dell'Archivio di Stato.
Una politica vergognosa e giacobina, fatta di accentramento (a Cagliari) e tagli, di spending review e servilismo assoluto nei confronti delle prepotenze di Roma.
L'alternativa alla malapolitica c'è, ed è quella di mandare in soffitta i grandi partiti, in primis l'attuale Giunta Pigliaru, che offende la nostra terra e calpesta la nostra dignità.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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lunedì 21 dicembre 2015

“F.S. = FREGATURA PER I SARDI”.



F.S” ufficialmente è la sigla di Ferrovie dello Stato, ma da quando si è insediata la giunta guidata da Francesco Pigliaru ,si è trasformata ancora di più in “Fregatura per i Sardi”.
Da quando si è insediata, infatti, la nuova amministrazione ha impostato tutta la sua azione in materia di trasporti puntando tutto sul trasporto ferroviario.
La decisione, ufficialmente, è stata presentata come un grande risparmio per le casse regionali e una riduzione del traffico su gomma: per indorare la pillola ai tanti pendolari che ogni giorno devono recarsi nel capoluogo per lavoro, Massimo Deiana, professore universitario indegnamente prestato all’Assessorato ai Trasporti, ha promesso l’entrata in funzione di nuovi treni, i cosiddetti “Pendolini”, che avrebbero dovuto collegare le città principali della Sardegna (Sassari e Olbia soprattutto) in tempi ragionevoli.
Peccato che il tutto sia solo una gigantesca campagna propagandistica, che per i pendolari non ha portato nessun beneficio, anzi solo disagi.
La scelta di puntare tutto su un unico mezzo di trasporto, infatti, si è tradotta nella cancellazione di tutte le linee ARST che raggiungevano le stesse destinazioni dei treni (tra queste la navetta per l’aeroporto): il risultato è che se un turista vuole raggiungere Cagliari o un sardo deve recarsi ad Elmas in un orario nel quale non partono treni ha come unica alternativa quello di servirsi del taxi al “modico” prezzo di 18-20 euro.
Altro aspetto negativo, che sarebbe stato facile prevedere, è quello che si è verificato un paio di settimane fa, quando c’è stato uno sciopero del personale viaggiante di Trenitalia: le città della Sardegna ed i suoi cittadini isolati e messi nell’impossibilità totale di muoversi per andare a scuola, a lavoro o negli ospedali. Ci fosse stata una pluralità di mezzi di trasporto tutto ciò sarebbe stato meno gravoso.
Sordo alle numerose proteste, l’assessore ai Trasporti ha continuato per mesi a ripetere ai sardi quanto sarebbe stata rivoluzionaria l’entrata in vigore dei nuovi treni spagnoli acquistati anni fa dalla giunta Soru e mai arrivati prima in Sardegna: peccato che solo Deiana e Pigliaru li vedano sfrecciare nei loro sogni al massimo della velocità, pendolando allegramente da un capo all’altro dell’Isola.
Chi ci viaggia sopra per lavoro o necessità, invece, ha fatto da subito i conti con la cruda realtà: lo stato della rete ferroviaria sarda non permette ai nuovi convogli di raggiungere la velocità massima e pertanto il tempo che si acquisterà sarà contenuto in pochi insignificanti minuti e l’ammodernamento delle reti non sarà mai effettuato, visto che le Ferrovie dello Stato non hanno nessun interesse a fare l’investimento e la Regione ha fin troppi problemi con il debito sanitario per poterci mettere sopra anche solo poche migliaia di euro.
Il risultato di tutto questo dilettantismo allo sbaraglio e di questa pessima politica dei risparmi senza criterio, è quello che a soffrire disagi e perdite di tempo sono sempre le fasce deboli della società: in primis i pendolari, costretti a muoversi giornalmente su convogli antiquati, sporchi e perennemente in ritardo.
La mancanza di un sistema di trasporti degno di questo nome, però, non ha conseguenze negative solo sulla quotidianità dei sardi, ma anche sul settore turistico, già penalizzato dalla bocciatura del sistema di continuità territoriale, dalla riduzione delle rotte attuata da Ryanair e dal monopolio navale messo in piedi dall’armatore Vincenzo Onorato, padrone della Grimaldi e della Tirrenia.
La Sardegna, in definitiva, si avvia ad essere una meravigliosa Alcatraz al centro del Mediterraneo.

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venerdì 18 dicembre 2015

“SARDEGNA E LA MOBILITA'... IMMOBILE!”.


Col decreto “salva banche” il governo italiano si mostra nuovamente amico di pochi e la maggioranza degli italiani non ha la fortuna di esser fra questi, soprattutto se sardi.
La Sardegna è un'isola bellissima, ma poco raggiungibile sia per i turisti che per gli stessi abitanti, i prezzi dei trasporti (nave ed aereo) sono proibitivi.
Per fronteggiare l'isolamento naturale e contenere le spese di trasporto, è stata pensata la famosa “continuità territoriale”. Ma le risorse economiche per finanziare questo piano si sono prosciugate progressivamente: solo quest'anno, infatti, la continuità territoriale è stata finanziata e bloccata più volte per mancanza di fondi - che si trovano, però, facilmente per le banche “amiche” - fino al punto di portare le compagnie, soprattutto quelle aeree, a tagliare le tratte da e per la Sardegna.
Di fronte a questa fuga dalla Sardegna dei vettori turistici, appare scandaloso anche il silenzio connivente di una parte della politica locale, come l'amministrazione comunale di Cagliari, che sostiene nei suoi proclami di voler trasformare il capoluogo in una capitale turistica del Mediterraneo, ma con i collegamenti dimezzati e i trasporti interni nel caos, l'obbiettivo ora appare molto difficile, se non impossibile.
Segnali positivi sembrano arrivare dalla conclusione della “Leopolda”, da dove il premier Renzi afferma, assieme al governatore Pigliaru, di aver risolto il problema dei trasporti in Sardegna, anche se nessun sardo si è accorto di nulla.
Altre promesse arrivano dall'armatore Onorato (Tirrenia), che annuncia tratte da 14€ tasse e diritti esclusi, che costituiscono la maggior parte del biglietto.
Ma guardando bene l'offerta si nota che non tutte le tratte sarde sono comprese: Cagliari - Civitavechia, infatti, è fuori dall'offerta, eppure è la tratta più importante che “collega” l'isola con il centro Italia via mare.
Per beneficiare dello sconto è allora necessario spostarsi ad Olbia o Arbatax, affrontando gli eterni cantieri delle strade statali 131 e 554, per chi si sposta con mezzo proprio, o i tagli delle tratte ARST ed i continui disagi della rete ferroviaria isolana.
Insomma, un vero calvario per chi vuole venire in vacanza in Sardegna e per i sardi che desiderano o hanno necessità di viaggiare.
In tutto questo via vai di tante parole e pochi fatti, la politica si allontana sempre di più dai cittadini e dai loro interessi, a vantaggio di lobby che, a loro volta, si tengono ben distanti dai cittadini e pensano solo ad i propri interessi.

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mercoledì 2 dicembre 2015

"IMMIGRATI IN SARDEGNA? NO, GRAZIE!".


Nel bel mezzo del freddo di Novembre e di eventi di rilievo sul piano internazionale, è ritornato in auge un tema che speravamo non fosse più proposto: il ripopolamento dell'entroterra sardo con l'arrivo di immigrati (profughi e non, pare che stavolta la distinzione non sia importante).
Anni fa, a lanciare quella che sembrava poco più di una boutade era stato un sindaco ogliastrino, bissato da personaggi, purtroppo, ben più noti e influenti. Per esempio, il professor Giuseppe Pulina (Università di Sassari), commissario dell'Ente Foreste: nel 2012 elaborò la bislacca idea di accogliere 15 mila(!) coppie di immigrati per “scongiurare un'implosione demografica”. 
A seguire, l'europarlamentare ed ex Presidente Renato Soru (evidentemente non contento di essere ricordato come colui che ha portato qua la spazzatura di Napoli), recentemente copiato da un altro politico( sempre del Pd), il Presidente del Consiglio Regionale Gianfranco Ganau. 
L'ultimo in ordine di tempo è il giornalista Beppe Severgnini, uno che si autodefiniva, tanto per intenderci, un “amico della Sardegna”.
Il suo articolo è comparso nientemeno che sul New York Times: il succo è che, secondo Severgnini, le terre incolte della Sardegna (ma anche di altre Regioni) dovrebbero essere affidate a generici “migranti”. 
Non sapendo però che quei suoli sono totalmente inadatti alla coltivazione (se sono stati abbandonati, un motivo ci sarà...).
Al dil là dell'assurdità di tutte queste proposte, colpisce che la Sinistra si mobiliti anche tramite personaggi pubblici molto noti, come Severgnini. 
Anche l'intervento di Renato Soru( forse il politico nostrano più conosciuto, sia in Sardegna che al di fuori dell'isola) è tutt'altro che casuale. 
E lo stesso Ganau è un pezzo da novanta del Pd sardo( nonché uno dei più “presenzialisti” sul piano mediatico).
La sensazione è che gli atlantisti italici abbiano accettato di buon grado le politiche dell'Eurozona, in base alle quali i Paesi più potenti hanno “scelto” i rifugiati più istruiti e meno problematici, lasciando i migranti indesiderati ai Paesi di seconda fascia, come l'Italia. Ecco spiegata la deriva immigrazionista del Pd.
I Sardi reagiscano.

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martedì 24 novembre 2015

“POCA PIOGGIA, MA DILUVIO DI TASSE”.


La pioggia che, dopo settimane di tempo mite, è caduta  in diverse zone del nord Sardegna non sembra destinata a metter fine alla ormai grave crisi idrica con la quale si trovano a dover far fronte i cittadini di grossi centri abitati come Sassari e Olbia.
Il problema, ormai cronico, è provocato da vari fattori: il primo è dovuto alla diffusione di fenomeni temporaleschi brevi, intensi e concentrati in piccole zone che impedisce al terreno di drenare l’acqua portandola alle falde che alimentano pozzi e acquedotti. 
Un altro problema è dato dalla condizione delle condotte, spesso costituite da vecchi tubi che perdono la maggior parte dell’acqua che trasportano. 
A queste criticità vanno aggiunte anche le carenze degli acquedotti e dei depuratori, che ormai non riescono più a far fronte alle maggiori necessità degli abitanti delle città.
Questa situazione di degrado sta ricadendo con frequenza e gravità sempre maggiore sulle famiglie, che devono fare i conti con sospensioni delle forniture idriche e difficoltà di ogni genere, legate al consumo di acqua non potabile o contaminata da sostanze inquinanti.
Abbanoa SpA, l’ente unico di gestione del servizio idrico sardo, invece di venire incontro ai propri utenti, cercando di risolvere celermente i disguidi, da tempo ha deciso di far cassa chiedendo il pagamento di bollette sempre più salate e arrivando persino a sospendere la fornitura idrica ai clienti considerati più morosi solo perché spesso si sono trovati ad essere destinatari di bollette “pazze” dovute a disguidi e anni di mancate fatturazioni.
Abbanoa da troppo tempo è diventato un inutile carrozzone che, invece di gestire un servizio fondamentale come quello idrico a favore della cittadinanza, si ricorda dei propri utenti solo per vessarli con una pioggia di tasse e balzelli, che non vengono utilizzati per il miglioramento di un servizio fondamentale per la vita quotidiana, ma si trasformano in stipendi dorati per i suoi dirigenti. Sempre più Comuni hanno scelto di non aderire o di revocare la loro appartenenza ad Abbanoa e di tornare a gestire in proprio il servizio idrico: è ora che la stessa scelta sia fatta anche da città come Sassari, Alghero, Tempio Pausania e Olbia, tutte zone ricche di sorgenti e fonti d’acqua rinomata che devono ritornare nella piena disponibilità delle popolazioni locali.

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mercoledì 18 novembre 2015

“LA SARDEGNA E' SEMPRE IN GUERRA, ANCHE QUANDO LA GUERRA NON C'E'”.

La Sardegna è una terra antica ed intrisa di mistero, piena di bellezze naturali e storiche; ma osservandola con attenzione, troviamo nel suo territorio anche il 61% delle servitù militari italiane ed i tre poligoni più grandi d'Europa.
Inizia tutto 70 anni fa, quando, a conclusione della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti (sempre alla ricerca di un nuovo “nemico”) si schierano contro la Russia comunista.
I territori italiani, sopratutto della Sardegna, sono considerati strategici nello scacchiere internazionale, in quanto al centro del Mediterraneo: ora anche la guerra fredda è finita, ma non il ruolo “strategico” della Sardegna, che rimane la regione più militarizzata d'Europa.
Se da un lato le basi NATO creano lavoro attraverso cooperative locali che prestano servizi al loro interno (dal giardinaggio alle pulizie, passando per servizi amministrativi) ed indotto con le migliaia di militari che spendono nelle attività economiche locali, non bisogna dimenticare che la concentrazione militare nella nostra isola rimane elevata e pericolosa.
Si pensi ai poligoni di Quirra (OG) e Teulada (CA), investiti recentemente da uno scandalo che li vede coinvolti per un tasso elevato di inquinamento, soprattutto in zone marittime protette, o allo studio che denuncia il preoccupante crescere esponenziale di tumori ed aborti spontanei, proprio nei paesi che circondano i poligoni, oppure alla recentissima operazione militare “Trident”, che ha visto la Sardegna protagonista di un fino teatro di guerra, in cui sono state coinvolte le forze armate di mezza Europa.
Nel sito della Regione Sardegna si legge che oltre 35 mila ettari di territorio sardo sono adibiti a servitù militare e quindi interdetti all'uso dei cittadini: si tratta di splendide aree, in alcuni casi addirittura protette dal Ministero dell'ambiente e nello stesso tempo inquinate dai Ministeri dell'interno e della difesa (hanno fatto scalpore sui media le foto delle bombe e dei proiettili sparsi per le spiagge, contenenti piombo ed uranio altamente cancerogeni).
Dopo l'ultimo ennesimo attacco da parte dell'ISIS a Parigi, è indubbia l'importanza delle forze armate a difesa del territorio e dell'Italia, ma sorge spontanea una domanda: è veramente necessaria una concentrazione così elevata di basi NATO nella nostra terra?

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martedì 27 ottobre 2015

“RIFORME ISTITUZIONALI, LA REGIONE SNOBBA IL NUORESE”.

Nell'incontro organizzato dal Comune di Nuoro per discutere la riforma degli Enti locali, il dibattito è stato acceso. Tra i partecipanti, l'assessore agli Enti locali Cristiano Erriu, il costituzionalista Omar Chessa (Università di Sassari) e ovviamente il Sindaco di Nuoro Andrea Soddu, oltre ad altri Sindaci e politici locali. Erriu, tanto per intenderci, è colui che ha partorito questa riforma, in conformità a quanto deciso da Del Rio a livello nazionale. Verranno ripristinate le vecchie province e ci sarà un'unica Città metropolitana (Cagliari), che per Erriu è l'unica ad avere i requisiti (soprattutto demografici) per diventare tale.
Ma, come sottolineato da Chessa, la contraddittoria creazione di un'unica Città metropolitana porterà a concentrare tutte le risorse nel solo capoluogo regionale, come d'altronde è stato fatto fino ad oggi. Per Chessa, l'ideale sarebbe stato istituirne almeno due-tre, seguendo il modello siciliano. Tra l'altro, con la riforma di Erriu non ci saranno i presupposti per il superamento dell'istituzione-Provincia, dato che il territorio delle suddette Città metropolitane coinciderà grossomodo proprio con quello delle vecchie Province.
In più, lo stipendio dei precari, dipendenti e lavoratori delle società in house verrà garantito solo fino al 31 dicembre: dopo questa data, non c'è niente di certo, poiché, come ha ricordato lo stesso Erriu, tutte le Province hanno sforato il patto di stabilità. Lo stesso Roberto Capelli, politico nuorese, pur non essendo ostile alla riforma, ha ammesso l'inutilità di realizzarla, vista la storica mancanza di decentramento amministrativo in Sardegna.
La Giunta Pigliaru, insomma, nonostante la propaganda e le belle parole, si ostina a perpetuare il trend negativo delle vecchie Amministrazioni regionali: accentramento di tutti i servizi a Cagliari (in barba al principio di sussidiarietà) e relegamento dell'entroterra in una posizione defilata, anche dal punto di vista politico.
L'immediato futuro è prevedibile: l'entroterra, base etno-storica e culturale della Sardegna, sarà condannato allo spopolamento ed all'isolamento.


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lunedì 19 ottobre 2015

“PORTO TORRES (SS): DALLA PROTEZIONE DEL TERRITORIO NUOVE OCCASIONI OCCUPAZIONALI”.


La seconda alluvione che all’inizio di ottobre, a meno di due anni dalla precedente, ha messo in ginocchio la Gallura e soprattutto Olbia, ha riacceso l’attenzione sul dissesto idrogeologico di cui soffre il territorio sardo e sulla mancanza di piani adeguati di prevenzione.
Il problema non riguarda soltanto la parte nord orientale della Sardegna, ma anche quella nord occidentale: qui, una delle aree più a rischio è quella di Porto Torres, il cui territorio è attraversato dal Riu Mannu, un fiume che, pur non essendo tombato come i corsi d’acqua olbiesi, scorre in una zona delicata sia dal punto di vista naturalistico sia da quello archeologico. Il corso del fiume, infatti, scorre in una zona suggestiva, ma anche drammaticamente abbandonata a se stessa, poco distante dall’ingresso del porto commerciale e dalla vasta area archeologica di Turris Libisonis dominata dall’imponente Ponte Romano. 
L’area dovrebbe essere tutelata dal cosiddetto P.I.T. Fluviale, un progetto integrato di riqualificazione del territorio su cui ricade il Rio Mannu che, nonostante sia stato finanziato con più di 6 milioni di euro, è bloccato da una dozzina d’anni nelle maglie della burocrazia e del disinteresse degli amministratori comunali che si sono succeduti nel corso degli anni. Anche l’amministrazione "grillina", che si è installata in Municipio con le elezioni della primavera scorsa sembra, ignorare completamente il problema della tutela del territorio e della prevenzione. Eppure il progetto di riqualificazione del Rio Mannu potrebbe essere, oltre che uno strumento efficace per evitare i disastri provocati da eventi meteo sempre più violenti e imprevedibili, anche un volano per lo sviluppo di una città devastata dalla crisi economica e sociale provocata dalla dismissione industriale e dall’inquinamento causato dalla centrale idroelettrica di Fiume Santo.
Il piano integrato messo a punto dagli esperti prevede, infatti, una serie di interventi che, oltre a migliorare il deflusso del Rio Mannu soprattutto sotto le arcate del Ponte Romano, prevede la messa in sicurezza della foce e l’ampliamento del suo alveo, per consentirne la navigabilità nell’ultima parte del corso d’acqua. Oltre a questi lavori è prevista anche la realizzazione di opere idrauliche e di protezione delle strutture esistenti. Come è facile intuire, si tratta di interventi che oltre a mettere in sicurezza un territorio sempre più fragile, potrebbero rappresentare una fonte di sviluppo turistico per Porto Torres, in quanto i lavori potrebbero riportare alla luce ulteriori reperti archeologici e, inoltre, sarebbe messa in risalto una parte importante del territorio, che permetterebbe di far risaltare la bellezza di luoghi che fanno parte della storia più antica della città, importante colonia romana.
Per arrivare a questo risultato, però, è necessario che la politica locale e soprattutto i cittadini si attivino sia per far iniziare i lavori al più presto, sia per vigilare sulla buona realizzazione di un progetto che, visti i continui scandali che colpiscono gli appalti pubblici, potrebbe essere un’ennesima incompiuta, che oltre a mettere in pericolo il territorio darebbe il colpo di grazia all’economia di una città che non riesce a puntare concretamente su uno sviluppo turistico duraturo. 

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mercoledì 14 ottobre 2015

"LA SCUOLA DI RENZI&CO NON E' POI COSI' BUONA".

Ha fatto molto discutere e proprio non piace una delle ultime riforme del governo Renzi in materia di scuola, attirando a sé l'ira di studenti e professori.
Nel decreto ci sono anche riferimenti alla teoria “gender”, quel pensiero secondo cui sono normali e naturali tutti gli orientamenti sessuali e tutti i “generi sessuali” (trans, gay, lesbiche e... pedofili?) e si pretende così di insegnare ai bambini fin dalle elementari che “omo-” è uguale a “etero-”.
Si legge, infatti, che nelle scuole di ogni ordine e grado verrà promossa l'educazione alla parità dei sessi (due per natura) e la prevenzione della violenza di genere (quanti?) e di tutte le discriminazioni.
I nostri cari amministratori si sono, forse, dimenticati di promuovere il valore ed il rispetto della Vita e di combattere con ogni mezzo le droghe e chi le droghe le porta nelle scuole.
Ma questo diligente governo non ha pensato che una famiglia spende, per un figlio alle superiori,  circa 1.500€ per 5 anni scolastici e la spesa maggiore è data dai testi di studio: ogni anno è necessario acquistare i libri e ogni anno è obbligatorio acquistarli nuovi, eppure la Grande Guerra in Italia è iniziata sempre nel 1915 ed è finita sempre nel 1918.
Leggendo ancora il testo della legge si evince quanto il governo sia pronto ad elargire fondi per progetti discutibili o inutili, come la distribuzione di libriccini ai bambini delle elementari per raccontare la storia di due pinguini omosessuali e del loro foglio (avuto come?),  ma è meno disposto a stanziare i fondi necessari per l'edilizia scolastica.
Sono passati solo due anni da quando un docente e due studenti sono finiti in ospedale per il crollo del soffitto in un'aula del liceo classico “Dettori” di Cagliari e la storia evidentemente non insegna nulla, dal momento che un'altra storica scuola cagliaritana, l'istituto tecnico “Martini”, è  stato chiuso per rischio di crolli: studenti e personale sono stati divisi fra le varie scuole cittadine.
Tutto questo a solo un mese dal suono della prima campanella.
Lo stato attraverso gli organi intermedi (regione e provincia) deve occuparsi urgentemente di quel 80% di scuole italiane, che hanno ormai più di mezzo secolo di vita, con interventi risolutivi per rendere gli istituti sicuri ed adeguati alle esigenze dei giovani studenti.
Solo in questo modo potremo dire di avere una scuola quantomeno sicura, prima che “buona”.
 
 A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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giovedì 1 ottobre 2015

“NUORO, LA CITTA' CHE VIENE ABBANDONATA”.

E' di questi giorni la notizia dell'ormai certa chiusura della Camera di Commercio di Nuoro.
Dopo i tagli della Regione sulla Sanità (che colpiranno soprattutto l'entroterra), arrivano le sforbiciate dello Stato contro le imprese.
Quello che colpisce maggiormente, però, è il vergognoso immobilismo dei consiglieri regionali.
Qualche politico, nonostante tutto, si è fatto sentire: Luigi Crisponi, che è egli stesso consigliere regionale, ha dichiarato che l'attuale esecutivo della Regione non ha mostrato alcun interesse per la Camera di Commercio nuorese e le imprese del Centro Sardegna.
Un altro politico che si è mosso è il senatore sardo Giuseppe Luigi Cucca, il quale ha presentato un emendamento, tentando di inserire alcune deroghe per quei territori, come il Nuorese, caratterizzati da isolamento territoriale e spopolamento.
Anche i rappresentanti di Confcommercio, Confindustria e gli stessi sindacati hanno contestato duramente la scelta del Governo, sottolineando anch'essi la specificità del territorio. In particolare, Confartigianato ha sollecitato l'intervento del Presidente Pigliaru.
Ma l'inerzia e l'atteggiamento filogovernativo mostrato sinora dalla Giunta sarda non lascia presagire nulla di buono.
Nuoro è ormai la città della dismissione: dagli esercizi commerciali ai pub, dalla Banca d'Italia alla segreteria studenti dell'Università (trasferita a Sassari, non proprio dietro l'angolo), tutto viene chiuso o dislocato altrove. I summenzionati tagli sulla Sanità metteranno a rischio altri posti di lavoro.
La riforma del Governo Renzi (che taglia solo dove e quando gli pare) prevederebbe una drastica riduzione delle Camere di Commercio, con l'abolizione di tutte quelle che non raggiungano le 80 mila imprese iscritte. In concreto, sul territorio nazionale ci sarebbe una diminuzione da 105 a 60 Camere di Commercio.
I nuoresi attendono, ma con nuoresissimo pessimismo.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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martedì 22 settembre 2015

“BUSINESS ACCOGLIENZA: UN AFFARE SEMPRE PIU’ SQUALLIDO”.


Da quando nel 2011 ci sono state le cosiddette “primavere arabe”, nate come grandi speranze di democrazia per popoli sottoposti da decenni a dittature che, fino a quel momento, avevano fatto anche comodo alle potenze occidentali, l’Italia e ora anche l’Europa, sono state investite da un fenomeno migratorio sempre maggiore che ha dato origine ad un business sempre più immorale e criminale.
Dopo aver saturato i centri d’accoglienza appositamente costruiti, aver messo a repentaglio il turismo e la sicurezza dei cittadini con l’occupazione di hotel, agriturismi e case vacanza (come avvenuto ad Alghero, Castelsardo e Palmadula), ora a Sassari si scende ancora più in basso con l’idea di voler “ospitare” nuovi disgraziati in ex negozi sfitti.
Su “La Nuova Sardegna” del 18 settembre 20125, infatti, è stata pubblicata la notizia che una pseudo cooperativa, in vista del nuovo sciagurato bando della Prefettura, ha proposto di sistemare nuovi clandestini (o come si dice adesso “richiedenti asilo”) in un ex negozio di mobili di circa 350 mq situato nel cosiddetto Villaggio Grigio, uno dei tre villaggi vacanze situati nel comune di Sorso che un tempo erano uno dei fiori all’occhiello del litorale.
L’ex negozio è situato in un centro commerciale che ormai da anni versa in uno stato di decadimento penoso ed è mantenuto in vita solo dalla caparbietà di alcuni negozianti che, nonostante i pochi clienti rappresentati dai condomini dei tre complessi, non vogliono chiudere definitivamente le loro attività economiche.
Se la sciagurata iniziativa non sarà fermata in tempo, l’arrivo di nuovi profughi trasformerà la zona, già in posizione periferica, in un autentico ghetto e sarà il colpo di grazia per un’altra zona a vocazione turistica.
Non è la prima volta, infatti, che si condannano zone turistiche anche di un certo pregio a convivere con migranti imposti dalla Prefettura senza alcun coinvolgimento dei sindaci, dei comitati di quartiere e dei semplici cittadini, che si trovano a subire loro malgrado le iniziative scellerate messe in piedi da improvvisate cooperative di accoglienza o albergatori senza scrupoli che fanno dell’ospitalità verso gli stranieri un business che non ha niente di umano.
Adesso ci si butta anche sui locali commerciali sfitti, dando il colpo di grazia al tessuto economico locale, già falcidiato da anni di crisi economica, mancate riqualificazioni dei quartieri o lavori pubblici infiniti che si sono trasformati in autentiche trappole per residenti e commercianti.
Il presidente del Consiglio ha detto che l’Italia si divide in uomini che salvano vite umane e “bestie” che secondo lui non vogliono gli immigrati: le cooperative che fanno business sulle vite umane salvate, in che categoria vanno messe?

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domenica 13 settembre 2015

“UN MOSTRO NON SI RIABILITA”.


Luigi Chiatti, classe 1968, è meglio conosciuto come il “mostro di Foligno”, per aver seviziato ed ucciso due bambini negli anni '90.
Ora il suo nome ed il suo macabro passato tornano ad agitare gli animi in un'altra parte dell'Italia, esattamente a Capoterra (CA), dove Chiatti è stato trasferito in una struttura pensata e realizzata per ospitare pazienti con problemi psichici.
Dopo trent'anni di pena, il tribunale di sorveglianza ha valutato il “mostro”e lo ha dichiarato ancora socialmente pericoloso. Lo stesso Chiatti ha da sempre dichiarato, sin dal processo di primo grado, di essere ancora in grado di uccidere e se fosse lasciato libero avrebbe continuato a fare ciò che faceva da ragazzo, cioè rapire bambini e ragazzi, abusarne sessualmente per poi ucciderli.
Anche il medico che lo ha in cura e quello mandato come perito dal tribunale, sono concordi nel giudicare Chiatti socialmente pericoloso. Alla luce di tutto questo, il giudice ne ha disposto lo spostamento in una REMS.
Le REMS sono strutture residenziali sanitarie gestite dalle ASL e dal Ministero della Giustizia per la detenzione e riabilitazione dei criminali ed essendo gestite dalle ASL “locali” anche i pazienti dovrebbero essere “locali”: questo però non è avvenuto con Chiatti a Capoterra, scatenando le reazioni di protesta trasversali delle istituzioni e della classe politica della Sardegna.
Nella struttura della provincia di Cagliari possono essere ospitate 16 persone, ma il Ministero ha valutato di inviare Luigi Chiatti (senza darne previa comunicazione all'amministrazione comunale capoterrese), mentre ci sono ancora 13 sardi ricoverati negli ex OPG sparsi in Italia.
Cittadini e genitori di Capoterra sono giustamente in allarme ed in rivolta, nonostante le rassicurazione della ASL sulla sicurezza (la struttura è dotata di vetri blindati ed anti-sfondamento, recinzioni anti-scavalcamento e un servizio di vigilanza 24 ore al giorno) e del sindaco sulla permanenza (Chiatti lascerà presto Capoterra - forse a Novembre - non appena sarà pronta la REMS nella sua regione).
Intanto le scuole riaprono, compresa quella nei pressi della REMS che ospita il “mostro di Foligno” e conoscendo i tempi biblici della pubblica amministrazione italiana, ci chiediamo: quando sarà finalmente pronta la struttura destinata ad ospitare Chiatti? Quando sarà allontanato il “mostro” dalla nostra regione?

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lunedì 31 agosto 2015

“RIFORMA SANITARIA, I TANTI DUBBI”.


Riforma sanitaria, divampano le polemiche: l'annunciato riordino del sistema ospedaliero, definito una “priorità” dall'Assessore alla Sanità Luigi Arru, ha fatto sì che molti sindaci barbaricini siano ormai sul piede di guerra.
Per l'Assessore, non si tratterà di una riforma ma di una “riorganizzazione”, che non taglierà, a detta sua, alcun posto di lavoro, né porterà alla chiusura di alcun ospedale.
Arru ha parlato di strutture più efficienti, di riequilibrio dei posti letto, di équipes pronte a spostarsi da un centro all'altro.
La riforma prevede, tra le altre novità, la creazione di due ospedali di secondo livello ad alta specializzazione (Cagliari e Sassari) e di sei di primo livello (Nuoro, Olbia, Oristano, San Gavino Monreale, Lanusei e Carbonia-Iglesias), mentre tutti gli altri ospedali, che sono più di venti, regrediranno a presidi di assistenza di base.
Il progetto, oggettivamente, non è realizzabile in tempi brevi.
La Regione dovrà anche fare i conti con il malcontento del territorio. I malumori arrivano specialmente da Sorgono: se la riforma venisse attuata, l'ospedale San Camillo verrebbe privato della direzione sanitaria, nonché di molti reparti importanti, come Chirurgia.
Gli amministratori locali puntano giustamente il dito contro una Giunta Regionale che si appresta a costringere molti cittadini a lunghissimi viaggi, senza tener conto della difficoltà degli spostamenti nelle zone interne. Come dire, la spending review prevale sui diritti (anche costituzionalmente garantiti, vedi l'art. 32 Cost. sul diritto alla salute).
Anche il futuro di chi lavora negli ospedali, nonostante le parole di Arru, appare incerto.
Insomma, ancora una volta la Giunta Pigliaru si affida all'imposizione dall'alto.
Per quanto ancora il popolo sardo sopporterà tutto ciò?

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martedì 25 agosto 2015

"L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL’INSULARITÀ".


Dalla padella nella brace. È questa la situazione nella quale si è venuta a trovare la Sardegna dopo la vendita della Tirrenia all’armatore Vincenzo Onorato, patron della Moby Lines, la maggiore compagnia privata nel campo del trasporto passeggeri tra la Sardegna e la Penisola.
Il governo nazionale, tirato in ballo da alcuni deputati sardi, si è tirato indietro sostenendo che eventuali abusi e situazioni di monopolio non erano affari suoi ma di competenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust): questo scarica barile istituzionale, oltre a dimostrare come il “governo amico” della giunta Pigliaru se ne freghi della Sardegna, lascia la Sardegna ostaggio, per l’ennesima volta, di un unico signore del mare che potrà fare il bello e il cattivo tempo sia in materia di tariffe, sempre più esorbitanti, che, soprattutto, in tema di rotte.
Bisogna dire che questa "novità", per quanto pessima, era già nell'aria fin da quando l'Unione Europea, e la montagna di debiti accumulati, avevano imposto la privatizzazione alcuni anni fa della compagnia navale di Stato, da sempre padrona dei mari e dei destini di migliaia di passeggeri. La giunta Cappellacci e un gruppo di imprenditori galluresi avevano tentato di rompere il monopolio di fatto esistente, ma anche in questo caso i divieti europei e l'inesperienza avevano creato un tale caos da far naufragare qualsiasi ulteriore tentativo di alleggerire il peso del'insularità, che grava sempre di più sulle spalle e le tasche dei sardi e di tutti coloro che vogliono raggiungere l'Isola dalle coste italiane.
Con l'attuale Giunta la situazione, soprattutto per i residenti in Sardegna e i loro parenti, si è ulteriormente aggravata, andando a sommarsi col fallimento della continuità territoriale aerea.
Adesso che sta iniziando il contro esodo dei vacanzieri, che hanno affollato le località turistiche sarde, il problema dei trasporti marittimi sarà quasi sicuramente accantonato fino alla prossima stagione o al prossimo sciopero o al prossimo aumento delle tariffe, ma rimandare all'infinito la ricerca di una soluzione non ridurrà le distanze nè farà scomparire il problema: dimostrerà soltanto che l'attuale giunta regionale non avrà né la forza politica né le capacità imprenditoriali giuste per risolvere una volta per tutte il problema, che da sempre i sardi sentono di più, quello di raggiungere senza troppi disagi l'altra sponda del Tirreno.
Eppure basterebbe guardarsi attorno e studiare seriamente gli altri Paesi europei, che ormai da anni hanno trovato il modo di garantire un efficace sistema di trasporti con le loro isole minori o distanti (pensiamo al sistema di trasporti francese con la Corsica o a quello spagnolo con le Baleari). 
Forse la Giunta Pigliaru, a differenza dei comuni cittadini, non ha nessuna necessità di andare da qualche parte, solo l'estremo bisogno di stare tenacemente attaccata alla proprio poltrona (almeno finché le divisioni interne al Partito Democratico non li costringeranno a sloggiare).

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venerdì 21 agosto 2015

“CASO PROFUGHI A SENORBI' (CA): IMMIGRATI INGRATI?”.


21 Agosto 2015. A poche settimane dalle proteste di Palmadula (SS), ora un altro caso a Senorbì (CA) di immigrati, condotti in Sardegna dopo gli sbarchi nel Mediterraneo, che protestano contro i gestori delle strutture che li ospitano.
Cibo insufficiente o scadente, mancanza di servizi, limiti e difficoltà negli spostamenti ed ora pure ricatti sessuali: queste sono le accuse che gli stessi immigrati muovono contro chi dovrebbe garantirgli “l'accoglienza diffusa” nel territorio, pagata coi soldi dell'Unione Europea e messa in pratica dal Governo in collaborazione con prefetture, Caritas, associazioni e cooperative varie.
“Indipendentemente dalle singole vicende, su cui faranno luce le inchieste, è evidente l'inadeguatezza del sistema progettato per arginare l'ondata migratoria senza precedenti che l'intera Europa sta subendo: l'asse Renzi-Soru-Pigliaru non regge e le passerelle dei politici, condite di slogan buonisti, non bastano più per tranquillizzare i cittadini e soprattutto per gestire l'immigrazione” - dichiara Gino Melis, coordinatore regionale di Forza Nuova per la Sardegna.
Per Forza Nuova occorre rapidamente invertire la rotta sia a Roma che a Bruxelles per far fronte all'emergenza immigrazione, perché arrivano sempre più spesso i campanelli d'allarme dal territorio e dalle comunità locali, come in Sardegna. 

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domenica 16 agosto 2015

“QUARTU SANT'ELENA - DELUNAS: UNA STORIA “LUNGA” SEI MESI”.


Tutto ebbe inizio nel febbraio di quest'anno, quando i cittadini quartesi, o meglio i tesserati PD di Quartu, previo pagamento di 2€, attraverso le “elezioni primarie” scelsero Stefano Delunas come candidato sindaco per la coalizione del centro-sinistra.
Dopo svariati mesi di pressante campagna elettorale, alla chiusura dei seggi il 31 maggio, la sua vittoria non sembra poi così certa, tanto da arrivare al ballottaggio il 14 giugno con Contini, candidato del centro-destra.
Per una manciata di voti, Delunas riesce a spuntarla ed ebbe così inizio la sua esperienza come sindaco della terza città della Sardegna.
Come ogni sindaco appena eletto, finiti i festeggiamenti della vittoria, Delunas inizia a circondarsi dei suoi fedelissimi ed a dare le prime cariche da assessori, in vista della formazione del nuovo consiglio comunale.
Iniziano così i primi mal di pancia della direzione provinciale del Partito Democratico e di quella regionale che, come il nome “democratico” indica, voleva imporre al sindaco neo-eletto i nomi decisi dai capi.
Delunas però prosegue nel suo progetto fino a quando, a causa di una visita medica, risulta assente al terzo consiglio comunale.
E' stato, forse, il pretesto da parte dei consiglieri PD (su ordine della direzione regionale) per voltare le spalle al sindaco, scelto dai militanti del Partito Democratico prima e dai cittadini quartesi poi.
Da Soru ai consiglieri comunali eletti, tutto il PD volta le spalle a Delunas e ne prende le distanze, dichiarando che nessun assessore e nessun progetto per la città avrebbe avuto il benestare del partito.
Situazione che immobilizza il lavoro del consiglio comunale e fa perdere tempo preziosissimo all'amministrazione quartese per qualche mese fino ai primi giorni di agosto, quando il neo sindaco Delunas, ormai con le spalle al muro, è costretto a dare le proprie dimissioni irrevocabili.
L'amministrazione del Comune di Quartu Sant'Elena è ora in stallo: chi ne paga le conseguenze peggiori sono ovviamente i cittadini quartesi, penalizzati ancora una volta dalle beghe interne dei partiti. Questa volta di quello “Democratico”.

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domenica 9 agosto 2015

“IL RISVEGLIO DEI BUONISTI DELL’ACCOGLIENZA”.

È di questi giorni la notizia che il proprietario dell’agriturismo di Palmadula (SS), nel quale da diverse settimane sono ospitati a spese della collettività diverse decine di clandestini e richiedenti asilo, ha chiesto alla Prefettura di Sassari di non rinnovare la convenzione di accoglienza e di conseguenza di organizzare il trasferimento degli “ospiti”.
La decisione del proprietario, più unica che rara nel business dell’accoglienza innescato dalle scellerate politiche del governo Renzi e del suo “ministro dell’Immigrazione” Alfano, è stata dettata dal fatto che il bel gesto di ospitare al modico prezzo di 43 euro profughi e clandestini è stato ripagato dai “gentili ospiti” con rivolte, danneggiamenti e manifestazioni pubbliche di scontentezza sul luogo, a detta dei profughi troppo isolato e privo delle comodità che si aspettavano dopo essere fuggiti da “guerre, fame, fondamentalisti islamici”, come recita il mantra del politicamente corretto propinato quotidianamente .
Questo fatto di cronaca locale ha avuto un’ampia eco mediatica perché è stata resa pubblica sui mezzi d’informazione, ma nella realtà non è l’unica, dal momento che le proteste e le rivolte, con danneggiamento delle strutture ospitanti e dei beni in esso contenuti, sono praticamente all’ordine del giorno. Al di fuori della facile demagogia e delle sterili accuse di razzismo ed esagerazione, è ormai chiaro che il problema è dovuto alla mancanza di buon senso che ormai da molto tempo pervade i vertici istituzionali nazionali e locali ed ai privati che, attirati da facili quanto discutibili business legati all’accoglienza, non si fanno scrupoli a mettere in pericolo la tranquillità dei comuni cittadini.
È colpa delle Prefetture, infatti, pubblicare bandi finalizzati al reperimento di strutture ricettive private, che per loro stessa natura sono del tutto inadeguate a ospitare migranti; è colpa dei Comuni piegarsi continuamente alle scellerate imposizioni governative, accettando sul loro territorio centinaia di persone, che non solo sono quasi sempre privi di un’identità certa, ma creano continuamente problemi ai residenti, che dovrebbero essere se non gli unici almeno i primi a ricevere tutela e assistenza dai loro amministratori; infine, è colpa di cooperative d’assistenza e privati, che spesso senza specifica esperienza e animati solo da una semplicistica voglia di “fare del bene”, come nel caso del proprietario dell’agriturismo sassarese, si convertono in professionisti dell’assistenza salvo poi non saper gestire le situazioni di crisi o risvegliarsi dal sogno buonista dopo danneggiamenti e manifestazioni di protesta.
La soluzione a tutto questo non può che essere una sola, vista la “impossibilità” in Italia di respingere gli immigrati, come fanno platealmente e giustamente Spagna, Francia, Gran Bretagna, Austria, Germania ecc. e cioè quella di evitare di pubblicare ancora bandi di accoglienza rivolti ai privati, potenziare ulteriormente la presenza delle forze dell’ordine in modo tale da stroncare sul nascere rivolte e proteste sull’accoglienza offerta, dare alle autorità strumenti efficaci per il riconoscimento di coloro che sbarcano e la successiva divisione tra rifugiati aventi diritto alla protezione internazionale e clandestini da rimpatriare senza se e senza ma come fanno gli altri paesi europei, che nessuno si sogna di tacciare di razzismo ed insensibilità.

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lunedì 3 agosto 2015

“IL DISCUTIBILE DECISIONISMO DI ANDREA SODDU”.


La Fondazione Universitaria nuorese non esiste più, è ufficiale. Nata nel marzo scorso (fortemente voluta dall'ex sindaco Bianchi ed accompagnata da tante polemiche per la nomina di Mario Zidda, che fu sindaco prima di Bianchi, a Presidente del Consiglio d'Amministrazione), è già nel dimenticatoio.
Ad invalidarne la costituzione è stato il neosindaco Soddu, che ha sollecitato l'intervento della Giunta Regionale.
Soddu, che è avvocato, ha segnalato in particolare che attualmente la Fondazione non ha personalità giuridica pubblica e di conseguenza non può subentrare al Consorzio Universitario, precedentemente costituito.
C'è chi, però, ha scatenato una contro-polemica, ricordando che tale Consorzio è commissariato da tempo immemorabile e che l'attuale Commissario, Fabrizio Mureddu, ha partecipato attivamente alla campagna elettorale di Soddu.
Particolarmente contestate anche le modalità della nomina di Mureddu: al di là del suo, non sono stati presentati nominativi di altri papabili candidati.
Nel frattempo, il sindaco ha annunciato un'ulteriore decisione che creerà polemiche a non finire, ossia la scelta di destinare l'area dell'ex artiglieria (Viale Sardegna) ad un parco urbano, e non al ben noto Campus universitario, di cui si parlava da anni.
Tale decisione, perlomeno, era contenuta nel programma elettorale di Soddu, e dunque era assai prevedibile.
La sensazione è che il sindaco stia mettendo troppa carne al fuoco e che molti dei suoi interventi siano motivati, più che da un reale disegno politico, dalla volontà di bocciare aprioristicamente tutti i progetti dei suoi predecessori, senza saper discernere le cose giuste da quelle sbagliate.
Chi vivrà, vedrà.

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sabato 1 agosto 2015

“ABUSIVI “SI'” ED ABUSIVI “NO”: LE DUE FACCE DELLA LEGGE.”


Mentre la politica nazionale è impegnata a cercare una sistemazione per gli immigrati, a Cagliari si cerca con la forza di buttare in mezzo alla strada numerose famiglie che vivono a Medau su Cramu.
Dopo trent'anni di burocrazia, quando tutto sembrava ormai chiarito, l'amministrazione Zedda ha fatto eseguire l'ordinanza di sgombero richiesta un anno fa e che pendeva (forse ingiustamente, la vicenda giuridica non è ancora terminata) su alcune abitazioni del quartiere cagliaritano di Medau su Cramu, dove abitano famiglie con bambini e anziani, da un giorno all'altro senza casa e senza molte spiegazioni.
Questa vena legalitaria nei confronti delle famiglie “abusive” di Medau su Cramu da parte del Comune, così come il pugno di ferro verso i tentativi di occupazione di case a S. Elia ed in altri quartieri da parte di famiglie disagiate, si esauriscono però quando si tratta degli “studenti” occupanti ed anti-fascisti di “Sa Domu”, che hanno trasformato in pieno quartiere Castello una scuola elementare in un centro sociale, con il “bonus” di tutte le spese relative alle utenze a carico della collettività.
Accade oggi in Italia che, quando si parla di immigrazione, la politica e le istituzioni si impegnano giorno e notte per trovare soluzioni, a volte non proprio logiche (come il caso di Valledoria), in altri casi ai limiti della legalità (come nei casi di associazioni e cooperative di dubbia origine lautamente foraggiate, che diverse inchieste della magistratura hanno smascherato), invece, quando si parla di cittadini italiani, la politica e le istituzioni non perdono tempo ad umiliarli ed a mettere in atto con la forza ogni virgola di ogni legge.

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mercoledì 22 luglio 2015

“CAGLIARI, AZIONE DIMOSTRATIVA DI FORZA NUOVA CONTRO L'IMMIGRAZIONE”.


22 Luglio 2015. “Immigrati venite a mangiare e dormire nella nostra sede”: questo è lo slogan (tradotto anche in inglese e seguito dall'indirizzo delle sedi cittadine di PD e SEL) presente in centinaia di locandine e volantini diffusi in queste ore da Forza Nuova a Cagliari, sopratutto nelle zone maggiormente trafficate da immigrati.

“Vista la difficoltà di individuare strutture adeguate e che siano di gradimento per gli immigrati (sono recentissimi lo sbarco al porto di Cagliari di altre centinaia di immigrati e l'ennesima protesta sulla sistemazione ricevuta, stavolta a Palmadula, in provincia di Sassari), invitiamo le autorità competenti e gli immigrati stessi a rivolgersi ai partiti della sinistra, primi sostenitori di questo modello di accoglienza, che sicuramente non negheranno solidarietà concreta ed ospitalità nelle loro sedi”, dichiara Riccardo Bosa, segretario provinciale di Forza Nuova per Cagliari.

Per Forza Nuova, la strategia del governo in materia di immigrazione è completamente sbagliata: sottovaluta le conseguenze del fenomeno, crea allarme sociale e paure tra i cittadini italiani, illude e poi scontenta gli immigrati. Insomma, un vero fallimento. 

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domenica 5 luglio 2015

“ZONA FRANCA, UNA REALE OPPORTUNITA'?”.


Il neosindaco di Nuoro Andrea Soddu, fresco di nomina, ha sùbito posto l'accento su quello che è stato, per lui, un punto programmatico: la realizzazione di una Zona Franca nel capoluogo barbaricino.
Secondo Soddu, i tanti(e gravi) problemi della città, dalla crisi occupazionale allo spopolamento sempre più allarmante, potrebbero essere risolti, o perlomeno attenuati, mediante una fiscalità di vantaggio.
L'idea in sé non è sbagliata e certamente non è una novità: l'ormai ex sindaco Bianchi ha avuto il torto di liquidarla, frettolosamente, come una”sciocchezza” e chissà se questa sua posizione può aver contribuito all'esito del ballottaggio.
Sorgono spontanee, però, alcune domande.
E' mai possibile che i politici sardi abbiano una visione tanto limitata da proporre, costantemente e a prescindere dallo schieramento cui appartengono, sempre lo stesso tema (che, ribadiamo, è interessante, ma ultra-inflazionato)?
Visto che Andrea Soddu è un outsider ed è stato appoggiato da quattro liste civiche che comprendevano molti giovani (spesso senza alcuna esperienza politica), perché non ha avuto il coraggio di presentare proposte davvero “fresche” ed innovative?
Soprattutto, l'ipotesi della Zona Franca è davvero attuabile o si tratta della classica sparata demagogica, che non verrà mai messa in pratica?
Soddu, a detta sua, vorrebbe ispirarsi al cosiddetto “Piano Sulcis”, finalizzato, a suo tempo, a rilanciare l'economia dell'allora provincia di Carbonia-Iglesias.
I nuoresi, nel frattempo, attendono.

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mercoledì 1 luglio 2015

“PORTO TORRES: LA POLVERIERA ECONOMICA DEL NORD SARDEGNA”.





Dopo l’esito dei ballottaggi dell’ultima tornata elettorale per il rinnovo dei consigli comunali, anche Porto Torres è entrata nel firmamento Cinque Stelle. Lo scontro tra i vari candidati, infatti, è stato vinto dal candidato del Movimento fondato da Beppe Grillo, l’italoamericano Sean Christian Wheeler.
Il fatto che il nuovo sindaco turritano abbia sbaragliato i suoi avversari raggiungendo nella sfida finale il 72,74% dei voti indica chiaramente che i cittadini di Porto Torres si sono fatti guidare, più che dai programmi presentati o dai candidati, da un nuovo che, nel giudizio degli elettori, non potrà essere peggio di quelli che li hanno governati finora.
Il problema è che ora, finito il tempo delle scaramucce elettorali, si prospetta una dura guerra sulle macerie fumanti create da aspettative deluse, crisi economica, emorragia industriale, sogni infranti quali chimica verde e sfruttamento turistico dell’Asinara.
Porto Torres, infatti, rappresenta il simbolo della crisi di tutto il nord Sardegna. Il tessuto industriale si è sgretolato, il sogno della chimica si è rivelato un fuoco di paglia, ingoiando negli ultimi anni migliaia di posti di lavoro fra industria e indotto. La riconversione nella chimica verde rappresenta tutt’ora un’incognita, nonostante le puntuali dichiarazioni d’intenti rilasciate dai vari soggetti interessati. La multinazionale E.On se ne va dopo aver prosciugato nel corso degli anni fino all’ultima risorsa del territorio. La sua sostituta è una società ceca i cui vertici sono stati decapitati dalla magistratura, che nei mesi scorsi ha compiuto diversi arresti per disastro ambientale. Un tracollo economico gravissimo che si è tradotto, solo in città, in settemila disoccupati e che rappresenta solo l‘ultimo terremoto economico che ha colpito Porto Torres. Nell’area industriale, infatti, sono già saltati tutti i lavoratori dell’ex Vinyls: protagonisti di una vertenza simbolo a livello nazionale che si tradusse nell’Isola dei Disoccupati, alla fine sono stati abbandonati al loro destino nel limbo di una mobilità che per molti si è tradotto in un girone infernale fatto di privazioni e debiti. Per quanto riguarda l’indotto, invece, dei circa 750 lavoratori di Matrìca impegnati nel settore della chimica verde, solo 150 continueranno a lavorare nella fabbrica mentre gli altri potranno usufruire al massimo degli incerti ammortizzatori sociali predisposti dalle ultime “riforme” del mondo del lavoro.
Un’altra vertenza che dovrà affrontare la nuova amministrazione comunale è quella del rilancio del porto, dalla precedente amministrazione consegnato con troppa arrendevolezza all’Autorità Portuale di Olbia, che adesso Governo e Regione vogliono unificare con quella di Cagliari. Un simile centralismo in un settore fondamentale per la gestione del flusso turistico e delle infrastrutture portuali rappresenterebbe un ulteriore scippo al territorio e un grande handicap per il futuro di quell’Area Vasta formata insieme a Sassari e Alghero che dovrebbe rappresentare uno dei volani dell’economia del Nord Sardegna e costituire un contrappeso alla trasformazione di Cagliari in città metropolitana.
Infine l’Asinara, un parco mai decollato nonostante le tante promesse e i grandiosi progetti ventilati da quando il super carcere è stato chiuso. Doveva essere il fiore all’occhiello del turismo di Porto Torres e invece finora è stata solo fonte di problemi e illusioni a causa dei troppi vincoli ambientali che ne impediscono il decollo economico; a ciò devono essere aggiunte le disfunzioni dell’Ente Parco, che deve far fronte alla cronica scarsità di finanziamenti e a numerosi altri problemi che inevitabilmente ne riducono, se non annullano, il potenziale di sviluppo, che a pieno regime potrebbe risollevare le sorti economiche non solo di Porto Torres ma anche di Stintino e dell’intera Nurra.
Tutti questi spinosi argomenti sono rimasti fuori dalla campagna elettorale, ma ora che la nuova amministrazione si è insediata non potrà fare a meno di affrontarli visto che la ruota dell’incertezza continua a girare ad un ritmo sempre più preoccupante che minaccia di travolgere le residue speranze di un territorio ormai abbandonato a se stesso dalle istituzioni. Se ciò dovesse avverarsi gli unici a farne le spese sarebbero, ancora una volta, i lavoratori e le loro famiglie. 

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domenica 14 giugno 2015

“IMMIGRAZIONE: LA NUOVA “RISORSA” DEL TURISMO SARDO”.


Nonostante il tempo ancora incerto di questa primavera, tra poco avrà inizio la stagione turistica 2015.
La speranza degli operatori del settore è ovviamente quello di migliorare i risultati non eccellenti dello scorso anno.
Peccato però che su questi legittimi auspici pesi il fenomeno dell’immigrazione, problema ormai incancrenitosi e aggravatosi sempre più a causa della fallimentare politica governativa degli ultimi anni e del fatto che molte delle più belle località di villeggiatura della nostra Isola sono diventate luoghi di soggiorno per pseudo profughi e clandestini.
Da molti mesi, infatti, avendo esaurito i posti disponibili nei centri di accoglienza ufficiali (i famosi C.P.A. e C.I.E. tanto osteggiati dai falsi buonisti di cui abbonda l’Italia), le prefetture hanno stipulato convenzioni milionarie con strutture ricettive prima destinate all’accoglienza del flusso turistico.
A Palmadula, una borgata del comune di Sassari, un intero agriturismo è stato sottratto all’economia turistica del territorio dalla decisione dei proprietari di affittare la struttura per ospitare un gruppo di clandestini sbarcati nei giorni scorsi a Cagliari.
I prescelti hanno pensato bene di manifestare il gradimento per l’ospitalità offerta loro protestando che la posizione geografica della struttura non gli piace a causa della lontananza da città come Sassari o Alghero, dove forse pensavano di trascorrere vacanze “tutto compreso” più raffinate e modaiole.
Quello della borgata di Palmadula è solo l’ultimo caso di una situazione che sta diventando sempre più pesante perché, per quanto riguarda la Sardegna nord occidentale, la grande idiozia di ospitare clandestini è iniziato già l’anno scorso, quando decine di richiedenti asilo sono stati ospitati a spese della collettività in una struttura ricettiva destinata ad accogliere durante l’estate bambini e adolescenti: in quell’occasione i gestori della struttura pur di massimizzare il business non si fecero scrupoli di far condividere i medesimi spazi (mensa e bagni) a bambini e clandestini adulti.
Pochi mesi dopo è stata la volta di Alghero, ove il sindaco è stato messo di fronte al fatto compiuto dai gestori del Vel Marì, una casa vacanze che per mesi, in nome del facile guadagno assicurato dalla irresponsabile politica governativa, è stata colonizzata per mesi da un centinaio di immigrati sbarcati nei giorni precedenti da barconi provenienti dalle coste nordafricane.
A maggio di quest’anno è stata la volta di Valledoria, dove il sindaco ha cercato di impedire, invano, che in prossimità dell’inizio della stagione turistica il suo Comune fosse penalizzato dalla presenza di “richiedenti asilo” che inevitabilmente avrebbero allontanato i potenziali turisti.
In conclusione, gli immigrati, con la politica attuata dal governo Renzi-Alfano sono diventati non solo un problema umanitario e di sicurezza pubblica ma anche una fonte di reddito alternativa ma molto discutibile per albergatori che vogliono avere le loro strutture piene anche al di fuori del periodo turistico.
Tutto questo oltre che profondamente immorale e pericoloso per la sicurezza collettiva costituisce un grave danno per il turismo sardo, che tradizionalmente è già limitato ai pochi mesi estivi.
È ora di dire basta a tutto ciò perché il vantaggio dei pochi che lucrano sulla presenza di clandestini (politici, cooperative rosse e albergatori) rappresenta un grave pregiudizio alla sicurezza della gente comune e un danno per l’economia di città e territori già pieni di problemi urgenti da risolvere per assicurare il benessere dei loro cittadini, gli unici che dovrebbero essere i veri destinatari delle politiche dei loro amministratori.

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