sabato 29 novembre 2014

"ALLUVIONE, UN ANNO DOPO"

Esattamente un anno fa, noi Sardi assistevamo, impotenti ed inermi, ad una terribile alluvione. 
Milioni di euro di danni, ma soprattutto diciotto morti (più un disperso, il cui corpo non è stato ancora ritrovato).
A seguire, i soliti, tardivi pietismi, cui si aggiungeva l'odiosa pratica, tutta italiana, dello scaricabarile: tuttora non sappiamo esattamente chi siano i responsabili per tutto ciò che è avvenuto.
Per capirlo, basta dare un'occhiata al Codice penale: nell'ordinamento italiano, la nozione giuridica di “colpa” fa esplicito riferimento ad atteggiamenti di negligenza, imprudenza ed imperizia.
A prescindere della violenza degli agenti atmosferici, infatti, le responsabilità di Comuni sardi e Governo centrale sono evidenti.
Cementificazione selvaggia ed anarcoide (consentita da svariati condoni edilizi), scarsa ed inadeguata manutenzione del territorio, mancata solerzia nel dare l'allarme alla popolazione civile...nulla di tutto ciò è piovuto dal cielo (l'acqua sì, ma non basta a spiegare un disastro di tale portata).
Ciò che sconcerta maggiormente, in questo clima surreale, è il menefreghismo totale del Governo Renzi: il Sindaco di Orosei, Franco Mula, ha sottolineato che dei 200 milioni di euro promessi, in Sardegna ne sono arrivati appena 20.
Dal canto suo, la Croce Rossa Italiana si era assunta l'onere di avviare una raccolta fondi (arrivando alla ragguardevole somma di 5 milioni di euro): peccato che la pubblicazione del bando che distribuisce quelle risorse sia stata effettuata solo pochi giorni fa, il che significa che per avere accesso a quei soldi bisognerà attendere altro tempo.
D'altronde, per rimettere in sesto il ponte di Oloè, crollato proprio durante l'alluvione (crollo in cui aveva perso la vita il poliziotto Luca Tanzi), sono passati addirittura 8 mesi, a causa del ritardo del Genio Civile nel rilasciare le autorizzazioni.
Insomma, sempre la solita storia: la famigerata burocrazia elefantiaca, vero marchio di fabbrica italiano, rende ancor più inefficiente un Governo già di per sé imbarazzante.
E alla fine paghiamo sempre noi cittadini.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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"NUOVA MAIL SARDEGNA@FORZANUOVA.INFO"


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venerdì 21 novembre 2014

"L'EUROPA CHIAMA: LA SARDEGNA COSA RISPONDERA'?"

Con l’insediamento, lo scorso 1° novembre, della nuova Commissione Europea guidata da Jacques Delors, è iniziato anche il nuovo programma del Fondo Sociale Europeo per gli anni 2014-2020.
Beneficiaria di una parte di questi fondi è anche la Sardegna, che finora non ha dimostrato di essere una Regione particolarmente lungimirante nel loro utilizzo.
Eppure, in un’Isola che arranca sempre di più a causa della persistente crisi economica, è possibile solo un percorso per arrivare ad un vero cambiamento e cioè quello di utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione da Bruxelles. 
Una buona programmazione nell’uso di queste somme, già importante negli anni passati, adesso, date le ristrettezze del bilancio statale, diventa fondamentale:un’opportunità, forse l’ultima, che non può essere sprecata.
Servono scelte coraggiose, dato che l’architettura dell’intero processo programmatorio 2014-2020 rischia di conservare molti dei vizi che, in passato, ne hanno decretato il fallimento. 
La Sardegna, infatti, a causa delle solite lungaggini burocratiche e dell’incapacità politica, deve ancora spendere entro l’anno prossimo quasi un miliardo del precedente programma di finanziamenti. Una dimostrazione del fatto che è bene cambiare metodo nella loro programmazione e utilizzo.
Un buon inizio sarebbe quello di elaborare regole nuove che, non solo permettano di ridurre i tempi tra la progettazione di un’opera e la sua realizzazione, ma consentano di concentrare le risorse su un numero limitato di iniziative al fine di non disperdere le risorse disponibili in mille rivoli di spesa. Una proposta precisa potrebbe essere quella di utilizzare almeno un terso dei fondi europei per lanciare un New Deal sardo, cioè un nuovo ciclo di opere pubbliche,un rilancio dell’edilizia all’insegna non della speculazione selvaggia ma del riuso, della riqualificazione del patrimonio esistente, del miglioramento dell’efficienza energetica, della rigenerazione urbana, del risanamento idrogeologico, delle bonifiche ambientali e della messa in sicurezza del territorio.
Tutte cose che ormai, per il loro costo, non si possono più realizzare con fondi dei singoli Stati ma solo con quelli comunitari. Bisogna passare dalla vecchia logica della consumazione del territorio ad una filosofia più moderna incentrata sulla riqualificazione dell’esistente.
Un nuovo modo di vedere lo sviluppo e di far cambiare la Sardegna, ben sapendo che prima di tutto i nostri politici, in certi casi, non devono avere tanto idee nuove, quanto liberarsi delle vecchie. L’economia sarda è in panne ed è uno dei fanalini di coda dell’Europa: per questo è necessario arrivare a costruire un’idea diversa della Sardegna.
La recessione, ovviamente, ha un impatto più forte sulle fasce più deboli della società, soprattutto giovani disoccupati e piccole imprese.
La conclusione che ne deriva è che dalla crisi economica si può uscire solo con l’aiuto della mano pubblica, come insegnava Keynes. Da questi presupposti deriva la necessità di rilanciare un piano di opere pubbliche i cui appalti, nel corso del 2013, hanno raggiunto in Sardegna il loro minimo storico sia in termini di numeri che di valore economico. 
I campi nei quali investire, non mancano, soprattutto considerando che il governo Renzi non ha intenzione di concedere all’Isola un solo centesimo in più dello stretto indispensabile, al fine di rispettare gli ormai anacronistici e folli vincoli europei: ma non dovevamo andare in Europa a “battere i pugni sul tavolo” per avere maggiori margini di flessibilità che permettessero finalmente una significativa crescita economica?
Ovviamente no: era solo un altro sintomo dell’annuncite di Renzi. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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martedì 11 novembre 2014

"CASO BIDELLE ROM A MONSERRATO (CA): FORZA NUOVA STA CON LE MAMME IN RIVOLTA"

Sono sempre meno incoraggianti i dati sulla disoccupazione: oltre 12% (www.istat.it).
Purtroppo sembra che nessuno riesca a fare qualcosa per uscire da questo periodo di stallo che sta bloccando la crescita del Paese, lo sviluppo ed il benessere delle famiglie italiane.
Anche se forse, i “piccoli” amministratori locali, i sindaci, con le loro proteste e trattative dirette con il governo centrale, probabilmente potrebbero quantomeno tentare di andare incontro ai cittadini anche sul piano del lavoro.
Sembrerebbe che il sindaco di Monserrato (CA) abbia capito come aiutare i cittadini, purtroppo non i suoi.
Ha creato scalpore e rabbia la notizia che in una scuola elementare di Monserrato sono state assunte due bidelle rom. L'idea sembra essere partita dal primo cittadino che, sapendo che la scuole è in carenza di organico, ha proposto al preside l'assunzione delle due donne utilizzando interamente i fondi dell'Unione Europea per la formazione professionale e l'integrazione.
Il sindaco dichiara che il Comune non mette nemmeno un euro, sono fondi interamente finanziati dalla UE, quindi i cittadini non avrebbero “speso” loro soldi.
Ha sicuramente dimenticato di dire che i finanziamenti per i fondi dell'Unione Europea vengono dati dagli Stati membri, che a loro volta li recuperano dalle tasse e quindi dai cittadini.
In questi giorni i sindaci sono compatti contro il governo per manifestare contro il taglio di 1,2 miliardi di euro dai fondi destinati ai comuni, che comporterebbe, ovviamente, un ulteriore riduzione dei servizi pubblici, già garantiti sempre più faticosamente.
L'iniziativa del sindaco non è piaciuta ad una quarantina, di mamme che ha protestato contro questa decisione dichiarando che i loro figli “non avrebbero mai frequentato un istituto dove lavorano due che provengono da un campo nomadi”.
La protesta di queste mamme fa accendere un campanello di allarme sull'inefficacia dell'assurdo processo di “integrazione” che, dopo varie tappe (casa, corsi di italiano e di formazione professionale) porta ad una tensione sociale sempre maggiore, poiché i cittadini si sentono sempre più abbandonati dalle istituzioni.
Sarebbe un buon inizio se la rabbia di queste mamme fosse recepita e sostenuta dal sindaco per avere più successo nel tentativo di sbloccare quella parte di patto di stabilità che gli impedisce di creare lavoro per i propri cittadini.
La strada, purtroppo, è ancora lunga, perché alcuni sindaci hanno altre priorità, che sostanzialmente non hanno nessun impatto sul tenore di vita delle famiglie, la maggior parte delle quali vive ancora al di sotto della soglia di povertà.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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