venerdì 16 maggio 2014

"MONASTIR: PIU' IMMIGRATI, MENO SERVIZI"


E' di questi giorni la notizia che lo Stato italiano ha intenzione di perpetrare l'ennesimo scippo ai danni della Sardegna. Alcune settimane fa, infatti, il prefetto di Cagliari ha effettuato un sopralluogo nella scuola di Polizia Penitenziaria di Monastir per valutare la possibilità di trasferire  nel complesso il CPSA (Centro di Primo Soccorso e Accoglienza) attualmente ospitato all'interno dell'aeroporto militare di Elmas.
Se questo trasferimento dovesse diventare realtà, la nostra Isola verrebbe privata dell'unico polo formativo a carattere residenziale per il personale dell'amministrazione penitenziaria della Sardegna, senza contare che la struttura di Monastir costituirebbe anche una base logistica di supporto per il nuovo carcere di CagliarI-Uta. La chiusura della scuola sarebbe pertanto un'ulteriore grave penalizzazione per tutto il personale sardo impiegato nelle forze dell'ordine.
Pur considerando un dovere umanitario l'accoglienza, entro limiti ragionevoli, dei popoli in fuga da guerre e miseria, è necessario chiedersi quale posizione intende prendere  la  nuova giunta regionale nei confronti di questa ipotesi, dal momento che, durante la campagna elettorale, il presidente Pigliaru ha posto l'accento sulla necessità di "battere i pugni" sul tavolo del Governo nazionale contro il continuo smantellamento dei servizi statali ai danni dei sardi.
Chiudendo e trasferendo la scuola e i suoi dipendenti ed allievi nella penisola, si andrebbe ad impoverire un territorio già provato dalla devastante crisi in corso. Inoltre, tenendo conto che la scuola si trova in un'area isolata ai margini di una piccola zona industriale, nei pressi del centro commerciale "Conforama", è facile supporre che, aprendo al posto della scuola il CPSA, si rischia che centinaia di profughi si riversino nel vicino centro commerciale, con i conseguenti possibili disagi che si verrebbero a creare con i clienti. Gli imprenditori, da parte loro, temono di subire atti illegali ai danni delle proprie aziende già provate dalla crisi. Anche da qui nasce la protesta avvenuta lo scorso 9 Maggio.
I motivi esposti dimostrano la palese inopportunità della chiusura della scuola, dal momento che essa offre un'opportunità ai giovani sardi, che altrimenti sarebbero costretti a spostarsi dalla loro terra d'origine (con le spese che ne derivano). Dimostano anche quanto sia decisamente intollerabile il tentativo di trasformare la Sardegna in un'isola prigione per gli immigrati che arrivano clandestinamente, dal momento che la priorità fondamentale deve essere quella di migliorare i servizi esistenti.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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