lunedì 12 maggio 2014

"MILIARDI IN FUMO: I FONDI UE NON SFRUTTATI DALL'ITALIA"

Miliardi pagati, miliardi inutilizzati: forse non tutti sanno che l'Unione Europea ci chiede un autentico tributo di sangue per continuare a "fregiarci" del titolo di "Paese membro", forse non tutti sanno che l'Italia ogni anno getta letteralmente al vento decine di miliardi messi a disposizione dalle istituzioni di Bruxelles.
Per l'esattezza, nel periodo 2007-2013 (il periodo coperto dall'ultimo Programma Quadro) sono stati stanziati circa 60 miliardi di euro di fondi strutturali, ma solo un terzo di essi è stato sfruttato dall'Italia.
Fondi Strutturali Europei (FSE), fondi sociali europei per favorire l'occupazione, fondi strutturali europei a sostegno della politica agricola comunitaria (PAC) e molte altre risorse finanziarie messe a disposizione del nostro Paese che non utilizziamo.
E dire che dopo la Polonia e la Spagna, il nostro è il terzo Paese membro a ricevere più soldi comunitari, ma è sul poco invidiabile gradino tra quelli che ne usano di meno: peggio di noi fa solo la Romania.
Ma come mai l'Italia non riesce ad attingere a questa sorta di miniera d'oro?
La ragione principale è che scontiamo agli occhi della Commissione Europea, l'organismo che vigila sulle spese comunitarie e che può decidere di bloccare i finanziamenti, innanzittutto l'incapacità progettuale delle varie amministrazioni nazionali e locali, che spesso non prendono neppure in considerazione i fondi ad esse destinati.
Non mancano neanche le pesanti lacune nella gestione e le macroscopiche irregolarità non rettificate nelle dichiarazioni di spesa degli enti di casa nostra.
Questo disinteresse nel partecipare ai bandi europei e il pressapochismo nella gestione dei fondi che riusciamo a farci assegnare risiede nel fatto che, nonostante ci sia stata Tangentopoli o siano cambiate le forze politiche entrate nella stanza dei bottoni, non si è modificata la mentalità ormai tipica della politica italiana: sia a livello nazionale che locale si continua a ragionare in termini di tornaconto personale di questo o quel politico o si cercano profitti illeciti attraverso il perpetuarsi di radicate trame di corrutela, nelle quali si trovano invischiati uomini politici di tutti gli schieramenti, faccendieri legati a poteri forti ormai noti e pubblici funzionari.
Eppure, se avessimo seguito l'esempio di altri Stati membri, come la Spagna, i fondi messi a disposizione del nostro Paese nel corso degli anni ci avrebbero permesso di rinnovare le nostre infrastrutture ormai fatiscenti, bonificare e risanare un territorio sempre più fragile che collassa già con le prime piogge autunnali, migliorare la rete ferroviaria e quella dei porti, entrambe fondamentali per favorire il turismo, la mobilità dei pendolari e assicurare una vera continuità territoriale tra le isole (Sardegna in testa) e la penisola.
A causa dell'adesione al famigerato e criminale Fiscal Compact, l'Italia sarà costretta per i prossimi venti anni a trovare ben 50 miliardi per l'Unione Europea, mentre per il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) abbiamo già sborsato 15 miliardi di cui non vedremo indietro nemmeno un euro; in compenso non riusciamo nemmeno, per esempio, a sfruttare i miliardi messi a disposizione da Bruxelles nel periodo 2007-2013 per migliorare l'offerta culturale nelle Regioni del Sud: questi soldi, ben 2 miliardi, torneranno al mittente perchè l'Italia non è stata in grado di presentare nemmeno un progetto adeguato per spenderli.
Questo mentre Pompei crolla a pezzi o numerose bellezze architettoniche del Bel Paese sono lasciate alla più totale incuria.
Non parliamo poi dei 20 miliardi stanziati nello stesso periodo 2007-2013 nell'ambito del FEP (Fondo Europeo per la Pesca) per sostenere progetti legati all'ittica e che torneranno nelle casse dell'odiata Unione Europea per manifesta incapacità e inettitudine dei nostri governanti a sfruttarli.
Sembra che ora il governo di Matteo “Speedy Gonzales” Renzi voglia invertire questa tendenza, rilanciandone l'utilizzo da parte delle varie amministrazioni pubbliche, ma in assenza di fatti concreti e visbibili da parte dei cittadini, anche questa sembra l'ennesima dichiarazione di principio fatta solo di auspici e buone intenzioni.
Per ora l'unica certezza sotto gli occhi di tutti è che dall'Unione Europea ci stiamo beccando il bastone e stiamo rifiutando quella carota che ci renderebbe meno amara e pesante la qualifica di Stato membro.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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