domenica 25 maggio 2014

"I SOLITI IMBROGLI"


Con le elezioni Europee, emerge un dato: per l’ennesima volta la Sardegna rischia di non avere alcun rappresentante a Strasburgo.
L’unico che può avere serie possibilità di essere eletto è ovviamente l’ex governatore Renato Soru, il quale, pur essendo Sardo di nascita, sembra una sorta di “candidato del contentino”, una pedina manovrata da Renzi.
L'ex Sindaco di Firenze, con il rilancio di Soru, sta tentando, maldestramente, di insabbiare la bocciatura della proposta di scorpamento della circoscrizione Sardo-Sicula.
Ricordiamo che la materia è regolata dalla famigerata Legge del 1979, fortemente penalizzante per la Sardegna, la quale risulta inserita nella circoscrizione “Italia Insulare” ed è costretta a competere con la più popolosa Sicilia.
La candidatura di Soru è stata accompagnata da alcune discutibili dichiarazioni dello stesso ex Governatore (una su tutte, partorita in Sicilia: “Non sono il candidato della Sardegna”), che dimostrano come il patron di Tiscali si sia piegato alle direttive del PD Nazionale e alla supremazia decisionale siciliana in seno alla circoscrizione. La Lobby siciliana,  sia a Roma che a Bruxelles, è certamente più influente di quella sarda.
Ancora una volta la Sardegna rischia di essere tagliata fuori dall'area decisionale europea. Ancora una volta la nostra Isola appare asservita ed in balia di interessi e poteri troppo grandi. Ed ancora una volta i Sardi sono privati della possibilità di opporsi a tutto questo.
L'eventuale presenza di un Sardo (peraltro accondiscendente alla linea governativa e filo-europeista) a Bruxelles non risolverebbe certo il problema della rappresentanza politica isolana.
Ancora una volta, dunque, gli elettori Sardi saranno imbrogliati e tutto rimarrà, silenziosamente, uguale a prima.
E nel frattempo il Governatore Pigliaru, non diversamente dal suo predecessore Cappellacci, si accorda con l'emiro del Qatar, confermando un trend negativo e preoccupantemente esterofilo.
Con Forza Nuova esclusa dalle liste, la situazione appare ancora più buia: mentre ogni angolo d'Europa è scosso da focolai di ribellione, la Sardegna è avvolta nel consueto, inquietante torpore cui siamo abituati. Un silenzio mesto e pericolosissimo.
Il rischio è che all'isolamento geografico si sommi l'emarginazione politica, premessa per la definitiva implosione di ogni società civile.


A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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venerdì 16 maggio 2014

"MONASTIR: PIU' IMMIGRATI, MENO SERVIZI"


E' di questi giorni la notizia che lo Stato italiano ha intenzione di perpetrare l'ennesimo scippo ai danni della Sardegna. Alcune settimane fa, infatti, il prefetto di Cagliari ha effettuato un sopralluogo nella scuola di Polizia Penitenziaria di Monastir per valutare la possibilità di trasferire  nel complesso il CPSA (Centro di Primo Soccorso e Accoglienza) attualmente ospitato all'interno dell'aeroporto militare di Elmas.
Se questo trasferimento dovesse diventare realtà, la nostra Isola verrebbe privata dell'unico polo formativo a carattere residenziale per il personale dell'amministrazione penitenziaria della Sardegna, senza contare che la struttura di Monastir costituirebbe anche una base logistica di supporto per il nuovo carcere di CagliarI-Uta. La chiusura della scuola sarebbe pertanto un'ulteriore grave penalizzazione per tutto il personale sardo impiegato nelle forze dell'ordine.
Pur considerando un dovere umanitario l'accoglienza, entro limiti ragionevoli, dei popoli in fuga da guerre e miseria, è necessario chiedersi quale posizione intende prendere  la  nuova giunta regionale nei confronti di questa ipotesi, dal momento che, durante la campagna elettorale, il presidente Pigliaru ha posto l'accento sulla necessità di "battere i pugni" sul tavolo del Governo nazionale contro il continuo smantellamento dei servizi statali ai danni dei sardi.
Chiudendo e trasferendo la scuola e i suoi dipendenti ed allievi nella penisola, si andrebbe ad impoverire un territorio già provato dalla devastante crisi in corso. Inoltre, tenendo conto che la scuola si trova in un'area isolata ai margini di una piccola zona industriale, nei pressi del centro commerciale "Conforama", è facile supporre che, aprendo al posto della scuola il CPSA, si rischia che centinaia di profughi si riversino nel vicino centro commerciale, con i conseguenti possibili disagi che si verrebbero a creare con i clienti. Gli imprenditori, da parte loro, temono di subire atti illegali ai danni delle proprie aziende già provate dalla crisi. Anche da qui nasce la protesta avvenuta lo scorso 9 Maggio.
I motivi esposti dimostrano la palese inopportunità della chiusura della scuola, dal momento che essa offre un'opportunità ai giovani sardi, che altrimenti sarebbero costretti a spostarsi dalla loro terra d'origine (con le spese che ne derivano). Dimostano anche quanto sia decisamente intollerabile il tentativo di trasformare la Sardegna in un'isola prigione per gli immigrati che arrivano clandestinamente, dal momento che la priorità fondamentale deve essere quella di migliorare i servizi esistenti.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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mercoledì 14 maggio 2014

"QUALE EUROPA SCEGLIERE?"



FORZA NUOVA icontra i candidati per la Sardegna alle Elezioni Europee 2014: si confronteranno programmi e proposte per superare la crisi e l’Unione Europea.
Interverranno:

- Mirko VALENTI per LEGA NORD - MOVIMENTO SOCIALE SARDO
 
- Salvatore DEIDDA per FRATELLI D’ITALIA - ALLEANZA NAZIONALE
 
A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova per la Sardegna.

Per partecipare ed avere informazioni: 
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lunedì 12 maggio 2014

"MILIARDI IN FUMO: I FONDI UE NON SFRUTTATI DALL'ITALIA"

Miliardi pagati, miliardi inutilizzati: forse non tutti sanno che l'Unione Europea ci chiede un autentico tributo di sangue per continuare a "fregiarci" del titolo di "Paese membro", forse non tutti sanno che l'Italia ogni anno getta letteralmente al vento decine di miliardi messi a disposizione dalle istituzioni di Bruxelles.
Per l'esattezza, nel periodo 2007-2013 (il periodo coperto dall'ultimo Programma Quadro) sono stati stanziati circa 60 miliardi di euro di fondi strutturali, ma solo un terzo di essi è stato sfruttato dall'Italia.
Fondi Strutturali Europei (FSE), fondi sociali europei per favorire l'occupazione, fondi strutturali europei a sostegno della politica agricola comunitaria (PAC) e molte altre risorse finanziarie messe a disposizione del nostro Paese che non utilizziamo.
E dire che dopo la Polonia e la Spagna, il nostro è il terzo Paese membro a ricevere più soldi comunitari, ma è sul poco invidiabile gradino tra quelli che ne usano di meno: peggio di noi fa solo la Romania.
Ma come mai l'Italia non riesce ad attingere a questa sorta di miniera d'oro?
La ragione principale è che scontiamo agli occhi della Commissione Europea, l'organismo che vigila sulle spese comunitarie e che può decidere di bloccare i finanziamenti, innanzittutto l'incapacità progettuale delle varie amministrazioni nazionali e locali, che spesso non prendono neppure in considerazione i fondi ad esse destinati.
Non mancano neanche le pesanti lacune nella gestione e le macroscopiche irregolarità non rettificate nelle dichiarazioni di spesa degli enti di casa nostra.
Questo disinteresse nel partecipare ai bandi europei e il pressapochismo nella gestione dei fondi che riusciamo a farci assegnare risiede nel fatto che, nonostante ci sia stata Tangentopoli o siano cambiate le forze politiche entrate nella stanza dei bottoni, non si è modificata la mentalità ormai tipica della politica italiana: sia a livello nazionale che locale si continua a ragionare in termini di tornaconto personale di questo o quel politico o si cercano profitti illeciti attraverso il perpetuarsi di radicate trame di corrutela, nelle quali si trovano invischiati uomini politici di tutti gli schieramenti, faccendieri legati a poteri forti ormai noti e pubblici funzionari.
Eppure, se avessimo seguito l'esempio di altri Stati membri, come la Spagna, i fondi messi a disposizione del nostro Paese nel corso degli anni ci avrebbero permesso di rinnovare le nostre infrastrutture ormai fatiscenti, bonificare e risanare un territorio sempre più fragile che collassa già con le prime piogge autunnali, migliorare la rete ferroviaria e quella dei porti, entrambe fondamentali per favorire il turismo, la mobilità dei pendolari e assicurare una vera continuità territoriale tra le isole (Sardegna in testa) e la penisola.
A causa dell'adesione al famigerato e criminale Fiscal Compact, l'Italia sarà costretta per i prossimi venti anni a trovare ben 50 miliardi per l'Unione Europea, mentre per il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) abbiamo già sborsato 15 miliardi di cui non vedremo indietro nemmeno un euro; in compenso non riusciamo nemmeno, per esempio, a sfruttare i miliardi messi a disposizione da Bruxelles nel periodo 2007-2013 per migliorare l'offerta culturale nelle Regioni del Sud: questi soldi, ben 2 miliardi, torneranno al mittente perchè l'Italia non è stata in grado di presentare nemmeno un progetto adeguato per spenderli.
Questo mentre Pompei crolla a pezzi o numerose bellezze architettoniche del Bel Paese sono lasciate alla più totale incuria.
Non parliamo poi dei 20 miliardi stanziati nello stesso periodo 2007-2013 nell'ambito del FEP (Fondo Europeo per la Pesca) per sostenere progetti legati all'ittica e che torneranno nelle casse dell'odiata Unione Europea per manifesta incapacità e inettitudine dei nostri governanti a sfruttarli.
Sembra che ora il governo di Matteo “Speedy Gonzales” Renzi voglia invertire questa tendenza, rilanciandone l'utilizzo da parte delle varie amministrazioni pubbliche, ma in assenza di fatti concreti e visbibili da parte dei cittadini, anche questa sembra l'ennesima dichiarazione di principio fatta solo di auspici e buone intenzioni.
Per ora l'unica certezza sotto gli occhi di tutti è che dall'Unione Europea ci stiamo beccando il bastone e stiamo rifiutando quella carota che ci renderebbe meno amara e pesante la qualifica di Stato membro.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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