martedì 22 aprile 2014

"JOBS ACT: LA RIFORMA CHE CI RENDE PIU' PRECARI!"


Si scrive Jobs Act ma si legge “presa per i fondelli” per le persone precarie.
Il Jobs Act, infatti, come ormai diversi esperti fanno notare con sempre maggiore forza, precarizza ulteriormente la vita di chi cerca lavoro. 
Per essere più precisi, la frantuma, rendendo le persone sempre più ricattabili.
I difensori della precarietà da anni ci dicono che il capitale si muove a livello globale, che c’è libertà di circolazione per le merci, ma in Italia manca quella degli esseri umani. 
A chi parla di ammortizzatori e regole a garanzia di chi lavora si risponde che bisogna sottostare ai capricci degli imprenditori perché nel mondo attuale essi sono liberi di chiudere e delocalizzare verso Paesi dove possono godere di forti aiuti statali (per esempio la Serbia o il Brasile) o di lavoro semischiavistico (Cina, India, Sud-est asiatico in generale): cose impossibili nella santa e prospera e magnifica Unione Europea della regina Angela (Merkel) e dei suoi bravi servitori (primo fra tutti il governatore BCE Mario Draghi).

Il Jobs Act di quel “rivoluzionario” di  Matteo Renzi è perciò solo l’ultima botta che serve a togliere garanzie ai lavoratori. 
È il solito modo per agevolare i ricchi e rendere più schiavi i poveri, ovvero quelli che con il proprio lavoro, realizzano una ricchezza che poi si misura nei beni di lusso esibiti dai pochi ricchi sempre più ricchi.
Conosciamo tutti la retorica che viene rifilata dai politici filoimprenditori per dire a giovani, esodati e precari in genere che se si vuol lavorare ed essere anche pagati per questo bisogna essere intraprendenti, scordarsi il posto fisso ed essere disposti anche ad andare all’estero (tanto i soldi per trasferirsi e vivere a centinaia o migliaia di chilometri da casa cadono dagli alberi).
Cerchiamo ora di capire qual è la prospettiva che avranno davanti i lavoratori con il Job Act (quando si inizierà a chiamarla semplicemente "legge sul lavoro"?).
Con la riforma caldeggiata da Renzi, almeno se non subirà radicali stravolgimenti in Parlamento, sempre più persone studieranno, cercheranno lavoro e probabilmente non ne troveranno solo uno, ne troveranno perfino tre, ovviamente tutti precari, da svolgere lo stesso giorno e con grande tenacia nella speranza che almeno uno di questi serva a realizzare qualcosa di più duraturo. 
Ma cosa si potrà  realizzare facendo l’impiegato, il cameriere, il commesso, il ricercatore ecc. per pochi mesi? 
Alla fine si realizzerà soltanto che si sanno fare un sacco di belle cose, ma sempre precari si resta. 
Si partirà con la speranza di ottenere una migliore collocazione nel mondo del lavoro grazie a preparazione, meritocrazia, efficienza ecc. e  si finirà col veder crescere anche con la politica del lavoro caldeggiata da questo governo la rivalità e la guerra tra poveri, nuove e maggiori meschinerie tra lavoratori non garantiti.
Dopo ore e ore di inutili dibattiti, interviste, analisi e lezioni sulla bellezza del “fare impresa” la realtà continuerà ad essere che se non si avranno già in partenza i soldi necessari, quel “fare impresa”, aprir bottega, continuerà a voler dire soltanto  fare debiti per rifocillare le banche e poi un giorno perire di suicidio perché non ce la si fa più.
Di tutti i lavori che uno potrà fare, alla luce del sole o in nero, con i contratti a tempo triennali che stanno alla base del Job Act, non si avrà comunque la possibilità di accumulare neanche pochi mesi di contributi. 
Non si potrà nemmeno dire che in realtà la disoccupazione in Italia rimane la stessa o cresce perché tutti questi lavoretti che faranno guadagnare quasi niente se non un po’ di magra gloria, diranno falsamente il contrario. 
Per questo motivo la precarietà è la condizione che impedisce di rilevare i veri livelli di disoccupazione che sono il doppio, se non il triplo, rispetto alla cifra ufficiale.
Oltre alle tipologie contrattuali il Presidente del Consiglio e il ministro del Lavoro Poletti, vogliono riformare i centri per l’impiego, i successori degli uffici di collocamento. 
Peccato, però, che senza una chiara idea sul tipo di economia che si vuol sostenere (industriale, agricola, terziaria, tecnologica ecc.) il centro per l’impiego  continuerà ad essere buono solo per farci indagini sociologiche, distribuire qualche depliant colorato, suggerire o promuovere corsi di formazione e aggiornamento. 
Nulla di più di tanto fumo e zero arrosto.La sola certezza che si avrà anche con Renzi e la sua politica sarà quella di continuare ad essere precari, a preparare curriculum a tipologia variabile nei quali si aggiungono o tolgono qualifiche ed esperienze a seconda del tipo di lavoro per il quale si fa il colloquio, cercando di imparare il prima possibile a vendere il prodotto più importante che c’è, cioè se stessi.  
Si continueranno a vedere migliaia di giovani (e ormai anche di meno giovani) partire e vivere di pendolarismi per guadagnarsi il pane, senza paracaduti sociali, senza casa, affetti e storia. Prevedibilmente in questo clima di profonda sfiducia che continua a non abbandonare l'Italia, un numero sempre più significativo di giovani smetterà ufficialmente di cercare lavoro limitandosi a vivere di piccoli e invisibili espedienti.   
Ma d'altronde cosa si può pretendere da un Presidente del Consiglio che non ha mai fatto la vita di un Co.Co.Co., di un Co.Co.Pro. o non ha mai aperto una partita IVA? 
Di sicuro, nonostante la mancanza di queste esperienze a lui è andata bene, è un bel lavoro a tempo indeterminato la politica istituzionale, con un buon guadagno e un'ottima pensione. Peccato che gli altri siano costretti a vivere in un Paese che non ha una reale mobilità sociale, non offra valide opportunità lavorative e precarizzi sempre più il lavoro, arrivando a contemplare perfino la possibilità che siano licenziati anche coloro che hanno contratti a tempo indeterminato. 
La drammatica conclusione è che anche in tema di lavoro il governo di super Matteo non farà niente di nuovo e tanto meno di rivoluzionario, promuoverà soltanto un nuovo sistema che massacrerà le persone e dopo averle sfruttate ben bene poi le butterà via. 
Per questo motivo non solo tanti giovani, ma anche 40/50 enni saranno obbligati a tornare dai genitori o continueranno a fare guerre tra poveri. 
Questo è il mondo così com'è oggi e che verrà nonostante le tante promesse e illusioni. 
E' un modello economicamente fallimentare e socialmente abominevole poiché senza un reddito dignitoso non ci può essere vera libertà. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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