domenica 19 gennaio 2014

"GOVERNARE SENZA RAPPRESENTANZA"

Se il progetto politico è quello di eliminare il pluralismo politico, allora l'attesissimo e temuto incontro tra il neo segretario del PD Matteo Renzi e l'ex senatore condannato per truffa, Silvio Berlusconi, ha chiarito esattamente su cosa i “principali partiti” - o come preferite chiamare queste aggregazioni  - si trovano perfettamente allineati.
"C'è una profonda sintonia sulla legge elettorale verso un modello che favorisca la governabilità,il bipolarismo e che elimini il potere di ricatto dei partiti più piccoli.  Su questo tema abbiamo condiviso l'invito ad altre forze politiche di scrivere questo testo di legge che,  se nelle prossime ore saranno verificati tutti i dettagli, presenteremo entro la fine del mese all'esame delle Camere affinchè sia approvato il prima possibile".
Renzi ha sintetizzato così la sostanza del tema politico che si va affrontando in questo paese. Con alle spalle una sentenza della Corte Costituzionale che smantella il vituperato “Porcellum” proprio sui punti centrali del “bipolarismo forzoso” - liste bloccate senza preferenza e premio di maggioranza senza limiti - i due amiconi, per ora molto in sintonia ma presto sulla via della complicità, si sono ritrovati perfettamente d'accordo nel proporre una legge elettorale ancora più incostituzionale. Il problema è infatti quello di eliminare la rappresentanza politica.
Parliamo qui, ovviamente, della rappresentanza effettiva di interessi ecomici e sociali, abilitati dunque a selezionare e proporre dei “delegati” incaricati di difenderli e imporli nella complessa macchina istituzionale che mantiene in vita la “democrazia” italiana.
Al contrario, questo tipo di “classe dirigente”, espressione diretta delle politiche europeiste della Troika (Renzi) e di molti di quei poteri forti che hanno condotto l'Italia nel tunnel dell'attuale crisi economica e sociale (Berlusconi), si vanno accordando per imporre un vero e proprio regime politico in cui “dal basso” non possa più filtrare alcun input o figura di riferimento.
È chiaro infatti che ogni proposta mirante ad “eliminare il potere di ricatto dei partiti più piccoli” è in realtà un muro fortificato contro ogni possibilità che “piccoli partiti crescano”. Ed è abbastanza ovvio che ogni nuovo partito politico, ogni nuova visione emergente, specie se espressione dei ceti popolari sfruttati, sia all'inizio un “piccolo partito” con prospettive di crescita.
Se poi ci aggiungiamo la trasformazione del Senato in camera delle autonomie, con la clausola che i suoi membri ''non percepiscano indennità e che non vi sia una loro elezione diretta'', capiamo senza sforzo che - come nel caso nelle province - si punta esplicitamente a ridurre al minimo le istituzioni “rappresentative”, sostituendole con organismi “amministrativi”.
Organismi che avranno magari nomi e compiti altisonanti, ma che inevitabilmente obbediranno senza sforzo o frizione alle direttive provenienti dall'Unione Europea o da centri di potere svincolati dalla volontà popolare e dal controllo democratico (banche, lobby finanziarie ecc.)
Berlusconi ha confermato in pieno questa lettura delle “riforme istituzionali” in gestazione affermando a sua volta che l'obiettivo dell'accordo con Renzi è quello di arrivare per via elettorale ad un consolidamento dei grandi partiti in un'ottica di semplificazione dello scenario politico".
“Semplificare” è diventata la parola d'ordine della politica italiana e si potrebbe tradurre nel berlusconiano "non disturbate il manovratore".
Per ora non si ha però traccia di uno schema di legge elettorale: pare che delle tre proposte avanzate da Renzi il Cavaliere preferisca il cosiddetto “modello spagnolo”, ma la certezza si avrà solo nei prossimi giorni.
L'unica certezza, per ora, è quella di cercare di eliminare il più possibile e il prima possibile “il fastidio” della rappresentanza politica dal momento che, col perdurare della crisi economica e il moltiplicarsi delle contestazioni popolari (si veda il movimento dei "Forconi" del 9 dicembre scorso che ha unito nella contestazione al governo quasi tutte le categorie produttive e sociali: cassintegrati, esodati, studenti, agricoltori ecc.), non si vuole correre il rischio né di vedere nuovi Grillo in Parlamento né di essere sottoposti al giudizio popolare, inevitabilmente negativo.
L'unico rischio che si prospetta è che l'inetta classe politica che fa finta di governarci, non potendo essere giudicata o cambiata per via elettorale, sia defenestrata  direttamente dalla piazza. 
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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