lunedì 16 dicembre 2013

"UN "NUOVO INIZIO", PEGGIORE DEL PRECEDENTE"


Nei giorni scorsi il governo di Enrico Letta si è presentato davanti alle Camere per ottenere un nuovo voto di fiducia.
Il passaggio si è reso necessario, su ordine del Presidente della Repubblica, per verificare la tenuta della “maggioranza arcobaleno”, che sostiene l’esecutivo fin dalla sua nascita, dopo la penosa uscita dal Parlamento di Silvio Berlusconi (con conseguente spaccatura più o meno radicale o calcolata del PDL) e la vittoriosa conquista della segreteria PD da parte di Matteo Renzi.
Nel corso del suo intervento il premier ha detto che quel passaggio parlamentare avrebbe rappresentato un “nuovo inizio” per l’azione del governo in vista del semestre di presidenza europea nel 2014, della riforma della legge elettorale dopo la scure della Consulta sul famigerato “Porcellum” e delle riforme costituzionali invocate da tutti.
Peccato però che per parlare di “nuovo inizio” il governo Letta avrebbe dovuto avere un “vecchio inizio”, cioè avrebbe dovuto iniziare a governare dal momento dell’ottenimento della fiducia alla
fine dello scorso aprile.
Invece tra i due inizi non c’è stato altro che un asfittico tirare a campare che non ha né impostato una linea politica ed economica chiara né avviato a soluzione uno solo dei problemi dell’Italia.
Il risultato è stato quello di ritrovarsi nel periodo natalizio con l’intero Paese in piazza a rivendicare una soluzione (o almeno una parvenza di soluzione) a qualcuno dei problemi che attanagliano le famiglie e le categorie produttive.
La protesta, vista l’assenza di capacità dei vari ministri a dare risposte alla popolazione giustamente
incazzata e desiderosa di usare i forconi non solo per dare un nome al movimento di contestazione, finora è stata gestita soltanto come un problema di ordine pubblico da reprimere senza se e senza ma, per impedire ai governanti incapaci, che ci hanno consegnato i risultati elettorali, di trovarsi davanti alle loro responsabilità.
Responsabilità pesantissime dovute ad anni di inefficienza, corruzione, menefreghismo e totale incapacità politico-economica che hanno portato:
- alla devastazione del territorio (le cui conseguenze sono state recentemente di nuovo sotto gli occhi di tutti con la disastrosa alluvione in Sardegna);
- all’insicurezza delle città (con crimini sempre più numerosi e violenti da parte degli immigrati clandestini, che sempre più numerosi e con qualsiasi clima sbarcano a Lampedusa e in altre zone del sud Italia);
- all’aumento dell’I.V.A., che ha dato il colpo finale ad un’economia in profonda recessione,
- al caos fiscale che non permette di sapere quali tasse pagheremo (ICI, IMU, TARSU, TASI, IUC…boh?), con quali aliquote e quando;
- a pseudo riforme del lavoro, della scuola, delle pensioni, che vengono varate e modificate a ciclo continuo sulla pelle degli interessati, senza intaccare i veri privilegi che hanno il solo risultato di allontanare sempre di più i cittadini comuni dal Palazzo, continuamente governato dalle solite cricche politico-economiche, eterodirette dai burocrati europei.
Con il suo "nuovo inizio" il governo Letta continuerà a difettare o mancare totalmente del coraggio necessario per fare le riforme necessarie all'Italia, dal momento che gli mancherà sempre la forza di compiere scelte forti che, pur essendo impopolari, sarebbero le uniche in grado di battere il declino. Letta, in vista del semestre di presidenza dell'Europa, si accontenterà di avere un governo stabile, ma il rischio è che la sua stabilità sia quella di un camposanto e come al solito non rimarrà altro da fare che pagare ai cittadini i costi di questa lunga agonia.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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