lunedì 14 ottobre 2013

"(IN)GIUSTIZIA ALL' ITALIANA"

Nei giorni scorsi, dopo il superamento della pseudo crisi del governo Letta, il Presidente della Repubblica Napolitano ha indirizzato alle Camere un messaggio con il quale ha denunciato il grave sovravvollamento delle carceri italiane e la conseguente situazione di invivibilità nella quale versano i detenuti.
Per rimediare a questa situazione, la soluzione proposta dal Presidente della Repubblica è la stessa che fu parzialmente attuata dal governo Prodi, ovvero l'adozione di un provvedimento di amnistia e indulto.
All'epoca, siamo nel 2006, ci si limitò ad adottare solo l'indulto, cioè il provvedimento che condonava in tutto o in parte la pena senza estinguere il reato, perchè l'amnistia fu bloccata dall'opposizione sia dell'Italia dei Valori che della Lega Nord: questo provocò già nel 2009 il ritorno alla situazione di sovraffollamento precedente l'adozione di quella famigerata legge e denunciata ora nel messaggio presidenziale.
Oggi la soluzione proposta è di nuovo quella di far approvare un provvedimento di clemenza generale, che probabilmente avrà lo stesso effetto deleterio di quelli adottati finora: cioè quello di rimettere in circolazione migliaia di detenuti spesso recidivi che, prima di ritornare nelle patrie galere come successo finora, avranno tutto il tempo di compiere di nuovo i reati per i quali con tanta fatica polizia e magistrati li avevano arrestati e condannati.
Sarebbe ora, invece che il problema della giustizia e del sovraffollamento carcerario fosse affrontato in maniera organica ed a lungo termine, adottando una seria riforma dei codici che permetta di evitare tutte le lungaggini ed i problemi legati alla durata eccessiva dei processi, costruendo nuovi carceri più moderni e funzionali, che consentano una riduzione della capienza nei penitenziari più vecchi e malandati, risalenti spesso a parecchi anni prima dell'Unità d'Italia (si pensi alle carceri sarde, che fino a pochi mesi fa detenevano il primato di pentenziari più vecchi del Paese) e soprattutto ponendo fine alla carenza degli organici e delle attrezzature, che provoca un allungamento tale dei processi da tradursi spesso e volentieri nella prescrizione dei reati.
Per attuare questi obiettivi occorrono capacità, volontà e risorse che i governi italiani di destra e di sinistra, che si sono succeduti negli ultimi venti anni, hanno dimostrato di non avere, preferendo concentrarsi sulla risoluzione dei problemi di singoli individui (Berlusconi in primis) o attuando tagli selvaggi in nome di una revisione della spesa effettuata più con l'accetta che con il bisturi (si veda ad esempio la decisione dell'attuale ministro della Giustizia Cancellieri di chiudere decine di sedi giudiziarie).
Il risultato finale è solo quello di realizzare interventi tampone che aumentano l'insicurezza dei cittadini onesti, aumentano il senso di sfiducia nella capacità dello Stato di garantire il perseguimento della giustizia in tempi ragionevoli e accrescono la convinzione di criminali e malvimenti di poter continuare ad agire indisturbati nei loro loschi traffici.
Se questo è il "governo del fare" è meglio che in materia di giustizia non faccia niente, tanto meno provvedimenti di amnistia e indulto.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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