lunedì 5 agosto 2013

"FEMEN: L'ALTA FINANZA TIRA I FILI DEL NEO-FEMMINISMO?"


“Femen”: un nome che forse pochi conoscono, ma in tanti sanno ormai di chi si parli.
Sono quelle donne che protestano col seno all'aria.
Ma per quali motivi protestano?
Prima di tutto bisogna spiegare come e perchè siano nate.
Il movimento “Femen” è stato fondato nel 2008 in Ucraina da Anna Hustol, all'epoca studentessa di Economia; mettersi a tette di fuori “è l' unico modo per essere ascoltati...se avessimo manifestato col solo ausilio di cartelloni, le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate” così dichiara la Hustol.
Il gruppo “politico-culturale” (così viene definito da “Wikipedia”) inizialmente poteva avere anche delle motivazioni sensate: andare contro l'abuso del corpo femminile, il turismo sessuale e la prostituzione.
Ma manifestare contro l'abuso del corpo femminile, usando parti di questo come oggetto o strumento, non è certo esempio di coerenza.
Comunque, questa battaglia in meno di un anno è dilagata in tutta l'Ucraina ed in poco tempo ha conquistato anche il resto d' Europa, espandendo ora i propri confini.
Ma esistono solo due sedi ufficiali delle “Femen”, a Kiev (“sede legale”) e a Parigi, nata dopo l'arrivo della numero due delle Femen, Inna Shevscenko, approdata in Francia per fuggire all'arresto delle autorità ucraine, che le danno la caccia dal 17 Agosto 2012, quando tagliò con una motosega una croce greco-cattolica a Kiev, un simbolo quasi sacro per la Nazione, visto che quella croce fu eretta per ricordare le vittime della Ceka, polizia stalinista.
Le “Femen” ora operano in quasi tutto il mondo, Italia compresa: a Milano contro il mondo della moda e contro Berlusconi, nella Città del Vaticano a favore dei diritti dei gay e durante il conclave per l'elezione del Pontefice (un' attivista si è spogliata mostrando la scritta sul corpo nudo “no more pope”).
Su “Wikipedia” si trova scritto che gli obbiettivi delle Femen sono “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina”, nobile scopo, ma cosa c'entrano i diritti dei gay con le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina?
Mancano alcuni passaggi a questo nuovo progetto di sovversione dell'ordine naturale delle cose.
Le “Femen” sono passate da slogan “locali” a Kiev a “qualcosa di più alto” in Europa; come se qualcuno le avesse consigliato di non volare solo così in basso, ma di puntare più in alto.
Ma chi?
Le cugine “Pussy Riot” sono riconducibili e finanziate dall' "OTPOR" (in serbo significa resistenza), riconducibile a sua volta all' "Open Society Institute" di George Soros.
Secondo un'inchiesta di una giornalista ucraina, ogni attivista “Femen” percepirebbe un “compenso” di 1000 € al mese per il semplice fatto che sia attivista, mentre le “dipendenti” della “sede centrale” di Kiev, addirittura 2500 € al mese, il doppio di un operaio Fiat o Alcoa.
L'affitto degli uffici di Kiev sarebbe di 2500 € al mese ed ogni attivista nei suoi “viaggi di protesta” sarebbe spesata di tutto: viaggio, vitto, alloggio, taxi, varie ed eventuali e pure estetista e cosmetica per curare il proprio corpo per essere “al top”.
Durante le manifestazioni e questa cifra ammonterebbe a circa 1000 € al giorno.
Ma le attiviste “Femen” sono per lo più studentesse universitarie di età comprese fra i 18 e i 25 anni, non è possibile che circa 1500 ragazze in tutta Europa riescano a recuperare tali cifre col solo “autofinanziamento”.
Sempre secondo l'inchiesta giornalistica ucraina, Hustol e Shevscenko avrebbero frequenti incontri con Helmut Josef Geier, cinquantenne tedesco meglio noto come “dj Hell” (promotore e finanziatore del movimento di protesta “Femen”), con Jed Sunden (redattore del “Kyiv Post”, il quotidiano in lingua inglese più importante e venduto in Ucraina) e Beate Shober (imprenditrice tedesca).
Tutti questi personaggi  rimangono spesso e volentieri nell'ombra, così come le loro società, ma sono tutti riconducibili a George Soros.
Secondo la rete, un altro importante sostenitore ideal-economico, sarebbe proprio “Wikipedia”, che fa parte del gruppo “Wikimedia”, la quale ha come principale sostenitore l' "Open Society Institute" e la "Soros Fund Manangement": proprio “Wikipedia” cita le proteste come se fossero battaglie per la vita e adula i sostenitori come se fossero i protettori ed i paladini della cultura e della civiltà.
Resta, comunque, il fatto che questo gruppo di giovani donne in 5 anni sia passato da protestare per i diritti delle donne in Ucraina, a protestare in tutta Europa per chiedere i diritti dei gay ed oggi dichiarano di “conquistare” New York entro il 2018.
Resta il fatto che questi movimenti ed organizzazioni, finanziati e manovrati da speculatori internazionali, abbiano come fine ultimo, aldilà delle dichiarazioni libertarie di facciata, quello di scatenare il caos sociale, invertendo e sbeffeggiando le tradizioni locali e le religioni, in nome di un modello culturale indefinito ed auto-distruttivo.
Non a caso, l'incipit delle “Femen” nasce nell'Est dell'Europa come contropotere alla Russia, oggi più che mai baluardo anti-comunista ed anti-americano, contrario alle derive omossessuali della società e custode dell'identità popolare.
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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