domenica 11 agosto 2013

"FAMIGLIE E CRISI: A RISCHIO IL FUTURO DELLA NAZIONE"

Le famiglie italiane sono in difficoltà, tirano la cinghia e riducono drasticamente i consumi, persino quelli alimentari.
Questa la scandalosa situazione evidenziata dagli ultimi dati ISTAT: tale realtà deriva dal nefasto effetto congiunto di più concause che si sono verificate nell’ultimo biennio di esasperazione della crisi.
Si sono, infatti, sommati minori redditi, minori possibilità lavorative e arretramento dei servizi.
La scarsa progettualità sul lavoro ha determinato più precariato, più disoccupazione giovanile e maggiore incertezza lavorativa per gli adulti.
L’arretramento dei servizi, cioè del sostegno pubblico alla vita quotidiana delle famiglie, ha prodotto, invece, un aumento dei ticket e più spese per asili nido ed altri servizi.
A tutto questo si sono poi aggiunte le inique misure fiscali dei governi Monti e Letta.
In generale, si può affermare che i redditi familiari sono diminuiti specie con l’aumento della pressione fiscale.
I segnali d’allarme sono oggettivamente gravi: le famiglie italiane, infatti, per far fronte alle continue difficoltà hanno iniziato ad erodere i propri risparmi, un tempo cassaforte del Paese; il segnale peggiore è proprio quello del crollo dei consumi perché, se diminuiscono anche quelli alimentari vuol dire che non c’è altro margine e le difficoltà per molti nuclei familiari di arrivare alla ormai famosa “quarta settimana”, o addirittura alla terza, sono veramente concrete.
Un’altra singolarità emersa dal quadro rappresentato dall’ente statistico è la penalizzazione dei nuclei con figli, che nelle maggiori nazioni europee sono proprio quelli maggiormente sostenuti.
Da noi, invece, la prole finisce con l’essere un costo secco e un mero fattore d’impoverimento: una realtà ingiusta, drammatica e molto grave.
La presenza di figli, in definitiva, è considerata totalmente irrilevante per quanto concerne il sostegno pubblico.
Una cosa che ha perfino aspetti d’incostituzionalità, se si pensa che in tal modo le tasse vengono prelevate non secondo la reale capacità contributiva dei cittadini, cioè secondo la vera ricchezza, ma indistintamente su un reddito il cui peso sul bilancio familiare è diverso a seconda che consenta di vivere a due persone o a sei.
Allora il fatto che in Italia il reddito sia tassato quasi alla stessa maniera, sia che non si abbiano figli sia che se ne abbia qualcuno, può essere definito solo in un modo: scandaloso.
Poi ci si lamenta che le famiglie italiane hanno in media un solo figlio ed i politici di tutti gli schieramenti delineano le conseguenze disastrose di tale fatto per la società.
Fino a quando questa sarà la situazione, non ci sarà però da meravigliarsi se una coppia si negherà il diritto di mettere al mondo altri figli, determinando sul lungo periodo un autentico disastro per la Nazione.
Attualmente le politiche sociali dei vari governi stanno facendo l’esatto contrario di quanto fatto nell’ultimo dopoguerra, quando l’Italia, pur essendo messa molto peggio di oggi, investiva comunque in progetti, speranze e, dunque, anche nei figli.
Allora cosa si dovrebbe fare a livello governativo per aiutare le famiglie e attenuare questa incresciosa situazione?
Le questioni più urgenti sono sostanzialmente tre.
Prima di tutto bisogna alleggerire drasticamente il carico fiscale per le famiglie con figli, poi sostenere il più possibile la possibilità di conciliare il lavoro con la famiglia, visto che i nuclei con maggior carico familiare oggi sono penalizzati: sempre più donne, per esempio, escono dal mercato del lavoro perché avuto il primo figlio, e soprattutto il secondo, non ce la fanno più a conciliare il doppio ruolo di madre e lavoratrice.
Infine, non si può arretrare ancora di più riguardo ai servizi, non si possono diminuire ulteriormente i sostegni sociali, gli interventi per le famiglie con disabili, le sovvenzioni per gli asili nido o i servizi per la cura degli anziani.
Un sistema sociale in perenne arretramento, un mondo del lavoro avverso alle famiglie con figli e un fisco totalmente disinteressato ai carichi familiari sono i tre più grandi nemici da combattere in una società che sta finendo col mettere contro i figli e i padri.
Una società governata da politici che dicono agli adulti di lavorare fino a 67-70 anni e ai giovani di accettare la precarietà a vita, cercando di far passare l’idea che la mancanza di lavoro è colpa dei loro genitori e dei loro nonni.
È inevitabile pensare come alla fine certi problemi si possano risolvere solo all’interno di un nuovo modello di sviluppo e, soprattutto, di un modello economico basato sulla crescita, sull’equità ed il lavoro, non solo su tasse e tagli indiscriminati.
All’interno di un simile progetto può trovare una diversa considerazione anche la famiglia, vero caposaldo della società nella quale è tuttora possibile avere un concreto scambio generazionale, dal momento che sempre più spesso i genitori usano i propri risparmi per aiutare i figli a comprare casa o studiare fuori. Anche per questo andrebbe fortemente tutelata.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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