domenica 25 agosto 2013

"SERVITU' MILITARI IN SARDEGNA: IL GRANDE BLUFF"

Servitù militari e Sardegna: un binomio cui, da Sardi, siamo tristemente avvezzi.
Le recenti cronache ci costringono a tornare sullo spinoso argomento.
In occasione della sua visita in Sardegna, l’attuale ministro della Difesa, tale Mario Mauro, evidentemente ansioso di uscire dall’anonimato, si è esibito in un inquietante monologo.
Il suo intervento ha spaziato dalla presunta ”attenzione ai problemi ed esigenze del territorio”, alla strumentalizzazione delle turbolenze in Nord Africa, citate come pretesto per incrementare la presenza militare sulla nostra Terra.
La chiosa, comunque, lascia poco spazio ai dubbi: l’interesse supremo è quello “nazionale” e tutte le future scelte del Ministero saranno orientate da questo concetto.
In soldoni, accampando esigenze “d’interesse nazionale”si possono tranquillamente conculcare i diritti dei Sardi.
Ma la chicca è costituita dalla singolare teoria, propugnata dal Dott. Mauro, secondo cui il Ministero della Difesa sarebbe il “primo e più importante datore di lavoro della comunità isolana”.
Purtroppo per noi, gran parte dei militari e dei carabinieri che risiedono in Sardegna non sono certo autoctoni, ma provenienti da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, terre degradate e mafiose, nelle quali potrebbero essere più utilmente e razionalmente impiegati.
Terre da cui, casualmente, proviene anche il ministro della Difesa Mario Mauro.
Anche il personale impiegato in Marina ed Aeronautica Militare è in gran parte non sardo.
Avere opinioni differenti sulla presenza dell’Esercito è possibile, mentire spudoratamente ai cittadini no.
La realtà è questa: le servitù militari in Sardegna pesano su 35 mila ettari di territorio, rendendo impraticabili (e non balneabili) molte coste, talune di rara bellezza, appestando il nostro ambiente e compromettendo la nostra salute (basta ricordare il caso eclatante di Quirra, con l’oggettivo aumento percentuale dei tumori nei territori comunali circostanti l’omonimo poligono e dulcis in fundo con successivi ed eloquenti ritrovamenti di uranio).
Il ritorno economico come detto non c’è, tanto meno in termini occupazionali e comunque non costituirebbe un risarcimento adeguato.
E tutto questo in tempi in cui la Guerra Fredda è finita da un pezzo e la militarizzazione non sembra avere alcuna spiegazione, se non quella di mostrarsi all’opinione pubblica come gli scendiletto ed i proni servitori della NATO e degli Stati Uniti. Per l’ennesima volta.
A proposito, il Ministro ha annunciato che, entro un breve quanto imprecisato termine, nella nostra isola i militari in più saranno ben 400.
Cambiano i tempi ed i ministri, ma le bugie e le soverchierie sono sempre le stesse.
E paghiamo noi.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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martedì 20 agosto 2013

"IL MINISTRO KYIENGE NON RAPPRESENTA LA SARDEGNA"


Domenica 22 settembre, Cagliari e la Sardegna si preparano ad accogliere la visita del Pontefice, un evento di fede atteso da migliaia di credenti, ma anche con un forte significato simbolico, perché, visto l'impegno sociale di questo Papa, ci si aspetta un messaggio di speranza e di riscossa per una regione tormentata da mille problemi.
Tantissime sarebbero le voci della società civile sarda che vorrebbero parlare col Papa, per denunciare il malessere delle mille anime del popolo sardo.
Invece, si diffonde sulla stampa, la notizia che ci sarà anche il Ministro per l'Integrazione, Cecyele Kyienge , ad accogliere il Pontefice a Cagliari, come rappresentante del Governo nazionale.
Da sardi, ci chiediamo il perché.
Il Ministro Kyienge non conosce e non rappresenta la Sardegna, che ha già i propri rappresentanti nelle istituzioni, nei partiti, nei sindacati, nelle associazioni, scelti e voluti dai sardi.
Il Ministro Kyienge rappresenta un partito, quello Democratico, che spesso ha avuto posizioni di contrasto e conflitto con le posizioni del mondo cattolico, che il Pontefice rappresenta al massimo livello, dall'aborto, alla procreazione assistita, fino ai diritti degli omosessuali.
Il Ministro Kyienge siede al Ministero dell'Integrazione e la sua priorità sono i “migranti”: in effetti in Sardegna l'emergenza c'è, ha numeri in costante crescita ed è quella dei “migranti” sardi, giovani ma non solo ormai, costretti ad abbandonare la propria terra, famiglia ed amici in cerca di lavoro, magari dopo anni di studio e formazione, come nei periodi più tristi della storia della Sardegna.
Ma la visita del Pontefice non è un'occasione per fare polemica politica.
Allora, perchè la presenza del Ministro Kyienge e non di un sardo, quale esponente o rappresentante del Governo nazionale?
Non sarebbe stato questo il modo di mostrare simbolicamente la presenza e  la concordia di intenti tra Roma e la Sardegna?
Questa è l'ennesima scelta sbagliata di un Governo centralista, di “tecnici” o “larghe intese” poco cambia, lontano dalla gente, che pensa alla propria immagine “politicamente corretta” ed impone le proprie scelte dall'alto, anche in questo genere di occasioni.
L'ennesima occasione persa, che allontanerà ancora di più i cittadini sardi dalla politica e dalle istituzioni nazionali: se la Ministra Kyienge rappresenta la “nuova” Italia sognata dall'attuale Governo, non rappresenterà mai i sardi e la Sardegna.

A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova Sardegna.

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venerdì 16 agosto 2013

“MENTRE LA SARDEGNA BRUCIA, GLI F35 SFREGIANO GLI ANIMI”


Ogni anno sempre la stessa triste storia: l'arrivo dell'estate, il vento, la mano assassina dell'uomo, migliaia di ettari di vegetazione in fiamme e l'improponibile mancanza numerica di uomini e mezzi adeguati per questa emergenza.
Come ogni anno, oltre all'ingente danno ambientale ed economico che ne deriva, assistiamo sempre alle solite e ridicole reazioni politiche della classe dirigente isolana dopo le annunciate tragedie ed i prevedibili disastri.
La Regione Sardegna, governata da cinque anni da una giunta inesistente, è del tutto assente ed arrendevole ad un Governo centrale, che ha tagliato mezzi e fondi per la lotta agli incendi e conseguentemente nessuna prevenzione e nessuna preventiva organizzazione antincendio aerea potrà considerarsi adeguata.
In questo quadro desolante, il giorno dopo i disastri ambientali, è una propagandistica gara aperta a tutte le fazioni politiche per chi minaccia l’azione più eclatante contro i tagli del Governo, ma di concreto nessuno che faccia qualcosa di reale.
I sempre più esigui soldi pubblici vengono e continuano ad essere buttati e sperperati, mai destinati a qualcosa di veramente utile per la nostra Regione, per l’incolumità pubblica e la tutela ambientale.
A disastro avvenuto ci si ricorda ora in maniera demagogica che forse era meglio comprare qualche Canadair in più che qualche F35.
Ed ecco così che a proposito dei succitati esigui fondi pubblici, la Regione sponsorizza per il terzo anno consecutivo (dopo Buggerru e Cagliari quest'anno la tappa è Tortolì in Ogliastra) l'esibizione aerea acrobatica delle Frecce Tricolori, che comprende nel palinsesto anche l'esibizione aerea proprio di un F35!.
L'esibizione della pattuglia acrobatica più famosa al mondo ci onora, ma l'esibizione del reparto sperimentale dell'A.M. con l'F35, è stato l'ennesimo schiaffo morale subito dai sardi a pochi giorni di distanza dai numerosi roghi che hanno devastato diverse zone dell'isola, difesa a malapena da 2 -3 elicotteri e 1 canadair, e grazie ad un esercito di cittadini volontari, che supera di gran lunga gli uomini specializzati messi in campo dallo Stato.
Già, nel cielo sfreccia tutta la tecnologia e la “potenza bellica” di 1 dei prossimi 15 velivoli da guerra, prossimi inutili e deprecabili sprechi milionari dello Stato, per la difesa nazionale e magari per la "difesa della democrazia" in scenari che non ci appartengono ed in supporto ai “buoni” Americani, mentre per la difesa ambientale e della salvaguardia umana dagli incendi nella nostra regione solo 2 elicotteri ed 1 canadair.
Però stanno arrivando gli F35: a riguardo l’onorevole Francesco Boccia ha dichiarato pubblicamente che possono spegnere incendi: vorremmo sapere proprio come.
Con i missili e le bombe?  Certo sarebbe un inedito modo, stile “filmacci” americani.
Le polemiche da parte del popolo sardo sono fortissime, altrettanto quelle di alcune fazioni politiche, ma molti onorevoli intervenuti in questi giorni sulla questione dimenticano il monito di Napolitano.
 Il Presidente disse:  su gli F35 non decide il Parlamento, tanto per far capire chi comanda, ma sui canadair e gli altri mezzi diciamo noi?
Ancora una volta ci troviamo a che fare con una politica e una classe dirigente regionale sempre più impegnata a fare finta di governare e tenere i giochi politici di un  “Governo barze-Letta” che, per far tacere gli animi esasperati, questi giorni ha annunciato di rinunciare all'acquisto di un F35 per qualche canadair in più: caritatevole, una coincidenza che ad un anno dalle prossime elezioni regionali non passerà certo inosservata.
Uniti a sostegno del nostro popolo e della nostra amata terra ci opponiamo, perché non è più tollerabile vedere ogni anno i soliti disastri ambientali, le solite carenze strutturali e subire le solite malefatte di questo o  quel governo di “ir-responsabili.
Il popolo sardo merita una classe politica seria e più attenta alle problematiche della propria regione, del suo territorio e della sua gente, il popolo sardo merita di risorgere: speriamo che il prossimo anno, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, questo popolo abbia lucidità, coscienza, e che abbia la volontà più che il coraggio  di cambiare per davvero.
Noi siamo pronti.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Ogliastra.

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domenica 11 agosto 2013

"FAMIGLIE E CRISI: A RISCHIO IL FUTURO DELLA NAZIONE"

Le famiglie italiane sono in difficoltà, tirano la cinghia e riducono drasticamente i consumi, persino quelli alimentari.
Questa la scandalosa situazione evidenziata dagli ultimi dati ISTAT: tale realtà deriva dal nefasto effetto congiunto di più concause che si sono verificate nell’ultimo biennio di esasperazione della crisi.
Si sono, infatti, sommati minori redditi, minori possibilità lavorative e arretramento dei servizi.
La scarsa progettualità sul lavoro ha determinato più precariato, più disoccupazione giovanile e maggiore incertezza lavorativa per gli adulti.
L’arretramento dei servizi, cioè del sostegno pubblico alla vita quotidiana delle famiglie, ha prodotto, invece, un aumento dei ticket e più spese per asili nido ed altri servizi.
A tutto questo si sono poi aggiunte le inique misure fiscali dei governi Monti e Letta.
In generale, si può affermare che i redditi familiari sono diminuiti specie con l’aumento della pressione fiscale.
I segnali d’allarme sono oggettivamente gravi: le famiglie italiane, infatti, per far fronte alle continue difficoltà hanno iniziato ad erodere i propri risparmi, un tempo cassaforte del Paese; il segnale peggiore è proprio quello del crollo dei consumi perché, se diminuiscono anche quelli alimentari vuol dire che non c’è altro margine e le difficoltà per molti nuclei familiari di arrivare alla ormai famosa “quarta settimana”, o addirittura alla terza, sono veramente concrete.
Un’altra singolarità emersa dal quadro rappresentato dall’ente statistico è la penalizzazione dei nuclei con figli, che nelle maggiori nazioni europee sono proprio quelli maggiormente sostenuti.
Da noi, invece, la prole finisce con l’essere un costo secco e un mero fattore d’impoverimento: una realtà ingiusta, drammatica e molto grave.
La presenza di figli, in definitiva, è considerata totalmente irrilevante per quanto concerne il sostegno pubblico.
Una cosa che ha perfino aspetti d’incostituzionalità, se si pensa che in tal modo le tasse vengono prelevate non secondo la reale capacità contributiva dei cittadini, cioè secondo la vera ricchezza, ma indistintamente su un reddito il cui peso sul bilancio familiare è diverso a seconda che consenta di vivere a due persone o a sei.
Allora il fatto che in Italia il reddito sia tassato quasi alla stessa maniera, sia che non si abbiano figli sia che se ne abbia qualcuno, può essere definito solo in un modo: scandaloso.
Poi ci si lamenta che le famiglie italiane hanno in media un solo figlio ed i politici di tutti gli schieramenti delineano le conseguenze disastrose di tale fatto per la società.
Fino a quando questa sarà la situazione, non ci sarà però da meravigliarsi se una coppia si negherà il diritto di mettere al mondo altri figli, determinando sul lungo periodo un autentico disastro per la Nazione.
Attualmente le politiche sociali dei vari governi stanno facendo l’esatto contrario di quanto fatto nell’ultimo dopoguerra, quando l’Italia, pur essendo messa molto peggio di oggi, investiva comunque in progetti, speranze e, dunque, anche nei figli.
Allora cosa si dovrebbe fare a livello governativo per aiutare le famiglie e attenuare questa incresciosa situazione?
Le questioni più urgenti sono sostanzialmente tre.
Prima di tutto bisogna alleggerire drasticamente il carico fiscale per le famiglie con figli, poi sostenere il più possibile la possibilità di conciliare il lavoro con la famiglia, visto che i nuclei con maggior carico familiare oggi sono penalizzati: sempre più donne, per esempio, escono dal mercato del lavoro perché avuto il primo figlio, e soprattutto il secondo, non ce la fanno più a conciliare il doppio ruolo di madre e lavoratrice.
Infine, non si può arretrare ancora di più riguardo ai servizi, non si possono diminuire ulteriormente i sostegni sociali, gli interventi per le famiglie con disabili, le sovvenzioni per gli asili nido o i servizi per la cura degli anziani.
Un sistema sociale in perenne arretramento, un mondo del lavoro avverso alle famiglie con figli e un fisco totalmente disinteressato ai carichi familiari sono i tre più grandi nemici da combattere in una società che sta finendo col mettere contro i figli e i padri.
Una società governata da politici che dicono agli adulti di lavorare fino a 67-70 anni e ai giovani di accettare la precarietà a vita, cercando di far passare l’idea che la mancanza di lavoro è colpa dei loro genitori e dei loro nonni.
È inevitabile pensare come alla fine certi problemi si possano risolvere solo all’interno di un nuovo modello di sviluppo e, soprattutto, di un modello economico basato sulla crescita, sull’equità ed il lavoro, non solo su tasse e tagli indiscriminati.
All’interno di un simile progetto può trovare una diversa considerazione anche la famiglia, vero caposaldo della società nella quale è tuttora possibile avere un concreto scambio generazionale, dal momento che sempre più spesso i genitori usano i propri risparmi per aiutare i figli a comprare casa o studiare fuori. Anche per questo andrebbe fortemente tutelata.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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lunedì 5 agosto 2013

"FEMEN: L'ALTA FINANZA TIRA I FILI DEL NEO-FEMMINISMO?"


“Femen”: un nome che forse pochi conoscono, ma in tanti sanno ormai di chi si parli.
Sono quelle donne che protestano col seno all'aria.
Ma per quali motivi protestano?
Prima di tutto bisogna spiegare come e perchè siano nate.
Il movimento “Femen” è stato fondato nel 2008 in Ucraina da Anna Hustol, all'epoca studentessa di Economia; mettersi a tette di fuori “è l' unico modo per essere ascoltati...se avessimo manifestato col solo ausilio di cartelloni, le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate” così dichiara la Hustol.
Il gruppo “politico-culturale” (così viene definito da “Wikipedia”) inizialmente poteva avere anche delle motivazioni sensate: andare contro l'abuso del corpo femminile, il turismo sessuale e la prostituzione.
Ma manifestare contro l'abuso del corpo femminile, usando parti di questo come oggetto o strumento, non è certo esempio di coerenza.
Comunque, questa battaglia in meno di un anno è dilagata in tutta l'Ucraina ed in poco tempo ha conquistato anche il resto d' Europa, espandendo ora i propri confini.
Ma esistono solo due sedi ufficiali delle “Femen”, a Kiev (“sede legale”) e a Parigi, nata dopo l'arrivo della numero due delle Femen, Inna Shevscenko, approdata in Francia per fuggire all'arresto delle autorità ucraine, che le danno la caccia dal 17 Agosto 2012, quando tagliò con una motosega una croce greco-cattolica a Kiev, un simbolo quasi sacro per la Nazione, visto che quella croce fu eretta per ricordare le vittime della Ceka, polizia stalinista.
Le “Femen” ora operano in quasi tutto il mondo, Italia compresa: a Milano contro il mondo della moda e contro Berlusconi, nella Città del Vaticano a favore dei diritti dei gay e durante il conclave per l'elezione del Pontefice (un' attivista si è spogliata mostrando la scritta sul corpo nudo “no more pope”).
Su “Wikipedia” si trova scritto che gli obbiettivi delle Femen sono “incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina”, nobile scopo, ma cosa c'entrano i diritti dei gay con le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina?
Mancano alcuni passaggi a questo nuovo progetto di sovversione dell'ordine naturale delle cose.
Le “Femen” sono passate da slogan “locali” a Kiev a “qualcosa di più alto” in Europa; come se qualcuno le avesse consigliato di non volare solo così in basso, ma di puntare più in alto.
Ma chi?
Le cugine “Pussy Riot” sono riconducibili e finanziate dall' "OTPOR" (in serbo significa resistenza), riconducibile a sua volta all' "Open Society Institute" di George Soros.
Secondo un'inchiesta di una giornalista ucraina, ogni attivista “Femen” percepirebbe un “compenso” di 1000 € al mese per il semplice fatto che sia attivista, mentre le “dipendenti” della “sede centrale” di Kiev, addirittura 2500 € al mese, il doppio di un operaio Fiat o Alcoa.
L'affitto degli uffici di Kiev sarebbe di 2500 € al mese ed ogni attivista nei suoi “viaggi di protesta” sarebbe spesata di tutto: viaggio, vitto, alloggio, taxi, varie ed eventuali e pure estetista e cosmetica per curare il proprio corpo per essere “al top”.
Durante le manifestazioni e questa cifra ammonterebbe a circa 1000 € al giorno.
Ma le attiviste “Femen” sono per lo più studentesse universitarie di età comprese fra i 18 e i 25 anni, non è possibile che circa 1500 ragazze in tutta Europa riescano a recuperare tali cifre col solo “autofinanziamento”.
Sempre secondo l'inchiesta giornalistica ucraina, Hustol e Shevscenko avrebbero frequenti incontri con Helmut Josef Geier, cinquantenne tedesco meglio noto come “dj Hell” (promotore e finanziatore del movimento di protesta “Femen”), con Jed Sunden (redattore del “Kyiv Post”, il quotidiano in lingua inglese più importante e venduto in Ucraina) e Beate Shober (imprenditrice tedesca).
Tutti questi personaggi  rimangono spesso e volentieri nell'ombra, così come le loro società, ma sono tutti riconducibili a George Soros.
Secondo la rete, un altro importante sostenitore ideal-economico, sarebbe proprio “Wikipedia”, che fa parte del gruppo “Wikimedia”, la quale ha come principale sostenitore l' "Open Society Institute" e la "Soros Fund Manangement": proprio “Wikipedia” cita le proteste come se fossero battaglie per la vita e adula i sostenitori come se fossero i protettori ed i paladini della cultura e della civiltà.
Resta, comunque, il fatto che questo gruppo di giovani donne in 5 anni sia passato da protestare per i diritti delle donne in Ucraina, a protestare in tutta Europa per chiedere i diritti dei gay ed oggi dichiarano di “conquistare” New York entro il 2018.
Resta il fatto che questi movimenti ed organizzazioni, finanziati e manovrati da speculatori internazionali, abbiano come fine ultimo, aldilà delle dichiarazioni libertarie di facciata, quello di scatenare il caos sociale, invertendo e sbeffeggiando le tradizioni locali e le religioni, in nome di un modello culturale indefinito ed auto-distruttivo.
Non a caso, l'incipit delle “Femen” nasce nell'Est dell'Europa come contropotere alla Russia, oggi più che mai baluardo anti-comunista ed anti-americano, contrario alle derive omossessuali della società e custode dell'identità popolare.
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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sabato 3 agosto 2013

"FORZA NUOVA: EMERGENZA DISOCCUPAZIONE A SASSARI"

Sassari. Con uno striscione di protesta (“BASTA PROMESSE ELETTORALI - LAVORO VERO SUBITO!”) affisso in città nel quartiere “Carbonazzi”, la Federazione Provinciale di Forza Nuova ha voluto denunciare il dramma della disoccupazione, radicato con cifre allarmanti anche nel nord della Sardegna, e l'immobilismo dei politici e delle autorità competenti, che, al posto di occuparsi dei problemi reali dei cittadini, sembrano ormai impegnati nelle riunioni di partito in vista delle prossime elezioni regionali.

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