lunedì 15 luglio 2013

"OGNI TERRA HA IL SUO POPOLO, OGNI POPOLO HA LA SUA TERRA"



"Storica visita del papa a Lampedusa": è stato questo il titolo più abusato sui quotidiani nazionali e locali per dare la notizia della visita di papa Francesco sull'isola di Lampedusa, ormai da troppi anni porta d'Europa per migliaia di disperati provenienti dalle zone più povere dell'Africa, dell'Asia e, con l'acuirsi delle crisi politiche in Turchia e Siria, anche del Vicino Oriente.
L'evento, come era facilmente prevedibile, è stato anche l'occasione per le solite anime sante e pie di stracciarsi le vesti deprecando la poca attenzione delle istituzioni e della gente comune verso gli immigrati, la scarsità dei fondi destinati dallo Stato alla loro accoglienza e "integrazione".
Un conto, però, è la facile demagogia che circonda il problema dei clandestini e l'opera della chiesa, un altro conto è la gestione da parte dello stato di un fenomeno così difficile, complesso e insidioso, per di più segnato dall’intervento di gruppi criminali, qual è l’immigrazione irregolare che proprio a Lampedusa ha, per ciò che riguarda l’Italia, uno snodo fondamentale.
Uno Stato degno di questo nome non può abbassare la guardia perché rischia di diventare soggetto passivo di operazioni assai dure e pesanti nell’assenza più totale di una solidarietà internazionale.
Per evitare questo rischio è necessario che lo Stato adotti una strategia d’intervento basata essenzialmente su due pilastri fondamentali attuabili in tempi rapidi: da un lato avviando un rimpatrio umano ma immediato di tutti quei disperati che a bordo di barconi decrepiti sbarcano non solo a Lampedusa ma ormai anche lungo le coste della Sicilia, della Calabria e della stessa Sardegna; dall’altro avviando una politica di “selezione” degli immigrati che permetta all’economia italiana di attrarre solo gli individui più specializzati e istruiti che, da un lato, potrebbero contribuire al rilancio economico del Paese e, dall’altro, potrebbero essere, col tempo, integrati nel tessuto sociale dell’Italia non perché fintamente italiani grazie allo ius soli ma perché in grado di comprendere, accettare e rispettare leggi, tradizioni, usi e costumi che sono il frutto di una storia millenaria e costituiscono la nostra specificità di popolo e di Nazione.
Se non si avvierà questo cambiamento di strategia l’Italia sarà condannata ad attirare ancora per molti anni quelli che persino un diplomatico africano a Vienna ha definito “i rifiuti del continente nero” che nemmeno i loro paesi d’origine vogliono, le nostre città saranno sempre più degradate e insicure e i nostri lavoratori obbligati a rinunciare a sacrosanti diritti quali un onesto salario e la sicurezza sul posto di lavoro pur di battere la concorrenza di migliaia di stranieri che, essendo spesso ostaggi della criminalità organizzata, sono più “competitivi” sul mercato del lavoro.
In conclusione, il problema dell’immigrazione non si risolve con l’adozione dello ius soli o la concessione di “cittadinanze” più o meno onorarie, ma con la fine dell’insensato buonismo che ha guidato finora l’azione dei vari governi e il ritorno ad una politica capace di assumersi delle responsabilità, in grado di avere una strategia di lungo periodo e che persegua esclusivamente l’interesse dei cittadini e non quello di poteri forti e lontane istituzioni sovranazionali quali l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea o il Fondo Monetario Internazionale.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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