lunedì 29 luglio 2013

“MENTRE TUTTI GIACCIONO ADDORMENTATI, I NAZIONALISMI SI RISVEGLIANO”

Mentre a Montecitorio la maggioranza fa finta di lavorare e SEL, Grillo e Lega Nord fanno ostruzione più o meno coerente.
Mentre i parlamentari si esibiscono in squallidi e deplorevoli spettacoli.
Mentre i giornali più importanti manco a dirlo puntano l’attenzione sul lancio di banane ai danni del ministro dell’integrazione Cecilie Kyenge.
Mentre tutto il mondo guarda al “Royal Baby” e c’è chi approva e c’è chi si indigna per le parole di Beppe Grillo, che afferma che “L’Italia ha bisogno di essere ripulita dai cumuli di lettame”.
C’è qualcosa che accade di veramente importante e i media volutamente non ne danno risalto.
Qualcosa si muove.
Ma cosa?
C’è qualcosa di più importante delle polemiche parlamentari, qualcosa di più importante di Grillo e qualcosa di più importante dell’episodio di Cervia, che non stupirebbe se fosse stato preparato ad arte per distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica.
Cosa si muove veramente?
Il giorno 30 luglio i consigli regionali della Lombardia e del Veneto voteranno due importanti ordini del giorno sullo stesso tema, due importanti mozioni.
Nel caso Lombardo, è stata la provincia di Brescia su iniziativa della Lega Nord a proporlo ed è la mozione sull’indizione del referendum per l’indipendenza della Lombardia.
In Veneto, si vota l’ordine del giorno numero 342, proposto dal movimento “Indipendenza Veneta” sull’indizione di un referendum per l’indipendenza del Veneto.
L’esito della votazione da parte dei consigli regionali Veneto e Lombardo potrebbe portare ad un voto favorevole per entrambe le mozioni.
In particolare il sito di “Indipendenza Veneta” fa sapere che al 26 Luglio 2013 ben 37 comuni Veneti, fra cui Verona, hanno approvato l'ordine del giorno n.342.
Non solo, ma un sondaggio del “Gazzetino di Venezia” faceva sapere che se nel gennaio 2012 i favorevoli all’indipendenza Veneta erano il 53,3%, a dicembre 2012 la percentuale era salita del 3,4%, raggiungendo il 56.7%.
A Trieste, gli indipendentisti Triestini collocano cippi di confine nel vecchio posto di Dogana fra l’Italia e il “Territorio Libero”, gesti certo per ora solo simbolici, ma che assumono un particolare significato.
In Sicilia, il governatore Crocetta rigetta le tariffe Alitalia, propone una compagnia regionale, invoca la Zona Franca ed un progetto per l’indipendenza Siciliana.
In Alto Adige ed in Valle d’Aosta, i partiti autonomisti ed indipendentisti son maggioranza ormai dagli albori della Repubblica.
In Sardegna, la coalizione “Sovranista”, per quanto appoggiata dai partiti nazionali di centro-sinistra e per quanto mostri un autonomismo-indipendentismo più di facciata che di convinzione,
potrebbe cogliere un opportunità storica, per essere il trampolino di lancio per una futura indipendenza Sarda, mentre Cumpostu, capo di SNI, se da un lato sostiene valide ragioni per non attaccarsi al treno dei “sovranisti”, dall’altro potrebbe perdere un treno irripetibile.
Cosa sta succedendo?
Sono le premesse per la rottura e lo sfaldamento dell’unità nazionale Italiana, che diverranno evidenti, se il 30 Luglio le mozioni proposte dai consigli regionali Lombardi e Veneti riceveranno parere favorevole.
In caso di sfaldamento dell’unità nazionale Italiana, chi sarebbero i responsabili?
Gli “esecutori” sarebbero i partiti storici di centro-destra e centro-sinistra da sempre al governo dell'Italia, ma i veri “registi” sarebbero i massonici ed internazionali, in primis la condizione di servitù nei confronti degli USA.
In questo probabile prossimo scenario politico, Forza Nuova ha il dovere di ascoltare e sostenere le rivendicazioni delle comunità nazionali oggi in fermento che partano dal basso e dal popolo, deluse e rovinate dalla partitocrazia.
Forza Nuova dovrà porsi alla guida di una fiera opposizione all'Atlantismo, al Sionismo ed ai suoi alleati, responsabili della crisi e dello sfascio del paese e soprattutto delle comunità.
Forza Nuova deve portare avanti la propria lotta per un mondo più giusto e rispettoso delle identità specifiche di ciascun popolo, in una prospettiva più ampia e più internazionale, che punti alla vera Europa dei popoli in contrapposizione all’Europa delle banche.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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lunedì 22 luglio 2013

“DAL MALE AL PEGGIO: IN SOLI 146 GIORNI”

146 giorni: quasi 5 mesi sono passati dalle ultime elezioni politiche, svoltesi il 24 e il 25 febbraio scorso, ed il popolo italiano ha potuto continuare inesorabilmente ad assistere all'implacabile decadenza socio-economica, mai vissuta in Italia dal dopoguerra ad oggi, il peggio del peggio che l'attuale, ultima ed improvvisata classe politica italiana abbia potuto ancora una volta dimostrare, senza alcun briciolo di ritegno, di coscienza, tirando fuori da una fantasmagorica esperienza politica il peggio di se stessa: il “nulla”.
Il “nulla” sì, proprio il “nulla assoluto”: 146 giorni senza alcuna concretezza legislativa, nessun decreto legge di rilievo, nessuna presa di posizione certa e seria sia sul campo nazionale che internazionale; l'anteprima elettorale lasciava presagire, oltre ad un fantomatico acclamatissimo "Tsunami" senza precedenti, una lotta forsennata a colpi di bacchette magiche “salva crisi” e “salva Italia” da parte di tutti i partiti politici e coalizioni di destra, centro e sinistra, promettendo per l'ennesima volta infallibili soluzioni per alleviare, riparare e sanare una crisi senza precedenti, per dare quell'illusione, sia al popolo che all'Europa, che in breve tempo, sarebbe apparsa finalmente la famosa e sperata luce in fondo al tunnel... Povero popolo!
146 giorni e i risultati ad oggi parlano chiaro, con un'analisi sintetica e lucida di alcuni punti fondamentali:
- COSTANTI: Massoneria, poteri forti e occulti alla regia; i soliti volti noti e affaristi al governo, informazione asservita al potere, censura mediatica, nessun taglio economico alla spesa politica (anzi stendiamo l'ennesimo velo pietoso sul tema);
-  NOVITA': Ministri stranieri, lobby gay in cattedra a dettar legge, Napolitano Bis e, dulcis in fundo, PDL e PD uniti appassionatamente a governare assieme, con un'accondiscendente pubblico d'occasione: tutti i partiti e coalizione d'opposizione;
- PRIORITA' E PROGRAMMI: Nessuna priorità che riguardi la risoluzione o attenuazione della profonda crisi socio economica dal nostro paese, del nostro popolo tranne che: “Ius soli”, la promozione dei matrimoni gay, “gay pride”, legge sull'omofobia, incremento demografico d'importazione voluto e forzato da allogeni importati dai paesi del terzo mondo (immigrazione clandestina di massa, per intenderci meglio) con assistenza totale e gratuita degli stessi a carico dei contribuenti italiani, acquisto di navi, aerei ed armamenti da guerra per l'esportazione della “democrazia” nel mondo, secondo il modello Americano;
- REALTA' ATTUALE: disoccupazione e pressione fiscale ai massimi storici, povertà cavalcante, disagio sociale indescrivibile ed altissima e crescente percentuale di suicidi tra imprenditori e lavoratori, inarrestabile chiusura delle imprese italiane, criminalità dilagante, sanità allo sfascio.
Basta ed avanza tanto per descrivere la drammatica condizione reale del popolo italiano e della nostra amata patria.
146 giorni, ripetiamo 146 giorni: perché li contiamo e li continueremo a contare tutti fino a quando si presenterà a “lor signori” tutto il conto, da pagare tutto e caro, prima che si arrivi veramente a toccare il fondo (vedi Grecia), bisognerà tentare di tutto, cercar di far aprire le coscienze, affinché il popolo italiano, tutto ed unito, esploda nelle piazze con la sua rabbia e non si perda nell'immagine dell'ennesimo suicidio per debiti di stato, ma scenda in piazza a mostrare tutta la sua dignità e orgoglio, con la forza di chi non è disposto a continuare a rimanere schiavo di questo sistema.
146 giorni: non lasciamo che ne passino tanti di più ancora, per alzare la testa, abbandonare la tastiera, riprendersi il futuro e mostrare l'orgoglio.
Siamo artefici del nostro destino!

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Ogliastra.


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lunedì 15 luglio 2013

"OGNI TERRA HA IL SUO POPOLO, OGNI POPOLO HA LA SUA TERRA"



"Storica visita del papa a Lampedusa": è stato questo il titolo più abusato sui quotidiani nazionali e locali per dare la notizia della visita di papa Francesco sull'isola di Lampedusa, ormai da troppi anni porta d'Europa per migliaia di disperati provenienti dalle zone più povere dell'Africa, dell'Asia e, con l'acuirsi delle crisi politiche in Turchia e Siria, anche del Vicino Oriente.
L'evento, come era facilmente prevedibile, è stato anche l'occasione per le solite anime sante e pie di stracciarsi le vesti deprecando la poca attenzione delle istituzioni e della gente comune verso gli immigrati, la scarsità dei fondi destinati dallo Stato alla loro accoglienza e "integrazione".
Un conto, però, è la facile demagogia che circonda il problema dei clandestini e l'opera della chiesa, un altro conto è la gestione da parte dello stato di un fenomeno così difficile, complesso e insidioso, per di più segnato dall’intervento di gruppi criminali, qual è l’immigrazione irregolare che proprio a Lampedusa ha, per ciò che riguarda l’Italia, uno snodo fondamentale.
Uno Stato degno di questo nome non può abbassare la guardia perché rischia di diventare soggetto passivo di operazioni assai dure e pesanti nell’assenza più totale di una solidarietà internazionale.
Per evitare questo rischio è necessario che lo Stato adotti una strategia d’intervento basata essenzialmente su due pilastri fondamentali attuabili in tempi rapidi: da un lato avviando un rimpatrio umano ma immediato di tutti quei disperati che a bordo di barconi decrepiti sbarcano non solo a Lampedusa ma ormai anche lungo le coste della Sicilia, della Calabria e della stessa Sardegna; dall’altro avviando una politica di “selezione” degli immigrati che permetta all’economia italiana di attrarre solo gli individui più specializzati e istruiti che, da un lato, potrebbero contribuire al rilancio economico del Paese e, dall’altro, potrebbero essere, col tempo, integrati nel tessuto sociale dell’Italia non perché fintamente italiani grazie allo ius soli ma perché in grado di comprendere, accettare e rispettare leggi, tradizioni, usi e costumi che sono il frutto di una storia millenaria e costituiscono la nostra specificità di popolo e di Nazione.
Se non si avvierà questo cambiamento di strategia l’Italia sarà condannata ad attirare ancora per molti anni quelli che persino un diplomatico africano a Vienna ha definito “i rifiuti del continente nero” che nemmeno i loro paesi d’origine vogliono, le nostre città saranno sempre più degradate e insicure e i nostri lavoratori obbligati a rinunciare a sacrosanti diritti quali un onesto salario e la sicurezza sul posto di lavoro pur di battere la concorrenza di migliaia di stranieri che, essendo spesso ostaggi della criminalità organizzata, sono più “competitivi” sul mercato del lavoro.
In conclusione, il problema dell’immigrazione non si risolve con l’adozione dello ius soli o la concessione di “cittadinanze” più o meno onorarie, ma con la fine dell’insensato buonismo che ha guidato finora l’azione dei vari governi e il ritorno ad una politica capace di assumersi delle responsabilità, in grado di avere una strategia di lungo periodo e che persegua esclusivamente l’interesse dei cittadini e non quello di poteri forti e lontane istituzioni sovranazionali quali l’Unione Europea, la Banca Centrale Europea o il Fondo Monetario Internazionale.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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domenica 7 luglio 2013

“C'E' BISOGNO DELL'ORGOGLIO OMOSESSUALE?”

 In questi giorni anche a Cagliari è andata in scena la manifestazione per i diritti civili degli omosessuali: il "Gay Pride".
Guardando le pittoresche immagini dell'evento, è pacifico che sia stata, più che una marcia per i diritti civili un'ostentazione di banalità e slogan del "mondo gay", tra natiche in vista, blasfemia ed oscenità varie.
Risulta difficile capire in che modo una sfilata del genere possa "decostruire gli stereotipi etero normativi", come dichiarato dagli organizzatori del "Cagliari Pride".
Ma esiste realmente l'urgenza della riparazione di un ipotetico vulnus, subito dagli omosessuali, in materia di diritti civili?
Analizzando bene la questione, assolutamente no; infatti ad oggi siamo davanti ad una realtà in cui un omosessuale dichiarato viene trattato con lo stesso riguardo da pubbliche amministrazioni, aziende, mass media ed istituzioni.
E' significativo il fatto che nell'Europa dominata dalle banche e dilaniata dalla crisi, dove la sovranità nazionale è sempre meno forte, si apra alle nozze gay e che i "paladini" dei cosiddetti diritti civili siano gli stessi che rimangono drammaticamente e costantemente silenziosi di fronte all’urgenza di dare una mano alle famiglie naturali.
Famiglie che ogni giorno costituiscono e costruiscono la parte sana di ogni paese, curano i propri figli e li preparano ad essere cittadini di domani, assistono i propri anziani e disabili, garantiscono la coesione sociale, subiscono sistematicamente un fisco che penalizza i carichi familiari.
Per Forza Nuova così come per tanti italiani l'unica famiglia che va difesa è la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, che si configura come centro e fondamento della comunità nazionale.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.


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