domenica 16 giugno 2013

"LA SARDEGNA NON E' UNA PRIGIONE"

È di questi giorni la notizia che il nuovo carcere di Sassari - Bancali - avrà tra i suoi primi ospiti il boss mafioso Totò Riina, sottoposto al regime del carcere duro previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario.
La notizia, pur smentita dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) non per infondatezza ma per far calmare le proteste dei cittadini e delle istituzioni regionali, fa tornare alla mente anni durante i quali angoli di paradiso, come l’isola dell’Asinara, erano sottratti alle popolazioni locali in nome di supreme esigenze come la detenzione di boss mafiosi, terroristi e sequestratori che lo Stato cercava di tenere sotto controllo isolandoli il più possibile dai contesti sociali economici nei quali avevano commesso i loro crimini.
Costretto a chiudere l'Asinara dopo decenni di proteste, lo Stato non ha mai smesso di vedere nella Sardegna una regione alla quale destinare, invece di piani di sviluppo economico e sociale degni di questo nome, super criminali come Totò Riina o Bernardo Provenzano.
Questa decisione dissennata presa da qualche burocrate del Ministero della Giustizia, oltre a far tornare le lancette dell’orologio a tempi che si vorrebbero dimenticare, esporrebbero l’Isola e per primo il nord Sardegna a rischi enormi sul piano sociale, economico e, con l’imminente avvio della stagione turistica, dell’immagine.
Insomma, sarebbe un errore tecnico e politico inaudito, dal momento che, invece di distribuire boss e fiancheggiatori nelle carceri di tutta Italia per tenerli il più lontano possibile tra loro, si finirebbe per accorparli addirittura in due o tre carceri.
L’accorpamento di tanti mafiosi potrebbe incidere fortemente in un tessuto sociale che finora ha sempre respinto tutti i tentativi di infiltrazione, ma che adesso è particolarmente provato dalla crisi economica e quindi con le difese molto più carenti che in passato; c’è il rischio, infatti, di estorsioni e riciclaggio di denaro sporco sfruttando l’appalto miliardario per la Sassari-Olbia, quello per le bonifiche a Porto Torres (spesa prevista 500 milioni) e gli affari intorno all’eolico e alla chimica verde.
Per Forza Nuova, l’unico modo per impedire che la Sardegna sia trattata ancora una volta come una colonia è quello di effettuare una costante mobilitazione del popolo sardo e delle istituzioni locali sane, tale da riaffermare davanti allo Stato centrale la volontà di essere rispettati e finalmente trattati su un piano di parità con il “continente”, invece di subire tutto quello che ci viene imposto dall’alto.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
 
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