domenica 12 maggio 2013

"PER SANGUE E PER CULTURA ITALIANI"

  
La nomina un paio di settimane fa, da parte del presidente Giorgio Napolitano, del governo guidato da Enrico Letta, ha portato l’Italia ad avere nella signora Cecile Kienge il primo ministro della Repubblica che possiede la cittadinanza italiana solo in virtù del suo matrimonio con un cittadino italiano.
Ovviamente il ministero assegnato Kienge è stato quello alla “Integrazione” e la prima grande impresa che il ministro ha scelto di portare avanti è quella di cercare di modificare la legge sulla cittadinanza per passare dal principio dello ius sanguinis (si è italiani solo se si nasce da genitori italiani) a quello dello ius soli (è italiano chiunque nasce su suolo italiano). Già nella passata legislatura erano state presentate circa cinquanta proposte parlamentari alle quali si è aggiunto anche l'appello in tal senso del capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Onestamente con tutti i problemi economici e sociali che stanno affliggendo gli italiani, non si sentiva il bisogno di lanciarsi in questa nuova “battaglia di civiltà” che di certo riempie le bocche di molti stolti ma non le pance dei cittadini, che in numero sempre maggiore e con gesti sempre più estremi cercano di far capire alla casta dei politici che è ora di prendere provvedimenti seri e urgenti per far uscire il Paese dalla recessione e non sprecare energie preziose su un tema che avrebbe il solo risultato di aggravare il fenomeno migratorio, reso già drammatico dall’inefficace legge Bossi-Fini. Infatti, l’unico risultato che si otterrebbe con la modifica della legge sulla cittadinanza sarebbe quello di avere un’invasione di puerpere desiderose di far nascere i loro figli in Italia e questo significherebbe avere di colpo decine e centinaia di migliaia di nuovi cittadini italiani (e dunque anche cittadini europei) ai quali destinare risorse economiche già scarse se non addirittura inesistenti. Un esempio lo abbiamo dalla Francia, la cui legge sulla cittadinanza è basta proprio sul concetto di ius soli: sterminate periferie abitate da immigrati che nonostante la cittadinanza non si sono integrati nel tessuto economico e sociale del Paese in cui vivono.
Il mantenimento e la difesa convinta del principio dello ius sanguinis, legato al concetto naturale che ogni popolo ha la sua terra e ogni terra deve avere il suo popolo, è l’unico modo per difendere la nostra storia e le nostre tradizioni senza aggravare ulteriormente i problemi degli italiani e dare a persone disperate false illusioni destinate ad infrangersi davanti alla cruda realtà di una Nazione che prima di tutto ha bisogno di ritrovare la sua identità di popolo e un ruolo attivo sulla scena europea e internazionale.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
  
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