lunedì 27 maggio 2013

"E SE SALTELLI..."


Di recente, in occasione della partita Milan-Roma, abbiamo assistito, per l’ennesima volta, ai cori contro il calciatore Mario Balotelli.
La reazione è stata immediata. Condanna, inizialmente, unanime.
Benpensanti che stigmatizzano. Strali (metaforici)dei più noti rappresentanti del cosiddetto antirazzismo. Il centravanti milanista che si dice indignato e pronto a lasciare il campo, se il fatto dovesse ripetersi.
Ma chi è Mario Balotelli? Un attaccante dalla sportività esemplare e un galantuomo, dentro e fuori dal campo? Oppure un ragazzotto spocchioso, sempre pronto ad accettare le provocazioni?
Impietosamente, le cronache ci hanno raccontato di un calciatore che, in ordine cronologicamente sparso: sfreccia con le sue celebri supercars a folli velocità nei centri abitati, lancia freccette a un gruppo di ragazzini, getta a terra la maglia dell’allora sua squadra l’Inter(mancando di rispetto alla categoria, i tifosi, che oggi vorrebbe censurare), ostenta beni materiali e vizi (ormai famosa la foto col pacchetto di sigarette), viene alle mani con il proprio allenatore, zittisce immotivatamente una curva (a Cagliari), insulta una città (Verona) a seguito di qualche fischio ricevuto.
Finanche Berlusconi, prima che Balotelli approdasse al Milan, lo definì addirittura una “mela marcia” (per poi smentire e ufficializzarne l’ingaggio, a ridosso delle elezioni…ma questo è un altro discorso).
Il ministro Kyenge, che pure ha scelto Balotelli come testimonial nella delirante campagna pro-ius soli, ha parlato di “cori da ricondurre al risultato della partita”, evitando di generalizzare.
Lo stesso Zdenek Zeman ha preso posizione, ridimensionando tutta la vicenda.
Per cui, ancorché molti siano accecati dall’ideologia, pare che oramai gran parte della gente abbia capito che i fischi e i cori che Balotelli subisce sono dovuti agli inaccettabili atteggiamenti di quest’ultimo e non al supposto razzismo della nostra società.
Inevitabilmente, la memoria va a grandi atleti dalla pelle scura (Aldair, Seedorf, Weah, Suazo), i quali, campioni e sobri fuori e dentro il campo, in casi simili giocavano come se nulla fosse accaduto. Professionalmente.
Consapevoli di essere strapagati e privilegiati, nonché idolatrati da molti giovani.
Consapevoli che chi paga il biglietto, sovente, sostiene grandi sacrifici (economici, ma non solo), per veder giocare i propri beniamini. E che i cori sono opera dei tifosi, ma in stadi che ospitano migliaia di persone.
Ancora una volta, dunque, parlare di calcio significa parlare di scorrettezza e mancanza di sportività.
Sì, di Balotelli.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
  
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