mercoledì 6 marzo 2013

"FORZA NUOVA: CHAVEZ, LA FINE DI UN CICLO"


Chavez ha rappresentato il paradigma dell’intima contraddizione dell’America Latina. Un continente che sembra essere uno specchio del nostro vecchio continente ma che riflette immagini a volte deformate; dove una notevolissima effervescenza politica - pari solo a quella dell’Europa - capace di trascinare nelle strade sudamericane milioni di persone per manifestare, spesso con veemenza, consensi o dissensi, assume forme politico-ideologiche irripetibili e diverse da quelle che noi conosciamo.
Una costante della politica latinoamericana è il “caudillismo”, ossia la ricorrenza e la costante accettazione d’un uomo forte - coll’inevitabile corollario d’uno spropositato culto della personalità - che legittima la tendenza ad un accentramento del potere, che spesso si tramuta in un sistema di corruzione istituzionalizzata, ma che le masse tollerano o fanno finta di non vedere - esattamente come l’uomo innamorato rimuove i sospetti nei confronti dell’amata che lo tradisce - finché il gioco dura e le variegate congiunture interne ed internazionali lo permettono.
Il “caudillo” non incarna un’idea politica precisa, si fa egli stesso “idea” e “sistema”; il regime del così detto “bolivarismo” socialista venezuelano viene detto “chavismo”; l’attuale potere vigente in Argentina, comunemente inquadrato ma non senza ragionevoli perplessità nel peronismo, inaugurato da Nestor Kirchner e proseguito dalla moglie Cristina sono chiamati “kirchnerismo” e, come sua variabile, “cristinismo”, tanta è l’importanza che la personalità del leader, nel bene o nel male, imprime nella vita politica.
Chavez non è dunque sfuggito a questa logica; è ultravenerato ed ultraodiato; la sua scomparsa farà piangere molti e a tanti darà sollievo; a lui va ascritto il merito di aver sfidato i poteri forti internazionali, di aver operato importanti nazionalizzazioni in settori strategici, di aver creato un fronte di solidarietà con Iran e Palestina contro la prepotenza e l’impunità israeliana; ma dodici anni di ininterrotto potere e di controllo d’una fonte energetica che assicura al Venezuela il primato mondiale delle attuali riserve, pari a quasi 300miliardi di barili, circa il 18% del totale mondiale, e l’aumento costante del prezzo del petrolio non sono bastati a realizzare una svolta nella vita sociale del paese, dove violenza e corruzione imperversano; gli aumenti salariali disposti dal governo sono continuamente erosi dall’inflazione più alta del mondo (30%); l’utopia d’un socialismo sudamericano è la causa di pesanti aiuti finanziari a Cuba, all’Ecuador, alla Bolivia, al Nicaragua, risorse sottratte al Venezuela, ancora carente di strutture; senza contare l’umiliazione della classe media e l’intervento, nella maggior parte dei casi dettato da inclinazioni demagogiche, dello Stato nelle imprese private, espropriate perché ritenute di pubblico interesse ma senza che la mano pubblica si dimostri poi in grado di saperle condurre.
La scomparsa di Chavez, proprio per la sua innegabile popolarità e la sua capacità di dialogare colle fasce più diseredate della popolazione e per il culto quasi infantile che gli era tributato, segna la fine di un ciclo; chi gli succederà, se non farà marcia indietro rispetto alle molte insensatezze del chavismo, non potrà reggere l’urto delle pur variegate opposizioni che, anche se evidentemente appoggiate dall’estero, godono d’un consenso pari a quasi la metà dei venezuelani; l’altra metà, quella ora maggioritaria, invece non si batterà collo stesso fervore di prima perché non ci sarà più il suo Caudillo a guidarli.

Gianni Correggiari - Vice Segretario Nazionale di Forza Nuova

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