venerdì 27 dicembre 2013

"IMMIGRAZIONE E CONSEGUENZE: IERI ED OGGI"

“La caduta dell’Impero Romano”: questo il titolo dell’interessante libro(datato 2006) di Peter Heather.
Lo scrittore irlandese, analizzando il crollo di Roma da una prospettiva opposta rispetto alla storiografia britannica, afferma che non si trattò di un processo improvviso e repentino, come si potrebbe pensare, ma di una lenta disgregazione, iniziata all’incirca nel 350 D.C., in seguito al graduale indebolimento politico e successivamente al collasso della struttura portante dell’Impero.
Il parallelo con la situazione attuale è non solo utile, ma doveroso.
In un passo all’inizio del libro è scritto: "Nel 376 D.C.(esattamente un secolo prima della caduta dell’Impero
Romano d’Occidente), sulle rive del Danubio arrivò un grosso gruppo di profughi in cerca d’asilo."
Il libro, come per aumentare la suspence, non dice subito che furono i Visigoti, ma poi continua: "Caso assolutamente eccezionale nella politica estera di Roma, a quei profughi fu permesso di entrare senza che fossero stati sconfitti, ma poi essi si ribellarono e nel giro di due anni vinsero e uccisero l’Imperatore Valente, sterminando gran parte dei suoi soldati nella battaglia di Adrianopoli."
Il 4 settembre del 476 D.C., un secolo dopo l’attraversamento del Danubio per opera dei Visigoti, Romolo Augustolo, ultimo Imperatore d’Occidente e all’epoca bimbo di soli sei anni, fu deposto da Odoacre Re degli Eruli, altro Popolo germanico che, dopo razzie e pellegrinaggi, divenne minacciosissimo, prima di essere spazzato via dagli Ostrogoti.
La situazione che viviamo oggi, eccettuate alcune differenze, non è dissimile da quella che determinò la fine dell’Impero. 
Le differenze principali sono che noi affrontiamo un fenomeno migratorio di ben più vasta portata, e che, in conseguenza dello sviluppo della tecnologia e del progresso, gli eventi si sviluppano assai più rapidamente.
Di conseguenza un processo storico che in passato richiedeva cento anni, oggi ne richiede molti meno.
Anche noi oggi permettiamo agli immigrati di entrare in Italia (con il benestare dello "stato" sovrannazionale e global-mondialista dell'Unione Europea) e consentiamo loro una rappresentanza governativa, forse non consci dello sfacelo del nostro Paese.
La nostra società fa sì che gli immigrati occupino addirittura posti di potere, così come i Romani fecero con i Goti ed altre tribù esterne, quando queste ultime riuscirono ad acquisire posizioni di rilievo all’interno dell’area occupata da Roma.
Ma per i Romani questa fu una mossa necessitata e dovuta a un’oggettiva fragilità politica. 
Perlomeno,poi, ad Adrianopoli le Legioni si fecero valere e persero con onore.
Noi al contrario stiamo pacificamente attuando la democratica distruzione del nostro Paese.
E tutto ciò accade con il consenso di tutti i principali partiti italiani, che sotto le bandiere del multiculturalismo e del progresso, meglio se globale, anglofilo e docilmente sottomesso ai poteri finanziari esteri, promuovono la distruzione nazionale.
Con buona pace di Scuola, Sanità, Cultura ed Istruzione che finiscono buttate nel cesso, al contrario delle spese militari, utilizzate non tanto per la nostra difesa, quanto per tutelare gli interessi delle potenze straniere che ci controllano, caldeggiando l’aggressione di altri Popoli con cui noi dovremmo, al contrario, vivere in pace.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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lunedì 16 dicembre 2013

"UN "NUOVO INIZIO", PEGGIORE DEL PRECEDENTE"


Nei giorni scorsi il governo di Enrico Letta si è presentato davanti alle Camere per ottenere un nuovo voto di fiducia.
Il passaggio si è reso necessario, su ordine del Presidente della Repubblica, per verificare la tenuta della “maggioranza arcobaleno”, che sostiene l’esecutivo fin dalla sua nascita, dopo la penosa uscita dal Parlamento di Silvio Berlusconi (con conseguente spaccatura più o meno radicale o calcolata del PDL) e la vittoriosa conquista della segreteria PD da parte di Matteo Renzi.
Nel corso del suo intervento il premier ha detto che quel passaggio parlamentare avrebbe rappresentato un “nuovo inizio” per l’azione del governo in vista del semestre di presidenza europea nel 2014, della riforma della legge elettorale dopo la scure della Consulta sul famigerato “Porcellum” e delle riforme costituzionali invocate da tutti.
Peccato però che per parlare di “nuovo inizio” il governo Letta avrebbe dovuto avere un “vecchio inizio”, cioè avrebbe dovuto iniziare a governare dal momento dell’ottenimento della fiducia alla
fine dello scorso aprile.
Invece tra i due inizi non c’è stato altro che un asfittico tirare a campare che non ha né impostato una linea politica ed economica chiara né avviato a soluzione uno solo dei problemi dell’Italia.
Il risultato è stato quello di ritrovarsi nel periodo natalizio con l’intero Paese in piazza a rivendicare una soluzione (o almeno una parvenza di soluzione) a qualcuno dei problemi che attanagliano le famiglie e le categorie produttive.
La protesta, vista l’assenza di capacità dei vari ministri a dare risposte alla popolazione giustamente
incazzata e desiderosa di usare i forconi non solo per dare un nome al movimento di contestazione, finora è stata gestita soltanto come un problema di ordine pubblico da reprimere senza se e senza ma, per impedire ai governanti incapaci, che ci hanno consegnato i risultati elettorali, di trovarsi davanti alle loro responsabilità.
Responsabilità pesantissime dovute ad anni di inefficienza, corruzione, menefreghismo e totale incapacità politico-economica che hanno portato:
- alla devastazione del territorio (le cui conseguenze sono state recentemente di nuovo sotto gli occhi di tutti con la disastrosa alluvione in Sardegna);
- all’insicurezza delle città (con crimini sempre più numerosi e violenti da parte degli immigrati clandestini, che sempre più numerosi e con qualsiasi clima sbarcano a Lampedusa e in altre zone del sud Italia);
- all’aumento dell’I.V.A., che ha dato il colpo finale ad un’economia in profonda recessione,
- al caos fiscale che non permette di sapere quali tasse pagheremo (ICI, IMU, TARSU, TASI, IUC…boh?), con quali aliquote e quando;
- a pseudo riforme del lavoro, della scuola, delle pensioni, che vengono varate e modificate a ciclo continuo sulla pelle degli interessati, senza intaccare i veri privilegi che hanno il solo risultato di allontanare sempre di più i cittadini comuni dal Palazzo, continuamente governato dalle solite cricche politico-economiche, eterodirette dai burocrati europei.
Con il suo "nuovo inizio" il governo Letta continuerà a difettare o mancare totalmente del coraggio necessario per fare le riforme necessarie all'Italia, dal momento che gli mancherà sempre la forza di compiere scelte forti che, pur essendo impopolari, sarebbero le uniche in grado di battere il declino. Letta, in vista del semestre di presidenza dell'Europa, si accontenterà di avere un governo stabile, ma il rischio è che la sua stabilità sia quella di un camposanto e come al solito non rimarrà altro da fare che pagare ai cittadini i costi di questa lunga agonia.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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martedì 10 dicembre 2013

"FORZA NUOVA IN PIAZZA A SASSARI"

"TI HANNO RAPINATO, TI HANNO UMILIATO, TI HANNO TRADITO:
POPOLO ITALIANO ALZA LA TESTA!"

Manifestazione di FORZA NUOVA a SASSARI

appuntamento SABATO 14 DICEMBRE 2013, in PIAZZA CASTELLO alle ore 17.30.

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lunedì 9 dicembre 2013

"OPERAZIONE SOLIDARIETA' NAZIONALE PER LA SARDEGNA"





Nella Domenica dell'Immacolata, 8 Dicembre 2013, i militanti forzanovisti hanno consegnato gli aiuti raccolti in queste settimate nel comune di Torpè, in provincia di Nuoro, uno dei piu' colpiti e feriti dalla tragedia dell'alluvione.
L'Operazione "SOLDIARIETA' NAZIONALE PER LA SARDEGNA", iniziata sabato 23 Novembre, oltre ad essere stata una manifestazione di solidarieta' concreta, ha permesso di verificare sul campo lo stato delle cose: sono ancora ben visibili i segni della catastrofe nelle attivita' produttive, nelle case e nelle infrastrutture.
Sono altresi' evidenti anche le responsabilita' umane, soprattutto di chi aveva il compito di amministrare e governare il territorio, aldila' dell'eccezionalita' dell'evento.
Ma la tragedia non sembra ancora finita: e' di questi giorni, infatti, la notizia di un imprenditore sardo che si e' tolto la vita, perche' non aveva retto alla disperazione per le cartelle di Equitalia, notificate dopo aver visto la propria attivita' familiare danneggiata pesantemente dall'alluvione.
La solidarieta' non basta, la Sardegna e l'Italia intera hanno bisogno di un cambiamento radicale, per invertire la rotta, ricostruire il presente e sognare il futuro.
Da subito e con Forza Nuova.

Per informazioni sull’iniziativa “OPERAZIONE SOLIDARIETA’ NAZIONALE PER LA SARDEGNA”: 
Tel. 380.7181332 
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domenica 8 dicembre 2013

"ALLUVIONE E POI EQUITALIA: LA SARDEGNA PIANGE ANCORA"

''Sardegna, imprenditore disperato si suicida'': ennesimo racconto del dramma che lo scorso 18 novembre ha colpito la nostra terra, spazzando via anche l'azienda e le speranze di Pasqualino Contu, titolare della “3C” di Orosei, specializzata nella costruzione di prefabbricati di cemento armato, sposato e padre di due figli.
«Ci dicono di avere coraggio e di non mollare. Che bisogna reagire. Ma questa volta, senza un aiuto immediato e tangibile, difficilmente riusciremo a rialzarci»:  il 26 novembre scorso, a otto giorni dall'alluvione, Pasqualino, camminando con le mani in tasca e la testa china tra i capannoni ed i macchinari muti del suo impianto, ancora in parte coperto dal fango, aveva pronunciato queste parole colme di dolore e rassegnazione.
Quel silenzio spettrale e assordante che usciva da macchine e mezzi fermi perché rotti o inutilizzabili sapeva già di tragedia annunciata.
La “3C”  azienda familiare sorta nel 1980 inizialmente a Nuoro, poi trasferita ad Orosei, anche in passato era stata danneggiata dalle forti piogge che si erano abbattute sulla Baronia, nel dicembre 2004, quando riuscì a ripartire grazie agli aiuti concessi e nel 2008 quando ripartì con le proprie forze.
Insieme alla forza devastatrice dell'acqua però, stavolta, sono arrivate anche le cartelle di Equitalia. Una forza altrettanto distruttrice quella della società per la riscossione, diventata tristemente famosa in questi tempi di crisi e che ha avuto un ruolo chiave nella serie di suicidi che hanno insanguinato tutto il Paese.
La storia di Pasqualino si aggiunge così a quelle di tantissimi imprenditori italiani che vessati dalla crisi son caduti in un tunnel senza uscita, abbandonati da uno Stato sempre meno presente, sempre meno sovrano, delegittimato e succube dell'Unione Europea.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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sabato 7 dicembre 2013

"OPERAZIONE SOLIDARIETA' NAZIONALE PER LA SARDEGNA"


Conclusa la raccolta degli aiuti, DOMENICA DELL'IMMACOLATA, 8 DICEMBRE 2013, sarà effettuata la consegna alle popolazioni della Sardegna colpite dall'alluvione.

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domenica 24 novembre 2013

“SARDEGNA, I GIORNI DEL DOLORE”


Lunedì 18 novembre 2013. Una data che, purtroppo, sarà ricordata per molto tempo.
Un fiume d’acqua si riversa sulla Sardegna.
Fango, morte e distruzione. Sedici morti e un disperso. Sessanta Comuni colpiti.
Tra quelli più danneggiati Olbia, Arzachena, Torpè, Irgoli, Onanì, Uras.
La catastrofica alluvione abbattutasi sulla nostra terra, oltre ad aver procurato ingenti danni, ci invita a una riflessione.
Al di là dell’eccezionalità dell’evento, forse non totalmente prevedibile nella sua portata, in questi giorni emerge un clima rivoltante, degno del solito avanspettacolo italico.
Si parte dal Ministro Orlando, che non è in grado di pronunciare un discorso alla Camera senza balbettare e sbagliare i nomi dei paesi sardi (Escalaplano diventa”Escaplano” e via dicendo), si continua con le oggettive responsabilità dei Sindaci sardi (che hanno avallato abusi di ogni genere e condonato l’inverosimile).
Come non citare, poi, Gabrielli, capo della Protezione Civile, che ha risposto piccato a chi vuole far luce sull’effettività dell’allarme meteo e ha ricordato la solerzia con la quale è stata diramata l’allerta.
Peccato che la comunicazione sia arrivata di domenica, giorno nel quale i Municipi sono chiusi, e tramite fax, quindi senza nemmeno rispettare la legge, la quale prevede, obbligatoriamente, l’utilizzo della mail.
Storie di ordinaria cialtroneria.
Una domanda sorge spontanea: il “Paese di Pulcinella”, dove un acquazzone a Roma o Milano diventa un caso nazionale e tutti si lamentano di tutto, si ricorderà della Sardegna? Lo verificheremo noi stessi, tenendo bene a mente che delle tragedie d’Abruzzo, di Genova e dell’Emilia si è parlato per molto, molto tempo.
A differenza di quanto accaduto nelle altre, succitate catastrofi, l’insolenza della politica si è manifestata nel giro di due giorni, senza rispetto delle vittime,né dei familiari di queste ultime.
Un’europarlamentare, tale Lara Comi, del PdL, in riferimento alla famiglia di Arzachena travolta dal fango nella propria abitazione, ha dichiarato che “è assurdo rifugiarsi in uno scantinato”, dimenticando che, nello scantinato, i malcapitati ci vivevano.
Un bel tacer non fu mai scritto.
In questo clima si profila una difficile, lunga, nonché dispendiosa ricostruzione.
Ma anche stavolta, nonostante tutto, noi Sardi risorgeremo.
E lo faremo a testa alta.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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giovedì 21 novembre 2013

"OPERAZIONE SOLIDARIETA' NAZIONALE PER LA SARDEGNA"

Dopo la terribile calamità che ha investito diversi territori della Sardegna, ci è arrivata una richiesta di aiuto e sostegno da parte delle comunità più colpite.
Dalle parole ai fatti, mostriamo la nostra presenza e la nostra solidarietà ai fratelli sardi oggi in difficoltà.
Organizziamo una raccolta di beni di prima necessità e conforto:
- alimenti a lunga conservazione e non deteriorabili
- biancheria per la casa (coperte, asciugamani,etc)
- prodotti per la pulizia della casa (scope, secchi, detersivi, etc)
Il centro per raccolta sarà a Cagliari in via Cervi 7.
La raccolta si svolgerà:
- lunedì e martedì, dalle 17 alle 20
- sabato, dalle 11 alle 13
Il materiale raccolto sarà portato sul posto e consegnato ad abitanti ed operatori che curano l’assistenza delle popolazioni.

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lunedì 18 novembre 2013

"LA POLITICA PROMETTE E SULLA SASSARI-OLBIA SI MUORE ANCORA"

"Sassari-Olbia: distrutta una famiglia di Ozieri": così titolava in prima pagina La Nuova Sardegna poco tempo fa per riportare la notizia dell'ultimo incidente mortale sulla Sassari-Olbia, una delle strade più pericolose della Sardegna.
Anni di promesse dello Stato, della Regione e dell'ANAS, fiumi di denaro pubblico stanziati e mai spesi, lacrime e dolore di intere comunità non sono ancora riuciti a mettere in sicurezza l'arteria principale del nord Sardegna.
"Il tratto più pericoloso è quello che va da Oschiri a Monti, a causa delle numeroe curve e dell'asfalto malconcio che, costrigendoci a camminare a velocità ridotta, spingono molti automobilisti a compiere sorpassi azzardati e imprudenze fatali", afferma G. D. , uno dei numerosi camionisti che per lavoro è costretto a percorrere quotidianamente quella fatale lingua di asfalto.
Il rimedio inseguito dalle comunità locali come una chimera e sulla carta da anni, è quello di fare dell SS 597 del Logudoro una strada a quattro corsie, magari con la creazione di una terza corsia di emergenza per senso di marcia che, consentendo di portare il limite di velocità da 80 a 110 km orari, non solo eviterebbe nuove vittime innocenti, ma permetterebbe un sensibile miglioramento economico del nord Sardegna.
Infatti, considerado che, tra le provincie di Sassari e della Gallura esistono due aeroporti e due porti di primaria importanza a livello nazionale, un trasporto veloce delle merci, consentirebbe un incremento della diffusione verso i mercati del continente e dell'Europa dei prodotti di uno dei principali distretti economici sardi che, nonostante le sue numerose produzioni di qualità nel settore dell'artigianato, dell'agricoltura ecc. da anni versa in una situazione di profonda crisi economica.
Questo progressivo impoverimento è stato causato da scelte economiche disennate compiute dalle varie maggioranze che si sono succedute alla guida della Regione, che hanno allontanto gli investimenti dall'Isola.
E' ora che finalmente si pensi ai sardi e si utilizzino i fondi disponibili non per accontentare i vari potentati locali, ma per realizzare un vero sviluppo dell'economia della Sardegna, che non dipende da illusorie "indipendenze" da Roma ladrona, ma dalla destinazione concreta di risorse economiche alla riqualificazione del suo sistema viario che, già nel medio periodo,  può costituire un volano per il nostro sviluppo e nell'immediato mettere fine ad altre tragedie della strada. 
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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lunedì 11 novembre 2013

"EQUITALIA TI RUBA IL FUTURO!"

Anche se i media non ne parlano, i problemi legati a “Equitalia” restano, soprattutto in una regione in crisi nera come la Sardegna.
La classe politica isolana aveva promesso un impegno concreto per “mandare a casa” Equitalia e sostituirla con un'agenzia di riscossione regionale, che utilizzasse criteri più ragionevoli ed umani.
Sono rimaste solo belle parole, forse perché partiti e consiglieri di centro-sinistra e centro-destra sono “impegnati” a far fronte alle inchieste della magistratura, che li accusa di peculato.
Con uno striscione affisso a Sassari in via Gramsci nei pressi del centro commerciale “Luna e Sole”, Forza Nuova ripropone l'attualità di “Equitalia” anche nel nord dell'Isola e si mobilita già dal prossimo fine settimana per lanciare la petizione “Moratoria contro Equitalia”, in cui si chiede la sospensione immediata delle riscossioni per almeno 3 anni, la rateizzazione dei debiti con tasso di interesse bloccato all'Euribor e il rimborso di tutti gli interessi usurati o derivanti da anatocismo assieme al blocco di ogni tipo di pignoramento.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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sabato 9 novembre 2013

"I CADUTI CHIAMANO I VIVENTI, NON A PIANGERE, MA A RICORDARE E IMPARARE"


Il 4 Novembre 2013, in occasione della commemorazione dei caduti, ai bambini di due classi della scuola primaria di Vallermosa, comune della provincia di Cagliari, è stato negato questo diritto.
Proprio coloro a cui sarebbe affidato il compito di educatori, le loro maestre, hanno infatti vietato ai bambini di partecipare alla funzione religiosa nella parrocchia di San Lucifero: la motivazione di questo veto, che ha precluso ai giovani una giornata di ricordo e cultura, sarebbe stata la presenza di alcuni alunni di origine africana di religione musulmana.
Ancora una volta, ci troviamo davanti allo spauracchio di una strana “integrazione”, che vuole che si rinunci alla propria identità (storica, religiosa, culturale) ed ai propri diritti, in nome del “rispetto” per l'altro.
Un rispetto che, però, è previsto in una sola direzione e si riduce in un'accettazione unilaterale e passiva della “legge” altrui.
Tra l'imbarazzo delle autorità locali, che cercano di minimizzare, c'è chi tenta di giustificare il divieto dato ai bambini, tirando in ballo un editto del 1848 dello Statuto Albertino, che sancisce proprio il diritto di culto.
Per fortuna, esiste ancora chi non si fa incantare: oltre le famiglie dei bambini, Don Massimiliano Pusceddu, parroco di Vallermosa, un po' sdegnato per l'accaduto, ha spiegato come sarebbe stato doveroso far partecipare tutti i bambini alla cerimonia, come occasione per riflettere sulla lezione degli eroi morti per la Patria, per dare un futuro migliore a tutti.
Come tanti cittadini italiani di buon senso, ci schieriamo senza “se” e senza “ma” dalla parte delle famiglie, del parroco e soprattutto dei bambini, contro questo modello sbagliato e forzato di integrazione e per la salvaguardia dei diritti, come parte fondante della nostra civiltà.
Compreso il diritto di tutti i bambini di festeggiare il 4 Novembre ed il suo senso più profondo, anche a Vallermosa.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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martedì 29 ottobre 2013

“GRANDE FRATELLO, SPIE ED EUROPA SOTTO SCACCO”

Ha suscitato grande clamore la notizia delle intercettazioni dei servizi segreti statunitensi ai danni di Angela Merkel, Cancelliera tedesca.
Comprensibilmente, tutti hanno puntato il dito contro il Presidente U.S.A. Barack Obama, il quale ha asserito di essere”totalmente all’oscuro della vicenda”.
I quotidiani internazionali più importanti si sono divisi, con una patetica (ma ovvia) dicotomia: quelli tedeschi a sostegno della Merkel, quelli statunitensi compatti nel difendere l’operato dei loro 007.
Il parallelo con la figura del “Grande Fratello”, tratteggiata nel celebre romanzo “1984” di Orwell, è inevitabile: personaggi, solo apparentemente invisibili, che conducono ed orientano la politica che conta, sorvegliando tutto e tutti.
Orwell, dal canto suo, si avvaleva di questa figura per scagliarsi contro i totalitarismi, che a suo dire permettevano atteggiamenti invasivi di ogni tipo.
Il problema è che, in questo caso, il tutto avviene in una cosiddetta “democrazia” :uno Stato “democratico” spia un altro Stato “democratico”.
Per gli Stati Uniti pare sia tutto nella norma: sono soprattutto i Repubblicani a ritenere che da Washington siano giunte sin troppe scuse e sia ora di ritornare alla prosopopea che si confà ai “Signori del Mondo”.
Per inciso, Obama non poteva non sapere. Ed è ridicolo che si tenti di farci credere il contrario.
Piuttosto, fa riflettere il fatto che la vittima dello spionaggio sia non il bellicoso Iran, ma la servile ed acquiescente Germania, non certo invisa agli U.S.A. ma soprattutto, con i suoi 96 parlamentari, egemone nell’UE, la stessa UE che ha sempre avallato, pronamente, le scelte d’oltre Oceano.
Gli autodefinitisi “Poliziotti del Mondo” sono quindi anche i più grandi spioni.
E gli Europei? Come al solito, si dedicano alla contemplazione.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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lunedì 28 ottobre 2013

"LAVORO, CASA, SERVIZI: PRIORITA' PER FAR RIPARTIRE CAGLIARI"

In questi giorni a Cagliari, i consiglieri comunali del PDL hanno promosso una raccolta firme, per denunciare la situazione oramai insostenibile di parcheggiatori e venditori abusivi, soprattutto immigrati irregolari, che operano in prevalenza nel centro della città.
Iniziativa giusta e condivisibile, nata dopo una escalation di episodi di cronaca, anche se si potrebbe far notare che, quando Cagliari per decenni è stata governata dal centro-destra, lo stesso problema non sia stato affrontato con la giusta attenzione e soprattutto poco sia stato fatto per risolverlo.
Oggi sicuramente la situazione è degenerata, ma la colpa principale è della politica nazionale, quella dei palazzi romani del governo, che hanno gestito il tema dell'immigrazione con slogan e buoni propositi irrealizzati (governi di centro-destra) o con buonismo e solidarietà a parole (governi di centro-sinistra).
Così i problemi reali si scaricano dal centro alla periferia, sugli amministratori locali e sindaci, che devono trovare rimedi e soluzioni, per garantire il quieto vivere tra i cittadini, senza avere adeguati mezzi e poteri.
A Cagliari il problema dei parcheggiatori e venditori abusivi, però, non è il solo e non è il principale: la giunta del Sindaco Zedda sembra governare la città senza avere una chiara idea di ciò che vuole fare, mostra un'indecisione che non può esistere nell'amministrazione di una realtà urbana come Cagliari.
Allora ogni problematica diventa un'emergenza, un “caso” da risolvere d'urgenza, senza una soluzione strutturale: dallo stadio Sant'Elia ai chioschi della spiaggia del Poetto, dallo stato di abbandono dell'Anfiteatro Romano al caos nella gestione del Teatro Lirico, dalle lamentele dei cittadini residenti per rumore e piazze occupate dai tavolini all'abusivismo diffuso con bancarelle e merci taroccate.
Paradossalmente, oggi il cittadino onesto, che rispetta le regole, paga tasse e tributi vari e si affida alla burocrazia comunale, ha la netta sensazione di essere vessato, oltre che essere mal servito.
Mentre chi fa il “furbetto”, occupa spazi pubblici, vende in nero prodotti con griffe contraffatte (magari realizzate con materiali scadenti e pericolosi, oltre che col lavoro schiavizzato forse anche di minori), assalta macchine in sosta, turisti e passanti, trova un'incomprensibile “comprensione”.
Ovviamente, soltanto se “migrante”.
Da qui alla fine del suo mandato, ci auguriamo che il Sindaco Zedda e la sua giunta cambino decisamente rotta, abbandonino posizioni ideologiche e partigiane, lontane anni luce dalla realtà: unioni civili per i gay, inclusione sociale per i Rom, piste ciclabili e altro ancora sono temi secondari o ininfluenti nell'agenda delle priorità dei cagliaritani, le uniche emergenze a cui dedicarsi sono lavoro, casa e servizi (sociali per le fasce bisognose in aumento e amministrativi efficienti per i professionisti e privati).
E' tanto c'è da fare.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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lunedì 14 ottobre 2013

"(IN)GIUSTIZIA ALL' ITALIANA"

Nei giorni scorsi, dopo il superamento della pseudo crisi del governo Letta, il Presidente della Repubblica Napolitano ha indirizzato alle Camere un messaggio con il quale ha denunciato il grave sovravvollamento delle carceri italiane e la conseguente situazione di invivibilità nella quale versano i detenuti.
Per rimediare a questa situazione, la soluzione proposta dal Presidente della Repubblica è la stessa che fu parzialmente attuata dal governo Prodi, ovvero l'adozione di un provvedimento di amnistia e indulto.
All'epoca, siamo nel 2006, ci si limitò ad adottare solo l'indulto, cioè il provvedimento che condonava in tutto o in parte la pena senza estinguere il reato, perchè l'amnistia fu bloccata dall'opposizione sia dell'Italia dei Valori che della Lega Nord: questo provocò già nel 2009 il ritorno alla situazione di sovraffollamento precedente l'adozione di quella famigerata legge e denunciata ora nel messaggio presidenziale.
Oggi la soluzione proposta è di nuovo quella di far approvare un provvedimento di clemenza generale, che probabilmente avrà lo stesso effetto deleterio di quelli adottati finora: cioè quello di rimettere in circolazione migliaia di detenuti spesso recidivi che, prima di ritornare nelle patrie galere come successo finora, avranno tutto il tempo di compiere di nuovo i reati per i quali con tanta fatica polizia e magistrati li avevano arrestati e condannati.
Sarebbe ora, invece che il problema della giustizia e del sovraffollamento carcerario fosse affrontato in maniera organica ed a lungo termine, adottando una seria riforma dei codici che permetta di evitare tutte le lungaggini ed i problemi legati alla durata eccessiva dei processi, costruendo nuovi carceri più moderni e funzionali, che consentano una riduzione della capienza nei penitenziari più vecchi e malandati, risalenti spesso a parecchi anni prima dell'Unità d'Italia (si pensi alle carceri sarde, che fino a pochi mesi fa detenevano il primato di pentenziari più vecchi del Paese) e soprattutto ponendo fine alla carenza degli organici e delle attrezzature, che provoca un allungamento tale dei processi da tradursi spesso e volentieri nella prescrizione dei reati.
Per attuare questi obiettivi occorrono capacità, volontà e risorse che i governi italiani di destra e di sinistra, che si sono succeduti negli ultimi venti anni, hanno dimostrato di non avere, preferendo concentrarsi sulla risoluzione dei problemi di singoli individui (Berlusconi in primis) o attuando tagli selvaggi in nome di una revisione della spesa effettuata più con l'accetta che con il bisturi (si veda ad esempio la decisione dell'attuale ministro della Giustizia Cancellieri di chiudere decine di sedi giudiziarie).
Il risultato finale è solo quello di realizzare interventi tampone che aumentano l'insicurezza dei cittadini onesti, aumentano il senso di sfiducia nella capacità dello Stato di garantire il perseguimento della giustizia in tempi ragionevoli e accrescono la convinzione di criminali e malvimenti di poter continuare ad agire indisturbati nei loro loschi traffici.
Se questo è il "governo del fare" è meglio che in materia di giustizia non faccia niente, tanto meno provvedimenti di amnistia e indulto.

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mercoledì 9 ottobre 2013

"IRAN: RISPOSTA DURA AD AZIONE ISOLATA"


Secondo quanto riportato dall’Irib e da “Agenzia Stampa Italia”, la Repubblica Islamica dell’Iran risponderà con estrema durezza anche ad azioni isolate, dopo che Israele ha minacciato di agire per conto proprio.
“Abbiano sentito le minacce ripetute e disgustose dei nemici della Nazione Iraniana, la nostra risposta a qualsiasi furberia sarà seria e dura” ha detto la guida suprema l’Ayatollah  Ali Khamenei durante una cerimonia a Tehran.
Più avanti lo stesso Ali Khamenei si è detto pessimista riguardo allo sviluppo di future relazioni con gli Stati Uniti, considerando inappropriate alcune uscite del presidente Rohani.
L’obbiettivo principale dei nemici dell’Iran, ha proseguito Khamenei, è quello di ostacolare lo sviluppo e la responsabilizzazione del paese in termini scientifici e tecnologici ed ha invitato l’Occidente a non illudersi che il risveglio delle nazioni Islamiche sia giunto al termine, sottolineando che le sollevazioni avvenute negli ultimi due anni sono diventate un punto di riferimento nelle lotte popolari contro il dominio degli Stati Uniti e dei loro alleati Occidentali, affermando che “in questo momento stiamo attraversando una  nuova fase aperta da questi sviluppi il cui esito non è ancora stabilito”.
Queste dichiarazioni sono in netto contrasto con le aperture del presidente Rohani dei giorni scorsi.

A cura di A. Cerina Dini
 
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"SVILUPPI IN ASIA ORIENTALE"

L’intelligence Sud Coreana ha confermato che la Repubblica Democratica Popolare di Corea ha riattivato il reattore nucleare di Yongbyon da circa due mesi: lo ha riferito martedì  l’agenzia di stampa Sud Coreana “Yonhap”.
Il reattore sarebbe stato riattivato nel mese di Agosto, secondo indiscrezioni dei servizi d’intelligence Sud Coreani.
Il capo dei servizi segreti Sud Coreani, Nam-Jae-Joon, ha riferito all’Assemblea Nazionale martedì.
Il reattore inattivo dal 2008 si trova a 90 km da Pyongyang, capitale della Corea del Nord.
Questo avviene nei giorni in cui sono in corso esercitazioni militari congiunte Statunitensi, Sud Coreane e Giapponesi, che hanno suscitato la reazione di Pyongyang, la quale ha ammonito sul rischio di un atrocecatastrofe, in cui incorreranno le sue truppe che parteciperanno alle manovre militari.
La questione è stata dibattuta anche alla conferenza dell’ASEAN, associazione dei paesi dell’Asia Sud Orientale, che si è tenuta nel Brunei.
Nella zona è presente anche il  sottomarino a propulsione nucleare Americano “George Washington”.
Il Giappone ha concesso un sito per la rilocazione della base Americana dell’Isola di Okinawa.
Questo nonostante gli attriti che oppongono il governatore della prefettura di Okinawa Hirokazu Nakaima.
Il governo Giapponese ha fatto presente al governatore gli accordi intercorsi in seguito agli incontri fra i Ministri degli Esteri e della Difesa dei due paesi, avvenuti la settimana scorsa.
E’ previsto il trasferimento dei Marines di Okinawa a Guam entro il 2020 e la riduzione dei voli diaddestramento militare nei cieli dell’Isola.
Il governo degli Stati Uniti ha garantito al Giappone informazioni sui processi che coinvolgono militari Statunitensi accusati di violenze ad Okinawa.
Nakaima ha detto che apprezza gli sforzi del Governo, ma esprime comunque frustrazione e contrarietà nei riguardi del progetto di rilocazione della base di Futenma, ribadendo la proposta di spostare la base fuori dalla prefettura di Okinawa.

A cura di A. Cerina Dini
 
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domenica 6 ottobre 2013

"ISRAELE SCOPRE LA CARTE"


Il disgelo senza precedenti fra l’Iran da un lato e gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dall’altro, ha mostrato l’intransigenza di Israele a non voler modificare le proprie posizioni ed il proprio atteggiamento nei riguardi di Tehran e di conseguenza la volontà di non voler  tentare nemmeno un approccio di dialogo con lo stato Iraniano.
Rohani ha dichiarato: ”Non sono uno storico e quando si tratta delle dimensioni dell’olocausto, sono gli
storici che devono riflettere. Qualunque crimine accada nella storia dell’umanità, compreso il crimine dei nazisti contro gli ebrei è riprovevole e condannabile. Qualunque crimine commesso contro gli ebrei noi lo
condanniamo .Togliere la vita umana è spregevole e non fa differenza se sia la vita degli ebrei, dei cristiani o dei mussulmani. Per noi è lo stesso.”
Le parole di Rohani, pesanti come un macigno per il fatto che i crimini sull’Olocausto sono stati riconosciuti, non sono sembrate ad Israele un riconoscimento abbastanza sufficiente, anzi Netanhyau ha ribadito che Rohani si è dimostrato cinico e pieno d’ipocrisia e pochi giorni dopo l’ha definito “un lupo con pelli d’agnello”, in quanto secondo Netanhyau non c’è nessuna volontà di voler fermare il programma nucleare Iraniano ed inoltre Rohani avrebbe anche dovuto condannare pubblicamente le azioni dei suoi predecessori e non l’ha fatto.
Il governo di Tel aviv è comunque insoddisfatto.
Nonostante sia da rilevare che successivamente  il presidente Israeliano si sia dimostrato disponibile ad una telefonata con Rohani, è evidente come da parte sua non ci sia nessuna volontà di voler aprire un dialogo con Tehran.
Rohani è stato duramente contestato in Iran e gli son state lanciate in segno di protesta scarpe addosso durante un intervento all’Università di Tehran; c’è da dire, però, che Ali Khamenei ha approvato, sia pure con alcune riserve, i tentativi del presidente Iraniano.
Resta comunque il fatto che le relazioni bilaterali U.S.A-Iran e Gran Bretagna-Iran, sono decisamente migliorate. Per Londra: ”L’Iran è un grande paese che troverà il suo posto nel mondo” ha detto il ministro degli esteri britannico Wiliham Hague ed è stata storica la telefonata fra Obama e Rohani che ha rappresentato il primo contatto diplomatico fra i due stati a partire dal 1979.
Adesso ormai solamente gli stolti possono non rendersi  conto di quella che è la verità: Israele più di ogni altro stato al mondo non vuole né la pace né la stabilità nella regione medio orientale, anzi continua a perseguire l’obbiettivo di perseguitare l’Iran con ogni mezzo possibile ed immaginabile, malgrado rischi a sua volta un pesante isolamento internazionale.
Persino le due nazioni anglosassoni più potenti si sono dimostrate disponibili ad un dialogo con Tehran (il che è molto significativo).
Israele no, in quanto il programma politico di Tehran è dichiaratamente filosoficamente antisionista.
Malgrado né gli Stati Uniti né la Gran Bretagna non possano sottrarsi al vincolo del mantenimento di buone relazioni con Israele, hanno dimostrato comunque una maggiore disponibilità a trattare col governo Iraniano, pur mantenendo il loro orientamento: questo fatto dimostra ancora una volta come sia Israele a tirare i fili dell’instabilità e a gettare legna sul fuoco dell’incandescente scacchiera internazionale.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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"GIORNATA FORZANOVISTA"


Giovedì 10 Ottobre 2013, dalle ore 19 alle ore 22, a Cagliari in via Cervi, si svolgerà la Giornata per il Tesseramento 2013: sarà possibile iscriversi e ricevere materiale sul Movimento; seguirà rinfresco ed aperitivo forzanovista. 

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sabato 5 ottobre 2013

"MALI D'ITALIA"


Di "grandi" e "gravosi" problemi si parla nei palazzi della politica italiana: il Governo era ostaggio della decisione su Berlusconi, se dopo la sentenza dovesse essere deposto o meno dalla sua carica di senatore; minacce di sfiducia all'esecutivo e di scissioni interne nei partiti occupano gran parte dei media e del tempo dei politici.
Altro problema, che ha meritato l'attenzione dei politici, è stata la vicenda che ha coinvolto la Presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha rimproverato i giornalsti ed i suoi colleghi, perchè ogni giorno viene chiamata "signor presidente" e non "signora", affermando che "nella vita esistono più di un genere".
Una vera sciagura!
Inoltre, il signor Barilla è stato oggetto di polemiche, dopo aver dichiarato con coraggio (perchè di questi tempi di questo si tratta) di essere a favore della famiglia tradizionale e di non condividere il modello "gay family": altro "urgente" problema nazionale, di cui si è occupata la Presidente Boldrini, non trovando giusto il messaggio pubblicitario della donna raffigurata come donna di casa.
Ma c'è qualche deputato convinto che il vero problema dell'Italia sia l'alimentazione: Michela Vittoria Brambilla ha avuto il coraggio di presentare non uno ma ben due proposte di legge, una per obbligare le mense ed i ristoranti pubblici e privati ad avere al loro interno menù vegetariani, l'altra per ricercare fondi per prommuovere la cultura vegetariana e vegana nelle scuole.
Nessuno, però, si è preoccupato e ha pensato di discuttere, cercare e trovare fondi per la scuola, ad esempio, dimenticando ancora una volta i nostri giovani, il nostro futuro.
Il Governo assegna 8 milioni di euro per acquistare testi scolastici da dare in comodato d' uso con una mano, ma con l'altra taglia 50 milioni di euro, che fino all' anno scorso aiutavano le famiglie meno abbienti ad acquistare i testi scolastici.
In pratica, di media si è passato da 163 € (6-7 libri) a 85 € (3 libri appena) per studente, lasciando alle famiglie il resto delle spese.
L'anno scorso hanno avuto bisogno dell'aiuto 647mila famiglie, quest'anno si stima che circa 1 milione 721 mila famiglie di studenti di medie e superiori siano in stato di precarietà (non arrivano a fine mese), circa il 41%: il doppio delle famiglie, la metà dei soldi!
Senza mettere in conto che gli studenti, dopo il sacrificio intrapreso dalle famiglie, alla fine degli studi, devono fare i conti con 920 aziende chiuse in questi 8 mesi del 2013 (dato di Cagliari e provincia), circa 4000 dal 2009 e con la conseguente disoccupazione giovanile (fino a 25 anni), che ha ormai sfondato il 40%, con la la media europea al 12%: non accadeva dal 1977.
Quattro giovani su dieci sono a casa senza lavoro e spesso senza speranza, gravando ancora sulle famiglie, che fanno i conti dei centesimi per arrivare a fine mese.
"....In un mondo in cui due generazioni di giovani non hanno lavoro, questo mondo non ha futuro....Lavoro vuol dire Dignità. Lavoro vuol dire Portare il Pane a Casa. Lavoro vuol dire Amore....Dove non c' è Lavoro, non c' è Dignità....Lottiamo tutti insieme perchè al centro ci siano il Lavoro, la Famiglia e le Persone...." queste le parole di speranza del Santo Padre in visita a Cagliari. I politici dovrebbero far testoro di queste parole ed attivarsi per dare nuovamente Dignità alle Persone, alle Famiglie, al Paese.
Il politico che non si preoccupa del suo popolo non è un buon politico.
Le solite facce che da 20 anni continuano a parlare di "grandi" e "gravosi" problemi, sulle spalle e sulle tasche dei cittadini: vogliamo ancora che siano loro i nostri politici?
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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lunedì 23 settembre 2013

"LA DERIVA ITALIANA VERSO L'AFRICA"


Il destino economico che attende il nostro Paese in questo momento?
Più in direzione dell’Africa che non verso l’Europa, o ciò che è rimasto di questo  nobile continente ed incerta  moderna istituzione.
E’ la sintesi della valutazione impietosa, che non vorremmo mai dare e che non vorremmo mai che accadesse, eppure è quanto stiamo assistendo, oltre a non lasciare  il minimo dubbio sulle capacità di sopravvivenza di una classe politica timoniera del Paese, ormai da tempo alla deriva in tutti i campi, proprio tutti.
In primis, lo stato economico e sociale lascia presagire una forte ed intensa volontà di portare l'Italia con una piccola vela d'emergenza verso i caldi e poveri livelli sociali ed economici equatoriali africani, invece di trovare la forza ed il coraggio necessario per risalire la corrente controvento, sganciandosi dall'enorme zavorra che grava sulla nostra condizione economica: Euro, BCE, FMI,  lentamente ma non troppo, negli ultimi anni hanno inciso negativamente  e chirurgicamente su tutti i fronti, utilizzando come migliori complici ed esecutori materiali tutti gli uomini dei governi susseguitisi fino ad oggi:  IMU, aumento dell'IVA, TARES, tasse di tutti i generi possibili ed immaginabili, senza tralasciare mai in secondo piano la speculazione bancaria ed il signoraggio, padroni indisturbati di un contesto quasi irrimediabilmente irreparabile.
Passando poi ad un'analisi più ristretta, negli ultimi due o tre anni, abbiamo una lettura che non sembra lasciare spazio a chiavi differenti: il Governo "impastato" non sta facendo nulla di veramente utile  per i cittadini, su IVA, su IMU o su ciò che si è fatto in passato riguardo agli accordi presi a Bruxelles.
Diremmo, quindi, che siamo davvero in altissimo mare: ogni giorno abbiamo la certezza che la destinazione Africa sia una rotta di non ritorno, attraverso questa inopposizione a all'immigrazione di massa e selvaggia, dai paesi africani e non, verso la nostre coste. Aggiungiamoci il diritto di cittadinanza incondizionato per tutte le persone nate in Italia, il famigerato “Ius soli”, l'espressione giuridica più citata ed acclamata dall'attuale classe politica dirigente, ed abbiamo detto tutto.
Più vicini all’Africa, dunque, ed alla povertà, dicevamo, che ad un'Europa dei Popoli del riscatto, che con sincero nazionalismo lottano contro Bruxelles, contro banche e banchieri; ultima, per cronologia, l'Ungheria del Presidente Orban, di cui i media “democratici” oscurano riforme e provvedimenti di grande consenso popolare. 
Più vicini all'Africa dunque per molti, ma non per tutti.
Per Forza Nuova, l'unica alternativa a questa deriva consiste in un cambiamento radicale dell'attuale sistema di gestione governativo e politico,  proponendo un programma rivoluzionario per il cambiamento di rotta, l'inversione di marcia e tendenza, l'unica via di risalita e rinascita del nostro Paese, verso la formazione di una forte e nuova Europa dei Popoli: il “Festival Boreal”, svoltosi da poco a Milano, ne è stato un piccolo anticipo, un presagio positivo per chi crede ancora nel segno della riscossa e del cambiamento.
Per chi crede ancora che il futuro della nostra amata patria non sia terra d'Africa.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Ogliastra.


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lunedì 16 settembre 2013

"L'EUROPA ESCE DALLA CRISI: QUANDO TOCCHERA' ALL'ITALIA?"


Da qualche settimana si sente parlare con sempre più insistenza di ripresa.
Da una serie di indicatori, sembrerebbe che il peggio sia passato, poichè vi sono settori nei quali la cupa discesa  o si e’ arrestata o, almeno, ha rallentato la sua velocità.
Vi sono, soprattutto, segnali di minore pessimismo nelle previsioni degli operatori economici. Tuttavia non è ancora certo che tutto ciò indichi davvero l’inizio di una ripresa o sia solo un piccolo sussulto dovuto soprattutto alla necessità di riportare un po’ di scorte nei magazzini, divenuti sempre più vuoti con il progredire della crisi.
Il piccolo risveglio dell’economia europea ed americana apre indubbiamente un sipario di speranza, anche se esso è accompagnato da segni di minor dinamismo proprio in quei Paesi che hanno guidato negli scorsi anni lo sviluppo dell’economia mondiale, come Cina, Brasile ed India.
Non vi sono, inoltre, segni di ripresa dell’occupazione, che costituisce il vero segnale del cambiamento del ciclo economico.
In assenza di una svolta radicale della politica di eccessiva austerità imposta dalla Germania,  prendiamo comunque atto dei modesti effetti avuti dai progressi dell’economia europea annunciati in questi ultimi giorni.
Tuttavia, il rafforzamento del nostro sistema economico deve per forza appoggiarsi anche su una ripresa dei consumi interni, ancora in calo o al massimo in fase di stagnazione.
Un piccolo respiro è certo prodotto dalle recenti decisioni del Governo, volte ad incentivare l’acquisto di determinati beni e ad accelerare i pagamenti della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese.
Tuttavia, il fatto che, dopo parecchi trimestri di continua caduta, le ultime previsioni europee segnino un piccolo segno positivo mentre quelle italiane continuino a presentarci il segno meno, è dovuto sostanzialmente alla debolezza dei nostri consumi: le esportazioni hanno fatto finora il loro dovere, ma in futuro saranno ancora chiamate a sostenere la nostra economia.
Se la crescita dei consumi è necessaria, dobbiamo tuttavia pensare a quali consumi cresceranno e quali saranno invece in diminuzione.
Questi anni di crisi, di mutamenti strutturali, di progresso economico e di cambiamento dei gusti hanno trasformato il mondo ed i futuri consumi non saranno come quelli passati.
Soprattutto nei giovani, ma non solo tra di loro, diminuiranno molti consumi nel campo dell’abbigliamento e di molti altri prodotti tradizionali, mentre cresceranno gli acquisti dei beni legati all’informazione ed alla comunicazione, alla cura della persona e alla salute.
Se esaminiamo le nostre strutture produttive, troviamo che molti di questi nuovi beni o servizi non sono prodotti dal nostro Paese ma debbono essere importati.
Non può sfuggire a nessuno il fatto che, prendendo in esame le innovazioni più di successo degli ultimi vent'anni nei nuovi settori, esse non siano mai state prodotte e non siano tuttora prodotte in Italia.
Dai computer ai telefoni portatili fino agli infiniti prodotti ad essi correlati, sempre più dipendiamo da tecnologie straniere.
Non solo nei beni ma anche nei servizi: pensiamo che quando passiamo dalla lettura dei giornali sulla carta stampata all’edizione elettronica, almeno il 30% del costo del nostro abbonamento entra nelle casse dei fornitori di software e prende perciò la via degli Stati Uniti o, più spesso, dell'Estremo Oriente.
Un caso analogo riguarda i consumi di lusso: è vero che essi sono fabbricati in Italia in grande quantità, ma molta parte del loro valore aggiunto si dirige verso le imprese straniere che hanno acquistato le nostre aziende e ne incassano perciò i margini commerciali e i profitti, in generale assai superiori ai ricavi che vanno alla produzione.
Se poi passiamo dai nuovi consumi a quelli più tradizionali, come l’automobile, troviamo altri motivi di preoccupazione.
Anche se difficilmente raggiungerà i livelli del passato (perché anche in questo campo le abitudini sono cambiate), la domanda di automobili crescerà con la ripresa, trovando però una situazione totalmente diversa da quella passata.
La produzione nazionale, che si aggirerà quest'anno sulle 400 mila vetture, copre meno di un terzo del nostro consumo interno.
Eravamo tra i grandi produttori europei ed ora nascono nei nostri stabilimenti un quinto delle vetture che escono dalle catene di montaggio di Spagna o Gran Bretagna.
Un’involuzione impressionante per un settore che rimane ancora vitale per gli equilibri di ogni sistema economico, come dimostra l’enorme sforzo del governo americano dedicato a raddrizzare i malconci fabbricanti locali.
Una ripresa dei consumi in condizioni così precarie rimetterebbe in crisi la nostra bilancia commerciale e metterebbe, quindi, a rischio ogni possibilità di avere una crescita stabile, cosa di cui abbiamo assoluto bisogno per porre rimedio a tutti i nostri guai.
Per scongiurare questa eventualità, è necessario che il Governo adotti una serie di rimedi drastici quali:
1) indirizzare subito risorse verso la ricerca e lo sviluppo e verso la formazione tecnica, con tangibili aiuti alle strutture di insegnamento e dagli allievi che le frequentano;
2) concedere incentivi per la fusione tra le piccole e medie imprese;
3) ricostruire le strutture finanziarie pubbliche e private, per farle crescere e conquistare i mercati esteri; 
4) smantellare gli ostacoli burocratici e l’incertezza del diritto, che fanno fuggire gli investimenti stranieri dal nostro territorio.
In definitiva, l'imperativo categorico deve essere quello di rimettere la politica industriale al centro dell’azione del Governo e del Paese.
Altrimenti continueremo a lamentarci di essere il fanalino di coda del nostro continente.
Non è infatti scontato che la nave della possibile ripresa europea accolga a bordo tutti i passeggeri. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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lunedì 9 settembre 2013

"DALLA PARTE DELLA SIRIA CONTRO IL MALE AMERICANO"

Per decenni, le “rivoluzioni” sono state appoggiate o contrastate dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, che si sfidavano in ogni angolo del pianeta, fornendo soldi, armi ed istruttori militari alle fazioni loro “amiche”.
Sul tavolo oggi c’è un piatto molto appetibile che si chiama MENA, acronimo che sta per Middle East and North Africa e che raggruppa il sessanta percento delle riserve mondiali di petrolio e quasi la metà di quelle di gas naturale.
La “Primavera Araba” è stata per Washington una grande occasione, non perché aneli alla libertà ed alla pace, ma perché vorrebbe sostituire ai governi laici di Siria, Egitto e Libia, legati in qualche modo alla concezione statalista e nazionalista dell’economia, dei governi islamisti con scopi  ben precisi dal punto di vista geopolitico.
Del resto, gli accordi tra Usa ed Egitto valgono qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari all’anno in aiuti economici e militari e valgono molto soprattutto dal punto di vista politico.
La “Primavera” è diventata così un “Inverno” di sangue e fanatismo, che ha lasciato i paesi coinvolti nel disordine e nell'incertezza di un futuro, di cui, per ora , si scorgono solo le catene dello straniero.
Dopo il presunto attacco con armi chimiche del 21 agosto, è esploso il caso Siria, teatro da quasi due anni di una guerra civile, che agli occhi più attenti è apparsa subito come qualcosa ben diversa da un semplice scontro fra fazioni nemiche di uno stesso paese.
La Siria è sempre stata considerata il paese più sicuro di tutta l'area Medio-orientale: nella sua capitale Damasco la popolazione poteva permettersi una vita normale ed anche se lentamente si avvertivano miglioramenti costanti continui in ogni campo.
Da sempre quindi, il paese è stato  difficile da controllare per potenze vicine o internazionali; e già Al Hassad padre aveva ritagliato per la sua Siria un ruolo fondamentale di bilanciamento delle tensioni nell'area mediorientale e di contenimento del fondamentalismo religioso.
L'inizio della “Primavera siriana” risale al giugno 2011, quando iniziarono le prime proteste pacifiche contro il governo Hassad.
Le proteste ben presto si trasformarono in una vera è propria guerriglia intrisa di fondamentalismo islamico, ma combattuta in realtà da mercenari stranieri come documentato dall'intelligence del Servizio federale tedesco (Bundesnachrichtendienst, BND), che ha dimostrato che solo il 5% degli uomini armati in Siria sono siriani ed il resto è costituito da elementi di origine straniera.
Ancora una volta dietro le rivolte popolari si nascondono  azioni già definite a “tavolino” con il preciso scopo di indebolire il Paese intervenendo poi per instaurare un governo “amico”, che garantisca il controllo economico di quell'area.
Un copione già visto dal Sud America all'Iraq, che in questi giorni il premio Nobel per la pace e presidente degli Stati Uniti Barrak Obama vorrebbe portare all'ultimo atto.
Per ora, in Siria il bilancio  è di un Paese al collasso: 70mila vittime, oltre un milione di rifugiati nei Paesi vicini (Giordania, Libano, Turchia, Iraq), la distruzione di città antiche e bellissime, come il suq di Aleppo, una crisi economica ed umanitaria che ha fatto impennare il tasso di disoccupazione e quello di inflazione.
Lo stesso embargo imposto  diventa di fatto un blocco economico e non uno strumento utile a favorire i diritti umani e la pace.
L'intensificarsi del conflitto siriano con  attacco da parte degli Stati Uniti porterebbe soltanto  un'ondata di violenze settarie nell'intera regione, dal Libano, all'Iraq, alla Turchia  un'eventuale vittoria delle forze di ispirazione musulmana a Damasco trasformerebbe il Medio Oriente in un'enclave dei Fratelli Musulmani, oggi considerati partner affidabili dal mondo occidentale, dopo essere stati per anni nella lista nere delle organizzazioni terroristiche.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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giovedì 5 settembre 2013

"TRADIZIONE FORMAZIONE RIVOLUZIONE"

Sabato 7 e domenica 8 settembre 2013, nella provincia di Cagliari, si svolgerà il primo Campo di Forza Nuova in Sardegna: sarà una due giorni di comunità, lavoro e formazione culturale, con convegni, conferenze e musica.
Il tutto immerso nella natura della Sardegna.
Il Campo sarà attrezzato per soggiornare come in campeggio, con tenda e sacco a pelo; non mancherà la la cucina tipica con prodotti locali, a prezzi nazional-popolari.
Il Campo sarà occasione di incontro, confronto e dibattito per i dirigenti e militanti forzanovisti, simpatizzanti ed amici del Movimento.

A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova Sardegna.

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lunedì 2 settembre 2013

"SARDI: PADRONI A CASA NOSTRA?"

“Non possiamo accettare situazioni d’illegalità. In città sono tante le condizioni di famiglie che vivono in difficoltà e prive di un’abitazione di proprietà. Ma un accampamento abusivo in uno spazio pubblico non lo possiamo davvero contemplare”.
Con queste parole l’Assessore Comunale ai Servizi Sociali del Comune di Nuoro, Mario Angioi, ha preannunciato l’ordinanza di sgombero che costringerà Alessandro Fadda, 58 anni nuorese e la sua compagna rumena, a cercare un nuovo alloggio.
Una vicenda triste: Alessandro, originario di Nuoro, dopo aver lavorato in giro per la Sardegna (recentemente in qualità di dipendente di una cooperativa agricola di Sassari, che però è fallita, lasciandolo sul lastrico), ha deciso di ritornare nella sua città di origine, memore della bontà e del senso di giustizia dei suoi concittadini.
Ha così ripiegato su un alloggio poco ortodosso (una tenda), certamente abusivo, ma in una posizione molto isolata, in modo da non arrecare alcun fastidio agli abitanti delle vie circostanti.
Ma evidentemente non aveva fatto i conti con l’amministrazione comunale.
Ci si domanda come mai non vi sia altrettanta solerzia e precisione nel pulire i marciapiedi della città dagli escrementi dei cani, spesso randagi e quindi pericolosi,o come mai le strade siano perennemente dissestate.
Ma soprattutto, ci si chiede perché il Comune di Nuoro, governato da tempo immemore da giunte di centrosinistra, non si sia mai attivato qualora le situazioni di degrado, vero e proprio, riguardassero persone straniere.
Pochi anni fa, nel 2005, l’allora Assessore ai Servizi Sociali, rammaricato di non poter “dare una casa” a una ventina di Rom, si premurava di attrezzare e rendere vivibile il campo nomadi, ricordando che all’uopo vi erano "appositi finanziamenti regionali": lo scuolabus dei Servizi Sociali attraversava comunque tutta la città, arrivando fino al campo di Pratosardo, per prelevare i piccoli Rom e raggiungere le elementari di Monte Gurtei.
Tutto gratis.
Un gruppo di venti stranieri viene tutelato, ma se c’è di mezzo un sardo la cosa non sta in piedi: strano, no?
D’altro canto, il trend è questo oramai da anni: i forestieri, indipendentemente  dal loro “status” economico, in Sardegna possono fare tutto ciò che vogliono, forti dell’acquiescenza e della connivenza di politici servili ed incapaci.
Gli esempi sono innumerevoli,  dalla Costa Smeralda svenduta prima agli arabi, poi ai milanesi, poi di nuovo agli arabi (è di questi giorni la polemica per il grangalà organizzato da Cappellacci), alla ridicola proposta, avanzata qualche anno fa dall’ex Sindaco di Urzulei, di ripopolare i paesi spopolati coi profughi provenienti dal Nordafrica.
Suggeriamo ad Alessandro di fare in modo che sia la sua compagna e non lui a fare richiesta di una casa popolare, di un lavoro o perlomeno di una proroga: paradossalmente, potrebbe ricevere maggiore tutela, in quanto rumena.
Benvenuti in Sardegna, anno 2013: una terra che rifiuta e ripudia i propri figli, ma riserva tappeti rossi agli stranieri.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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