lunedì 16 gennaio 2017

“NESSUN 'DIAMANTE' PER I SARDI”.


Con la scelta della Giunta Regionale di sostenere con due milioni di euro la nascita di nuove imprese, l'Assessore Mura & co. voltano lo sguardo e l'attenzione dai giovani sardi e dai loro sogni.
Lo stanziamento è, infatti, rivolto esclusivamente agli immigrati, regolari ed irregolari: oltre agli stranieri che già hanno lo status di rifugiato politico ed a quelli che hanno già acquisito la cittadinanza italiana, il bando è aperto anche a coloro verso i quali si sia ancora verificato l'effettiva provenienza e quindi il titolo a cui potranno permanere (se potranno) nel territorio italiano.
Secondo l'Assessore Mura, questi soldi fanno parte di un fondo europeo per l'inclusione sociale destinato all'immigrazione, soldi che, se non utilizzati, vanno resi all'UE; soldi che, però, ha dimenticato di spiegare Mura, la Regione Sardegna ha richiesto esplicitamente per tale scopo, quindi non sono “arrivati”.
Sempre la Regione Sardegna ha scelto di indirizzare la ghiotta somma a tutti coloro che rispondono ad un unico requisito: non essere sardi!
Ovviamente, la Giunta poteva chiedere fondi per tanti altri progetti simili, tenendo conto del peso dei numeri che fotografano lo stato del lavoro (o meglio, della mancanza di lavoro) e della disoccupazione giovanile.
E' inevitabile che chi già si arricchisce alle spalle di un problema costante chiamato “emergenza immigrazione” non perderà tempo ad allungare le mani anche su questo ricco bando. Va ricordato, inoltre, che i fondi europei arrivano dai contributi dei Paesi membri, Italia compresa, e che l'Italia recupera i contributi dalle tasse pagate dai cittadini, quindi sono i cittadini a finanziare anche questo nuovo progetto della Regione Sardegna.
Riccardo Bosa, responsabile provinciale di Forza Nuova per Cagliari, interviene sul tema: “Si tratta dell'ennesimo danno e beffa nei confronti dei sardi, di tutti quei genitori che si sacrificano per garantire un futuro ai propri figli. Una presa in giro per tutti i giovani sardi che sono costretti a lasciare l'Isola per trovare un lavoro o avviare un'attività, magari fuori dall'Italia. Nello stesso tempo, viene ancora sostenuta quella zona grigia di illegalità, che troppo spesso gira attorno agli immigrati. All'Assessore Mura chiedo: come vi comporterete nei confronti di chi riceverà il contributo, ma poi risulterà non avente diritto allo status di rifugiato politico, ricevendo magari un decreto di espulsione?”.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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mercoledì 28 dicembre 2016

“NUORO E L'ISOLAMENTO FERROVIARIO”.



Una vera linea ferroviaria, a Nuoro, non c'è mai stata. Ma adesso, con la chiusura (per ora definitiva) della tratta Macomer-Nuoro, i treni vengono soppressi anche in maniera ufficiale.
Al di là dello scarso impatto pratico della decisione (la stragrande maggioranza dei trasporti della zona avveniva su gomma), si tratta di un atto che dal punto di vista politico peserà enormemente. Ma a pesare ancora di più è l'inquietante silenzio della Giunta regionale, ormai da tempo allo sbando ed in palese stato confusionale.
In concreto, è stata data attuazione ad una misura del Ministero dei Trasporti, in base alla quale la presenza di un secondo macchinista e dei casellanti in prossimità dei passaggi a livello diviene obbligatoria: le linee che non soddisfano tali requisiti vengono soppresse, con tagli insensati e neo-giacobini, in nome di un centralismo fallimentare e storicamente avulso dalle realtà locali.
Nuoro diventa così l'unica provincia italiana ad essere priva di una rete ferroviaria, e il primato solitario, in questo caso, non è certo invidiabile.
I sindaci di Nuoro e Macomer hanno immediatamente protestato, facendo pressione affinché i criteri venissero rivisti. Il Sindaco nuorese Soddu, in particolare, ha sottolineato la necessità di una linea che colleghi Macomer e Abbasanta con la Gallura: in questo modo, Nuoro sarebbe uno snodo strategico e logisticamente centrale. Ma Pigliaru, come suo solito, farà orecchie da mercante, rivelandosi per quello che è sempre stato: una pedina di Renzi (si è distinto nella sua vergognosa ma infruttuosa campagna per il Sì al referendum) e un servile esecutore dei diktat dei palazzi romani.

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martedì 20 dicembre 2016

"UN NATALE CON POCHE LUCI E MOLTE OMBRE".


Ormai il Natale è alle porte e, come da tradizione, il clima della festa dovrebbe essere rallegrato anche dai colori delle luminarie nelle vie del centro.
Questa era l’immagine tipica anche delle strade di Sassari, ma quest’anno non c’è traccia di colore: le vetrine degli esercizi commerciali, che ancora lottano per non abbassare le saracinesche, sono sobrie e dignitose, eufemismo per dire che sono ben lontane dalle luci sfavillanti che li caratterizzavano fino a qualche anno fa.
Le strade del centro non fanno eccezione e le poche luminarie presenti non riescono a rallegrare le poche settimane che precedono l’arrivo della Befana, che oltre a tutte le feste si porterà via anche le poche speranze dei negozianti di fare buoni affari in una città ormai apatica e disillusa sul proprio futuro.
L’amministrazione guidata da Nicola Sanna, a Palazzo Ducale ormai da un sufficiente lasso di tempo per poter essere giudicata con cognizione di causa, non è riuscita ad invertire la situazione di degrado, abbandono e crisi che si percepisce girando in una qualunque strada di quello che per anni è stato spacciato come un “centro commerciale naturale”: bar, pizzerie e locali di successo in non più di un paio di vie, negozi storici che ormai si possono contare sulle dita di una mano, altri esercizi aperti ma disertati dai clienti.
Non parliamo poi del centro storico: quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della storia e del commercio cittadino ormai è un autentico monumento al degrado e all'abbandono. 
Vie un tempo famose e ricche di storia sono diventate terra di nessuno, o meglio regno di stranieri che hanno aperto piccoli market e rivendite di kebab, che, rimanendo aperte quasi tutta la notte, si sono trasformate velocemente in bivacco di gente poco raccomandabile che hanno allontanato residenti storici e giovani.
Le poche proposte di rilancio e rivitalizzazione formulate dal sindaco sono rimaste tutte sulla carta o sono state snobbate da operatori economici ed altre istituzioni, come ad esempio l’idea di creare un campus universitario nel cuore della città antica, utilizzando un’ex caserma o un vecchio albergo da decenni regno di drogati e senzatetto, che non ha avuto nessun riscontro da parte di Università ed ERSU, oltre ad essere criticata dagli stessi studenti. 
La situazione del capoluogo è lo specchio di una politica senza idee e contenuti, che si occupa solo di sopravvivere, invece di farsi promotrice di un rinnovamento che avrebbe inevitabili ricadute anche sul territorio circostante. 

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giovedì 15 dicembre 2016

“GIUNTA PIGLIARU E FAMIGLIE NUMEROSE”.


La Sardegna è una terra a vocazione agricola e seppure stia vivendo da tempo l'esodo dalle campagne alle città, una buona parte delle famiglie ha ancora un pezzo di terra da accudire ed anche per questo le famiglie sarde sono numerose.
In Sardegna sono più 2100 in nuclei famigliari con quattro figli a carico di età compresa fra 0 e 25 anni e circa 200 quelli con più di cinque figli a carico.
Nonostante questi numeri, l'allarme spopolamento, lanciato spesso dai sindaci, risuona ciclicamente e la Regione Sardegna ha le sue colpe, non facendo nulla di concreto per invertire questa tendenza.
La Giunta Pigliaru ha tagliato in fondi per le famiglie che hanno quattro figli, non certo in nome del risparmio dei soldi pubblici, dal momento che parte dei fondi tolti alle famiglie sarde sono stati dirottati alle spese di accoglienza dei minori non accompagnati, che ancora continuano ad arrivare nella nostra Isola.
Purtroppo, la crisi economica e del lavoro, che attanagliano l'Italia ed in particolare la Sardegna, costringono le famiglie a mortificare alcuni diritti (in primis, salute ed istruzione), che stanno diventando sempre più irraggiungibili a causa dei costi elevati.
I fondi tagliati, infatti, servivano alle famiglie per far fronte principalmente alle spese scolastiche ed ai costi legati alla presenza di un figlio con disabilità: ora sarà ancora più difficile garantire il diritto allo studio (in una regione con una dispersione scolastica preoccupante) ed offrire servizi medici ed assistenziali adeguati (dopo i tagli spregiudicati nel settore della sanità).
La famiglia costituisce la prima società umana, per questo motivo deve essere protetta ed aiutata dalle istituzioni, che hanno il compito-dovere di attenersi al “principio di sussidiarietà”, che implica uno sostentamento reale verso le famiglie in ogni ambito. Compreso quello economico.

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venerdì 2 dicembre 2016

“ELISOCCORSO, NUORO ESCLUSA”.


La Giunta Pigliaru persiste nel danneggiare il Nuorese e le zone interne.
Le basi per il servizio di elisoccorso, di cui si parla da anni, saranno a Cagliari, Olbia ed Alghero.
E sebbene l'assessore alla Sanità, il nuorese Luigi Arru, abbia tentato un'improbabile arrampicata sugli specchi, asserendo che a Nuoro una base dell'elisoccorso avrebbe “creato problemi ai cittadini che abitano in prossimità dell'elibase”, lo schiaffo all'entroterra sardo è di tutta evidenza.
Dopo l'accorpamento della Camera di Commercio nuorese ed i tagli alla Sanità in ospedali già privi di alcuni reparti (a Sorgono manca ostetricia, ed un anno fa una donna di Ovodda fu costretta ad abortire perché gli ospedali erano tutti troppo lontani), la Regione, invece di puntare, quantomeno, sul potenziamento dei collegamenti (che nel Nuorese sarebbero la vera ed unica àncora di salvezza), sceglie una strategia opposta, isolando l'entroterra e condannandolo allo spopolamento ed all'abbandono.
Molti esponenti politici nuoresi (dal sindaco Soddu a Roberto Capelli, Ncd) hanno sottolineato l'assurdità della scelta, facendo notare che proprio la centralità geografica di Nuoro avrebbe potuto assicurare voli molto più celeri e tempestivi.
Ma del resto la Barbagia, politicamente, conta meno delle aree costiere.
E continua a perdere abitanti.
In realtà Pigliaru non fa altro che perpetuare i diabolici piani di altri tecnocrati, quelli di Bruxelles, che cercano in ogni modo di sopprimere identità e localismi, aprendo le porte ad allogeni di ogni angolo del Globo, concentrandoli nelle grandi città, ormai divenute ambienti promiscui, inquinati e meticci (oltre che insicuri).
Mentre i piccoli paesi, scomodi anche da un punto di vista politico/elettorale (Trump docet), oltre a venire svuotati, subiscono una propaganda infame e mortificante, che li tratta alla stregua di folklore esotico.
I Sardi prendano atto che la riscossa della nostra terra passa inevitabilmente dalla tutela delle zone interne, depositarie della Tradizione e custodi dell'Identità.
E chi colpisce Nuoro, colpisce la Sardegna.

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giovedì 24 novembre 2016

“LA PROVA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO”.

Per chi ancora avesse dubbi sul fallimento della politica immigrazionista seguita dal governo Renzi e dal ministro degli Interni Alfano, basterebbe recarsi nel quartiere sassarese di Monte Rosello: lì troverebbe una dozzina di persone che dormono sotto la tettoia della chiesa del Buon Pastore.
Si tratta di giovani somali, a cui è stato ufficialmente riconosciuto lo status di rifugiati e, in quanto tali, non hanno più il “diritto” o, per meglio dire, il “privilegio” di vivere negli ormai numerosi centri di accoglienza, che cooperative più o meno serie hanno aperto in ogni angolo disponibile.
La quasi totalità delle somme destinate dall’Unione Europea e dal governo alla gestione del flusso continuo degli immigrati è riservato alla prima fase, quella dell’accoglienza nei centri, che ha fatto fiorire un deprecabile business e ha spinto ovunque i cittadini e le amministrazioni locali a protestare contro le Prefetture, che continuano ad inviare sempre nuove persone, che si rivelano un affare solo fino a quando il loro status giuridico non viene definito.
Una volta stabilita la loro condizione di profughi, la risposta delle varie associazioni di volontariato e dello Stato è “Arrangiatevi!”.
Alle prime non servono più per avere soldi facili ed il secondo non sa cosa farsene di loro, visto che ufficialmente i rifugiati sono liberi di andare dove vogliono e quindi, si spera, abbandonino il suolo italiano per raggiungere i propri parenti sparsi negli altri Paesi europei.
Gli unici a rimanere fregati, tanto per cambiare, sono le amministrazioni locali e i loro cittadini, che prima non possono dire niente di fronte alle decisioni imperative dello Stato e dopo vengono lasciati ancora più soli nella gestione dei profughi ufficiali.
Il risultato è quello di avere i centri delle città sempre pieni di stranieri che bivaccano sotto portici e dentro le piazze oppure gli angoli delle strade, ridotti in accattoni che chiedono l’elemosina ai passanti ed agli automobilisti.
Se i governi che abbiamo avuto la sfortuna di avere, avessero adottato una politica meno pietistica e più razionale, ora questo fenomeno di degrado, se non inesistente, sarebbe di certo più attenuato e forse si sarebbe potuta pensare e realizzare una vera strategia di accoglienza ed integrazione di coloro che fuggono dall’Africa e dalle sue mille guerre (molte delle quali create dagli interessi politici ed economici degli stessi Paesi che ora si trovano sommersi dal flusso migratorio, come Francia e Gran Bretagna). 

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mercoledì 16 novembre 2016

“LA CASA NON SI TOCCA”.

Nell'interminabile guerra dei diritti, la battaglia fra banche e cittadini è sempre la più agguerrita.
La storia di Sandro inizia dieci anni fa, quando decide di realizzare il sogno di ogni persona: avere una casa dove metter su famiglia, ma per farlo si deve rivolgere ad una banca.Sandro era un pescatore di Terralba, era fino a quando la malattia lo obbliga a lasciare il suo lavoro, che svolgeva ogni giorno con passione.
La stessa malattia che lo ha portato, a causa della perdita del lavoro, a non essere più in grado di onorare l'impegno con la banca.
Questo impegno è un mutuo di 100 mila euro, pagato per i primi anni, ma poi sospeso dalla banca stessa su richiesta di Sandro per circa un anno, salvo poi tornare alla carica a suon di notifiche di sfratti.
Sandro aveva anche stipulato una polizza assicurativa, che avrebbe dovuto coprire la sua mancanza, polizza accettata dalla banca al momento della firma, ma non presa in considerazione al momento della necessità.
Dopo il brutto e triste periodo di metabolizzazione della malattia, Sandro ha ripreso in mano la sua vita e ritrova il coraggio per andare avanti.
Ma iniziano le notifiche e le visite dell'ufficiale giudiziario, al quale Sandro propone un piano di rientro per saldare il debito rifiutando lo sfratto, perché Sandro ora può e vuole pagare, ma la banca respinge ogni sua proposta ed avanza pretese sull'immobile.
Giovedì 10 Novembre la svolta, con la visita dell'ufficiale giudiziario affiancato dalle forze dell'ordine, per eseguire l'ennesima notifica di sfratto, questa volta non intimato e “volontario”, ma esecutivo, ciò significa che al rifiuto di Sandro le forze dell'ordine sarebbero state legittimate ad agire con la forza.Ma Sandro non era solo, ha trovato il sostegno e la solidarietà di tanta gente comune e di gruppi organizzati, come noi di Forza Nuova, che abbiamo dato il nostro contributo a bloccare lo sfratto, mentre il sindaco di Terralba si trovava ad Oristano a trattare col giudice per scongiurare l'allontanamento con la forza di Sandro.In attesa della decisione del tribunale, che si pronuncerà a Febbraio per decidere se la banca per recuperare il debito dovrà rivolgersi a Sandro (come sta già facendo) o all'assicurazione (stipulata e pagata a tale scopo), l'ex pescatore di Terralba rimane nella sua casa in attesa che la banca valuti il piano proposto per sanare il debito, una piccola vittoria per Sandro e per tutti coloro che l'hanno sostenuto.
In questo girone infernale di braccio di ferro fra le banche ed i cittadini, il Governo Renzi ha deciso da che parte stare varando una legge chiamata “Salva Banche”.
Con questa legge il governo centrale abolisce ogni diritto e garanzia a tutela del cittadino e permette alle banche di eseguire lo fratto forzoso senza passare per l'ufficiale giudiziario (dipendente pubblico), ma affidando la notifica e lo sfratto a liberi professionisti (privati) che hanno tutto l'interesse a concludere in tempi brevi per incassare la parcella.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.


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