mercoledì 1 luglio 2015

“PORTO TORRES: LA POLVERIERA ECONOMICA DEL NORD SARDEGNA”.





Dopo l’esito dei ballottaggi dell’ultima tornata elettorale per il rinnovo dei consigli comunali, anche Porto Torres è entrata nel firmamento Cinque Stelle. Lo scontro tra i vari candidati, infatti, è stato vinto dal candidato del Movimento fondato da Beppe Grillo, l’italoamericano Sean Christian Wheeler.
Il fatto che il nuovo sindaco turritano abbia sbaragliato i suoi avversari raggiungendo nella sfida finale il 72,74% dei voti indica chiaramente che i cittadini di Porto Torres si sono fatti guidare, più che dai programmi presentati o dai candidati, da un nuovo che, nel giudizio degli elettori, non potrà essere peggio di quelli che li hanno governati finora.
Il problema è che ora, finito il tempo delle scaramucce elettorali, si prospetta una dura guerra sulle macerie fumanti create da aspettative deluse, crisi economica, emorragia industriale, sogni infranti quali chimica verde e sfruttamento turistico dell’Asinara.
Porto Torres, infatti, rappresenta il simbolo della crisi di tutto il nord Sardegna. Il tessuto industriale si è sgretolato, il sogno della chimica si è rivelato un fuoco di paglia, ingoiando negli ultimi anni migliaia di posti di lavoro fra industria e indotto. La riconversione nella chimica verde rappresenta tutt’ora un’incognita, nonostante le puntuali dichiarazioni d’intenti rilasciate dai vari soggetti interessati. La multinazionale E.On se ne va dopo aver prosciugato nel corso degli anni fino all’ultima risorsa del territorio. La sua sostituta è una società ceca i cui vertici sono stati decapitati dalla magistratura, che nei mesi scorsi ha compiuto diversi arresti per disastro ambientale. Un tracollo economico gravissimo che si è tradotto, solo in città, in settemila disoccupati e che rappresenta solo l‘ultimo terremoto economico che ha colpito Porto Torres. Nell’area industriale, infatti, sono già saltati tutti i lavoratori dell’ex Vinyls: protagonisti di una vertenza simbolo a livello nazionale che si tradusse nell’Isola dei Disoccupati, alla fine sono stati abbandonati al loro destino nel limbo di una mobilità che per molti si è tradotto in un girone infernale fatto di privazioni e debiti. Per quanto riguarda l’indotto, invece, dei circa 750 lavoratori di Matrìca impegnati nel settore della chimica verde, solo 150 continueranno a lavorare nella fabbrica mentre gli altri potranno usufruire al massimo degli incerti ammortizzatori sociali predisposti dalle ultime “riforme” del mondo del lavoro.
Un’altra vertenza che dovrà affrontare la nuova amministrazione comunale è quella del rilancio del porto, dalla precedente amministrazione consegnato con troppa arrendevolezza all’Autorità Portuale di Olbia, che adesso Governo e Regione vogliono unificare con quella di Cagliari. Un simile centralismo in un settore fondamentale per la gestione del flusso turistico e delle infrastrutture portuali rappresenterebbe un ulteriore scippo al territorio e un grande handicap per il futuro di quell’Area Vasta formata insieme a Sassari e Alghero che dovrebbe rappresentare uno dei volani dell’economia del Nord Sardegna e costituire un contrappeso alla trasformazione di Cagliari in città metropolitana.
Infine l’Asinara, un parco mai decollato nonostante le tante promesse e i grandiosi progetti ventilati da quando il super carcere è stato chiuso. Doveva essere il fiore all’occhiello del turismo di Porto Torres e invece finora è stata solo fonte di problemi e illusioni a causa dei troppi vincoli ambientali che ne impediscono il decollo economico; a ciò devono essere aggiunte le disfunzioni dell’Ente Parco, che deve far fronte alla cronica scarsità di finanziamenti e a numerosi altri problemi che inevitabilmente ne riducono, se non annullano, il potenziale di sviluppo, che a pieno regime potrebbe risollevare le sorti economiche non solo di Porto Torres ma anche di Stintino e dell’intera Nurra.
Tutti questi spinosi argomenti sono rimasti fuori dalla campagna elettorale, ma ora che la nuova amministrazione si è insediata non potrà fare a meno di affrontarli visto che la ruota dell’incertezza continua a girare ad un ritmo sempre più preoccupante che minaccia di travolgere le residue speranze di un territorio ormai abbandonato a se stesso dalle istituzioni. Se ciò dovesse avverarsi gli unici a farne le spese sarebbero, ancora una volta, i lavoratori e le loro famiglie. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
 

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domenica 14 giugno 2015

“IMMIGRAZIONE: LA NUOVA “RISORSA” DEL TURISMO SARDO”.


Nonostante il tempo ancora incerto di questa primavera, tra poco avrà inizio la stagione turistica 2015.
La speranza degli operatori del settore è ovviamente quello di migliorare i risultati non eccellenti dello scorso anno.
Peccato però che su questi legittimi auspici pesi il fenomeno dell’immigrazione, problema ormai incancrenitosi e aggravatosi sempre più a causa della fallimentare politica governativa degli ultimi anni e del fatto che molte delle più belle località di villeggiatura della nostra Isola sono diventate luoghi di soggiorno per pseudo profughi e clandestini.
Da molti mesi, infatti, avendo esaurito i posti disponibili nei centri di accoglienza ufficiali (i famosi C.P.A. e C.I.E. tanto osteggiati dai falsi buonisti di cui abbonda l’Italia), le prefetture hanno stipulato convenzioni milionarie con strutture ricettive prima destinate all’accoglienza del flusso turistico.
A Palmadula, una borgata del comune di Sassari, un intero agriturismo è stato sottratto all’economia turistica del territorio dalla decisione dei proprietari di affittare la struttura per ospitare un gruppo di clandestini sbarcati nei giorni scorsi a Cagliari.
I prescelti hanno pensato bene di manifestare il gradimento per l’ospitalità offerta loro protestando che la posizione geografica della struttura non gli piace a causa della lontananza da città come Sassari o Alghero, dove forse pensavano di trascorrere vacanze “tutto compreso” più raffinate e modaiole.
Quello della borgata di Palmadula è solo l’ultimo caso di una situazione che sta diventando sempre più pesante perché, per quanto riguarda la Sardegna nord occidentale, la grande idiozia di ospitare clandestini è iniziato già l’anno scorso, quando decine di richiedenti asilo sono stati ospitati a spese della collettività in una struttura ricettiva destinata ad accogliere durante l’estate bambini e adolescenti: in quell’occasione i gestori della struttura pur di massimizzare il business non si fecero scrupoli di far condividere i medesimi spazi (mensa e bagni) a bambini e clandestini adulti.
Pochi mesi dopo è stata la volta di Alghero, ove il sindaco è stato messo di fronte al fatto compiuto dai gestori del Vel Marì, una casa vacanze che per mesi, in nome del facile guadagno assicurato dalla irresponsabile politica governativa, è stata colonizzata per mesi da un centinaio di immigrati sbarcati nei giorni precedenti da barconi provenienti dalle coste nordafricane.
A maggio di quest’anno è stata la volta di Valledoria, dove il sindaco ha cercato di impedire, invano, che in prossimità dell’inizio della stagione turistica il suo Comune fosse penalizzato dalla presenza di “richiedenti asilo” che inevitabilmente avrebbero allontanato i potenziali turisti.
In conclusione, gli immigrati, con la politica attuata dal governo Renzi-Alfano sono diventati non solo un problema umanitario e di sicurezza pubblica ma anche una fonte di reddito alternativa ma molto discutibile per albergatori che vogliono avere le loro strutture piene anche al di fuori del periodo turistico.
Tutto questo oltre che profondamente immorale e pericoloso per la sicurezza collettiva costituisce un grave danno per il turismo sardo, che tradizionalmente è già limitato ai pochi mesi estivi.
È ora di dire basta a tutto ciò perché il vantaggio dei pochi che lucrano sulla presenza di clandestini (politici, cooperative rosse e albergatori) rappresenta un grave pregiudizio alla sicurezza della gente comune e un danno per l’economia di città e territori già pieni di problemi urgenti da risolvere per assicurare il benessere dei loro cittadini, gli unici che dovrebbero essere i veri destinatari delle politiche dei loro amministratori.

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“DIVERSAMENTE ABILI: TAGLI ED ANCORA TAGLI!”

Dopo i tagli decisi dalla Giunta Regionale sarda, che vanno a toccare le scuole primarie, nuovi tagli decisi con la finanziaria 2015 vanno a colpire tutti quei ragazzi che, per problemi fisici o mentali, necessitano della figura dell'educatore, sia in casa che a scuola.
Figura molto importante soprattutto a scuola, perché aiuta i ragazzi disabili a non rimanere indietro e a non sentirsi diversi dal resto dei compagni.
Sembrerebbe che i portatori di handicap siano dei cittadini di serie B e che le persone che utilizzano il loro tempo per stargli vicino non siano considerati dei lavoratori indispensabili per il servizio alla società.
La conseguenza di questi tagli comporteranno, per la sola città di Cagliari, 130 mila ore di servizio in meno, il licenziamento di circa 150 operatori educativi e 11 mila portatori di handicap che si troveranno, praticamente da un giorno all'altro, senza il sostegno delle persone che hanno deciso di dedicare la loro vita ai meno fortunati.
Eppure nel dicembre scorso, l'assessore regionale alla sanità ed alle politiche sociali, aveva preso un impegno in senso completamente opposto.
Ma come sempre le parole dei politici sardi rimangono sempre e solo parole!
Questi tagli vanno, per l'ennesima volta, a colpire le famiglie, in particolare quelle che, oltre ad avere problemi economici, hanno purtroppo anche gravi problemi personali.
Senza gli educatori “della Regione” i genitori, che vorranno aiutare i propri figli disabili ad affrontare la quotidianità, si troveranno costrette, a spese loro, a stipulare contratti con privati o cooperative, gravando ulteriormente sul bilancio familiare.
“Da sempre siamo al fianco dei cittadini più deboli ed in merito a quanto sta accadendo ora in Sardegna ribadiamo che i disabili e le loro famiglie diventino davvero categorie tutelate e protette, non solo a parole ma con atti concreti” - sostiene Riccardo Bosa, segretario per la provincia di Cagliari di Forza Nuova - “Per prima cosa, nessun tipo di taglio deve essere fatto alle spese a loro dedicate ma va, anzi, attuata una politica che aiuti la reale assistenza ed integrazione dei disabili nel tessuto sociale”.

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lunedì 1 giugno 2015

“BARBAGIA, UNA NUOVA SPIRALE DI VIOLENZA?”.


Dopo i tragici fatti di Orune (dove un ragazzo di diciannove anni, Gianluca Monni, è stato freddato a colpi di fucile mentre attendeva il pullman per recarsi a scuola), tutta la Provincia di Nuoro è attonita e scossa.
A Nuoro, quasi contemporaneamente, un altro giovane, dopo aver accoltellato il padre, ha tentato il suicidio.
I due episodi di violenza, avvenuti a pochissima distanza l'uno dall'altro, sconquassano un territorio apparentemente pacificato.
In realtà è soprattutto il delitto di Orune ad aver suscitato la reazione della comunità: manifestazioni di piazza, una fiaccolata, e ovviamente tante lacrime.
Il giovane ucciso viene descritto come una persona mite e gentile; l'unico movente di tanta efferatezza potrebbe essere ricercato in una furibonda lite con altri giovani, avvenuta svariati mesi orsono.
Le forze dell'ordine brancolano nel buio: l'improvvisa scomparsa di un giovane presente il giorno della lite( e della sua auto, che secondo le testimonianze sarebbe quella utilizzata per l'agguato al giovane orunese) complica vieppiù la faccenda.
La dinamica dei fatti (esecuzione in pieno giorno, ad opera di uomini a volto coperto) ricorda gli anni bui, quelli in cui si poteva morire per futili motivi, gli anni del terrorismo e delle faide, gli anni dei sequestri di persona e delle rapine.
La generale crisi di valori ha fatto sì che financo la vita umana, un tempo ritenuta sacra, non venga adeguatamente considerata: la speranza è che, nel caso specifico, l'omertà non prenda il sopravvento e i colpevoli siano assicurati alla giustizia (anche se la pena sarà, come da tradizione italiana, certamente blanda)
Nel frattempo, Nuoro, capoluogo simbolico di tutto l'entroterra sardo e delle sue contraddizioni, si appresta a eleggere il nuovo Sindaco.
Una miriade di liste civiche si contenderanno l'ambita poltrona, e il risultato è tutt'altro che certo.
Ma, mai come oggi, la politica (statale, ma anche regionale e comunale) appare drammaticamente assente e lontana anni luce dal mondo reale.

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giovedì 7 maggio 2015

“ELEZIONI QUARTU S.ELENA 2015: UN MOVIMENTO PER IL SOCIALE INSIEME”.

In vista delle prossime elezioni comunali di Quartu Sant’Elena, la Segreteria Regionale di Forza Nuova ha deciso di sostenere la lista “Destra Sociale - Forza Quartu”, perchè riunisce intorno ad un progetto e programma civico comune le diverse anime e sigle della destra sociale, identitaria e nazional-popolare .
Questi alcuni dei punti fondamentali su cui lavorare per una vita migliore dei cittadini a Quartu Sant’Elena:
- Sicurezza: lotta al commercio abusivo e agli episodi di reato perpetrati dagli immigrati, come le risse e le aggressioni avvenute nei parcheggi del centro commerciale “Le Vele”, con controlli capillari e soprattutto costanti da parte della Polizia Municipale;
- Sociale: supporto anche economico alle famiglie quartesi in difficoltà in questo periodo di crisi profonda;
- Lavoro: creazione di nuovi posti di lavoro attraverso lo sviluppo di cooperative che si occupino dei servizi principali della città come trasporti, verde pubblico, nettezza urbana;
- Sviluppo ecosostenibile della città: incremento della raccolta differenziata per abbattere i costi della della TARSU. Acquisto di mezzi elettrici per lo svolgimento dei servizi comunali. Creazione di una rete di trasporto pubblico elettrica.

A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova per la Sardegna.
 
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lunedì 4 maggio 2015

“COMUNALI A NUORO, LO SCONTRO”.

 
Nuoro. Nell'imminenza delle elezioni Comunali, la città vive questo importante momento in un clima del tutto surreale.
Invero, a pensarci bene si tratta di un silenzio e riserbo tipicamente nuorese, forse acuito dal torpore primaverile che inizia a manifestarsi.
I candidati, stavolta, saranno sei: Alessandro Bianchi, sindaco uscente, dopo aver dichiarato di non essere disponibile a una ricandidatura, ha successivamente deciso, con un revirement che ha lasciato di stucco tutti, di guidare la maxi-lista di centrosinistra (un caravanserraglio che mette insieme PD, SEL, Rossomori, PSI, CD e Partito Dei Sardi); il principale avversario è certamente Basilio Brodu (alla guida di quattro liste civiche, tutte dell'area di centrodestra); gli altri nomi sono Tore Lai (Movimento 5 Stelle), Andrea Soddu, Pierluigi Saiu e Stefano Mannironi (questi ultimi tre tutti a capo di liste civiche).
La situazione è indubbiamente poco chiara: troppe le liste civiche (e forse troppe le liste in generale, ben ventidue), che rischiano di danneggiarsi a vicenda, frammentando il voto e avvantaggiando il già favorito Bianchi.
La città di Nuoro, storicamente adusa a sostenere Sindaci di centrosinistra, difficilmente opterà per un altro candidato.
Ma Bianchi non è stato un Primo Cittadino amatissimo, e questo lascia ben sperare tutti coloro che auspicano un cambio di rotta. Se l'attuale sindaco verrà riconfermato, non otterrà certo un plebiscito e questo è evidente.
Peraltro, lo stato di salute del PD nuorese non è dei migliori: la guerra di correnti ha fatto sì che il congresso cittadino fosse rinviato di oltre un mese rispetto ai termini prestabiliti, con tanto di strascichi e dichiarazioni velenose tra i vari esponenti del Partito. Lo stesso Soru non è riuscito a mettere pace tra i litiganti.
Insomma, forse stavolta, dopo tanti anni, la vittoria della Sinistra non è certa.
Forza Nuova, in ogni caso, non farà sconti al Sindaco che verrà eletto: niente pregiudiziali ideologiche, ma nemmeno l'acquiescente buonismo dei politicanti odierni.

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martedì 28 aprile 2015

“ISIS: IL PERICOLO VIEN DAL MARE”.

E così anche la Sardegna e l’Italia hanno dimostrato di non essere realmente immuni dal rischio delle infiltrazioni del terrorismo islamico, rappresentato, dopo l’Al Qaeda di Osama bin Laden,dal ben più temibile ISIS, il califfato islamico che in breve tempo è passato dall’assolato deserto iracheno a quello libico, reso estremamente insicuro dall’improvvida cacciata di Gheddafi.
Nei giorni successivi alla strage parigina del settimanale satirico Charlie Ebdo il ministro degli Interni Angelino Alfano aveva tranquillizzato l’opinione pubblica affermando che polizia, magistratura e servizi segreti italiani erano perfettamente in grado di difendere lo Stato e i suoi cittadini dai pericoli rappresentati dalla follia dell’integralismo islamico. A queste rassicuranti parole avevano fatto seguito alcune decine di espulsioni di probabili fiancheggiatori dell’ISIS, tutti ovviamente già sotto sorveglianza da parte degli inquirenti ma incredibilmente e sciaguratamente tollerati fino al giorno prima.
Questa falsa sensazione di sicurezza è terminata qualche giorno fa, quando la Sardegna e l’Italia si sono svegliati con la notizia che ad Olbia la magistratura e le forze dell’ordine avevano compiuto numerosi arresti che avevano permesso di sgominare una pericolosa cellula islamista pronta a compiere diverse azioni terroristiche, compreso un attentato al Papa. Anche in questo caso i toni trionfalistici per lo scampato pericolo e la bravura delle forze dell’ordine sono stati seguiti dall’emergere di particolari sempre nuovi e sempre più inquietanti. È saltato fuori, infatti, che gli arrestati sono tra i responsabili di numerosi attentati in Pakistan e il loro capo era stato addirittura segnalato dagli americani poco dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Tra l’altro avevano anche lavorato in alcuni cantieri del mai realizzato G8 a La Maddalena.
Come è stato possibile che alcuni di quelli che fino al giorno prima erano per tutti degli irreprensibili e anonimi immigrati, un “valore aggiunto” per la “indispensabile” multiculturalità della città di Olbia e dell’intera Gallura, si siano rivelati alla fine una grave minaccia per tutti gli italiani?
La risposta è sempre la stessa e ormai la stragrande maggioranza dei cittadini, tranne i governi e i loro ministri degli Interni, l’hanno capita: l’immigrazione incontrollata.
È infatti dal febbraio di quest’anno che forze dell’ordine e servizi segreti stanno cercando di avvertire Governo e Parlamento del pericolo che si annida più o meno in ogni singolo barcone che sbarca sulle nostre coste: quello di far entrare sedicenti “profughi” che in realtà sono dei tagliagole assassini che hanno capito perfettamente quanto sia facile poter usare il nostro Paese come rifugio e base logistica per realizzare il loro obiettivo di conquistare l’Europa e sovvertirne la civiltà.
L’unica soluzione per evitare un disastro che minaccia in primo luogo l’Italia e il suo popolo sarebbe quello di chiudere a qualunque costo e con ogni mezzo a disposizione le frontiere, ma purtroppo il governo degli annunci guidato da Matteo Renzi si limiterà a fare la stessa cosa che hanno fatto tutti gli esecutivi precedenti, cioè assolutamente niente. L’unica è sperare che sia il destino a risparmiarci quei lutti e quelle sofferenze che i nostri politicanti ipocriti e impotenti non riusciranno a evitarci in un futuro ormai prossimo. 

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.
 

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