mercoledì 20 agosto 2014

"IN SARDEGNA AFFONDA IL “MARE NOSTRUM” DI RENZI & ALFANO"


A Sadali, comune al confine tra le province di Cagliari e Nuoro, si è registrato l'ultimo atto tragicomico del programma “Mare Nostrum”, voluto dal governo Renzi-Alfano: un centinaio di immigrati destinati alla Sardegna devono essere sistemati in varie strutture ed una cinquantina è destinata proprio a Sadali, dove un hotel a tre stelle è pronto ad accoglierli.
Ma agli immigrati la destinazione non piace, dicono senza mezzi termini che non vogliono stare “in campagna” e “in mezzo al deserto”, pretendono di essere alloggiati a Milano, Roma, Napoli o al più a Cagliari.
Inscenano da subito la loro protesta, che ovviamente porta alla solita soluzione “all'italiana”, dopo una giornata di trattative e di ricatti, che ha coinvolto forze dell'ordine, mediatori ed amministratori locali, con la metà degli immigrati convinta a restare nell'albergo di Sadali e l'altra metà riportata a Cagliari.
Non ci soffermiamo sulla crescita esponenziale della presenza di immigrati sul territorio regionale, con conseguente aumento di accattonaggio, degrado ed attività illecite, stranamente “tollerate” da chi dovrebbe far rispettare la legalità.
Non ci soffermiamo sui rischi per l'ordine pubblico, denunciati in una nota anche dal sindacato di polizia SIAP, per la mancanza di mezzi sufficienti per gestire queste situazioni.
Non ci soffermiamo sullo scontro tra autorità dello stato, con il sindaco di Sadali (deputata del PD) che ora accusa il ministero di una cattiva gestione dell'intera vicenda.
Ma ci soffermiamo sulla Sardegna: tutti gli indicatori economici sono negativi, la crisi persiste, la disoccupazione è a livelli record, i giovani (e non solo) tornano ad emigrare in cerca di fortuna come i loro nonni, le famiglie e le aziende sono tartassate, gli enti locali tagliano l'assistenza ed i servizi sociali, aumentano i casi di sfratti per morosità incolpevole.
Eppure in questo quadro drammatico, cosa fa lo stato italiano? Trascura i propri cittadini ed impone la presenza a casa loro di un numero sempre crescente di immigrati, per cui si spende e spende risorse, garantendogli vitto, alloggio, trasporti, telefonate, sigarette.
Forza Nuova da tempo ha denunciato il “razzismo anti-italiano”, con la discriminazione dei propri concittadini a vantaggio degli stranieri.
Forza Nuova ora denuncia il tentativo di trasformare l'isola in un centro di accoglienza/permanenza/detenzione stabile per gli immigrati.
Se non ci sarà un immediato stop al programma “Mare Nostrum” ed un'inversione netta nella gestione dei fenomeni migratori, ben presto le forze dell'ordine, i sindaci, i mediatori culturali, le associazioni ed i politici dovranno affrontare una protesta molto più difficile da gestire.
Quella dei sardi contro uno stato che non riconoscono più.

A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova per la Sardegna.

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giovedì 14 agosto 2014

“DAI SARDI NESSUN SOSTEGNO ALLA GUERRA DI ISRAELE”.

 
“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
Così recita la prima parte dell'articolo 11 della costituzione italiana, che è la carta fondante del diritto italiano e sulla quale tutti i governi si dovrebbero basare per legiferare e prendere posizione.
Ma il governo Renzi sembra all'improvviso aver dimenticato questo passaggio della carta costituzionale: non prende le distanze dallo stato di Israele, che in due mesi di guerra unilaterale da ha già ucciso più di 1500 civili palestinesi, durante i bombardamenti “per combattere il terrorismo”. Peccato che ad essere bombardati siano stati ospedali, scuole (anche dell'O.N.U.), abitazioni civili ed orfanotrofi.
Come se dei bambini o dei malati palestinesi potessero rappresentare un pericolo alla sovranità ed alla sicurezza israeliana.
Solo la Lega Araba ha puntato il dito contro Israele, accusandolo di crimini di guerra.
L'Italia, da buona servitrice della N.A.T.O., non solo non condanna l'operato di Israele, ma anzi lo aiuta, dandogli la possibilità di far esercitare (al tiro al bersaglio contro i civili?) l'aviazione israeliana sul suolo italiano.
Si apprende dai giornali che il Ministero della Difesa ha organizzato per il secondo semestre 2014 una serie di esercitazioni di bombardamento proprio in Sardegna: aerei e piloti saranno ospiti della base N.A.T.O. di Decimomannu (CA) ed effettueranno le esercitazioni a Capo Frasca, nell'oristanese, utilizzando, sempre da quanto si apprende, ordigni fino ad una tonnellata.
Ovviamente, questo via vai di aerei e di “bombe” comporterà un ulteriore grave danno per la salute dei cittadini, della natura e dell'economia del territorio, in una regione come la Sardegna, che paga ancora un prezzo altissimo alle servitù militari straniere, con le ben note tragiche conseguenze (la vicenda del Salto di Quirra docet).
Il ministro della difesa Pinotti ed il governatore Pigliaru hanno il dovere di pronunciarsi quanto prima e dare una risposta alle migliaia di cittadini sardi, che in questi giorni hanno già espresso la loro contrarietà e preoccupazione, attraverso la mobilitazione di associazioni, movimenti o semplici iniziative individuali (sono già decine di migliaia le e-mail inviate e le petizioni on-line sul tema).
Da sempre più voci, arriva lo stesso messaggio: dalla Sardegna, nessun tipo di aiuto o sostegno al genocidio del popolo palestinese messo in atto da Israele.
  
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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mercoledì 30 luglio 2014

"SARDEGNA ED ITALIA: SEMPRE PIU' POVERE"


Secondo una ricerca effettuata dal Sole 24 Ore, le province di Nuoro e Cagliari sono risultate fra le più povere d’Italia, ma anche le altre province sarde se la passano decisamente male: la crisi economica  attanaglia tutte le regioni italiane, ma se le più ricche cercano faticosamente di rialzarsi, le più povere arrancano paurosamente.
In particolare è da rilevare come l'economia delle aree meridionali ed insulari peggiori costantemente ed  in modo inarrestabile.
Passando invece ai dati Istat sul reddito pro-capite (in testa Milano, seguita da Bologna, Roma, Bergamo e Sondrio), nessuna provincia sarda è fra le prime cinquanta d'Italia. Mentre invece, per quanto concerne il P.I.L., l'area nostrana più ricca è la Gallura, seguita da Cagliari, Sassari, Ogliastra, Nuoro e via via tutte le altre.
Particolarmente positivo il dato della (ormai ex?) provincia dell’Ogliastra che aumenta il proprio PIL del 7.3%. Aumentano anche la Gallura(+3.6%) e Cagliari(+0.8%).
Dati molto negativi, invece, per Sassari(-1.9%), Sulcis-Iglesiente(-2.3%), Nuoro(-5.0%), Medio Campidano(-10.6%).
Se analizziamo il tasso di disoccupazione, è incoraggiante il dato di Nuoro, ove la percentuale è diminuita, registrando un dato  del 10.3%(nel 2007 era del 10.8%). Ma sono molto negativi gli altri dati sardi: Medio Campidano(27%), Ogliastra(19.5%), Sulcis-Iglesiente(18.4%), Oristano(17.9%), Cagliari(17.8%), Gallura(17.4%), Sassari (16.8%).
In quest'ultimo campo, tutte le province italiane, eccetto Nuoro, fanno registrare un sostanziale peggioramento . C’è da dire però che il dato del capoluogo barbaricino è maturato comunque in una situazione di diffusa povertà, il che non induce certo all'ottimismo.
La Sardegna può sorridere perlomeno riguardo al numero dei giovani laureati. La nostra terra si conferma fucina di talenti ed eccellenze, ma è un capitale umano “sprecato”, poiché sovente trattasi di giovani costretti ad emigrare altrove.
Tutti gli altri dati dell’indagine, peraltro, confermano la situazione di grave crisi, resa più evidente dal crollo del consumo dei generi alimentari. Non si può omettere che questa situazione è causata anche dalla scarsa fiducia che i consumatori ripongono nei confronti dei tantissimi prodotti provenienti dall'Estero, che hanno letteralmente invaso i nostri supermercati e che, spesso, sono arrivati nel nostro Paese senza alcun previo controllo. La presenza di questi alimenti, ovviamente, danneggia oltremodo la produzione locale, innescando una spirale di miseria diffusa a macchia d'olio, senza alcuna distinzione di ceto sociale od età.
Insomma, sempre più poveri.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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sabato 19 luglio 2014

"L'ITALIA STA MEGLIO? DI SICURO NON LE FAMIGLIE ITALIANE"



Negli ultimi mesi, la classe politica italiana spaccia sui media il positivo e fiducioso messaggio che l'Italia stia meglio e stia uscendo dalla “crisi”.
Ma i dati reali, che non sono propaganda politica, mostrano una realtà opposta.
L'Italia migliora? A Maggio il debito pubblico ha toccato il record di 2.166 miliardi di euro (fonte: www.ansa.it), ma il dato più preoccupante è il numero dei poveri italiani che, fonte ISTAT, ha raggiunto dal 2013 al 2014  i 10 milioni (16,6%), di cui 6 milioni assoluti (9,9%), ossia che non sono in condizioni di acquistare nemmeno i beni primari per una vita dignitosa, mentre fra il 2012 e il 2013 era stabile a circa al 12,5%.
Le famiglie povere in Italia sono il 12,6%,  a cui vanno aggiunte il 6,4% di famiglie “quasi povere”.
Allarmante è il dato per la Sardegna, un quarto delle famiglie sarde (24,8%) vive al di sotto della soglia di povertà, cioè con meno di 973 euro al mese, cifra doppia rispetto al dato nazionale.
Questi numeri denotano il peggioramento della condizione delle famiglie con quattro o più componenti, in particolare, delle famiglie con due figli, soprattutto se minori.
L'indice di povertà cresce nelle famiglie con componenti con titolo di studio medio-basso o con almeno due anziani (fonte: www.unionesarda.it).
La piaga della crescente povertà in Italia, ma soprattutto in Sardegna, si può racchiudere in una parola: disoccupazione.
Infatti, la metà delle famiglie povere sarde (11,8%) ha all'interno del proprio nucleo una o più persone in cerca di occupazione.
Non trovando lavoro e quindi non guadagnando, sempre più famiglie sono costrette a ridimensionare al ribasso il proprio stile di vita.
Non avendo redditto disponibile da spendere, precipita il potere d'acquisto e le famiglie non consumano più dello stretto necessario per sopravvivere, a volte non riuscendo nemmeno a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare beni e servizi considerati essenziali per tenere uno standard di vita minimamente accettabile.
In tutta questa disperazione,  l'Unione Europea, al posto di sostenere i cittadini di quelle aree del
proprio continente oggi in sofferenza economica, predica “austerità” e “rigore”, mentre finanzia, con i soldi dei paesi membri dell'UE, progetti di “accoglienza” ed “integrazione” a favore di “profughi” e “migranti”, provenienti da ogni guerra ed da ogni parte del mondo.  
Questo modello politico, sociale ed economico, di cui l'Italia fa fieramente parte, si rivela fallimentare e suicida ogni giorno in più che passa, perché crea miseria, toglie la speranza per il futuro e crea davvero una guerra tra poveri (vecchi e nuovi).
Ma per il governo Renzi e la politica italiana, la ripresa è già iniziata.
  
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.


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martedì 1 luglio 2014

“CARNEVALATE vs DIRITTI VERI”


Sabato scorso si è concluso ad Alghero il “Sardegna Pride”, una settimana di iniziative a favore dei cosiddetti diritti e libertà della comunità omosessuale, che è culminata nella solita sfilata che da anni caratterizza questa iniziativa.
Ovviamente partiti, associazioni ed enti locali (dalle amministrazioni comunali fino a quella regionale) hanno concesso il loro patrocinio (si spera gratuito) e la loro solidarietà a quella che viene spacciata come l'ennesima pseudo battaglia di civiltà per il riconoscimento di diritti che, secondo gli organizzatori, attualmente non sarebbero uguali per tutti i cittadini.
Da ultimo anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha ceduto all'impulso di cercare ulteriore consenso elettoralistico, appoggiando quelli che fino a non molto tempo fa alcuni  ministri e dirigenti di partito consideravano semplicemente "culattoni" (Carlo Giovanardi) o "froci" (Alessandra Mussolini).
Caduta anche l'ultima differenza ideologica che separava Forza Italia dai partiti di sinistra, è  Forza Nuova ad essere l'unico partito veramente attivo su tutti i fronti sensibili della società italiana.
Primo fra tutti, nel caso di oggi,  la famiglia, istituzione sociale sacra e basilare che forma il nucleo centrale della vita nostra e dei nostri figli.
Fondamentale per la loro crescita.
E' proprio questa l'organizzazione sociale che oggi è messa in discussione.
Parate carnevalesche come i gay pride, con il loro aspetto festoso e goliardico e con tutta l'oscenità che viene messa in campo, infatti, tentano di distogliere l'attenzione dal vero obbiettivo che si vuole raggiungere: la distruzione della famiglia tradizionale.  
I diritti che gay, lesbiche, transessuali ecc. rivendicano per loro, infatti, ci sono già tutti, come ha ammesso lo stesso quotidiano “La Repubblica” (http://giulianoguzzo.wordpress.com/2013/07/06/i-diritti-gay-in-italia-ci-sono-gia-parola-di-repubblica/).
La loro uguaglianza di fronte alla legge, per esempio, c'è già come per qualsiasi altro cittadino italiano.
Il vittimismo isterico delle associazioni LGBT, ormai illegittimamente a braccetto con le istituzioni, in uno degli stati meno "omofobi" al mondo come l'Italia (si vedano in proposito i dati riportati dal sito http://www.documentazione.info/i-dati-sullomofobia-in-italia-unemergenza) forza la società, e noi tutti, a piegarsi alle loro richieste.
Renzi ha già annunciato per settembre la presentazione di un disegno di legge (o molto probabilmente un decreto da approvare in fretta e furia mediante fiducia), per istituire anche in Italia le "unioni civili" alla tedesca, un matrimonio mascherato con meno impegni e doveri del matrimonio tra etero, ma con tutti i vantaggi economici che ne deriverebbero.
La conseguenza di un simile atto sarebbe devastante non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello strettamente economico, perché si manderebbe definitivamente all'aria il sistema previdenziale e sociale del Paese.
Infatti, il riconoscimento dello status di coppia o famiglia anche agli omosessuali farebbe aumentare di molto le somme sborsate dagli istituti di previdenza ed assicurativi per pensioni di reversibilità, sussidi e aiuti vari (http://m.ilgiornale.it/news/2014/06/20/la-famiglia-secondo-renzi-aiuti-solo-alle-coppie-gay/1029697/).
Un altro problema che le varie forze politiche, tranne Forza Nuova, trascurano nella loro corsa al riconoscimento dei diritti degli omosessuali, è  la difesa dei più piccoli, le prime vittime indifese e senza voce di politiche scellerate.
Forza Nuova, infatti, ritiene che un figlio non sia un "diritto" da pretendere anche quando la natura non lo prevede, e che per un bambino sia fondamentale per la giusta crescita una figura materna ed una paterna.
Pare strano dover stare a difendere una cosa così logica e sacrosanta, ma sembra un principio del tutto incomprensibile per gli organizzatori dei gay pride e i loro sostenitori.


A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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lunedì 23 giugno 2014

LAURA BOLDRINI, PRESIDENTE DI NESSUNO


Dopo tante critiche virtuali, nonché qualche “tumulto” parlamentare, è arrivata (finalmente) una sonora contestazione pubblica a Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati.
Non è la prima volta che accade, peraltro.
Ma a giudicare dallo stato d'animo della folla, sembra davvero che il popolo italiano sia esasperato.
A Siracusa, in Sicilia (altra isola che, come la Sardegna, patisce una gravissima crisi economica, ma che soprattutto soffre a causa di un'immigrazione ormai incontrollata), il suo intervento è stato sommerso da una bordata di fischi.
Un anno fa, ai Fori Imperiali di Roma, contestata dagli astanti, se n'era andata indispettita.
Almeno stavolta è rimasta al suo posto, intrattenendo i siracusani col solito, prevedibile pistolotto terzomondista.
Ricordiamo che Laura Boldrini è divenuta Presidente della Camera pur senza possedere alcun reale merito e soprattutto senza alcuna esperienza politica (prerequisito necessario per una carica così rilevante).
Non a caso è stata invitata da più parti a dimettersi.
E le critiche non sono arrivate soltanto dai “nemici” della destra, ma anche dagli “amici” grillini.
Spesso ha inframmezzato il suo demagogico immigrazionismo ad un femminismo un po' ipocrita.
Basti pensare che la Presidente frequenta assiduamente l'ormai famoso bungalow nella tenuta di Stato di Castelporziano.
La stessa tenuta dove nientemeno che Benito Mussolini incontrava le sue numerose amanti.
Ma la Boldrini non era contro la mercificazione del corpo femminile?
Viva la coerenza.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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lunedì 16 giugno 2014

UN TAGLIO DELLE LEGGI: ALLO STATO ED ALLE REGIONI.


La riforma del Titolo V, per definire le competenze di Stato e Regioni è opportuna. Ma non basta. Bisogna porre un freno anche all’inflazione di leggi regionali, spesso inutili, mal coordinate fra loro e mai sottoposte a valutazione sulla loro reale efficacia. 
La riforma del Titolo V della Costituzione è una delle materie che il Governo intende affrontare nei prossimi mesi, nel quadro di una riforma istituzionale che per ora si sta dimostrando dilettantistica, brutta, contraddittoria ed inutile.
L'obiettivo è quello di definire meglio la ripartizione delle competenze tra lo Stato centrale e le Regioni, che negli ultimi dodici anni ha alimentato un contenzioso crescente tra le due istituzioni, tanto da rappresentare oggi un terzo del lavoro della Corte Costituzionale (prima del 2001 era il 10 per cento).
Negli ultimi anni il baricentro della Corte si è spostato progressivamente a favore dello Stato, accogliendo il 50 per cento dei suoi ricorsi, contro il 20 per cento di quelli delle Regioni.
Ma non si tratta solo di questo: le Regioni sono chiamate anche a uno sforzo di semplificazione.
Solo da pochi anni, nel nostro Paese, ha cominciato ad affermarsi il concetto che la quantità di leggi non è sinonimo di buona amministrazione e di adeguata risposta alla crescente complessità della società.
Qualche anno fa, l'allora ministro alla "Semplificazione" Calderoli annunciò il rogo di migliaia di leggi nazionali inutili, ma il tempo si è incaricato di dimostrare che quel falò era un’operazione prevalentemente mediatica senza riscontri amministrativi reali, anche a causa del fatto che non coinvolgeva minimamente il tema della normativa regionale.
Eppure, se il problema è quello dell’inflazione di norme, nei loro oltre quaranta anni di storia, anche le Regioni hanno dato un contributo non indifferente.
Il numero di leggi regionali vigenti attualmente equivale a quello delle leggi nazionali, stimato in circa ventimila, ed al contrario del livello nazionale, il trend non appare decrescente.
A loro volta, ed esattamente come accade per quelle nazionali, le leggi regionali spesso hanno dato luogo a una serie di regolamenti applicativi comunali e locali, che hanno ulteriormente complicato il quadro.
Il fenomeno colpisce l’Italia in modo più grave rispetto ad altri Stati europei: paesi come Francia o Gran Bretagna, non solo hanno un numero di leggi nazionali considerevolmente inferiore al nostro, ma non prevedono norme regionali.
Sono tutte utili queste normative regionali? Evidentemente no, anche perché si possono individuare sommariamente tre tipologie: leggi di principio e non finanziate (senza alcuna ricaduta effettiva), norme applicative delle leggi nazionali (delle quali le imprese cominciano a contestare la eccessiva eterogeneità) e infine leggi che erogano contributi a soggetti pubblici e privati nell’ambito regionale.
Non deve destare sorpresa quindi se nel quadro di un riassetto istituzionale un po’ confuso, che ha individuato nelle province (o meglio nel loro livello politico) l’anello debole della catena, riemergono spinte centraliste, che vorranno rivedere gli aspetti di legislazione concorrente previsti dal Titolo V della Costituzione, e non mancheranno neanche coloro che proporranno di sopprimere le competenze normative delle Regioni, mantenendo per loro soltanto funzioni amministrative.
La Sardegna, nella sua lunga storia autonomistica, non fa eccezione, dal momento che sfruttando le maglie larghe concesse dalla sua "specialità" ha legiferato su quasi ogni materia, dall'agricoltura al lavoro, dal turismo alla pesca, dal finanziamento di sagre, mostre e fiere alla ricerca scientifica e tecnologica. Tutto questo "dinamismo", dovuto più che a reali necessità al soddisfacimento di interessi locali o dei politici di turno, ha prodotto una stratificazione normativa ormai difficile da gestire soprattutto per i cittadini e gli operatori economici che volessero investire nell'Isola. 
Cosa può fare la giunta Pigliaru per invertire il trend e creare finalmente un assetto normativo snello e soprattutto efficiente ed efficace?
Il primo passo potrebbe essere costituito, per esempio, dall'istituzione di un tavolo per la semplificazione che, coinvolgendo anche le parti sociali e gli enti locali, dopo un lavoro di pochi mesi, porterebbe all'abrogazione almeno di quelle leggi regionali che dovessero essere giudicate obsolete, soprattutto in materia urbanistica ed ambientale.
Tuttavia, il problema dell’inflazione normativa anche in Sardegna non risiede semplicemente nel numero delle leggi, ma nella loro mancanza di coordinamento e nel loro contenuto frammentario. Per questo motivo un altro consiglio che la giunta regionale dovrebbe seguire è quello di avviare una valutazione ex post delle norme esistenti al fine di valutarne l’effettiva utilità: questa procedura permetterebbe di superare i semplici monitoraggi delle norme previsti finora e di realizzare analisi controffattuali in grado di verificare anche cosa sarebbe successo in loro assenza o di predisporre aggiornamenti e modifiche capaci di migliorare l'azione degli enti locali, l'attività degli operatori economici e, più in generale, la vita dei cittadini.
La mancanza di effettivi percorsi di valutazione, infatti, contribuisce solo a una ideologizzazione del dibattito politico e all'accumulo di norme che col passare del tempo diventano contraddittorie e di difficile applicazione. 
Queste azioni di semplificazione amministrativa, riduzione ed accorpamento di testi normativi ecc., però, non possono essere lasciati al solo livello politico o centrale, ma sarebbe opportuno che ogni struttura pubblica in generale si dotasse di tavoli tecnici o di procedure in grado di effettuare costantemente quelle semplificazioni che gli enti locali, gli operatori economici ed i semplici cittadini ormai chiedono con sempre maggiore forza per uscire dal labirinto della burocrazia e, più in generale, migliorare la situazione economica di una regione ha già abbastanza problemi ad uscire da una crisi che, nonostante i tanti annunci di "luci in fondo al tunnel", è ancora ben lontana dall'essere superata.  
Per ora, la giunta regionale ha avviato solo l'accorpamento di alcune direzioni generali e agenzie, ma sarebbe il caso che almeno una parte della retribuzione di risultato di dirigenti e funzionari fosse collegata al raggiungimento di obiettivi legati alla semplificazione normativa.

 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Sassari.

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