venerdì 2 dicembre 2016

“ELISOCCORSO, NUORO ESCLUSA”.


La Giunta Pigliaru persiste nel danneggiare il Nuorese e le zone interne.
Le basi per il servizio di elisoccorso, di cui si parla da anni, saranno a Cagliari, Olbia ed Alghero.
E sebbene l'assessore alla Sanità, il nuorese Luigi Arru, abbia tentato un'improbabile arrampicata sugli specchi, asserendo che a Nuoro una base dell'elisoccorso avrebbe “creato problemi ai cittadini che abitano in prossimità dell'elibase”, lo schiaffo all'entroterra sardo è di tutta evidenza.
Dopo l'accorpamento della Camera di Commercio nuorese ed i tagli alla Sanità in ospedali già privi di alcuni reparti (a Sorgono manca ostetricia, ed un anno fa una donna di Ovodda fu costretta ad abortire perché gli ospedali erano tutti troppo lontani), la Regione, invece di puntare, quantomeno, sul potenziamento dei collegamenti (che nel Nuorese sarebbero la vera ed unica àncora di salvezza), sceglie una strategia opposta, isolando l'entroterra e condannandolo allo spopolamento ed all'abbandono.
Molti esponenti politici nuoresi (dal sindaco Soddu a Roberto Capelli, Ncd) hanno sottolineato l'assurdità della scelta, facendo notare che proprio la centralità geografica di Nuoro avrebbe potuto assicurare voli molto più celeri e tempestivi.
Ma del resto la Barbagia, politicamente, conta meno delle aree costiere.
E continua a perdere abitanti.
In realtà Pigliaru non fa altro che perpetuare i diabolici piani di altri tecnocrati, quelli di Bruxelles, che cercano in ogni modo di sopprimere identità e localismi, aprendo le porte ad allogeni di ogni angolo del Globo, concentrandoli nelle grandi città, ormai divenute ambienti promiscui, inquinati e meticci (oltre che insicuri).
Mentre i piccoli paesi, scomodi anche da un punto di vista politico/elettorale (Trump docet), oltre a venire svuotati, subiscono una propaganda infame e mortificante, che li tratta alla stregua di folklore esotico.
I Sardi prendano atto che la riscossa della nostra terra passa inevitabilmente dalla tutela delle zone interne, depositarie della Tradizione e custodi dell'Identità.
E chi colpisce Nuoro, colpisce la Sardegna.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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giovedì 24 novembre 2016

“LA PROVA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO”.

Per chi ancora avesse dubbi sul fallimento della politica immigrazionista seguita dal governo Renzi e dal ministro degli Interni Alfano, basterebbe recarsi nel quartiere sassarese di Monte Rosello: lì troverebbe una dozzina di persone che dormono sotto la tettoia della chiesa del Buon Pastore.
Si tratta di giovani somali, a cui è stato ufficialmente riconosciuto lo status di rifugiati e, in quanto tali, non hanno più il “diritto” o, per meglio dire, il “privilegio” di vivere negli ormai numerosi centri di accoglienza, che cooperative più o meno serie hanno aperto in ogni angolo disponibile.
La quasi totalità delle somme destinate dall’Unione Europea e dal governo alla gestione del flusso continuo degli immigrati è riservato alla prima fase, quella dell’accoglienza nei centri, che ha fatto fiorire un deprecabile business e ha spinto ovunque i cittadini e le amministrazioni locali a protestare contro le Prefetture, che continuano ad inviare sempre nuove persone, che si rivelano un affare solo fino a quando il loro status giuridico non viene definito.
Una volta stabilita la loro condizione di profughi, la risposta delle varie associazioni di volontariato e dello Stato è “Arrangiatevi!”.
Alle prime non servono più per avere soldi facili ed il secondo non sa cosa farsene di loro, visto che ufficialmente i rifugiati sono liberi di andare dove vogliono e quindi, si spera, abbandonino il suolo italiano per raggiungere i propri parenti sparsi negli altri Paesi europei.
Gli unici a rimanere fregati, tanto per cambiare, sono le amministrazioni locali e i loro cittadini, che prima non possono dire niente di fronte alle decisioni imperative dello Stato e dopo vengono lasciati ancora più soli nella gestione dei profughi ufficiali.
Il risultato è quello di avere i centri delle città sempre pieni di stranieri che bivaccano sotto portici e dentro le piazze oppure gli angoli delle strade, ridotti in accattoni che chiedono l’elemosina ai passanti ed agli automobilisti.
Se i governi che abbiamo avuto la sfortuna di avere, avessero adottato una politica meno pietistica e più razionale, ora questo fenomeno di degrado, se non inesistente, sarebbe di certo più attenuato e forse si sarebbe potuta pensare e realizzare una vera strategia di accoglienza ed integrazione di coloro che fuggono dall’Africa e dalle sue mille guerre (molte delle quali create dagli interessi politici ed economici degli stessi Paesi che ora si trovano sommersi dal flusso migratorio, come Francia e Gran Bretagna). 

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mercoledì 16 novembre 2016

“LA CASA NON SI TOCCA”.

Nell'interminabile guerra dei diritti, la battaglia fra banche e cittadini è sempre la più agguerrita.
La storia di Sandro inizia dieci anni fa, quando decide di realizzare il sogno di ogni persona: avere una casa dove metter su famiglia, ma per farlo si deve rivolgere ad una banca.Sandro era un pescatore di Terralba, era fino a quando la malattia lo obbliga a lasciare il suo lavoro, che svolgeva ogni giorno con passione.
La stessa malattia che lo ha portato, a causa della perdita del lavoro, a non essere più in grado di onorare l'impegno con la banca.
Questo impegno è un mutuo di 100 mila euro, pagato per i primi anni, ma poi sospeso dalla banca stessa su richiesta di Sandro per circa un anno, salvo poi tornare alla carica a suon di notifiche di sfratti.
Sandro aveva anche stipulato una polizza assicurativa, che avrebbe dovuto coprire la sua mancanza, polizza accettata dalla banca al momento della firma, ma non presa in considerazione al momento della necessità.
Dopo il brutto e triste periodo di metabolizzazione della malattia, Sandro ha ripreso in mano la sua vita e ritrova il coraggio per andare avanti.
Ma iniziano le notifiche e le visite dell'ufficiale giudiziario, al quale Sandro propone un piano di rientro per saldare il debito rifiutando lo sfratto, perché Sandro ora può e vuole pagare, ma la banca respinge ogni sua proposta ed avanza pretese sull'immobile.
Giovedì 10 Novembre la svolta, con la visita dell'ufficiale giudiziario affiancato dalle forze dell'ordine, per eseguire l'ennesima notifica di sfratto, questa volta non intimato e “volontario”, ma esecutivo, ciò significa che al rifiuto di Sandro le forze dell'ordine sarebbero state legittimate ad agire con la forza.Ma Sandro non era solo, ha trovato il sostegno e la solidarietà di tanta gente comune e di gruppi organizzati, come noi di Forza Nuova, che abbiamo dato il nostro contributo a bloccare lo sfratto, mentre il sindaco di Terralba si trovava ad Oristano a trattare col giudice per scongiurare l'allontanamento con la forza di Sandro.In attesa della decisione del tribunale, che si pronuncerà a Febbraio per decidere se la banca per recuperare il debito dovrà rivolgersi a Sandro (come sta già facendo) o all'assicurazione (stipulata e pagata a tale scopo), l'ex pescatore di Terralba rimane nella sua casa in attesa che la banca valuti il piano proposto per sanare il debito, una piccola vittoria per Sandro e per tutti coloro che l'hanno sostenuto.
In questo girone infernale di braccio di ferro fra le banche ed i cittadini, il Governo Renzi ha deciso da che parte stare varando una legge chiamata “Salva Banche”.
Con questa legge il governo centrale abolisce ogni diritto e garanzia a tutela del cittadino e permette alle banche di eseguire lo fratto forzoso senza passare per l'ufficiale giudiziario (dipendente pubblico), ma affidando la notifica e lo sfratto a liberi professionisti (privati) che hanno tutto l'interesse a concludere in tempi brevi per incassare la parcella.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.


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venerdì 4 novembre 2016

“NUORO, RISCHIO DEFAULT”.


Nuovi problemi per il Comune di Nuoro: i debiti complessivi sono tali da far paventare il default.
Il sindaco Soddu, già al centro di polemiche per la querelle sulla Biblioteca Satta e le tante promesse elettorali non mantenute (come la realizzazione di un parco urbano in Viale Sardegna, nel luogo della storica Artiglieria), si trova ora ad affrontare una grana peggiore delle altre, e che a onor del vero non è nemmeno imputabile alla sua Giunta (già al tempo del suo insediamento, circa un anno e mezzo fa, l'allora neosindaco aveva pubblicamente evidenziato il “buco”).
A quanto risulta, la somma ammonterebbe a circa cinquanta milioni di euro: un debito inferiore a quello di altri Comuni, ma sufficientemente ingente da mettere a repentaglio l'erogazione dei servizi pubblici essenziali (attualmente a rischio, a detta dello stesso Soddu).
In un recente consesso, cui hanno partecipato parlamentari e consiglieri regionali del territorio, il primo cittadino nuorese ha esplicitamente sollecitato un'azione della Regione e del Governo centrale, invocando misure straordinarie, come allungamento dei debiti ed interventi sull'economia del territorio.
Interventi che ovviamente Renzi, da sempre asservito alle politiche di tagli e austerità decise nell'Euro-zona, non attuerà mai.
Fa però riflettere il fatto che Soddu, pur conscio dell'indebitamento, abbia comunque sbandierato, anche di recente, progetti mirabolanti quanto impossibili da realizzare (data la penuria di fondi).
Un atteggiamento poco serio, che i nuoresi terranno a mente alle prossime elezioni.
Intanto, si naviga a vista.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.

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giovedì 27 ottobre 2016

“BYE BYE, NORD SARDEGNA”.


Alla fine sta succedendo quello che gli operatori economici e le istituzioni del nord Sardegna temevano da mesi: Ryanair sta dando seguito alle dichiarazioni dei mesi precedenti e, a partire dalla prossima settimana, chiuderà la propria base di Alghero e sceglierà come proprio aeroporto di punta Olbia.
La scelta è maturata dopo mesi di tira e molla con l’amministrazione regionale, paralizzata da problemi politici interni e dalla mancanza di una qualunque strategia in materia di trasporto aereo e continuità territoriale.
La Confartigianato ha già stimato che il calo dei passeggeri provocherà una perdita secca di svariati milioni di euro, che si ripercuoterà anche sull’attività dei numerosi agriturismo del nord Sardegna, con buona pace degli investimenti affrontati dalle aziende nel corso degli anni.
La richiesta della compagnia irlandese, per mantenere la propria presenza nella Riviera del Corallo e potenziare gli investimenti, era quella di realizzare la privatizzazione della SO.GE.A.AL., la società di gestione dello scalo di Alghero controllata dalla Regione e di cui fanno parte alcuni enti territoriali quali Camera di Commercio e Comuni di Sassari e Alghero.
L’esempio da seguire per soddisfare le richieste di Ryanair sarebbe stato quello di Pescara o Bari, le cui società di gestione sono state o privatizzate (Pescara) o rilanciate dalla Regione (Bari), seguendo la filosofia dell’investitore pubblico in un’economia di mercato, che rispetta le rigide regole europee in materia di aiuti di Stato.
Il Governatore Pigliaru e l'Assessore Deiana, strateghi in crisi del sistema dei trasporti isolanio hanno deciso di tentare la privatizzazione: peccato che senza una ricapitalizzazione sostanziosa della SO.GE.A.AL. il bando andrà deserto e ciò significherà la morte economica, sociale e turistica di una vastissima aerea, che va da Castelsardo a Bosa, passando per Stintino, Porto Torres e Sassari.
In tutto una ventina di comuni che gravitano sullo scalo algherese per la promozione delle loro attività turistiche e lo smercio delle loro eccellenze enogastronomiche ed artigianali.
Finora la Giunta Regionale ha deciso di seguire la propria strada senza sentire né i rappresentanti del territorio né quelli sindacali, entrambi sistematicamente esclusi dal confronto: si tratta di una strategia chiaramente suicida che provoca ulteriori scollamenti tra i cittadini ed il governo regionale e la definitiva morte economica della Sardegna di nord ovest, già falcidiata dalla chiusura di numerose imprese e dalla fuga dei giovani, costretti a cercare un futuro migliore o nella penisola o addirittura all’estero, entrambe realtà sicuramente più appetibili del magro futuro che gli può offrire una regione ormai decisamente matrigna.  

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mercoledì 19 ottobre 2016

“L'ORGOGLIO SARDO NON MUORE MAI”.


In questo periodo la nostra Isola è attraversata da un sentimento di protesta che nasce dalle persone comuni, stanche dei continui soprusi subiti per decenni ed imposti dai politici, sia nazionali che locali.
Partendo dai più giovani, che hanno dato vita a giorni di proteste per le condizioni degli istituti scolastici e che denunciavano, insieme ai professori, lo scempio dell'ultima riforma della suola.
Gli ultimi due mesi sono stati “caldi” sul versante dei malumori popolari, come a Monastir, con i cittadini che hanno spontaneamente dato vita ad un comitato contro l'arrivo di immigrati, imposto dal governo Renzi, senza tenere conto delle autorità locali e soprattutto degli abitanti della zona.
Esiste, però, un risentimento vecchio di decenni: la militarizzazione dell'Isola da parte della NATO. In territorio sardo sono, infatti, presenti tre quarti delle basi nazionali e tutti i poligoni di tiro delle forze armate nazionali ed internazionali, nonché il poligono di tiro aereo più grande d'Europa.
Da quest'ultimo partono tutte le esercitazioni di guerra dei Pesi NATO presenti in Italia, i così detti “giochi di guerra”, che periodicamente vengono organizzati nelle aree interdette totalmente ad ogni occhio indiscreto.
Ecco il motivo che ha spinto centinaia di pescatori dell'oristanese a spingersi fino ai confini dell'area “off limits” per rivendicare il proprio diritto al lavoro e chiedere una revisione delle limitazioni a cui sono sottoposte le aree, in alternativa chiedono un adeguato indennizzo per il mancato guadagno dell'area dove non possono lavorare.
Alcuni pescatori spiegano che, se per sbaglio oltrepassano il limite prefissato, immediatamente arrivano in tutta fretta le vedette della capitaneria o della guardia di finanza ed il rischio è, oltre alla multa di diverse migliaia di euro, il ritiro della licenza di pesca.
Parallelamente, nella terra ferma altri pescatori con le loro famiglie ed alcuni sindaci dei comuni interessati organizzano presidi di protesta all'ingresso dei poligoni e l'attenzione si sposta su un altro tema altrettanto importante: l'inquinamento.
Nell'area di Capo Frasca, ad esempio, più volte è stato denunciato lo scempio dell'inquinamento provocato dai bombardamenti delle forze armate, inquinamento provocato quindi dallo Stato che non ha mai provveduto realmente alla bonifica, fino a qualche mese fa quando si sono viste le prime ruspe in azione, che hanno portato alla luce ogni genere di rifiuti, soprattutto pericolosi.
Comune, provincia, regione erano all'oscuro di questo intervento, se non con una comunicazione all'ultimo momento da parte della NSPA (Nato Support Procurement Agenzy), agenzia di supporto ed approvvigionamento della NATO con sede in Lussemburgo.
Il deputato Mauro Pili ha giustamente denunciato più volte il problema e ha ottenuto l'istituzione di una commissione parlamentare che, fra la curiosità della popolazione e l'imbarazzo dei capi di stato maggiore e del ministero della difesa, è riuscita ad entrare nelle basi e nei poligoni incriminati e verificare lo stato delle bonifiche, laddove vengono fatte.
Secondo la commissione d'inchiesta, infatti, le bonifiche sarebbero state eseguite a metà o addirittura non sarebbero state fatte, proprio perché loro stessi hanno visto e fotografato centinaia di residui bellici di non precisata natura, lasciati a corrodersi in aree protette, al cui interno si trovano anche reperti storici, come i piccoli nuraghe, utilizzati come trincea e poi demoliti con le ruspe, forse nel goffo tentativo di nascondere la gravità dell'atto.
Dalla fine della seconda guerra mondiale, l'Italia e soprattutto la Sardegna sono diventate una sede staccata delle forze armate USA, che godono addirittura di intere aree di suolo italiano di loro esclusivo utilizzo, nel quale nessun italiano è autorizzato ad entrare.

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lunedì 3 ottobre 2016

“QUALE FUTURO PER LA BIBLIOTECA SATTA?”.


La questione della biblioteca Satta è di nuovo al centro del dibattito politico nuorese. Il motivo? E' venuto a mancare lo stanziamento annuale di 300.000 euro, che doveva essere approvato dalla Regione diversi mesi fa.
La questione verte su quale ente, tra Regione e Comune, debba versare il denaro mancante. Andrea Soddu, sindaco di Nuoro, ha sostenuto che essendo passata la struttura alla Regione, quest'ultima non può pretendere che Nuoro continui a erogare gli emolumenti, come ha fatto sino a fine 2015.
Le conseguenze più gravi potrebbero essere l'interruzione dei servizi ed il licenziamento del personale: attualmente, i dipendenti della biblioteca sono 16, certo non pochi.
Il sindaco ha rinfocolato la polemica ricordando di essersi recato per ben quattro volte a Cagliari, previo appuntamento con l'assessore alla Cultura Firino, con l'intento di definire la questione. Ma gli incontri sarebbero sempre saltati all'ultimo momento.
Se è tutto vero, il fatto è di una gravità sconcertante.
Il 4 agosto scorso, finalmente, in un nuovo incontro a Nuoro, la Regione aveva assicurato lo stanziamento. Ma nel frattempo gli impegni sono stati disattesi.
Il sindaco barbaricino ha deciso di non pagare già da quest'anno, e ciò ha causato un'ulteriore contrapposizione con l'opposizione in Consiglio comunale: taluni hanno ricordato che, diversamente dal Comune, la Provincia, pur non obbligata, ha pagato comunque. Quello che è realmente importante è il bene della città. Nuoro è e rimane l'Atene sarda ed il centro culturale più importante della Sardegna: è a Nuoro, e non altrove, che sono nati molti dei principali pensatori e artisti sardi, e tutto ciò rende questa situazione vieppiù odiosa e insensata.
Sarebbe infatti uno scandalo se la biblioteca più importante della città venisse chiusa. La Regione, se non vuole incappare nell'ennesima figuraccia, deve mettere fine a questa diatriba erogando i finanziamenti previsti.

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