venerdì 21 novembre 2014

"L'EUROPA CHIAMA: LA SARDEGNA COSA RISPONDERA'?"

Con l’insediamento, lo scorso 1° novembre, della nuova Commissione Europea guidata da Jacques Delors, è iniziato anche il nuovo programma del Fondo Sociale Europeo per gli anni 2014-2020.
Beneficiaria di una parte di questi fondi è anche la Sardegna, che finora non ha dimostrato di essere una Regione particolarmente lungimirante nel loro utilizzo.
Eppure, in un’Isola che arranca sempre di più a causa della persistente crisi economica, è possibile solo un percorso per arrivare ad un vero cambiamento e cioè quello di utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione da Bruxelles. 
Una buona programmazione nell’uso di queste somme, già importante negli anni passati, adesso, date le ristrettezze del bilancio statale, diventa fondamentale:un’opportunità, forse l’ultima, che non può essere sprecata.
Servono scelte coraggiose, dato che l’architettura dell’intero processo programmatorio 2014-2020 rischia di conservare molti dei vizi che, in passato, ne hanno decretato il fallimento. 
La Sardegna, infatti, a causa delle solite lungaggini burocratiche e dell’incapacità politica, deve ancora spendere entro l’anno prossimo quasi un miliardo del precedente programma di finanziamenti. Una dimostrazione del fatto che è bene cambiare metodo nella loro programmazione e utilizzo.
Un buon inizio sarebbe quello di elaborare regole nuove che, non solo permettano di ridurre i tempi tra la progettazione di un’opera e la sua realizzazione, ma consentano di concentrare le risorse su un numero limitato di iniziative al fine di non disperdere le risorse disponibili in mille rivoli di spesa. Una proposta precisa potrebbe essere quella di utilizzare almeno un terso dei fondi europei per lanciare un New Deal sardo, cioè un nuovo ciclo di opere pubbliche,un rilancio dell’edilizia all’insegna non della speculazione selvaggia ma del riuso, della riqualificazione del patrimonio esistente, del miglioramento dell’efficienza energetica, della rigenerazione urbana, del risanamento idrogeologico, delle bonifiche ambientali e della messa in sicurezza del territorio.
Tutte cose che ormai, per il loro costo, non si possono più realizzare con fondi dei singoli Stati ma solo con quelli comunitari. Bisogna passare dalla vecchia logica della consumazione del territorio ad una filosofia più moderna incentrata sulla riqualificazione dell’esistente.
Un nuovo modo di vedere lo sviluppo e di far cambiare la Sardegna, ben sapendo che prima di tutto i nostri politici, in certi casi, non devono avere tanto idee nuove, quanto liberarsi delle vecchie. L’economia sarda è in panne ed è uno dei fanalini di coda dell’Europa: per questo è necessario arrivare a costruire un’idea diversa della Sardegna.
La recessione, ovviamente, ha un impatto più forte sulle fasce più deboli della società, soprattutto giovani disoccupati e piccole imprese.
La conclusione che ne deriva è che dalla crisi economica si può uscire solo con l’aiuto della mano pubblica, come insegnava Keynes. Da questi presupposti deriva la necessità di rilanciare un piano di opere pubbliche i cui appalti, nel corso del 2013, hanno raggiunto in Sardegna il loro minimo storico sia in termini di numeri che di valore economico. 
I campi nei quali investire, non mancano, soprattutto considerando che il governo Renzi non ha intenzione di concedere all’Isola un solo centesimo in più dello stretto indispensabile, al fine di rispettare gli ormai anacronistici e folli vincoli europei: ma non dovevamo andare in Europa a “battere i pugni sul tavolo” per avere maggiori margini di flessibilità che permettessero finalmente una significativa crescita economica?
Ovviamente no: era solo un altro sintomo dell’annuncite di Renzi. 

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martedì 11 novembre 2014

"CASO BIDELLE ROM A MONSERRATO (CA): FORZA NUOVA STA CON LE MAMME IN RIVOLTA"

Sono sempre meno incoraggianti i dati sulla disoccupazione: oltre 12% (www.istat.it).
Purtroppo sembra che nessuno riesca a fare qualcosa per uscire da questo periodo di stallo che sta bloccando la crescita del Paese, lo sviluppo ed il benessere delle famiglie italiane.
Anche se forse, i “piccoli” amministratori locali, i sindaci, con le loro proteste e trattative dirette con il governo centrale, probabilmente potrebbero quantomeno tentare di andare incontro ai cittadini anche sul piano del lavoro.
Sembrerebbe che il sindaco di Monserrato (CA) abbia capito come aiutare i cittadini, purtroppo non i suoi.
Ha creato scalpore e rabbia la notizia che in una scuola elementare di Monserrato sono state assunte due bidelle rom. L'idea sembra essere partita dal primo cittadino che, sapendo che la scuole è in carenza di organico, ha proposto al preside l'assunzione delle due donne utilizzando interamente i fondi dell'Unione Europea per la formazione professionale e l'integrazione.
Il sindaco dichiara che il Comune non mette nemmeno un euro, sono fondi interamente finanziati dalla UE, quindi i cittadini non avrebbero “speso” loro soldi.
Ha sicuramente dimenticato di dire che i finanziamenti per i fondi dell'Unione Europea vengono dati dagli Stati membri, che a loro volta li recuperano dalle tasse e quindi dai cittadini.
In questi giorni i sindaci sono compatti contro il governo per manifestare contro il taglio di 1,2 miliardi di euro dai fondi destinati ai comuni, che comporterebbe, ovviamente, un ulteriore riduzione dei servizi pubblici, già garantiti sempre più faticosamente.
L'iniziativa del sindaco non è piaciuta ad una quarantina, di mamme che ha protestato contro questa decisione dichiarando che i loro figli “non avrebbero mai frequentato un istituto dove lavorano due che provengono da un campo nomadi”.
La protesta di queste mamme fa accendere un campanello di allarme sull'inefficacia dell'assurdo processo di “integrazione” che, dopo varie tappe (casa, corsi di italiano e di formazione professionale) porta ad una tensione sociale sempre maggiore, poiché i cittadini si sentono sempre più abbandonati dalle istituzioni.
Sarebbe un buon inizio se la rabbia di queste mamme fosse recepita e sostenuta dal sindaco per avere più successo nel tentativo di sbloccare quella parte di patto di stabilità che gli impedisce di creare lavoro per i propri cittadini.
La strada, purtroppo, è ancora lunga, perché alcuni sindaci hanno altre priorità, che sostanzialmente non hanno nessun impatto sul tenore di vita delle famiglie, la maggior parte delle quali vive ancora al di sotto della soglia di povertà.
 
A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Cagliari.

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lunedì 27 ottobre 2014

NUORO, UNA CITTA' ALLO SBANDO



Nuoro, Sardegna. La recentissima maxi-rissa, avvenuta in una via trafficata della città e terminata con l'accoltellamento di un ventenne, ci induce a una riflessione sul tema della sicurezza.
Il centro barbaricino, in bilico tra continue risse (spesso, come nel caso di specie, finite malamente), spaccio  di droga, strade dissestate o invase dalla sporcizia, atti vandalici, pare essere ripiombato in un clima d'altri tempi.
E dire che il Sindaco Bianchi (del Pd, Partito che da queste parti governa da tempo immemorabile) si era presentato come una sorta di uomo d'ordine, figura anomala nel panorama della Sinistra italiana: questo suo iniziale decisionismo aveva portato all'installazione di telecamere (ma anche di lampioni più potenti) nella degradata ma gloriosa Piazza Satta (idea invero intelligente e non a caso subito bollata come "atto fascista").
La piazza, a suo  tempo autentico gioiello cittadino e meta, da anni, di turisti da ogni parte del Mondo, si era trasformata in un rifugio di vandali e sfaccendati, che accumulavano immondizia di ogni genere e imbrattavano perfino le panchine di granito e le statue di bronzo volute dal celebre scultore Nivola.
Dopo il prevedibile vespaio di polemiche, e nonostante questo iniziale impegno, a distanza di due anni la situazione non sembra certo migliorata: proprio quest'estate, nella stessa piazza, un agente di Polizia è stato minacciato ed aggredito da un giovane.
Addirittura ora il degrado si è esteso a macchia d'olio ed interessa anche altre aree (es.Piazza  Su Connottu).
I cittadini, imbufaliti, si sono lamentati più volte, ma senza ricevere alcuna risposta.
I nuoresi sanno perfettamente come stanno le cose: con l'amministrazione Bianchi, il capoluogo barbaricino è tornato indietro di almeno venti-trent'anni.
L'attuale Sindaco, inadatto al ruolo che ricopre (Sindaco al quale, peraltro, è sempre  stato rimproverato di non essere nemmeno nativo di Nuoro, e quindi di non conoscere a fondo i problemi della città), non ha saputo affrontare tali emergenze.
Forza Nuova, da sempre in prima fila nel denunciare la mancanza di sicurezza nelle città italiane,  spinge per un'inversione di tendenza: diciamo NO alle (patetiche) ronde di vetero-leghista memoria, ma nel contempo esprimiamo un deciso NO alla colpevole acquiescenza di Amministrazioni imbolsite ed incapaci.

A cura della Federazione Provinciale di Forza Nuova Nuoro.
 
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lunedì 20 ottobre 2014

“CAGLIARI MANCATA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA”

Nei giorni scorsi si è sentito parlare nei notiziari di “capitale europea della cultura”.
Istituita nel 1985, la “capitale europea della cultura”, ha come scopo principale quello di riavvicinare tra loro i popoli europei.
A turno, ogni Stato membro dell'UE, ospita la città.
La scelta fra le città candidate spetta ad un gruppo di esperti, quindici in tutto, scelti per metà dal Consiglio Europeo e per metà dal Paese ospitante, che valutano i programmi proposti.
I criteri che guidano la scelta sono fondamentalmente due: “la dimensione europea” e “la città dei cittadini”.
Nel primo caso bisogna organizzare e promuovere la cooperazione fra gli operatori culturali, nel secondo è necessario preparare un programma mirato a creare nei residenti della città e dei dintorni interesse verso la cultura.
Anche Cagliari, insieme a Matera (vincitrice del concorso), Siena, Lecce, Ravenna e Perugia-Assisi, è stata candidata al concorso dalla propria amministrazione.
Ma Cagliari esce da questa “competizione” (dove vengono sostanzialmente valutate le capacità organizzative dell'amministrazione) con le ossa rotte, in quanto il programma di promozione e divulgazione culturale (che deve essere rivolto al futuro, ma senza trascurare la storia) non ha convinto i giudici, che non hanno espresso nemmeno una preferenza per il capoluogo della Sardegna.
Questa ennesima brutta figura per Cagliari e la sua amministrazione, dopo il caso dello stadio, la questione dei chioschi al Poetto, lo scandalo sulla presidenza del teatro lirico e le voragini, che per mesi rimangono pericolosamente aperte nelle più importanti strade cittadine, dimostra l'incapacità dell'amministrazione Zedda di gestire una città come Cagliari, che ha grandi potenzialità.
Sicuramente, Zedda e il suo staff non hanno ben capito lo spirito dell'evento: secondo noi si sarebbe dovuto guardare al futuro utilizzando nel miglior modo possibile i tantissimi beni storici della città, partendo dal centro storico, che si poteva valorizzare esaltando le identità dei vari quartieri, fino ad arrivare all'anfiteatro, ora chiuso e lasciato in balia dei gatti e degli incivili che lo utilizzano come discarica; si sarebbe dovuto organizzare, per scuole e gruppi di turisti, percorsi tematici che passavano per la villa di Tigellio, le tombe puniche e i bastioni, luoghi completamente dimenticati dall'amministrazione; si poteva e si dovevano organizzare in uno dei tanti parchi comunali, raduni folkloristici con la partecipazione di gruppi da tutta Europa, che avrebbero messo in evidenza le tradizioni e le identità del resto d'Europa.
   

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domenica 12 ottobre 2014

"DOPO LO SBARCO DEI TURISTI, QUELLO DEI PROFUGHI. E' QUESTA LA PARABOLA DISCENDENTE DELL'ESTATE ALGHERESE 2014"

Da lunedì, infatti, una quarantina di immigrati provenienti da numerosi Paesi africani e di età compresa tra i 18 e i 30 anni vive a spese della comunità nel Vel Marì, una struttura ricettiva all'ingresso della borgata di Fertilia. Ufficialmente fanno parte di un progetto d'integrazione ideato dalla cooperativa sociale "La Luna", che gestisce la struttura, che prevede lo svolgimento di corsi di formazione, didattica, laboratori di musica e teatro.
La notizia ha destato scandalo e profonda indignazione nella cittadinanza per vari motivi.
Il primo è sicuramente il fatto che l’Amministrazione comunale guidata da Mario Bruno e il Consiglio, non solo sono stati tenuti ufficialmente all’oscuro di questa iniziativa, ma le poche informazioni che circolavano già nei giorni precedenti all’arrivo dei profughi sono state tenute accuratamente riservate per non scatenare la prevedibilissima opposizione degli algheresi, che dopo un’estate povera di arrivi turistici avrebbero voluto evitare di concludere la stagione in questo modo. La segretezza tenuta dal Comune è ancora più incredibile e incosciente anche alla luce delle ultime notizie sulla diffusione di virus letali quali malaria, colera, tubercolosi e da ultimo l’ebola, tutte malattie che in Italia stanno ritornando o si stanno diffondendo a causa del massiccio arrivo di africani di cui spesso si perdono le tracce, viste le fughe massicce da centri di accoglienza e comunità.
Un altro motivo di sdegno è dovuto al fatto che anche questa esperienza di inserimento e formazione, “encomiabile” dal punto di vista ideale, costerà alla comunità migliaia di euro al giorno che, pur provenendo ufficialmente dal Fondo Europeo per i Rifugiati (FER) vengono costantemente anticipati dallo Stato italiano, in un periodo in cui le emergenze sociali che hanno per vittime gli stessi algheresi sono  sempre più numerose e più gravi: una per tutte la situazione delle donne con bambini piccoli che da mesi dormono al Bellavista, un hotel a pochi metri dal Vel Marì, e di cui nessuno si è mai seriamente occupato visto che le elezioni sono ormai alle spalle.
Non parliamo poi dell’organizzazione di corsi di formazione, musica o teatro per bambini e adulti italiani, che regolarmente si sentono rispondere che non ci sono soldi o devono pagarseli di tasca loro.
Le domande che la cittadinanza pone al sindaco, e di cui Forza Nuova si fa portavoce con convinzione sono:
1) sindaco e giunta erano stati informati dell’arrivo di questi profughi? Se si perché non hanno informato tempestivamente Consiglio comunale e cittadinanza? Se no per quale motivo sono stati tagliati fuori e che iniziative di protesta pensano di adottare per far rispettare la città di Alghero?
2) chi sono le persone arrivate? Sono oneste o delinquenti, sane o malate, clandestini o rifugiati?
3) chi paga e quanto dura la loro permanenza ad Alghero?
4) chi paga gli straordinari delle forze dell’ordine per la loro sorveglianza e garantire la tranquillità degli algheresi?
5) Infine, cosa faranno questi stranieri terminati questi corsi, in un Paese con la disoccupazione più alta d'Europa? Pretenderanno ulteriori sussidi e aiuti a scapito degli italiani? Entreranno in concorrenza con gli abitanti di Alghero per le case popolari e il lavoro? 
Forza Nuova è con decisione e fermezza al fianco dei cittadini algheresi nel chiedere risposte chiare, puntuali, precise a tutti questi interrogativi e si riserva di avviare tutte le iniziative che riterrà opportune (presidi, raccolte firme ecc.) per fare in modo che i cittadini algheresi vivano sicuri e siano informati tempestivamente sulla permanenza di questi stranieri in città. Non si tratta di razzismo e xenofobia, accuse che ormai solo persone in malafede possono muovere, ma del sacrosanto diritto dei cittadini di essere informati, tutelati e considerati dai governanti non solo nel periodo delle elezioni ma ogni giorno, soprattutto quando la crisi economica e il fenomeno migratorio incontrollato di questi anni stanno minando le basi delle nostre comunità.

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mercoledì 1 ottobre 2014

"FORZA NUOVA DEBUTTA AD ALGHERO"


Sabato 27 settembre si è svolta presso la sala convegni della Misericordia, l'incontro di presentazione del movimento politico Forza Nuova alla cittadinanza algherese.
L'incontro, al quale ha partecipato il responsabile provinciale di Sassari, Dott. Gianluca Sechi, è stato reso possibile grazie all'azione di numerosi giovani della città catalana, che hanno deciso di fare una scelta di campo controcorrente schierandosi con l'unico movimento che attualmente svolge la sua azione non all'interno dei centri di potere, ma al fianco della gente comune.
"L'azione forzanovista", ha detto il Dott. Sechi nel suo intervento, "sarà soprattutto quella di stimolare la giunta comunale algherese a rimettere al centro dell'attenzione i cittadini, che ormai hanno abbandonato scelte di campo puramente ideologiche e chiedono a gran voce di essere di nuovo considerati gli unici destinatari delle attenzioni dei politici edegli amministratori locali".
Nel corso del dibattito sono stati ricordati alcuni dei problemi principali che attanagliano Alghero, primi tra tutti quello della mancanza di lavoro e della povertà, fenomeni diventati sempre più drammatici con l'aggravarsi della crisi finanziaria e l'attuazione di scellerate politiche economiche e fiscali che, invece di colpire la casta dei politici, le banche e i grandi capitali, hanno spremuto sempre di più i comuni cittadini.
Tra le varie iniziative che saranno realizzate al più presto anche ad Alghero, ci sarà il progetto “Solidarietà Nazionale”, un'operazione di volontariato già da tempo avviata a livello nazionale per aiutare quelle migliaia di italiani che, rimasti senza lavoro, vivono con le loro famiglie in uno stato di estrema necessità che passa in secondo piano rispetto al falso (e ormai irritante) buonismo di destra e sinistra che privilegia e tutela solo gli immigrati, ormai unici destinatari di sussidi e privilegi, sia nella distribuzione di aiuti alimentari che nell'assegnazione di case popolari e posti asilo.
"Anche ad Alghero il lavoro da fare e molto", ha concluso il responsabile provinciale di Forza Nuova, "ma lo sforzo e la fatica non ci spaventano poiché il nostro unico obiettivo non è, come per gli altri partiti, quello di ottenere un momentaneo tornaconto elettorale, ma il miglioramento concreto delle condizioni di vita dei nostri concittadini, il rafforzamento della sicurezza dei nostri quartieri e la difesa di quei valori che da sempre sono alla base della nostra civiltà”.

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mercoledì 24 settembre 2014

"FORZA NUOVA SUL CASO ELMAS (CA): GRAVE ERRORE DEL SINDACO PISCEDDA (PD) PROMUOVERE L'EMIGRAZIONE".

E' notizia di questi giorni che il sindaco di Elmas, nonché consigliere regionale in carica del PD, Valter Piscedda, abbia promosso un progetto denominato “Adesso parto”, che mette a disposizione fondi comunali per incentivare la partenza all'estero dei giovani del paese in cerca di fortuna, con Londra meta privilegiata.
Per Forza Nuova, il progetto del sindaco Piscedda è irresponsabile ed assurdo.
Irresponsabile, perché un amministratore del territorio non può promuovere la fuga dei giovani della propria comunità e non può diffondere un messaggio di resa incondizionata di fronte alla crisi economica.
Assurda, perché i fondi comunali da impiegare potevano essere usati, ad esempio, per finanziare il microcredito rivolto a nuove attività lavorative, per avviare cantieri comunali, per creare cooperative con finalità sociale e di pubblica utilità oppure un corso di inglese per garantire una migliore formazione professionale ai ragazzi di Elmas.
Forza Nuova, inoltre, non può non denunciare le conseguenze tragiche del cattivo governo della Sardegna: da un lato si creano nuovi emigrati sardi, consegnando un biglietto di sola andata ai giovani verso le mete più ricche d'Europa, dall'altro si accolgono ed ospitano con tanto di vitto ed alloggio immigrati sbarcati da ogni terra disperata.

A cura della Segreteria Regionale di Forza Nuova per la Sardegna.

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